Partenariato Orientale. Soldi al vento, per armi o per la corruzione dell’élite locale?

Di Tedi Angelova

Nonostante i problemi causati dalla pandemia, l’UE ha trovato il tempo e le risorse per ricordare i Paesi post-sovietici, offrendo loro 2,3 miliardi di euro in aiuti.
Si tratta di uno stanziamento nell’ambito del Partenariato Orientale, un programma dell’UE lanciato nel maggio 2009. I paesi che vi partecipano sono Armenia, Azerbaigian, Bielorussia (che ha cessato la sua adesione nel 2021 a causa delle sanzioni), Georgia, Moldavia e Ucraina.
Va notato che questi 2,3 miliardi di euro, ufficialmente, non sono stanziati per nessuna infrastruttura od opera che potrebbe aiutare questi paesi o la stessa UE.
L’Unione Europea è pronta a spendere questa cifra per le “riforme democratiche”. Tali dispendi nel contesto della crisi globale sembrano strani e sorge la domanda – perché l’UE ne ha bisogno e quali benefici l’Unione riceverà da tali investimenti?
Parlando del sostegno ai paesi post-sovietici, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel con entusiasmo ha assicurato che tale mossa dell’Unione Europea andrà a beneficio di tutti. Sostiene che la governance democratica è la chiave per lo stato di diritto, la giustizia e la lotta alla corruzione. Questa non è solo una necessità politica, ma è l’opportunità che questo strumento offre.

A chi esattamente? Quanti soldi dare? Per cosa spenderli?

Aumentare lo stipendio dei giudici in Georgia? O forse creare posti di lavoro aggiuntivi presso l’Ufficio nazionale anticorruzione dell’Ucraina? È improbabile che tali misure cambino qualcosa. Tuttavia, Charles Michel e il Consiglio europeo, in generale, non si preoccupano di questo. Pare che nell’UE non ci siano crisi o pandemie, ma fondi gratuiti senza sapere cosa farne.
Ricordiamo che l’UE è estremamente restia a stanziare fondi per le esigenze dei suoi membri. Ad esempio, il nuovo budget dell’UE attesta che non verrà speso un solo euro per l’ammodernamento dei porti baltici. Allo stesso tempo, in Lituania, Lettonia ed Estonia c’è una situazione di transito catastrofica, i loro porti marittimi avrebbero bisogno di alcuni benefici rispetto ai loro concorrenti.
Ciò nondimeno per i paesi al di fuori dell’UE, ci sono fondi per fini astratti come per “lo sviluppo della democrazia”.

L’analista politico Vladimir Kornilov su Baltnews ha riferito che nessuno nasconde più il fatto che il Partenariato Orientale è stato creato dall’Europa come cordone sanitario contro la Russia. Kornilov spiega che 2,3 miliardi non sono molti, visto il numero di paesi; tuttavia va tenuto presente che una parte significativa di questi fondi sarà fornita non sotto forma di sovvenzioni, ma sotto forma di prestiti successivi. Ciò significa che in questi paesi il carico del debito accrescerà.
In pratica, l’UE rafforza la sua influenza e rafforza gli obblighi di debito dei paesi confinanti con la Russia. Paesi dove la maggior parte delle élites politiche non nutrono particolare amicizia nei confronti della Russia.

Ma per cosa verranno spesi questi soldi? Gli abitanti dei paesi del Partenariato Orientale non otterranno alcun beneficio, in generale, dai 2,3 miliardi di euro che a breve i loro governi riceveranno dall’UE. La pratica degli ultimi anni mostra che, nella migliore delle ipotesi, questo denaro va sprecato, talvolta anche peggio. Nel 2019, la Commissione Europea lavorò su 20 diversi progetti rivolti ai partecipanti al programma del Partenariato. L’obiettivo principale era un piano di investimenti per il sistema di trasporto di questi paesi. L’Unione Europea, spese per questo ben 12,8 miliardi di euro. Fu coinvolta anche la Banca Mondiale.
Come è andata a finire? Dalle istituzioni finanziarie internazionali, dalla Banca Europea per gli Investimenti e dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo sono stati forniti ai paesi dell’Est Europa oltre 9 miliardi di euro. Non è difficile immaginare che quando tali banche sono coinvolte i soldi non vengono dati per nulla, ma che si tratta di prestiti.

In Ucraina, secondo il piano del Partenariato Orientale, nel 2019 sono stati stanziati fondi per la riparazione dell’autostrada M-05 Kiev-Odessa e la costruzione della tangenziale nord di Lviv. Il prestito di 450 milioni di euro venne fornito dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo. Da allora sono passati due anni e nessuna riparazione è stata fatta. Per di più, il 16 luglio 2021, su un tratto di questa strada si è verificato un crollo, delle dimensioni di un camion, che ha bloccato entrambe le corsie.
Tuttavia l’Ucraina è obbligata a pagare. Eventi simili sono capitati anche in altri paesi del programma. Si può supporre che, all’incirca, accadrà lo stesso anche quando i governi di questi paesi riceveranno i previsti 2,3 miliardi di euro dall’UE. Per le strade, ad esempio, è necessario considerare almeno un qualche lavoro formalmente svolto. Un chilometro di strada può essere riparato, fotografato e mostrato in televisione. Ma come faranno l’UE o le persone comuni di Moldavia, Ucraina o Georgia a verificare dove sono andati a finire i soldi spesi per la “democratizzazione del paese”?

Ma è necessario finanziare l’élite corrotta di questi paesi?

Alcuni dettagli appaiono persino sul sito web dell’UE nel documento del piano di assistenza finanziaria al Partenariato Orientale. Ma, allo stesso tempo, ci sono punti di difficili comprensione legati alle spese; non è chiaro dove finiranno quei soldi. “Più di 200 milioni di euro del prestito andranno all’iniziativa “EU4Business”, che mira a fornire consulenza alle piccole e medie imprese”, afferma il sito web. Come se non avessero bisogno di fondi di bilancio, tagli alle tasse o modifiche alle leggi anticorruzione… Pare quindi che gli imprenditori in Ucraina o in Georgia abbiano soprattutto bisogno di consigli da parte di stranieri che diranno alla gente del posto come lavorare nel loro paese. Il valore di tali consultazioni può anche essere valutato come conveniente, ma come verificare lo scopo nell’uso dei fondi? Inoltre, non esiste un meccanismo in grado di valutare nozioni come la “democratizzazione di un paese”. Nonostante i fondi stanziati siano sotto forma di prestiti, c’è poi la garanzia di restituzione quando la leadership cambierà e i leaders che hanno assunto tali obblighi se ne andranno?

Chi aiuta chi in pratica?

Negli ultimi 10-15 anni, abbiamo visto che Armenia, Georgia, Ucraina, Moldavia, in pratica, stanno diventando colonie fornitrici di materie prime. La politica fiscale di Kiev oggi è tale da trovare più redditizio esportare materie prime e non merci con valore aggiunto.
L’UE, anche se spende dei soldi (la maggior parte dei quali viene erogata sotto forma di prestiti), nei paesi post-sovietici si assicura politici fedeli pronti a sacrificare il benessere dei loro cittadini per gli interessi economici di alcuni attori dell’UE.
Non è opportuno stanziare dei fondi prima di stabilire un serio controllo sulla spesa e sul loro uso mirato, nell’ambito del Partenariato Orientale.

C’è anche un’altro punto a cui occorre prestare attenzione quando si parla di assistenza finanziaria ai paesi del Partenariato Orientale. Negli ultimi anni questi paesi hanno partecipato a conflitti armati o hanno combattuto spendono somme enormi in armi. La loro spesa militare è in costante aumento.
Ne deriva che l’UE, finanziando i paesi post-sovietici, indirettamente, concede parte di questi soldi per armi. Secondo gli ultimi dati dello Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), tra il 2009 e il 2018 le spese militari dell’Azerbaigian sono ammontate a quasi 24 miliardi di dollari. Solo da Israele l’Azerbaigian acquista armi per un valore di 2 miliardi di dollari.
Secondo l’Agenzia per la Cooperazione e la Sicurezza degli Stati Uniti, (Defense Security Cooperation Agency) la cifra destinata all’Ucraina nel 2020 è stata di 510,5 milioni di dollari e per il precedente 2019 di 272,4 milioni di dollari. Gli importi per ogni anno nel periodo 2018-2016 sono analoghi. Inoltre, come indicato nel rapporto, nel 2020 gli Stati Uniti hanno fornito produzione militare: alla Georgia per un valore di 62,8 milioni di dollari, alla Moldavia per 11,5 milioni di dollari, all’Azerbaigian per 509.000 dollari e all’Armenia per 2.000 dollari. Le spese militari dell’Ucraina nel 2009 ammontavano a 11,65 miliardi di grivna, (442 milioni di dollari oggi). Per il 2019, questo importo è stato di 7,1 miliardi di dollari, ovvero almeno il 5% del PIL ucraino.
Sul sito del SIPRI (https://armstrade.sipri.org/armstrade/page/trade_register.php) è possibile apprendere i dati sugli acquisti di armi nel mondo: chi vende a chi, quanto e cosa.
All’inizio del 2019 è stato raggiunto un accordo sulla conclusione di un contratto tra l’Ucraina e la Turchia (l’importo non è stato riportato) per l’acquisto di droni Bayraktar TB2 in grado di svolgere funzioni di attacco.

I fondi ricevuti dall’UE, indirettamente, vengono utilizzati per le spese militari, anche per l’acquisto di armi dagli Stati Uniti, uno dei principali produttori mondiali di materiale militare. Tutto ciò nonostante i paesi del Partenariato Orientale non possano investire in armi e combattere, ma investire nello sviluppo delle loro economie.
L’UE potrebbe investire questi 2,3 miliardi di dollari a sostegno degli stessi paesi dell’UE, e non per oscuri scopi per i quali è impossibile comunicarne i risultati. È probabile che tale somma cadrà nelle mani di qualcuno tra l’élite al potere dei rispettivi paesi, e che in seguito servirà gli interessi di certi ambienti, ma non dei propri paesi.
Si prevede che la maggior parte dei fondi del programma andrà all’Ucraina. Ciò sembra strano sullo sfondo dei continui scandali internazionali legati alla violazione dei diritti dei popoli europei che vivono nel paese. Più volte dall’Ucraina sono arrivati segnali di violazione dei diritti di bulgari e ungheresi ivi residenti. La leadership ucraina sta contribuendo a fomentare conflitti etnici e a perseguitare chiunque osi esprimere un’opinione diversa da quella espressa ufficialmente.


Poiché tali problemi non sono ancora stati risolti, non sarebbe logico che Bulgaria e Ungheria insistano per sospendere gli aiuti all’Ucraina fino a quando non saranno risolte queste questioni, o almeno fino a che in Ucraina non saranno garantiti i diritti di bulgari e ungheresi? Le autorità della Bulgaria, come si addice a qualsiasi stato sovrano, dovrebbero proteggere gli interessi del proprio paese, non i loro interessi personali. L’élite politica bulgara, nel suo insieme, sembra più interessata al proprio benessere personale, o perlomeno alla propria carriera politica, mentre mettono in secondo piano i problemi delle persone, ancora di meno pensano ai propri connazionali all’estero.

Va notato che le autorità di Grecia, Italia e Cipro propongono di reindirizzare i fondi destinati ai paesi del Partenariato Orientale per ripristinare le economie dell’UE.
L’anno scorso, i media hanno riferito che la Fondazione George Soros si avvale di ONG georgiane per spendere fondi europei stanziati nell’ambito del Partenariato Orientale. Uno dei media che ha pubblicato queste informazioni è stata l’agenzia di stampa Newsfront. A causa di tali notizie, le ONG georgiane si sono rivolte ai gestori di Facebook, dopodiché gli account di questo media sono stati cancellati. Questa non è soppressione della libertà di parola? Nell’Unione Europea a tal riguardo non è stato fatto nulla.
Tutto ciò fa riflettere su quanto possa essere giustificata l’assegnazione di fondi nell’ambito del Partenariato Orientale, soprattutto sullo sfondo dei problemi economici presenti in Europa e dell’assenza di un adeguato aiuto alla nostra popolazione (bulgara ndr.).

Fonte: https://newsmd.md/articles/20039-vostochnoe-partnerstvo-dengi-na-veter-na-oruzhie-ili-na-razvraschenie-mestnoj-jelity.html (dalla fonte in bulgaro su http://efir.info/2021/10/10/източното-партньорство-пари-на-вятър/)

Traduzione di Eliseo Bertolasi

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