Partenariato Orientale, ancora lontana l’integrazione con l’UE


di Eliseo Bertolasi

Il Partenariato Orientale con l’UE è stato creato nel 2009 con l’obiettivo d’incoraggiare i paesi partecipanti: Georgia, Ucraina, Moldavia, Azerbaigian, Armenia e Bielorussia ad intraprendere riforme, in cambio di relazioni più strette e vantaggi economici con l’Unione Europea. Questo processo ha spianato la strada al desiderio di Georgia, Moldavia e Ucraina, di poter aderire presto all’Unione Europea, concludere accordi di associazione, come pure accordi per la liberalizzazione dei visti con Bruxelles. https://sova.news/2019/12/16/pyat-npo-obsudili-budushhee-gruzii-v-vostochnom-partnerstve/

Ma come migliorare il formato del Partenariato Orientale a quasi undici anni dalla sua istituzione per soddisfare le aspettative dei paesi partecipanti? https://sova.news/2019/12/16/pyat-npo-obsudili-budushhee-gruzii-v-vostochnom-partnerstve/


I rappresentanti di cinque ONG georgiane hanno cercato di trovare una risposta a questa domanda, almeno per ciò che concerne il loro paese; la Fondazione Rondeli, la Fondazione Levan Mikeladze, l’Istituto di politica della Georgia, il Centro per lo sviluppo e la strategia della Georgia e l’Associazione delle Riforme in Georgia, hanno presentato un documento congiunto con le loro proposte.
Gli autori del documento georgiano ritengono che l’UE dovrebbe contribuire allo sviluppo economico della Georgia, al collocamento legalizzato dei suoi cittadini in Europa, alla riforma dell’istruzione, alla riforma giudiziaria e al rafforzamento della sicurezza del paese.

Il primo vice Ministro degli Esteri della Georgia, Vakhtang Makharoblishvili, ha evidenziato la stretta collaborazione che da anni è già stata instaurata dal suo dicastero con le ONG. Secondo lui, il settore ONG è molto attivo non solo nello sviluppo di piani d’azione, ma anche nel processo d’implementazione di atti normativi nell’ambito del formato. Il politico ha sottolineato: “Prendo atto che ci siamo consultati attivamente con le ONG sul futuro del Partenariato Orientale. Abbiamo un unico approccio. Siamo consapevoli che il Partenariato Orientale è uno strumento che contribuirà ad avvicinarsi all’Unione Europea. Pertanto, le priorità e le opinioni che abbiamo sviluppato sono mirate proprio a questo obiettivo”.

Il documento ha osservato che, sullo sfondo delle sfide geopolitiche e sociali nella regione, il programma del Partenariato Orientale dovrebbe sviluppare nuovi approcci e direzioni: “Nei paesi del Partenariato Orientale, ci sono sfide importanti: la migrazione irregolare, ossia il processo di “fuga dei cervelli”, la tendenza crescente verso l’euroscetticismo e il populismo, a cui si aggiunge l’influenza diretta e indiretta della Russia”.

Tuttavia, sono proprio queste sfide, secondo gli autori, che rendono ancora più importante il processo d’integrazione europea e richiedono che l’UE dia una “risposta chiara e unificata”. Il Partenariato Orientale, secondo lo studio, in questo progetto politico necessita d’importanti investimenti da parte dell’UE e dei suoi Stati membri, per “investire sia sulle persone fisiche, sia nello sviluppo delle infrastrutture”.

Il documento sottolinea inoltre quanto sia essenziale una più stretta cooperazione tra l’UE e i paesi partner nel campo della sicurezza e della gestione dei conflitti, oltre al fatto che gli investimenti nelle politiche commerciali ed energetiche potranno diventare un prerequisito per la creazione di nuovi posti di lavoro.

“Seppur la prospettiva di aderire all’UE in questa fase non possa ancora essere considerata, è indispensabile che l’Unione Europea non rinunci a valutarla. È importante che l’UE nell’ambito del Partenariato Orientale contribuisca alla creazione di un processo d’“integrazione a due velocità” e offra maggiori opportunità d’integrazione per paesi come Georgia, Moldavia e Ucraina”, afferma il documento.
Gli autori sono convinti della necessità per l’UE di offrire alla Georgia, alla Moldavia e all’Ucraina un differente modello per l’integrazione nei settori del commercio e della sicurezza. Una formula idonea, suggeriscono gli autori, potrebbe essere rappresentata dallo sviluppo di un formato simile allo spazio economico europeo da creare tra l’UE e questi tre paesi. Gli autori dello studio sottolineano l’importanza per l’UE di sviluppare un equilibrio tra “differenziazione e inclusività”.

Nonostante l’enfasi del rapporto georgiano, la Francia, al contrario, ritiene che la partecipazione al programma del Partenariato Orientale non implichi in automatico l’adesione all’Unione Europea.

https://www.rferl.org/a/france-eastern-partnership-doesn-t-mean-eu-membership/30400380.html

Questa posizione è indicata in due documenti che il governo francese ha inviato a Bruxelles nell’ottobre 2019 e nel gennaio 2020 nell’ambito di consultazioni avviate su iniziativa della Commissione Europea.
Secondo il governo francese, come annunciato il 27 gennaio su Radio Free Europe: “La nostra responsabilità collettiva è proteggere i membri del Partenariato Orientale dalle illusioni”. Il documento francese, infatti, riporta che il Partenariato Orientale “si basa sulla cooperazione economica e politica” con i paesi partecipanti, ma esclude “eventuali prospettive o meccanismi per l’integrazione o l’adesione all’UE”.

Mosca, a sua volta, ha espresso forti dubbi sul programma, sostenendo che legami economici più stretti tra l’UE e i suoi principali partner commerciali (le ex repubbliche sovietiche) potrebbero danneggiare gli interessi russi.
Non va dimenticato che Parigi, l’anno scorso è stata la forza trainante della decisione dell’UE di fermare i negoziati di adesione della Macedonia settentrionale e dell’Albania, suscitando delusione e preoccupazione nei Balcani occidentali.

Mappa paesi partenariato orientale

Il presidente francese Emmanuel Macron ha insistito sul fatto che l’allargamento dovrebbe prima essere preceduto dalla riforma dell’UE sulle sue dimensioni attuali. Il presidente francese ha perfino chiesto un dialogo con la Russia, che ora sta affrontando le sanzioni dell’UE per le sue azioni in Ucraina.

Nell’intervista a Radio Free Europe, un diplomatico di uno stato membro dell’Est Europa, che ha preferito l’anonimato, ha dichiarato che la Francia “non vuole fare nulla nel vicinato che potrebbe potenzialmente turbare Mosca”.
“Il Brexit ha reso la Francia il più grande attore di politica estera nel blocco, quindi d’ora in poi avrà una grande influenza”, ha aggiunto il funzionario.

Riunione tra membri partenariato e UE a Tallin


Entrambi i documenti francesi hanno anche insistito sulla creazione di “un’agenda verde” per i paesi del Partenariato Orientale in occasione di un vertice dei leader dell’UE e del Partenariato previsto a Bruxelles a giugno di quest’anno.
Nel suo documento di gennaio, Parigi ha osservato che “la nostra comune determinazione a combattere i cambiamenti climatici ci porta a suggerire che il Green Deal dell’UE venga esteso al Partenariato Orientale, puntando a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050”. Ha inoltre suggerito “che il 50% dell’assistenza finanziaria europea ai partner orientali … dovrà contribuire agli obiettivi climatici e ambientali” con progetti incentrati sulla lotta contro l’inquinamento, la gestione dei rifiuti, lo sviluppo sostenibile e le fonti di energia rinnovabile.

Nell’ambito del programma e in linea con le linee d’investimento stabilite, i paesi dell’UE dovrebbero quindi istituire un’apposita commissione in grado di verificare l’uso mirato e il destino dei fondi che annualmente vengono assegnati ai paesi del Partenariato Orientale.

2 Commenti

  • atlas
    28 Marzo 2020

    intanto mentre chiudono le produttività, sia in italia che nelle Due Sicilie, mentre si inizia letteralmente a morire di fame e non per il virus, chi sta a Roma ha deciso di prestare 50 milioni di € alla Tunisia democratica, ben sapendo che non glieli ridaranno MAI. Al massimo ci possono inviare criminali e spacciatori di droga gratis

    veramente, passata la tempesta, ringraziando chi ha dovuto affrontare l’emergenza, sulle macerie sociali ed economiche lasciate da una politica ventennale delinquenziale, bisognerà risistemare il sistema,

    https://www.youtube.com/watch?v=1XEq6bi1-rw

  • atlas
    28 Marzo 2020

    questi, ora che lì ha preso potere la fratellanza massonico salafita filoamericana, sono quelli che vorrebbero Turchia e Tunisia nell’ue, con conseguente previa modifica delle loro leggi prese dall’Islam

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