"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

di Massimiliano Greco

La situazione nel Donbass è migliorata. Adesso gli aerei e gli elicotteri della Junta atlantista precipitano in fiamme come meteore durante la notte di San Lorenzo. Donesk e Lugansk si sono unite in un’unica repubblica, e hanno promulgato una costituzione. E i mezzi ucraini restano bloccati per la mancanza di carburante. Le diserzioni, nell’esercito di Kiev, hanno ormai assunto carattere endemico, così come le fucilazioni di tutti quei soldati – e sono parecchi – che si rifiutano di sparare sui civili.

Tuttavia, la guerra civile continua. I massacri, i bombardamenti indiscriminati, le rappresaglie, gli arresti e le violenze, perpetrate dalle milizie nazialantiste di Right Sektor, su ordine di Washington e di Kiev, non si placano. Nonostante le mistificazioni vergognose della cosiddetta stampa “libera” e dei rappresentanti degli altrettanto “liberi” Paesi occidentali, è ormai evidente a tutti i normodotati che nell’Ucraina orientale si è compiuto un bagno di sangue di proporzioni tali che, in altre circostanze, avrebbe fornito il casus belli per i democratici bombardamenti NATO.

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Se vivete in Nord America o in Europa, i media vi stanno riempiendo di notizie sulla destabilizzazione dell’Iraq, e lo fanno per preparare il pubblico a qualche grande annuncio che arriverà presto. La funzione dei media in questo caso è di dipingere l’Iraq come uno stato fallito in disperato bisogno di un intervento militare occidentale, da parte degli USA o della NATO. “ISIS ha preso il controllo e minaccia di stabilire un califfato islamico nella regione”, e “La frattura tra sunniti e sciiti non è mai stata così profonda”, o cose del genere.

Ieri il Dipartimento di Stato USA ci ha detto: “Vogliamo lavorare con il governo di Maliki”, domani ci diranno che il primo ministro Maliki deve dimettersi. Ieri ci hanno detto che gli USA invieranno in aiuto 300 “consiglieri speciali”, oggi ci dicono che droni stanno volando sopra Baghdad, domani ci diranno che i caccia statunitensi si uniranno al conflitto. Per fortuna, non ci sono dichiarazioni da parte dei burloni dell’ONU e della NATO riguardo a presunte armi di distruzione di massa, almeno non ancora.

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“Coloro che continuano ad affermare la rispettiva “eccezionalità”, odiano attivamente la politica indipendente della Russia. La situazione in Ucraina lo ha confermato, come ha confermato che il modello di relazione con la Russia, basata sui doppi standard non funziona”, ha dichiarato il Presidente russo Vladimir Putin alla riunione degli ambasciatori e dei rappresentanti permanenti della Federazione Russa.

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Violenta rappresaglia delle forze armate di Israele sulla striscia di Gaza con bombardamenti aerei e lancio di missili aria terra contro obiettivi di Hamas  non meglio definiti,  per vendicare l’assassinio dei tre ragazzi giudei, figli di coloni, sequestrati e ritrovati morti  ieri dalla polizia israeliana.

I bombardamenti hanno già provocato più di una vittima e diversi feriti, alcuni gravi. Nel frattempo tutti i valichi sono bloccati (lo erano già da alcuni giorni) e ci sono difficoltà per far arrivare rifornimenti di prima necessità per la popolazione e medicinali per gli ospedali di Gaza, già strapieni di feriti. Sembra che il governo israeliano, dalle dichiarazioni fatte nelle ultime 24 ore, voglia  arrivare ad una resa dei conti con Hamas, coinvolgendo ancora una volta tutta la popolazione civile che vive nella striscia (un milione e mezzo di persone circa) che già vive da molti anni in condizioni di assedio e di blocco costante da parte delle autorità israeliane.

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di Ugo Gaudenzi

L’avanzata delle forze nazionaliste e indipendentiste nell’Europa della cosiddetta “Unione” europea sta provocando una controffensiva su più fronti dei regimi liberaldemocratici di destra e di sinistra delegati da Washington (e – soprattutto – dal centro reale, la grande finanza, del potere mondialista) ad amministrare “il mercato” europeo.
Tale reazione puo’ essere identificata in tre essenziali direttrici.

L’immediata firma del Ttip, il trattato transatlantico di libero commercio che gli Stati Uniti vogliono imporre alla “loro” Europa già colonizzata per eliminare gli ultimi brandelli di sovranità economica, sociale e nazionale (con l’adozione di tribunali di arbitrato in grado di fare tabula rasa di ogni norma, legge o consuetudine emanata per la tutela e la protezione di lavoro, sanità, ambiente o imprese strategiche, da parte delle nazioni europee).
L’immediata rivisitazione istituzionale, dall’interno stesso degli Stati nazionali europei, della loro organizzazione nazionale. Con la parcellizzazione degli Stati unitari e con una loro forte regionalizzazione e decentramento delle decisioni in grado di annullare ogni sostanziale potere sovrano di programmazione e autotutela economica, sociale, militare e culturale.

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di Luciano Lago

Bisogna prestare molta attenzione a quello che sta avvenendo in Iraq e non prestare fede alle descrizioni falsate che provengono dai media del sistema, tutti proni a ripetere acriticamente la versione americana dei fatti (vale a dire di coloro che hanno provocato il disastro di quel paese) ma neanche lasciarsi prendere la mano dall’utilizzare facili schemi di interpretazione che potrebbero essere inadeguati a comprendere la reale situazione e la dinamica degli avvenimenti in corso.
La situazione infatti è molto più complessa di quello che potrebbe sembrare a prima vista. Tutti i media del sistema mettono in primo piano l’azione da protagonista degli jihadisti dell’ISIS /Al Qaeda e la sua travolgente avanzata corredata da esecuzioni di massa degli sciiti e collaborazionisti del governo di Maliki. Tuttavia bisogna considerare che stanno operando sul terreno anche altre forze come quelle della resistenza laica dei baathisti (l’ex partito di Saddam) i quali sarebbero in realtà quelli che sono stati determinanti nella conquista di Mosul (secondo alcune fonti).

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di Viktor Shapinov

Nessuno crede alla tregua. Forse, con l’eccezione di Vladimir Putin il quale ha proposto al Consiglio della Federazione di ritirare la decisione di di permettere l’utilizzo dell’esercito russo nel territorio dell’Ucraina. Naturalmente i sostenitori delle autorità russe vedono nelle azioni del presidente la sua “stuzia”, che si è dimostrata in precedenza con la stretta di mani con Poroshenko (il presidente ucraino) o nell’entusiasmo per l’annuncio delle autorità di Kiev della possibilità di un pagamento parziale per il gas. Tuttavia a noi sembra che, se il leader russo confida nella possibilità della pace, si sta sbagliando seriamente.Inoltre i fatti, con la ripresa delle azioni militari già avvenuta, parlano da soli. In pratica, le condizioni per la pace proposte da Poroshenko non convengono a nessuno.

Naturalmente tutti sono contenti per la tregua raggiunta ma è troppo presto per parlare di una pace di lunga durata. La pace, alle condizioni del piano Poroshenko, non conviene alle Repubbliche dell’Est perché non c’è alcun riconoscimento di queste formazioni statali, visto che neppure si riconoscono i diritti dei soggetti di una Ucraina federale unita. Kiev presenta condizioni da capitolazione non di una pace democratica in cui si tenga conto degli interessi di tutte le parti.

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di Marco Della Luna

Con Renzi ci vuole prudenza. Tra qualche mesi i fatti assegneranno a Renzi un potere costituente – se manterrà le promesse – o il titolo di ciarlatano e golpista – sempre che non gli donino una scappatoia democristiana per evitare questo aut aut.
Renzi ha ottenuto un ampio consenso popolare alle elezioni europee e un ampio consenso parlamentare piegando persino Grillo grazie non solo allo
sfacciato appoggio mass-mediatico ma pure a una serie di promesse tanto convincenti quanto sinora non mantenute, ossia il calendario riformatore di marzo, nonché il garantito rilancio della domanda interna attraverso il bonus degli 80 euro.

Ultimamente ha rilanciato alla grande le sue promesse grazie al i risultati delle elezioni europee e dichiarando di aver ottenuto il via libera alla sua linea di investimenti e allentamenti.
Forte del suddetto consenso, comunque lo abbia ottenuto, nonché di una ampia ma artificiale maggioranza alla Camera, dovuta a frazioni percentuali e al superpremio di maggioranza (200 seggi) costituzionalmente dichiarato illegittimo dalla sentenza n. 1/2014, ora vuole riformare tutto, dalla Costituzione alle leggi elettorali, alla pubblica amministrazione, alla giustizia,
senza passare per la legittimazione di un voto politico né per i referendum.

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Di Paul Craig Roberts

Per 40 anni la guerra fredda fece guadagnare un sacco di soldi al complesso militare industriale, a partire dal discorso che Churchill tenne a Fulton, Missouri, il 5 marzo 1946, in cui dichiarava una “cortina di ferro” sovietica, fino a quando Reagan e Gorbachev misero fine alla guerra fredda nei tardi anni ’80. Durante la guerra fredda, gli americani sentivano parlare senza sosta delle “nazioni prigioniere”. Le nazioni prigioniere erano gli stati baltici e il blocco sovietico, di solito riassunti nel termine “Europa dell’est”.

Questi paesi erano prigionieri perché le loro politiche estere venivano dettate da Mosca, proprio come oggi gli stessi paesi, con l’aggiunta di Regno Unito, Europa occidentale, Canada, Messico, Colombia, Giappone, Australia, Nuova Zelanda, Corea del Sud, Taiwan, Filippine, Georgia e Ucraina hanno politiche estere dettate da Washington. Washington intende espandere le nazioni prigioniere ed includere l’Azerbaijan, altri paesi già parte dell’Asia centrale sovietica, la Tailandia e l’Indonesia.

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di Caleb Maupin

In Siria, la violenta campagna terroristica dura dal 2011. Si stima che siano già state uccise più di 150.000 persone. Milioni sono stati costretti a diventare rifugiati, all’interno della Siria o nei paesi confinanti.
Fin dall’inizio di questa insurrezione violenta contro la Repubblica Araba Siriana, i terroristi hanno ricevuto supporto da regimi allineati con gli USA, come Turchia, Qatar, Giordania e Arabia Saudita, così come direttamente dagli Stati Uniti.

Gli stati del golfo filo-americani non negano di armare e supportare i gruppi ribelli violenti. L’Arabia Saudita in particolare ha supportato apertamente il rovesciamento della Repubblica Araba Siriana. La maggior parte dei gruppi che lottano contro il governo siriano è costituita da fanatici musulmani sunniti, che parlano di creare in Siria un “califfato” e di punire, se non sterminare, tutti coloro che praticano religioni diverse, come i cristiani, gli alawiti e gli sciiti.

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