"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Perché l’Occidente elogia Malala e ignora Ahed?

Di Shenila Khoja-Moolji

Ahed Tamimi, una sedicenne palestinese, è stata recentemente arrestata nel corso di un’irruzione notturna nella sua abitazione.
Le autorità israeliane la accusano di aver «aggredito» un soldato e un funzionario israeliani. Il giorno prima lei aveva affrontato un militare israeliano che era entrato nel cortile della sua casa di famiglia. L’incidente è avvenuto subito dopo che un suo cugino 14 enne è stato colpito alla testa da un proiettile di gomma sparato da un militare, che ha pure sparato delle bombole di gas irritante sull’abitazione, rompendo le finestre.

Anche sua madre e suo cugino sono stati più tardi arrestati. Tutti e tre sono al momento detenuti.
C’è stata una curiosa mancanza di appoggio per Ahed da parte dei gruppi femministi occidentali, dei difensori dei diritti umani e dei funzionari di stato che in altre occasioni si presentano come diffusori di diritti umani e campioni nell’appoggio al rafforzamento del potere femminile.

Come Malala, Ahed ha una storia notevole di opposizione alle ingiustizie.

Le loro campagne atte ad appoggiare il potere delle ragazze nel Sud del mondo sono innumerevoli: “Girl Up, Girl Rising”, G(irls) 20 Summit, Because I am a Girl, Let Girls Learn, Girl Declaration.
Quando la 15 enne attivista pachistana Malala Yousafzai è stata colpita alla testa da un proiettile sparato da un membro di Tehrik-e-Taliban, la reazione è stata considerevolmente diversa. Gordon Brown, l’ex primo ministro del Regno Unito, ha pubblicato una petizione intitolata «Io sono Malala». L’Unesco lanciò «Stand Up for Malala».
Malala fu invitata a incontrare l’allora presidente Barack Obama e l’allora segretario generale dell’Onu Ban-Ki-Moon, e fece un discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Malala ricevette numerosi encomi per essere stata nominata tra le 100 persone più influenti dell’anno dal Time magazine, e Donna dell’anno da Glamour, fino a essere nominata per il premio Nobel nel 2013 e a vincerlo nel 2014.

Rappresentanti di stato come Hillary Clinton e Julia Gillard, oltre a giornalisti influenti come Nicholas Kristof, si sono espressi a suo favore. E’ stato persino istituito un Malala Day!

Ma non vediamo alcun titolo come “Io sono Ahed” o “Lottiamo per Ahed”. Nessuno dei soliti gruppi femministi o dei gruppi in difesa dei diritti umani, e nessun personaggio del mondo politico si è espresso in suo favore o contro lo stato israeliano. Nessuno ha istituito un Ahed Day. Anzi, in passato gli Stati Uniti le hanno negato il visto per un giro di conferenze.

Ahed, come Malala, ha una ragguardevole storia di opposizione alle ingiustizie. Ha protestato per i furti di acqua e terreni operati dai coloni ebrei e ha sofferto sacrifici personali, avendo perso uno zio e un cugino nell’occupazione. I suoi genitori e i suoi fratelli sono stati arrestati innumerevoli volte, sua madre è stata colpita da un proiettile alla gamba. Due anni fa, un video in cui Ahed appariva cercando di impedire che il suo fratello minore venisse portato via da un soldato, divenne virale.

Perché Ahed non gode dello stesso sdegno internazionale riservato a Malala? Perché le reazioni verso Ahed sono così diverse?
I motivi di questo silenzio assordante sono diversi. Il primo di essi è l’accettazione diffusa della violenza di stato come legittima. Se azioni ostili di attori non statali come i Talebani o Boko Haram sono condannate, aggressioni simili condotte dallo stato vengono giudicate appropriate.

Ciò non riguarda solo forme manifeste di violenza come attacchi con droni, arresti illegali e brutalità poliziesca, ma anche aggressioni meno ovvie quali la distribuzione delle risorse idriche e territoriali. Lo stato giustifica tali azioni presentando le vittime delle sue azioni come una minaccia al funzionamento dello stato stesso.
Una volta considerato una minaccia, la vita dell’individuo viene facilmente ridotta a un’esistenza di base – una vita priva di valore politico.

Umanitarismo selettivo

Il filosofo italiano Giorgio Agamben ha descritto ciò come un tempo/luogo sanzionato da un potere sovrano, dove le leggi possono essere sospese, e dove un individuo può, pertanto, diventare oggetto di una violenza sovrana. I terroristi spesso rientrano in questa categoria, così l’esecuzione di sospetti terroristi tramite attacco di droni, e senza processo, può avvenire senza suscitare troppo clamore pubblico.
La polizia israeliana ha sviluppato una strategia simile. Hanno chiesto di estendere la detenzione di Ahed in quanto rappresenterebbe un «pericolo» per i soldati (rappresentanti dello stato) e potrebbe impedire il funzionamento dello stato (le indagini).

Considerare una giovane palestinese disarmata come Ahed – che ha semplicemente esercitato il diritto di protezione del benessere della sua famiglia con la forza dei suoi 16 anni – è inconcepibile. Visioni simili aprono la strada all’autorizzazione della tortura – il ministro dell’istruzione israeliano, Naftali Bennet, ad esempio, vorrebbe che Ahed e la sua famiglia «finissero la vita in carcere».
La sofferenza di Ahed dimostra anche l’umanitarismo selettivo dell’Occidente, che considera meritevoli di intervento solo particolari corpi e cause.

L’antropologa Miriam Ticktin ritiene che, mentre il linguaggio della morale utile ad alleviare la sofferenza fisica è diventato oggi dominante nelle agenzie umanitarie, solo determinati tipi di corpi sofferenti vengono visti meritevoli di attenzioni: tra questi il corpo femminile e il corpo malato.

Ahed Tamimi attivista palestinese, 16 anni

Una tale nozione di sofferenza normalizza lo sfruttamento dei corpi e lo sfruttamento per fatica, che «non sono l’eccezione ma la regola, e vengono pertanto squalificati».
Questioni come la disoccupazione, la fame, la minaccia di violenze, la brutalità poliziesca e la denigrazione culturale vengono così, spesso, considerate non meritevoli di intervento umanitario. Queste forme di sofferenza vengono percepite come necessarie e inevitabili. Ahed, perciò, non rientra nell’ideale di vittima oggetto di difesa transnazionale.

Inoltre, ragazze come Ahed, che criticano il colonialismo e articolano visioni di cura collettiva, non rientrano nel tipo di femminilità che l’Occidente intende valorizzare. Ahed cerca la giustizia contro l’oppressione, piuttosto che dei benefici solo per se stessa.
Il suo femminismo è pertanto politico, non riguarda privilegi e sesso. Il suo potere di ragazza rischia di rivelare il volto cattivo del colonialismo, ed è pertanto marchiato di «pericolosità». Il suo coraggio e la sua mancanza di paure rendono chiaro tutto ciò che di sbagliato comprende questa occupazione.

La brutta situazione in cui si trova Ahed dovrebbe indurci a porre delle domande sul nostro umanitarismo selettivo. Persone che sono vittime di violenza statale, il cui attivismo svela i vizi del potere, o i cui diritti si indirizzano al bene comune, meritano di essere comprese nella nostra idea di giustizia.

Anche se non lanciamo campagne per Ahed, ci è impossibile ignorare la sua richiesta di appoggio alla debilitazione di massa, all’evacuazione e all’espropriazione del suo popolo. Come disse Nelson Mandela: «Sabbiamo tutti molto bene che la nostra libertà non è completa senza la libertà dei palestinesi».

Fonte: Aljazeera.com

Traduzione di Stefano Di Felice

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  1. Citodacal 3 mesi fa

    In rete è disponibile, tra il resto, il video di un ragazzino palestinese di 5 anni che, mentre piange intimorito, viene arrestato per accertamenti dalle forze armate israeliane per aver tirato un sasso all’auto di un colono. Qui l’antisionismo non c’entra più un bel fico secco, men che meno l’antisemitismo; domandiamoci piuttosto se è lecito, in qualsiasi situazione politica e governativa, a) giungere ad arrestare un bambino di 5 anni per aver tirato un sasso a un’auto b) dove inevitabilmente conduce una simile situazione e c) da cosa viene generata.
    Anche osservandola con benevolenza per la parte ritenutasi “lesa”, la questione si sarebbe potuta impostare in maniera del tutto differente, attraverso una sanzione economica al padre del bambino o quant’altro. Poter invece caricare un bambino piangente su una camionetta per condurlo in una struttura militarizzata e coercitiva, anche soltanto per accertamenti, denota una precisa volontà di terrore da incutere nei confronti di una controparte che non si vuole soltanto sottomessa, ma anche annichilita.

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    1. Silvia 3 mesi fa

      Riguardo al bambino piangente, perche’ ha lanciato il sasso (che magari era una bella pietra)? Per me, si puo’ criticare la politica israeliana, ma non si puo’ pretendere che uno Stato permetta che si lancino pietre contro i suoi cittadini. Se le lanciassero contro di Lei, Lei che cosa direbbe?

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      1. Citodacal 3 mesi fa

        Se qualcuno volesse ucciderla, violentarla (e Dio non voglia, per carità!) o costringerla con la forza a subire un costante stato d’ingiustizia, Lei non cercherebbe di rompergli almeno qualcosa sulla testa, o finirebbe col poterlo fare? (altro che la pietra…).
        La sua osservazione compara le pere coi bulloni; per cortesia, non mescoli i cittadini di uno stato di diritto con quelli sottoposti a vessazioni. Ed anche nel primo caso, qualora il diritto venga drammaticamente meno, ci si potrebbe veder costretti nel passare alle pietre.
        Oltremodo il fatto in questione è accaduto ad Hebron (mi scuso per non averlo specificato prima), ovvero in un insediamento occupato indebitamente dai coloni israeliani anche secondo il sancito di alcune risoluzioni ONU – peraltro mai rispettate – che considerano l’occupazione come una violazione delle leggi internazionali.

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        1. Citodacal 3 mesi fa

          In più, ho già specificato che anche nell’osservare la questione dalla parte israeliana il modo d’agire rimane comunque spropositato e si sarebbero potute applicare sanzioni d’altro tipo. Un bimbo tirasse una pietra sulla mia autovettura, o direttamente sulla mia capoccia? È praticamente già capitato in campagna una ventina d’anni fa, allorché nella frazione collinare ove posseggo la vecchia casa dei nonni ci fu un ragazzino piuttosto turbolento, figlio d’immigrati parcheggiati alla meno peggio dalle strutture sociali in un appartamento sfitto, che se ne andava in giro a creare danni per le campagne e nelle corti (alcuni vicini furon costretti a chiamare i pompieri poiché il ragazzino aveva creato un piccolo focolaio incustodito accanto alla loro casa). Esasperati i residenti, mi feci carico di stendere una petizione dai toni energici da inoltrare alle autorità preposte per segnalar la cosa e porvi rimedio prima che potesse degenerare. In altre occasioni cercherei piuttosto di contattare il padre per farmi eventualmente risarcire il danno, magari consigliandogli, come extrema ratio, due scappellotti al figlio: ma benedetto Iddio, portare in fermo detentivo un bambino di 5 anni…

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          1. Silvia 3 mesi fa

            E, se mentre Lei stendeva belle petizioni e aspettava il sollecito interventodei Pompieri italiani, il ragazzino avesse ferito gravemente qualcuno o il focherello avesse causato un vero incendio? Io mi fiderei di piu’ dei pompieri israelianii

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          2. Citodacal 3 mesi fa

            @Silvia
            Telefoni allora a Tel Aviv, qualora abbia bisogno di qualcosa anche qui in Italia.

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        2. Silvia 3 mesi fa

          Certo, ma sono di piu’ le donne cristiane o ebree che rischiano di essere violentate da qualche musulmano che non il contrario (Con questo non voglio dire che tutti i musulmani sono violenti o cattivi, ma molti lo sono)Sono di piu’

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      2. leopardo 3 mesi fa

        I suoi commenti mi fanno regolarmente
        rabbrividire per la loro insulsaggine.

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        1. leopardo 3 mesi fa

          I suoi commenti mi fanno regolarmente
          rabbrividire per la loro insulsaggine.
          Mi riferisco a tale Silvia, ovviamente.

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          1. Silvia 3 mesi fa

            Invece i vostri commenti saranno colti, ma mi disturbano per il loro antisemitismo. Si’, non ci posso fare niente, mi disturba l’antisemitismo, cioe’ (come ho detto) non il fatto che si critichino degli ebrei o israeliani, ma che li si critichi sempre, in modo ossessivo, come se fossero il nostro principale problema.

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  2. max tuanton 3 mesi fa

    Cito intende il video ” disquisendo Hebron bambino”,non se LA prenda cito I troll sanno anche essere donna, mi meraviglia l’ignoranza in TANTI commenti ,QUANDO uno non SA e’ meglio che stia in silenzio

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    1. Citodacal 3 mesi fa

      E’ una fonte, ma su Youtube si trova il video sotto altre intestazioni, digitando comunque “palestinese 5 anni”. Il fatto è accaduto almeno 4-5 anni fa; nel frattempo altri episodi analoghi si sono ripetuti: e di quanti non si sa nulla?
      Ma ripeto: l’antisionismo non c’entra nulla. Un simile comportamento, in relazione alla gravità del fatto, non trova giustificanti in nessun codice giuridico degno del nome.

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  3. PieroValleregia 3 mesi fa

    … leggenddo questa vicenda (che in parte già conoscevo) mi viene in mente il libro, dal quale è stato tratto un bel film: “Il momento di uccidere” …
    siamo negli USA, profondo sud, tre ubriaconi violenti con diversi precedenti penali, rapiscono e violentano una bambina negra e poi, sfogati i loro istinti la buttano, certi che fosse morta, nel fiume.
    Ma, sfortuna vuole (per i tre) che la bimba sopravvive … da qui inizia il tutto: nell’udienza preliminare il padre spara e uccide i violentatori e viene quindi a sua volta arrestato
    … nell’arringa finale della difesa, l’avvocato finisce con questa frase: adesso chiudete gli occhi e pensate che la bimba sia bianca …
    Bene, scusate il “pippone”, quindi sarebbe da porre la domanda, chessò a Saviano … e se la ragazzina fosse ebrea ?
    un saluto
    Piero e famiglia

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  4. Eugenio Orso 3 mesi fa

    I sostenitori dei “diritti umani” neocapitalisti e libertaloidi dovrebbero essere ammazzati a colpi di spranga sul cranio.

    Sic et simpliciter.

    [più fatti e meno parole! Che si attivino i pochi giovani senzienti!]

    Cari saluti

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  5. Anonimo 3 mesi fa

    Alla domanda rispondo semplicemente : la informazione tutta , sorretta dalla politica (leggi finanziamenti pubblici), è palesemente a favore dello status quo.

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  6. max tuanton 3 mesi fa

    GUARDATE cosa sono capaci d’inventare digitate” olocausto una storia fraudolenta” .Con gente cosi ragionare e’ tempo perso non sono di questo mondo ,e’Fattuale pero’ che prima o poi le menzogne si pagano ,solo dei psicopatici rispondono A quel modo,video memorabile !

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    1. animaligebbia 3 mesi fa

      Mhhh,una bella domanda,non riesco ad immaginare il motivo.Malala,Ahed,e’ un bel rompicapo; un momento,ma per caso il Pakistan confina con israele?

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  7. PieroValleregia 3 mesi fa

    … Cara Silvia ma lei sa chi sono i semiti ? o tira a casaccio e dice antisemita perchè fa “fashion” ?
    i Semiti comprendono: arabi, cartaginesi, fenici, maltesi, ebrei … quindci noi saremo anti-arabi, anti-cartaginesi, anti-fenici,
    anti-maltesi, anti-ebrei o, come ampiamente dimostrato, ragioniamo (magari sbagliando) con la nostra testa ?
    a lei la scelta
    un saluto e buona giornata
    Piero e famiglia

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    1. Citodacal 3 mesi fa

      Ottima e necessaria puntualizzazione.
      L’antisemitismo, in quanto tale, si configura come una forma di razzismo, il che non significa il dover essere impediti – onde evitare l’accusa di discriminare –, nel poter avere difficoltà di comprensione dei costumi religiosi e culturali altrui, oppure doverli condividere a forza entro la propria sfera di esperienza individuale (si può piuttosto provare a capire che un’attitudine religioso-culturale specifica, diversa dalla propria, si addica maggiormente a un’etnia piuttosto che a un’altra, ferma restante la volontà reciproca di fondo di rispettosa convivenza: ed è ciò che sostanzialmente avveniva un tempo, nelle zone ora occupate, tra appartenenti alle tre fedi monoteiste; ed è anche ciò a cui sembra tenere l’attuale governo siriano; del resto, anche le Crociate furono occasione di ampi e profondi scambi religioso-culturali – dunque non soltanto di colpi di mazzafrusto – , e gli attuali numeri matematici, ad esempio, sono passati all’occidente dall’India, attraverso il mondo arabo).
      L’antisionismo si configura invece su una connotazione politica, essendo propriamente il sionismo un movimento politico sorto ufficialmente alla fine del XIX secolo: che poi l’antisionismo possa degenerare nell’antisemitismo o nell’antiebraismo è un altro discorso, ma occorre ricordare come non tutta la cultura ebraica abbia partorito il sionismo, quanto semmai quest’ultimo si configuri come un’estremizzazione deformante della cultura ebraica originale (quest’ultima sostenuta peraltro anche da pochi gruppi di ebrei in dissenso con l’attuale amministrazione israeliana); per addurre un altro esempio di deformazione basta la volgare parodia esteriore operata negli States a danno della genuina mistica ebraica contenuta nella Qabala, almeno laddove veniva pubblicizzata, fino a qualche tempo fa, nientemeno che dalla signora Ciccone (alias la “cantante” Madonna; a proposito: prossima candidata democratica alla presidenza americana viene vociferata Oprah Winfrey, la quale non nasconde, anzi dichiara a piena voce, tra lo spettacolare resto, la propria ”… insaziabile dedizione a scoprire la verità assoluta” ! – davvero ce li vedrei tutti Origene, Dionigi o Bernardo, ma anche Shankara o Gaudapada, oppure Bodidharma o Dogen ad esibirsi nella stessa tronfia affermazione da un palco… – e qui da noi Alba Parietti si dichiara la Oprah Winfrey italica: aridatece Cornelia madre dei Gracchi e Matilde di Canossa!).
      Come altri soggetti ben più autorevoli e accreditati del sottoscritto dunque, convoglierei piuttosto l’attenzione sulla tremenda decadenza complessiva che le tre grandi religioni monoteiste hanno subito finora, l’Islam con la violenza frutto del letteralismo wahabita, l’Ebraismo col sionismo ed altre correnti, e il Cristianesimo col modernismo di matrice massonica (ma non solo quello); e comunque anche Induismo e Buddismo mostrano d’avere i loro bei problemi attuali (del resto, lo stesso Gautama preconizzò che, nei tempi ultimi, perfino i monaci avrebbero avuto un cuore da cani).

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      1. PieroValleregia 3 mesi fa

        salve
        analisi perfetta; io leggo e conosco le stesse cose da lei citate ma, a differenza sua, non riesco ad esprimerle altrettanto bene.
        L’ attuale Chiesa (ex) sposa di Cristo ha abbandonato l’insegnamento di Gesù, “siate nel mondo me non del mondo” per una “religione” mondana, stile Onlus o new age o, peggio ancora, di semplice opinione …
        Se un cardinale, ma, con lui purtroppo moltissimi altri, tale Paglia dichiara che gli manca la spiritualità di Marco, non il santo Patrono di Venezia ma, ahimè, Pannella e “el papa”
        stima come grande donna la Bonino, si può arguire in che mani si trovino gli ormai, sempre più confusi, cattolici …
        Tempi da catacombe
        un saluto
        Piero e famiglia

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        1. Citodacal 3 mesi fa

          Non si curi troppo della forma espressiva, se non le è utile nell’introspezione (sa per certo che molti sant’uomini d’ogni esperienza religiosa possedevano cultura e mezzi d’espressione assai modesti, se non inesistenti; anzi, nel praticare una via spirituale a un certo punto è necessario abbandonare anche tutto il sapere mondano, per quanto indubitabilmente utile sia: ma da lì in poi diventa anch’esso ostacolo, o rischia fortemente d’esserlo, inclusa l’eloquenza). Posso condividere la testimonianza per cui lo zappare un orto può essere fonte inspiegabile d’intuizione non ordinaria.
          In effetti le precedenti considerazioni non erano direttamente rivolte a Lei (se non per sostenere la sua affermazione), e men che meno erano una sorta di “insegnamento” che mai mi sognerei di voler impartire a nessuno, quanto piuttosto un prosieguo della sua utilissima precisazione per cercar di chiarire il più possibile i termini della questione (la quale spesso è ben lungi dall’essere chiarita; infatti nel frattempo ho avuto modo di “ripassare”, anche attraverso nuovi per me apporti, la questione del razzismo ad esempio in Evola, il quale non mi risulta abbia mai fatto riferimento a una discriminazione razziale biologica, ma nemmeno spirituale, del pari all’induismo in cui il sistema tradizionale delle caste non esclude a priori che addirittura in un fuori casta possa risvegliarsi il divino, e non necessariamente in un brahmano, venendo così propriamente ad essere considerato il primo come un “senza nome”; del resto, la tradizione cavalleresca soprattutto primeva poteva riconoscere il valore degli speroni meritati sul campo anche a soggetti socialmente assai subordinati, e senza disprezzare coloro che restavano semplici fanti; anche in un breve paragrafo di Hagakure viene elogiata come esempio per un samurai la figura di un semplice “ashigaru”, perché era solito montare di guardia al proprio signore con estrema cura e con qualsiasi intemperie).
          In merito allo “spirito” pannelliano, osservo da tempo un analogo fraintendimento in molti ambiti e ambienti, non soltanto cattolici, dovuto al fatto che s’intenda lo spirito nei termini psicologici e non trascendenti (quando si dice ad esempio “lo spirito con cui s’affrontano le cose” e via così). Visto il cognome del monsignore, mi conforta ricordare che lo stesso Tommaso d’Aquino, a seguito di una esperienza mistica, confidò all’inseparabile fra’ Reginaldo come tutto quel che aveva scritto “…mihi videtur ut palea” (“ora mi sembra paglia”) e a quanto pare non riuscì ad aggiungere più nulla: l’intera Summa era ormai considerata paglia dal suo stesso autore!
          Buona serata.

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    2. Silvia 3 mesi fa

      Lo so chi sono i semiti, ma in Europa da tempo per ‘antisemitismo” si intende essere troppo ostili agli Ebrei. Se vogliamo e’ un modo di dire, ma non mi dica che non si capisce.

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      1. Redazione 3 mesi fa

        Silvia, si studi bene la differenza tra antisemitismo ed antisionismo perchè è fondamentale comprendere nella prima chi ha dei pregiudizi contro gli ebrei, come etnia o religione, mentre nella seconda vi sono coloro che sono semplicemte critici verso la politica razzista e segregazionista dello Stato di Israele verso i palestinesi ed i suoi piani di espansione e di dominio verso la “grande Isaele”. Questi piani trovano fondamento nell’ideologia sionista che è una ideologia che è oggi professata non solo da parte degli ebrei ma anche dagli evangelisti cristiani negli USA e nei paesi anglosassoni. Questo le permette di capire come mai ci siano tanti intellettuali ebrei che sono nettamente antisionisti, come ad esempio Ilan Pappé (intellettuale e studioso socialista, ebreo e anti-sionista, o come Noam Chomsky (cittadino USA,un linguista, filosofo, storico, teorico della comunicazione di famiglia ebraica), o come Uri Avnery, israeliano, scrittore ed ex ufficiale dell’esercito israeliano, come Richard Cohen (giornalista USA ebreo di nascita), come Richard Falk (ex relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori palestinesi occupati) un ebreo che ha definito la politica israeliana nei territori occupati “un crimine contro l’umanità”. E le potrei citare tanti altri da Moni Ovada a lo scomparso Isaac Azimov, tutti fortemente critici della politica di Israele e del sionismo come ideologia suprematista. Spero che questo possa aiutarla a papire che antisemitismo ed antisionismo sono due cose nettamente diverse.
        Un saluto
        Luciano Lago

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        1. Silvia 3 mesi fa

          Resta il fatto che i Palestinesi spesso e volentieri hanno fatto atti terroristici; poi e’ logico che gli Israeliani abbiano costruito dei muri, non e’ necessariamente segregazionismo. PS. Non so chi abbia del tutto torto o ragione, ma si vede che i Palestinesi non suscitano grandi simpatie neppure tra gli Arabi; il peggiore eccidio di Palestinesi e’ stato fatto dall’esercito della Giordania.

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          1. Redazione 3 mesi fa

            Anche i palestinesi hanno fatto di sicuro i loro sbagli ma, escludendo le azioni comtro i civili (sempre da condannare come terrorismo), attenzione a non confondere la resistenza alle forze di occupazione con il terrorismo. Per quanto riguarda la simpatia, chi dispone di “dollaroni” e petroldollari (come sauditi, Qatar, ecc..) la simpatia se la compra molto più facilmente.
            Saluti
            L.Lago

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  8. Salvatore Penzone 3 mesi fa

    Beh, allora lanciamola noi una campagna a favore di Ahed…

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    1. animaligebbia 3 mesi fa

      No,poi diventeremmo tutti antisemiti.

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  9. max tuanton 3 mesi fa

    Devo dire che stavolta sono con LA Silvia e con gli ebrei : e’da ipocriti dire antisemitismo e ‘diverso da dire antisionismo,fatene un bel sacco di quei 2 termini stringetelo e buttatelo via ,o che si e’ Con gli ebrei o Contro gli ebrei ,con le mezze misure si fan solo dei disastri ,lavorare d’impacco con quel popolo e’ un rischio vi fotte sono i padroni del discorso ,se si vuole guarire Dalla malattia giudaica che sta divorando l’organismo bisogna essere spietati

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  10. HERZOG 3 mesi fa

    Vi do una chicca su” nena news.it” si parla di una colona Donna israeliana che ha schiaffeggiato un soldato israeliano ripetutamente ,solo che a lei essendo EBREA tutto e’ concesso ,stavolta sono con Lago I soldi mettono a tacere tutti gli spiriti

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