Patriarcato?

di Andrea Zhok

Ci sono temi più importanti e preferirei tacere su tutto il circo che è partito dalla vicenda dell’ultimo omicidio volontario di una donna. Preferirei tacere anche per preservare la salute psichica, perché ogni qual volta ci si scontra con il muro ideologico costruito dai media correnti la frustrazione è inevitabile.
Ma alla luce del fatto che il ministro Valditara sta davvero prendendo sul serio le fiabe ideologiche correnti, una parola mi sembra necessaria.
Speravo in uno scherzo, ma leggo che il ministro dell’istruzione, in una pregevole armonia di intenti con l’opposizione, sta davvero proponendo un’ora a settimana di “educazione alle relazioni” nella scuola secondaria. Non solo, la proposta prevede anche l’intervento in queste ore di educazione sentimentale di “influencer, cantanti e attori per ridurre le distanze con i giovani e coinvolgerli”.

Forse fraintendiamo l’intervento del ministro, che probabilmente ha il solo scopo di incrementare l’afflusso alle scuole private. Come spiegare altrimenti questa ulteriore accentuazione della tendenza della scuola pubblica a diventare un interminabile catechismo dell’ovvio, che ripete in bianco e nero gli stessi contenuti che si ritrovano, a colori, su una rivista media da parrucchiere? Tra ramanzine moralistiche, alternanze scuola-lavoro e consulti psicologici gli spazi per insegnare qualcosa di sostanziale nella scuola pubblica si stanno riducendo a feritoie.

Ma purtroppo questo è solo piccola parte del problema.
Il problema più grosso è che l’interpretazione ufficiale degli eventi delittuosi aventi per oggetto donne ha subito da tempo un sequestro ideologico. Esiste una singola lettura che anche persone intelligenti e al di sopra di ogni sospetto ripetono pappagallescamente, come se fosse una sorta di verità acclarata. E questa lettura non è semplicemente sbagliata, che sarebbe il meno, ma è proprio socialmente dannosa, anzi dannosa per le stesse dinamiche che si immagina di voler correggere.

Provo a spiegarmi in breve.
La lettura d’ordinanza di questi eventi delittuosi è la seguente. Si tratterebbe di espressioni di un’atavica, arcaica (patriarcale), concezione subordinante della donna che la concepisce come una proprietà, un oggetto a disposizione, e che perciò non ne accetta l’indipendenza e la punisce con la violenza e persino con la morte.
Dunque, dissimulato sotto la superficie di un mondo moderno e formalmente egalitario serpeggerebbe ancora questo “residuo patriarcale”, tenace e ostico da sconfiggere, che richiede perciò una rieducazione della popolazione – e della popolazione maschile in specie.
Ora, io credo che questa lettura delle violenze e degli omicidi spesso per futili motivi che oggi riscontriamo, tra cui anche quelli che hanno per oggetto donne, non c’entri assolutamente nulla con alcuna presunta “cultura patriarcale”. E credo che le ricette che vengono proposte, lungi dall’essere risolutive, possano soltanto aggravere il problema.
Perché mai?

Partiamo da un po’ di pulizia terminologica e mentale. Tutti si riempiono la bocca di “patriarcato” senza avere per lo più alcuna idea di ciò di cui si tratta. Ora, l’unico senso antropologicamente accettabile della nozione di “patriarcato” (che non va confuso con la patrilinearità della discendenza) è il modello sociale diffuso un tempo in molte civiltà dedite all’agricoltura o alla pastorizia, dove l’ultima autorità cui ricorrere per i dissidi interni e per i rapporti verso l’esterno era rappresentato dal maschio più anziano del gruppo (patriarca). Queste strutture sociali erano (e in alcune parti del mondo ancora sono) caratterizzate da una sostanziale assenza delle legislazione pubblica, da forti nessi comunitari all’interno di famiglie estese connesse, che dovevano risolvere molte questioni oggi risolte dalla giustizia ordinaria. Gli ordinamenti patriarcali sono tipicamente preindustriali e definiti da ordinamenti famigliari estremamente solidi e vincolanti.
La prima domanda che dovrebbe venire in mente è: cosa diavolo c’entra questa forma sociale con il mondo occidentale odierno? Ovviamente non c’entra assolutamente nulla, ma questa impostazione del problema nasce negli anni ’70, in cui l’idea che ci fossero ancora residui patriarcali da abbattere era il principale oggetto polemico del second-wave feminism. Oggi, mezzo secolo dopo, stiamo ancora qua a berci un’interpretazione che era tirata per i capelli allora e che oggi è letteralmente fluttuante nel vuoto.
A questo punto c’è sempre qualcuno che se ne viene fuori dicendo che sono questioni filologiche, di lana caprina, che se non va bene il termine patriarcato chiamiamolo maschilismo che va bene uguale.

Solo che il problema non è meramente terminologico, ma è legato a quale si ritiene essere la radice causale di violenze e assassini odierni. Se si evoca il “patriarcato” o simili si evoca l’immagine di un residuo ostico del passato che stentiamo ancora a lasciarci dietro le spalle. Dunque per superarlo dovremmo procedere ulteriormente con l’abbattimento di qualunque simile residuo del passato: bando al familismo, bando all’autorità paterna, bando al normativismo, sempre in odore di autoritarismo, ecc.
Ora, prima di esporre quella che credo essere un’interpretazione più plausibile, provo a sottoporre all’attenzione qualche fatto empirico.
Se il problema delle violenze si radica nei residui patriarcali in una qualche versione, allora i paesi che hanno società maggiormente modernizzate, con minori vincoli famigliari e con una posizione di maggiore indipendenza delle donne dovrebbero essere esenti da questo problema, o almeno presentarlo in misura molto minore.
Ma è davvero così?
Curiosamente ciò che si profila è esattamente l’opposto.
Se guardiamo alle violenze domestiche vediamo che (dati di un paio di anni fa) i primi paesi per denunce di violenza subita dalle donne sono quattro paesi proverbialmente emancipati: Danimarca (52% delle donne lemantano di aver subito violenza), Finlandia (47%), Svezia (46%), Olanda (45%), in coda classifica in Europa troviamo la Polonia (16%).
Naturalmente qui c’è la replica pronta: si tratterebbe di un mero effetto statistico, dovuto al fatto che in quei paesi, proprio grazie alla maggiore emancipazione, le donne denunciano di più.
Può darsi.
Allora per tagliare la testa al toro andiamo a vedere la categoria degli omicidi volontari di donne (cosiddetti “femminicidi”), che registra eventi non soggetti a filtri intepretativi.
Qui, secondo i dati Eurostat aggiornati al 2019, il profilo appare leggermente diverso, ma non troppo.
In testa in questa macabra classifica stanno costantemente i paesi baltici (Lettonia, Lituania, Estonia), insieme a Malta e Cipro, con Finlandia, Danimarca, e Norvegia poco sotto e Svezia a metà classifica. All’estremo opposto, costantemente agli ultimi tre posti troviamo Italia, Grecia e Irlanda, che si scambiano solo di posto di anno in anno.
Per un confronto numerico, l’Italia presenta un dato di 0,36 “femminicidi” ogni 100.000 abitanti, la Norvegia 0,61, la Germania 0,66, la Francia 0,82,la Danimarca 0,91, la Finlandia 0,93, la Lituania 1,24.

Proteste contro il patriarcato

Ora, cosa hanno in comune Italia, Irlanda, Grecia?
Non molto, salvo il fatto di essere tutte società con un ruolo tradizionalmente molto forte delle famiglie, società di cui spesso si è lamentata la limitata modernizzazione, anche per il peso significativo delle istituzioni religiose.
Cosa hanno in comune gran parte dei paesi del Nord e in parte dell’Est Europa? Sono società che hanno subito processi estremamente accelerati di modernizzazione, con laicizzazione forzosa, e frantumazione (riconosciuta al loro stesso interno) delle unità famigliari.
Ecco, una volta messi giù questi dati, per quanto sommari, io credo che un’intepretazione molto più sensata delle eventuali radici culturali della violenza e dell’omicidio per futili motivi di donne sia rintracciabile nell’esatto opposto del “patriarcato”.
Lungi dall’aver a che fare con ordinamenti famigliari estesi, vincolanti, con elevata normatività, tipici del patriarcato, ci troviamo di fronte a contesti dove le forme famigliari sono dissolte o in via di dissoluzione, dove i giovani crescono educati più da tik-tok e dai video trap che dalle famiglie, società dove peraltro da tempo la figura del padre latita ed è spesso definita dagli psicologi come effimera. In questi contesti, “modernizzati ed emancipati” si allevano in maggior misura identità fragili, disorientate, che si sentono costantemente sopraffatte dalle circostanze, e che perciò, occasionalmente, possono più facilmente ricorrere alla violenza, che è il tipico modo di reagire a situazioni di sofferenza che non si è in grado di comprendere né affrontare.
Molti altri aspetti andrebbero approfonditi, ma se, come io credo, questa è una lettura assai più probabile dei fatti, le strategie che stiamo adottando per affrontare il problema vanno precisamente nella direzione dell’ennesimo aggravio dei problemi.
Questo in attesa delle lezioni di educazione sentimentale di Sfera Ebbasta.

Fonte: Andrea Zhok

9 commenti su “Patriarcato?

  1. Bravo condivido quasi totalmente la tua tesi. Poi vorrei dire a tante donne che se esci con uno sconosciuto mai visto e sei anche un po’ sbronza non credi che sia un po’ pericoloso? È come lasciare l’auto con le portiere aperte e le chiavi nel quadro, certo non dovrebbe essere rubata, ma forse qualcuno ne approfitta.

  2. Nel computo dei “femminicidi” italiani una buona percentuale sono commessi da immigrati, come nel caso SAMAN, frutto, quello sì, di una sub cultura ancestrale ma non italiana.
    Perciò, se le femministe fossero coerenti, dovrebbero temere soprattutto l’immigrazione da certi paesi, in molti dei quali vige l’infibulazione.
    E’ soprattutto tra i musulmani dell’Africa e dell’Asia che si trovano quelle caratteristiche ancestrali che loro attribuiscono al patriarcato, e non nell’effeminato occidente.
    Da qui due considerazioni:
    1) Il femminismo, quello ideologizzato, è manipolato dalle lobby occidentali liberiste e globaliste (come l’ambientalismo di Greta, l’ideologia woke, ecc.), al fine di instaurare un cosiddetto “nuovo umanesimo”.
    2) Alla fine, per qualche strano processo psicologico, si crede quello che più piace credere, perfino che i musulmani si alleino con le femministe per abbattere una società occidentale che, in realtà, si è già auto abbattuta.

  3. ottima come analisi sociologica, ma non credo che sia questo il caso del ragazzo.
    le cose a volte sono più semplici di quello che appaiono.
    allora facciamo un esperimento:
    prendete una delle ultime foto del ragazzo:
    dividetela letteralmente in due in senso verticale e per ciascuna parte fatene una proiezione speculare.
    otterremo 2 facce diverse, una che è il raddoppio speculare del lato sx e un’altra con il raddoppio del lato dx.
    otterremo due facce diverse che comunque derivano dalla stessa persona.
    questa diversità, in ricerca psicologica, rimanda ad una certa dose di dissociazione mentale.
    in parole povere la mano destra non sa cosa fa la sinistra, ossia l’azione non rappresenta una integrità mentale.
    questa doppia personalità manifesta una forma di schizofrenia…..ossia abbiamo a che fare con soggetti schizoidi.
    povero ragazzo, è un malato come tanti, vittima di una suggerita società “moderna” che oggi rivela il suo affanno esistenziale.
    e lui ne è una delle tante vittime.
    la stessa cosa provatela a fare con la faccia della von der layen….o a molti altri al potere, i cui effetti si vedono senza tanti sforzi.
    purtroppo abbiamo a che fare con questa realtà.
    poi aggiungiamoci il narcisismo, il senso di inferiorità e l’arroganza che scaturisce dal non sapere, dal non aver vissuto una vita di cruda realtà senza quelle mediazioni a cui ci si aggrappa come soluzione alla impotenza personale.
    è come se un centometrista che deve vincere a tutti i costi per non subire il fallimento della sua vita/gara, se la prende con il cronometro.

    non conosco i genitori di questi ragazzi ne la loro storia per cui non voglio incolparli di qualcosa.
    ma avendo cresciuto anch’io dei figli so come ogni famiglia sia circondata da continui attacchi economici, lavorativi e frustanti che spesso portano a realizzare carenze affettive, mancanze e comprensioni all’interno dei contesti familiari.
    questa società non ammette relazioni affettive e questi ragazzi sono le prime VITTIME

  4. Tutte le donne occidentali vivono in una società fascista matriarcale godono di privilegi e sono sempre loro a fare discriminazioni sessuali ovunque a danno del sesso maschile !
    Queste donne sessiste femministe dementi e privilegiate però da oltre 50 anni frignano è si inventano di vivere in una società maschilista perché vogliono avere sempre più privilegi e diritti !
    Come sempre le femminucce dementi agiscono come branco Lupe compatte perciò è difficile contrastarle !
    Mentre i maschi da stupidi asociali ignoranti individualisti e poco previdenti agiscono da soli come Lupi solitari perciò fanno sempre una brutta fine oppure vengono fatti FESSI ! !

  5. Credo che gli italiani hanno grossi problemi con le donne e la sessualità, leggete Platone Aristofane ve lo spiega, murat nel codice civile introdusse il divorzio e qui misero il delitto d’onore, la chiesa è contro la donna e la sessualità, il fascismo ebbe 3 segretari del partito gay e nessuno disse qualcosa, i ragazzi vanno educati da piccoli alla conoscenza di sé stessi e poi nel momento intimo arriveranno a raggiungere il decimo livello e state tranquilli sarà amore e non possesso e violenza studiate Platone.

  6. La tendenza della scuola pubblica a diventare un interminabile catechismo, non dell’ovvio, ma di ramanzine moralistiche, alternanze scuola-lavoro e consulti psicologici, insieme con l’ora di “educazione alle relazioni”, si spiega evidentemente con la diffusione del muro ideologico costruito dai media che lei cita, ora a partire anche dalle scuole, da piccoli, mentre nel contempo l’insegnamento vero e proprio, appunto possiamo notare, è sempre più ridotto.
    Quello che lei dice, è che la causa della maggiore violenza sulle donne, e all’interno delle famiglie in genere, come ovvio, non è dovuto ad una percezione del maschio del patriarcato e relativo maggior diritto sulle donne, che infatti fa riferimento a un tipo di società che non esiste più, ma al contrario al modus vivendi moderno, all’alienazione dell’individuo nel modus vivendi moderno.
    Infatti, la cosa più interessante che ha detto è: Cosa diavolo c’entra questa forma sociale con il mondo occidentale odierno?
    Ma non c’è bisogno di tirare giù dati o di dover spiegare in lungo o in breve, perché si tratta di evidenza.
    È quanto dovrebbe venire in mente quando ad esempio, secondo il nuovo muro ideologico, si propone di considerare la donna, il modo di vivere della donna, e il suo modo di relazionarsi, allo stesso livello di quello che era nella società di 80/60 anni fa.
    Dovrebbe essere anacronistico, improponibile, specie alla luce della realtà scientifica, e dei nuovi diritti, acquisiti sinora, del fatto che quel vecchio tipo di società, da cui era scaturita quella visione del ruolo femminile, quel vecchio modo di vivere, è oggi scomparso, oltre che negato, rifiutato, volutamente respinto e seppellito, mentre se ne pretende una grottesca riesumazione di alcuni aspetti, del tutto fuori luogo e senza fondamento, ragione, alla loro pretesa di odierna esistenza
    Se non uno forse, sempre dovuto al muro ideologico moderno, ma che appunto non ha nulla a che vedere con la risoluzione del problema aggressività/violenza sulla donna,
    Quando questo problema dovrebbe essere inquadrato in un modo di vivere sufficientemente libero e rispettoso dei diritti umani, naturalmente.

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