Per Mosca, Ankara e Teheran il ritiro Usa un ‘passo positivo’ per la Siria. Divisioni su Idlib


Erdogan, Putin e Rouhani favorevoli all’uscita degli Stati Uniti, anche finora non se ne vedono i segnali. Mosca annuncia “misure” non meglio specificate contro il “focolaio di terroristi” nel nord. Ma al momento non sono in programma operazioni militari congiunte. Per Erdogan essenziale limitare i curdi.
Sochi (AsiaNews/Agenzie) – Consenso unanime sul ritiro delle truppe statunitensi annunciato dal presidente Donald Trump, definito un “passo positivo” per il futuro della Siria anche se finora non se ne vedono i segnali. Le incertezze sul futuro di Idlib, nel nord, ultima roccaforte nelle mani dell’opposizione anti-Assad e di gruppi jihadisti. Sono questi i due punti al centro dell’incontro di ieri a Sochi, in Russia, fra il padrone di casa Vladimir Putin, l’omologo iraniano Hassan Rouhani e il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, su fronti opposti nel contesto del conflitto.

A margine dell’incontro il leader del Cremlino ha sottolineato che la Russia non ha visto ad oggi alcun cambiamento che possa confermare una fuoriuscita delle truppe statunitensi dalla Siria. Secondo Putin, il presidente Trump non riesce al momento a mantenere le promesse elettorali per controversie politiche interne.

Mosca parla inoltre di “misure” non meglio specificate – una formula utilizzata anche negli incontri del passato – prese da Iran, Turchia e Russia per ripulire l’area di Idlib, che Putin definisce un “focolaio di terroristi”. Tuttavia, il Cremlino precisa che non sono in programma – nell’immediato futuro – operazioni militari contro oppositori e jihadisti nel nord.

Iran, Russia e Turchia possiedono forze armate in territorio siriano. Pur partendo da fronti opposti (Teheran e Mosca vicine a Damasco, mentre Ankara sostiene i movimenti anti-Assad), i tre Paesi più della diplomazia Onu sono riusciti ad allentare la morsa di un conflitto che ha provocato quasi mezzo milione di vittime e sette milioni di profughi.

Alla vigilia dell’incontro il Cremlino aveva chiesto il disco verde per una azione di forza contro i gruppi estremisti islamici. “Non dobbiamo accettare la presenza di gruppi terroristi a Idlib” ha detto Putin rivolgendosi a Erdogan e Rouhani. “Ecco perché – ha aggiunto – auspico passi significativi” che i tre Paesi devono prendere in coordinamento fra loro.

In risposta, il leader iraniano ha confermato pieno sostegno all’azione mentre Erdogan invita ad usare maggiore circospezione. L’obiettivo del presidente turco resta sempre quello di colpire i curdi, che grazie al sostegno delle truppe statunitensi in quesi anni di guerra hanno conquistato porzioni crescenti di territorio, soprattutto nel nord-est del Paese. Il timore di Ankara è che l’espansionismo curdo possa rafforzare l’obiettivo di una nazione autonoma a cavallo fra Turchia, Siria e Iraq.

Nella conferenza stampa a conclusione del summit i tre leader sono tornati sul ritiro annunciato delle forze Usa, un “passo positivo” che “aiuterà a stabilizzare la situazione nella regione”.

Sochi vertice sulla Siria di Russia, IOran e Turchia


Nota: La conferenza di Sochi sulla Siria si è svolta in forma contemporanea al vertice “sulla sicurezza” di Varsavia, convocato da USA-Israele-Arabia Saudita (la nuova “Santa Alleanza”) per determinare una coalizione di paesi contro l’Iran. Vertice che, disertato dai maggiori paesi della regione, ha segnato un fallimento della strategia USA ed ha concluso con un nulla di fatto. Il tentativo di Washigton e di Tel Aviv di escludere la Russia, la Turchia e l’Iran dalla soluzione dei problemi della regione si rivela per quello che è: un forma velleitaria di trascinare altri paesi nella crociata contro l’Iran.
Uno sforzo velleitario e senza seguito del gruppo dei neocon di Washington (d’intesa con Israele) di trascinare altri paesi in una guerra contro l’Iran per bloccare l’influenza di questo paese che è stato determinante per sconfiggere il terrorismo jihadista armato e sostenuto dall’Occidente e dall’Arabia Saudita.

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