Per Lukashenko la guerra del Donbass è un conflitto tra Russia e Ucraina. Disappunto di Mosca

di Eliseo Bertolasi

Il presidente della Bielorussia Aleksandr Lukashenko ritiene che dal 2014, nel Donbass, sia in atto un conflitto tra Russia e Ucraina. Come riportato da BELTA (notizie della Bielorussia ndr.), lo ha riferito intervenendo al Forum internazionale “Sicurezza europea: allontanarsi dal margine del precipizio” (tenutosi a Minsk il 7 ottobre ndr.).
A suo avviso, la risoluzione del conflitto nel Donbass dipende dal fatto che Mosca e Kiev si dovrebbero sedere al tavolo dei negoziati. Il presidente bielorusso ritiene che per risolvere pacificamente la situazione, Ucraina e Russia dovrebbero insieme prendere decisioni: “E non è necessario, dopo di me, dire che questo non è un conflitto tra Russia e Ucraina… Certo, non bisogna ignorare i leader di LNR e DNR. Esistono e non possono essere esclusi. Questa è una questione di accordi”.
Il presidente bielorusso ritiene inoltre che la fine della guerra nell’Ucraina sud-orientale non possa essere raggiunta senza la partecipazione degli Stati Uniti al processo negoziale. Lukashenko ha osservato che in Ucraina Washington è coinvolto in attuali processi politici ed economici e come anche i politici americani non ne siano contrari.
Il leader bielorusso ha affermato che Minsk è pronta a svolgere un ruolo nel processo di pace, se ci sarà la volontà e l’intesa di Mosca e Kiev: “Siamo pronti come persone vicine e consanguinei a svolgere il ruolo che loro definiranno. Non possiamo restare in disparte. Questa è la nostra Ucraina. Bielorussia, Russia, Ucraina sono una cosa sola. Non voglio dire “un solo popolo”, farebbe infuriare qualcuno. Ma di fatto siamo un solo popolo. Facciamo la guerra e non possiamo venirne a capo”.
Lukashenko ha persino parlato apertamente della necessità di ristabilire il Donbass: “L’Europa sembra che aiuti. Quindi se aiuta è per far si che ci sia un risultato. Non solo è necessario fermare la guerra, è necessario ristabilire il Donbass”. Allo stesso tempo, ritiene che siano necessarie azioni concrete ed effettive che aprano la strada all’attuazione di un incontro dei capi di stato nel “Formato Normandia”, il cui risultato dovrebbe essere dato da ferme garanzie degli accordi di Minsk.


In precedenza Lukashenko ha riferito che in Ucraina stanno cercando di utilizzare i progressi per la firma di Kiev sulla “Formula Steinmeier” contro il presidente ucraino Vladimir Zelensky. Il 7 ottobre, il ministro degli Esteri bielorusso Vladimir Makej ha annunciato la disponibilità di Minsk a fornire una piattaforma per condurre negoziati finalizzati alla risoluzione del conflitto nel Donbass. Allo stesso tempo, ha osservato che finora “Non ci sono state proposte concrete”.
Il conflitto armato nel Donbass è iniziato nella primavera del 2014 dopo il cambio dell’autorità centrale. Kiev accusa la Russia di essere coinvolta nel conflitto, Mosca nega ogni accusa contro di essa. Su iniziativa di Lukashenko, Minsk è diventato una piattaforma per i negoziati tra le parti in conflitto. Nella capitale bielorussa si sta riunendo il gruppo di contatto dei rappresentanti di Russia, Ucraina, OSCE e delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk.
Kiev e le autoproclamatesi repubbliche hanno firmato la “Formula di Steinmeier” il 1° ottobre. Il documento definisce il meccanismo di definizione legislativa per uno status speciale per il Donbass mediante elezioni locali, contiene inoltre disposizioni su un’eventuale amnistia.
https://lenta.ru/news/2019/10/08/luka/

Il portavoce del leader russo Dmitrij Peskov ha commentato le parole di Lukashenko secondo cui la situazione nel Donbass sarebbe il risultato di un conflitto tra Russia e Ucraina.
“Qui possiamo solo non essere d’accordo con tale valutazione, perché il conflitto nel Donbass è un conflitto intra-ucraino e la Russia in nessun modo non è stata, non è e non sarà parte di questo conflitto”, ha detto Peskov.
Ha osservato inoltre che la questione di “chi considera con chi, di chi” non è la più importante. Secondo Peskov, è molto più importante capire chi è pronto a farsi carico degli obblighi assunti e chi no.
Il portavoce presidenziale ha sottolineato che è necessario aiutare l’Ucraina a risolvere il problema del sud-est, in quanto è di vitale importanza per il paese.
Alla vigilia (dell’evento ndr.) Peskov ha affermato che le autoproclamate repubbliche del Donbass sono soggetti indipendenti nella risoluzione del conflitto intra-ucraino, sebbene Mosca abbia una certa influenza su di esse.
Ha pure ricordato che Mosca, insieme a Berlino e Parigi, funge da garante degli accordi di Minsk e, come tutti i paesi, è interessata a garantire che tutti i provvedimenti di questo piano vengano realizzati.

Forze ucraine

Anche Vladimir Zharikhin, noto scienziato politico e vicedirettore dell’Istituto dei paesi della CSI d’accordo con le posizioni di Dmitrij Peskov ha commentato le affermazioni di Lukashenko: “Secondo la mia opinione, il leader bielorusso davvero non vuole ciò che sta accadendo oggi nell’Unione degli Stati, ossia stabilire regole a lungo termine nel gioco tra Russia e Bielorussia. Com’è andata fino al giorno d’oggi? Alla fine di ogni anno, a dicembre, i nostri presidenti s’incontrano e discutono di tutte le sfumature della cooperazione interstatale, compreso, ovviamente, il costo dei beni energetici.
Questo è un problema molto doloroso per Minsk. Tali rapporti da parte di Lukashenko spesso terminano con inaspettate affermazioni scandalose. In totale, da Mosca ha ricevuto alcune preferenze per il suo paese. Alla fine di quest’anno, Mosca e Minsk dovrebbero firmare un accordo di cooperazione a lungo termine per non dover negoziare ogni anno. Questo documento illustra tutti gli aspetti della cooperazione per molti anni a venire. Ed è pronto, non resta che apporvi le firme. Qui, Aleksandr Grigorievich (Lukashenko ndr.), con le sue solite maniere, ha tirato fuori l’argomento del Donbass. Lo interpreto in questo modo. Non discuto, va bene quando un leader difende gli interessi nazionali e ottiene agevolazioni per la sua repubblica. Ma è un male che se li procuri a spese della Russia.
https://www.mk.ru/politics/2019/10/08/ekspert-prokommentiroval-skandalnoe-vystuplenie-lukashenko-po-donbassu.html

Considerazioni finali
Uno degli obiettivi perseguiti da Lukashenko attirando i negoziatori sul Donbass a Minsk era aumentare il prestigio internazionale della Bielorussia sulla scena internazionale.
Al momento, però le relazioni tra Washington e Minsk sono a un livello politico molto basso. Basti ricordare che non ci sono ambasciatori nei rispettivi paesi e che le relazioni diplomatiche sono mantenute a livello di procuratori temporanei. Ora Lukashenko sfruttando l’occasione vorrebbe tirare a sé le simpatie di Washington. Coinvolgendo gli Stati Uniti nel processo di negoziazione sul Donbass amplierà il campo della sua manovra diplomatica. Soprattutto, il tentativo di agire come pacificatore nel Donbass aumenterà la sua popolarità agli occhi dei suoi elettori. I bielorussi non si opporranno al loro presidente che riconcilia russi e ucraini, gli altri due popoli fraterni.
I fini non posso essere geopolitici. La Bielorussia è un paese troppo piccolo troppo legato alla Russia per poterne avere. Tra l’altro la Russia verso la Bielorussia non ha il tipico atteggiamento sprezzante che gli USA hanno nei confronti dei loro “amici” europei. Mosca ha sempre costruito con Minsk relazioni sulla base di posizioni pragmatiche, senza però escludere decisioni basate sulla parentela culturale, storica e sulla tradizionale amicizia e famigliarità che legano i due popoli. Tuttavia, ciò non impedisce a Minsk di lamentarsi dell’inesistente “prevaricazione” da parte della Russia e di cercare di guadagnare capitale politico dai concorrenti geopolitici di Mosca.
Il motivo di questa politica risiede nella posizione di stato cuscinetto della Bielorussia, ora situato al confine tra due civiltà: occidentale e russa. Un atteggiamento di tipo “oscillante” che ricorda quello dell’Ucraina fino al 2014. Quello che è successo all’Ucraina dopo il 2014, drammaticamente, è storia ben nota a tutti.

Fonti: Lenta.ru, Ria Novosti, MK.RU

6 Commenti

  • atlas
    14 Ottobre 2019

    solo 2 tipi di persone cercano sempre ‘il pelo nell’uovo’ : i giudei e i democratici, che poi sono la stessa cosa

    leggendo al di sopra delle righe invece, si evince la diplomazia di specie e di circostanza, in quanto Russia e Bielorussia sono una cosa sola che Dio ha unito e che gli ameri cani non possono dividere

  • MDA
    14 Ottobre 2019

    al di là della dirigenza che gli ucraini si sono scelti, hanno il diritto si o no di andarsene per la propria strada?
    hanno si o no il diritto di essere incazzati per l’holodomor?

  • Eugenio Orso
    14 Ottobre 2019

    Dire che ci sono belorussi anche in ucraina e, come i russi, hanno subito persecuzioni …
    Rilasciando simili dichiarazioni Lukashenko si aliena le simpatie di Mosca, giustifica sospetti e, in definitiva, inizia a scvare la sua tomba, indebolendo la Belosrussia esponendola a destabilizzazioni filo occidentali …
    Ottima e purtroppo profetica la conclusione dell’articolo.

    Cari saluti

  • woland
    14 Ottobre 2019

    Mah se dice che la guerra ucraina si svolge contro la Russia, significa che per lui le repubbliche di Donesk e Lugansk non sono ucraine ma russe.
    Non so se a Kiev sarebbero d’accordo.

  • eusebio
    15 Ottobre 2019

    Conclusione, i sionisti hanno lavorato pure a Minsk per dividere gli slavi orientali.
    Purtroppo per loro non attacca, ormai, ci sono al massimo 150000 ebrei tra Russia, Bielorussia e Ucraina, quindi la quinta colonna ebrea è esaurita, come l’economia americana sfiancata dalle guerre tanto che pure i giudei temporaneamente al governo in Ucraina hanno bisogno degli investimenti cinesi, Lukashenko non ha altre sponde che Mosca, i bielorussi parlano russo come l’80% degli ucraini, che quest’inverno saranno al freddo e finiranno in bancarotta, e non ci sarà nessuno Shilok che gli porterà sollievo, quello ti porta via solo i soldi.
    Non gli resta che tornare sotto il benevolo governo del Cremlino agli slavi orientali, mentre ai nasi adunchi non resta che la Palestina occupata.

    • atlas
      15 Ottobre 2019

      sei molto ottimista. Non scrivo che non sia un bene, ma i numeri sui giudei non puoi darli. Sono tantissimi, come i topi, le mosche, le zanzare. Non sai niente della maggior parte di loro, che cognome hanno, l’origine del nome, dei genitori, hanno cambiato tutto, sono dappertutto, difficile anche solo riconoscerli

      ricordati che 3/4 di mondo è massone

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