PD-Draghi: l’asse italiano

Fonte: Antonio Catalano

Il Pd è in prima linea per sostenere l’intervento armato in Ucraina, in prima linea nella propaganda di guerra, in prima linea nella difesa della Nato, in prima linea per sostenere l’odio verso i russi, in prima linea per affamare il popolo al quale non può offrire di meglio che quello che ha promesso Biden: carenza di cibo. Un partito che domina in tutte le articolazioni dello stato nei suoi gangli vitali: magistratura, sanità, istruzione, cultura e spettacolo, editoria, rai e settore di produzione delle armi, dove ha suoi elementi di spicco piazzati nei posti chiave. Alessandro Profumo: amministratore delegato di Leonardo-Finmeccanica; Marco Minniti: Fondazione Med-Or; Luciano Violante: Fondazione Leonardo; Nicola Latorre: Agenzia Industria Difesa. Ricordo che Leonardo produce velivoli militari ed elettronica per la sicurezza e che la fondazione Med-Or è una costola di Leonardo. Alessandra Moretti, naturalmente del Pd, propone sanzioni penali per chi usa il segno “Z” (usata dall’esercito russo) nei luoghi pubblici. La “Stampa” di Torino pubblica un articolo in cui si scrive che «escluso l’intervento militare e amputata la soluzione diplomatica non resta che teorizzare l’uccisione dello Zar [Putin] per mano di un fedelissimo». Fatto gravissimo, tant’è che l’ambasciatore russo in Italia annuncia la decisione di querelare l’articolo. E invece che scusarsi per la gravissima affermazione, Enrico Letta scrive: «Con Massimo Giannini e La Stampa. Solidarietà, sostegno e avanti!». Seguiti da Di Maio, Fico, Brunetta, Bonaccini e Provenzano e Draghi. Quest’ultimo si associa a Letta nell’esprimere solidarietà al quotidiano torinese affermando, col sorrisetto sulle labbra, che da noi «la libertà di stampa è sancita dalla Costituzione. Non è una sorpresa che l’ambasciatore russo si sia così inquietato: nel suo paese non c’è libertà di stampa. Da noi c’è e si sta molto meglio». Bravo Draghi, sicuro che da noi c’è libertà di stampa? Sicuro che da noi c’è pluralità? Basti solo, per non farla lunga, vedere come la Rai ha stracciato il contratto con il prof. Orsini, reo soltanto di esprimere una lettura non in linea con la propaganda di regime. E che dice il nostro oligarca Draghi a proposito di Julian Assange, che si trova incarcerato nel penitenziario londinese di Belmarsh dall’11 aprile del 2019 e rischia negli Usa 175 anni di galera per aver svelato crimini di guerra che non doveva svelare? Fosse per Letta non basterebbero 350 di anni.

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