Pentole e padelle non faranno dimettere Macron


di Michel Geoffroydi
Nell’Europa post-democratica il ruolo dello Stato consiste ormai solo nell’imporre i cambiamenti che l’oligarchia vuole. La sua funzione è meramente coercitiva.

Prima l’illusionismo della sinistra

La sinistra si dichiara sul piede di guerra contro la riforma delle pensioni intrapresa dal presidente della Repubblica, e grida “dimissioni Macron”. Ma come dimenticare che la stessa sinistra lo ha fatto eleggere, due volte di seguito, nel 2017 e nel 2022?

Come si può credere anche nella sostenibilità del sistema pensionistico in un Paese che si sta deindustrializzando, che ha meno figli e che “accoglie” sempre più immigrati inattivi? Ci sono molte altre questioni su cui questa stessa sinistra rimane nella negazione più ottusa, come Fabien Roussel che afferma che sarebbe reazionario evocare la natalità francese.

E, inoltre, gridare “dimissioni Macron” non ha senso, se non come sfogo all’impotenza politica.
Macron non si dimetterà. L’ha già detto chiaramente

Rifugiato dietro le istituzioni della Quinta Repubblica che, va ricordato, danno preminenza all’esecutivo e consentono addirittura al Presidente della Repubblica di imporre una sospensione eccezionale della legalità (articolo 16), Emmanuel Macron non teme né la strada né l’impopolarità .

Se ai nostri eserciti mancano le munizioni, non è il caso delle nostre “forze dell’ordine” che saranno sempre lì a proteggere il potere. E la polizia e i gendarmi aggiuntivi che vengono reclutati per i Giochi Olimpici non verranno licenziati dopo, ovviamente no.

La repubblica è fortunata, può sparare al popolo”, ha detto il disilluso re Luis Felipe in esilio.

Scommettiamo che Emmanuel Macron non esiterà a farlo, se necessario. I gilet gialli rimasti ciechi possono testimoniarlo.

L‘illusionismo della destra

Né è grave far credere che i parlamentari inizieranno una mozione di sfiducia contro il governo, o addirittura che avvieranno una procedura per destituire il Presidente della Repubblica o per abolire la legge sulle pensioni, come alcuni reclamo.

I deputati di LR [La République en marcha: il partito di Macron] o NUPES [l’alleanza di sinistra] non aderiranno mai alle iniziative del RN [l’ex Front National, di Marine Le Pen], la cui demonizzazione interessa solo una parte del opinione, non agli apparati politici.

E tutti loro, più o meno contenti delle loro posizioni e sinecure, non hanno comunque alcuna voglia di rientrare nei loro elettori prima del previsto.

Quindi queste presunte minacce parlamentari non preoccupano il presidente della Repubblica.

Lo stato di diritto, vigilante del potere

C’è stato anche l’episodio della Corte Costituzionale e del referendum di iniziativa condivisa. Era un bel thriller mediatico, ma, ancora una volta, una farsa.

I cosiddetti “saggi” non sono avvocati, ma politici. E la Corte Costituzionale ha approvato tutti i provvedimenti liberticidi presi durante il Covid. Con questa Corte Costituzionale, il regno di Macron non rischia nulla.
D’altra parte, la Procura nazionale delle finanze, così pronta a interessarsi agli affari di François Fillon, ha le suole di piombo quando si tratta di indagare sui casi contro il Presidente della Repubblica, i suoi conti elettorali oi suoi ministri.

Per questo, nel suo intervento del 17 aprile, Macron ha potuto affermare con tutta serenità che “lo stato di diritto è il nostro fondamento”.
E se fosse impopolare?

È vero che la popolarità di Emmanuel Macron e del suo governo non è buona. E per molti aspetti la riforma delle pensioni è stata, per molti, l’iniziativa che ha esagerato. Ma cosa cambia davvero?

Non molto, perché comunque Emmanuel Macron non può candidarsi per un altro mandato. E sono solo sondaggi, non votazioni. Nell’Assemblea nazionale finirà sempre per trovare la maggioranza, grazie alla sinistra ea La République en marche, i cui deputati saranno sempre pronti ad andare al alimentatore.

In ogni caso, nella post-democrazia europea, il ruolo dello Stato non è più quello di rispondere ai bisogni e alle aspettative della popolazione, ma di imporre i cambiamenti voluti dall’oligarchia. La sua funzione è meramente coercitiva.

Fonte: El Manifiesto

Traduzione: Luciano Lago

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