"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Pubblichiamo un vivace commento/analisi  dell’economista Alberto Bagnai

in risposta all’appello per l’euro pubblicato sul Corriere della sera

Poveri euristi!

Glielo ha detto in faccia perfino Frits Bolkestein, uno degli artefici del Mercato Unico: “L’Unione monetaria è un esperimento fallito”.

È successo a Roma, il 12 aprile, al convegno di a/simmetrie, dove 500 persone e un consistente drappello di imprenditori, sindacalisti e politici (Alemanno, Boghetta, Crosetto, Fassina, Messina, Salvini) hanno preso atto di questo certificato di morte e delle sue motivazioni: nel Nord Europa non esiste alcuna volontà di dar seguito a un progetto federale, al famoso “più Europa”, all’unione politica, per il semplice motivo che i contribuenti del Nord, istruiti da anni a ritenere che la crisi sia colpa del Sud, non hanno alcuna voglia di metter mano al portafoglio per contribuire a sanare gli squilibri europei in modo solidale. Certo, il vicepresidente della Bce, Vitor Constancio, ha detto che in realtà la colpa di questo disastro è dell’atteggiamento irresponsabile delle banche del Nord.

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Pubblichiamo una interessante analisi  di  Enrico  Trotta

Nonostante la crisi Ucraina sia ancora lontana dall’essersi  conclusa, si può certamente affermare che tutto ciò che il governo statunitense sia riuscito a stringere fra le mani, fino ad adesso, sia una manciata di sconfitte politiche. In queste settimane la macchina propagandistica occidentale, come di consueto, si è messa in moto e, inarrestabile, ha diffuso immagini di una Russia isolata, senza dubbio dalla parte del torto. Questa visione non regge nemmeno ad una lettura prima facie degli avvenimenti odierni. Com’è noto, i paesi del BRICS – che non sono certamente realtà marginali – hanno deciso di non schierarsi dalla parte della NATO. Con essi, nel corso della crisi, numerosi altri governi hanno espresso riserve e perplessità.

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Pubblichiamo un recente post del prof. Sapir sulle elezioni europee dove questi sottolinea la necessità di votare e prendere posizione.

Dalla gestione della crisi del 2008 ai nefandi programmi della Troika, dalla posizione nella crisi ucraina al TTIP, l’UE si dimostra un fallimento totale rispetto a tutte le sue promesse. A conti fatti non solo l’euro, ma anche questa UE deve essere smantellata (non “cambiata”) per poter ricominciare con un’altra Europa.
Dopo la formazione del nuovo governo francese siamo stati subito e pienamente coinvolti nella campagna per le elezioni europee. Queste suscitano in genere uno scarso interesse. E’ un errore, e sarebbe particolarmente dannoso se accadesse anche questa volta. La posta in gioco delle prossime elezioni è alta. Esse esprimeranno delle scelte elettorali che saranno, senza dubbio, difficili e delicate. Dobbiamo qui ricordare che tali elezioni riguardano in realtà l’Unione Europea e non l’Europa stessa. Uno può sentirsi culturalmente e storicamente europeo e rifiutare quell’istituzione che si è appropriata del nome di Europa, ma che è ben lontana dall’essere adeguata a tale scopo.

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di Luciano Lago

In questo periodo siamo subissati dai media del sistema da una serie di argomenti e di concetti che sono falsi e contrari ad ogni logica ma vengono propinati per convincere i cittadini che viviamo nel migliore dei sistemi economici possibile e che ci sarà un futuro di ripresa e di progresso.
L’argomento principe è quello di sostenere che l’uscita dall’euro porterebbe il sistema economico italiano nel baratro, senza tenere conto di quella che è stata la reale storia dell’ingresso dell’Italia nella moneta unica e dei suoi precedenti.
In particolare i propagandisti dell’euro omettono di dire che la crescita esponenziale del debito si è dimostrato che è stata proprio legata all’adozione della moneta unica.
Se si osserva il rapporto deficit/Pil negli anni successivi all’ingresso nell’euro, si vede come questo sia aumentato proprio a causa dell’adozione di questa moneta in parallelo al fatto che la Banca d’Italia aveva perso la possibilità di intervenire sul mercato primario.
Gli stessi sostenitori ad oltranza dell’euro (il partito unico pro euro) adottano come primo effetto nefasto dell’uscita dell’Italia dall’euro sistema quello della svalutazione possibile in relazione al ritorno della nuova moneta.

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di Giovanni Arena

Al di là della bontà o meno del provvedimento, questi signori non hanno capito che la risoluzione di questo nodo non fa che generare ulteriori scivoli finanziari e dà modo a chi ci governa dall’alto di mantenere in vita lo spauracchio dello spread e parenti vari.
Si è parlato a lungo negli ultimi mesi della Lista Tsipras, un partito appoggiato dall’estrema sinistra che sta raccogliendo sempre più consensi. Nata in Grecia dall’omonimo fondatore Alexis Tsipras, candidato alle elezioni europee del 2014, la Lista è appoggiata in Italia da gran parte della sinistra extraparlamentare e dallo stesso Nichi Vendola. Destano interesse i 10 punti del programma e l’originalità dei sui contenuti, nonché alcuni dei nomi presenti tra i 73 candidati al Parlamento Europeo. I punti fondamentali della Lista Tsipras sono la lotta alle politiche di austerità, giudicate inefficienti contro la crisi economica del continente, un’economia ecologica contro gli sprechi e a favore della salvaguardia ambientale, un piano per gestire il fenomeno dell’immigrazione ed un rafforzamento degli organi europei eletti dai cittadini, a partire dallo stesso Parlamento Europeo per arrivare ai parlamenti nazionali.

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Di Paul Craig Roberts

Il direttore della CIA è stato mandato a Kiev per lanciare la repressione militare sui separatisti russi in Ucraina orientale e meridionale, già territori prevalentemente russi che stupidamente erano stati annessi all’Ucraina nei primi anni dell’Unione Sovietica.
Il piano di Washington per conquistare l’Ucraina ha trascurato il fatto che le sue parti russe e russofone probabilmente non avrebbero accettato l’annessione all’UE e alla NATO, al contempo sottostando alla persecuzione della popolazione russofona. Washington ha perso la Crimea, da cui intendeva estromettere la Russia dalla sua base navale nel Mar Nero. Invece di ammettere che il piano di conquista è andato male, Washington è incapace di ammettere gli errori e sta quindi portando la crisi a livelli più pericolosi.

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di Gordon Duff

Gli Stati Uniti si trovano in una situazione insostenibile in Ucraina. Nella misura in cui trascorre un secondo giorno di incursioni militari del governo golpista di Kiev nell’est dell’Ucraina, l’Amministrazione Obama inizia a rendersi conto di essere stata “attaccata alla schiena”.
Un candidato presidenziale viene colpito per strada da un gruppo duro di neonazisti e non succede niente. Un governo, che è responsabile dell’assassinio di più di cento manifestanti che appoggiavano la sua presa di potere, sta mobilitando le unità militari attraverso il paese per attaccare la resistenza alla cupola di Kiev, resistenza comandata dalle nonne di lingua russa.
La posizione degli Stati Uniti è chiaramente erronea e, se la violenza si scatenerà, come si propone il governo di Kiev, nonostante la storia delle sue forze che cambiano fronte, il governo di Obama si vedrà seriamente debilitato.

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di Luciano Lago

Potevamo credere (anche se con qualche dubbio) fino a ieri l’altro che il movimento dei 5 Stelle di Grillo rappresentasse una svolta in Italia nella contestazione al sistema, nonostante le numerose ambiguità sui temi fondamentali dell’opposizione all’eurocrazia ed al sistema finanziario delle centrali di potere dominanti.

I dubbi sono caduti e si sono trasformati in certezze dopo l’ultima intervista di Roberto Casaleggio  al Fatto Quotidiano.

Dopo aver risposto alla domanda  postagli sull’uscita dell’euro con il solito modo ambiguo, affermando che l’Italia deve ricevere “garanzie” dall’Europa e che il problema non è l’euro ma il modo in cui viene gestito e che il vero problema dell’Italia è il debito pubblico (sic) che non diminuisce .

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di Andrei Ivanov

Le autorità di Kiev hanno ordinato all’esercito di reprimere il movimento di protesta del popolo del sud-est dell’Ucraina. Le autorità attuali di Kiev, ovviamente, non sono autonome e non fanno nulla senza gli ordini diretti di Washington e Bruxelles. Con questo tramonta il mito che l’Occidente vuole aiutare l’Ucraina a diventare libera, prospera e democratica.

L’ordine dei governanti di Kiev ad utilizzare l’esercito e le forze nazionaliste contro il popolo è stato dato subito dopo la visita in Ucraina del capo della CIA John Brennan. Questa non è certo una coincidenza.

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Ci dicono che gli USA sono “il Paese della libertà”, e fanno guerra solo per difendere i loro ideali. Ma dopo la crisi ucraina non sono più gli unici a parlare –T. Meyssan

L’impero anglosassone si basa su un secolo di propaganda. È riuscito a convincerci che gli Stati Uniti sono “il Paese della libertà”, e che si dedicano alle guerre solo per difendere i loro ideali. Ma la crisi attuale in Ucraina ha appena cambiato le regole del gioco: ormai Washington e i suoi alleati non sono più gli unici a parlare. Le loro menzogne sono apertamente contestate dal governo e dai mezzi di comunicazione di un altro grande Stato, la Russia. Nell’era dei satelliti e di internet, la propaganda anglosassone non funziona più.

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