"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

di Immanuel Wallerstein

Il presidente Barack Obama ha dichiarato agli Stati Uniti, ed in particolare al suo Congresso, che si deve fare “qualche cosa di molto importante” in Medio Oriente per fermare il disastro.

L’analisi  fatta del presunto problema in M.O. risulta estremamente confusa, tuttavia i tamburi patriottici iniziano a salire di tono in quasi tutto il mondo, per il momento, continua il gioco. Una testa più tranquilla direbbe che gli americani  si stanno agitando in modo disperato per una situazione ove gli stessi Stati Uniti sono il maggior responsabile per averla determinata.

Non sanno esattamente cosa  fare ed è  così che operano nel panico.

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Se qualcuno aveva ancora dei dubbi, sui giornali esteri più importanti iniziano a dare “avviso” all’Italia, ” a buon intenditor…………”

Dalle colonne del Telegraph Roger Bootle, il vincitore del Wolfson Prize, avverte che l’Italia corre velocemente verso il default – e che le “riforme”, anche se venissero fatte, non servirebbe ad evitarlo. L’unica via sarebbe rilanciare velocemente la crescita uscendo dall’euro.
di Roger Bootle – SALVO che qualcosa di importante non cominci presto a cambiare, l’Italia è in corsa verso un gran default.

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George Soros scende in campo nel mercato degli schiavi –

di Fabrizio Fiorini

La cinematografia contemporanea offre al proprio pubblico continuamente delle paradossali sceneggiature: il cannibale che afferma di essere un giustiziere, il bombarolo che reputa di vestire i panni del salvatore dell’umanità, il camorrista che si erge a difensore della giustizia sociale, l’omicida che dice di essere un onesto lavoratore.

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Come pensavano di farla franca sostenendo che in Iraq ce n’erano grandi quantità di armi chimiche, biologiche e perfino nucleari? I disertori avevano chiaramente affermato che le armi chimiche e quelle biologiche (alcune fornite dagli stessi Usa) erano state distrutte. Gli ispettori avevano ispezionato quasi ogni centimetro dell’Iraq e avevano detto che mancavano ancora solo pochi centimetri, se gli avessero dato qualche giorno in più. L’Iraq stava urlando che non era in possesso di tali armi. Molte nazioni nel mondo gli davano ragione. Lo stesso staff di Colin Powell lo avvertiva che le sue affermazioni non sarebbero state considerate plausibili. Eppure, l’hanno fatta franca. Al punto che ancora oggi molta gente di buone intenzioni negli Stati Uniti sostiene che nessuno può essere certo che Bush, Cheney e gli altri sapessero che le loro dichiarazioni erano false al momento che le facevano.

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di Luciano Lago

Gli avvenimenti in Europa con il conflitto in Ucraina che ha fatto a seguito al colpo di Stato a Kiev, pilotato dagli USA,  con le successive  reazioni della Russia (referendum in Crimea ed annessione di questa alla federazione Russa), hanno dimostrato con chiarezza  che il  processo in corso di declino dell'”impero americano” non sarà indolore ma avrà serie conseguenze sugli equilibri degli Stati e sui popoli sottomessi a tale dominio.

In particolare è emerso con forza che la Russia di Putin rappresenta oggi l’unico contropotere che ha la capacità di opporsi all’assetto del mondo unipolare controllato dagli USA , che Washington si sforza di consolidare in contrasto con le giuste aspirazioni all’autonomia ed alla non ingerenza dei  paesi emergenti. Il governo USA si incarica periodicamente di reprimere con la forza qualsiasi tentativo di affrancamento dalla egemonia statunitense (vedi le ultime guerre in Libia, in Siria ed adesso in Ucraina) ogni volta costruendo campagne mediatiche di menzogne per avere il pretesto dell’intervento militare (dalla “armi di distruzione di massa” all’attacco con il gas attribuito ad Assad, oppure l’ultimo caso dell’aereo della Malaysia Airlines abbattuto dagli ucraini ed attribuito alla responsabilità dei russi).

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di Claudio Mutti *

La geopolitica come metodo d’indagine non si limita a lavorare sulle relazioni internazionali e sui fatti militari. Tra i fattori che essa si sforza di identificare e comprendere, bisogna includere anche il fattore religioso.

Se nell’Ottocento ed ancora nella prima metà del Novecento l’intelligencija laicista dell’Occidente aveva vaticinato la progressiva ed inevitabile scomparsa della religione come risultato finale della modernizzazione economica e sociale, la seconda metà del XX secolo si è incaricata di mostrare l’infondatezza di una tale aspettativa. Infatti, benché la modernizzazione abbia raggiunto dimensioni mondiali, da alcuni decenni diverse aree del pianeta sono interessate da un fenomeno di ripresa religiosa che, definito enfaticamente da Gilles Kepel come “rivincita di Dio”(1), ha indotto alcuni osservatori a parlare addirittura di “desecolarizzazione del mondo” (2).

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di Eugenio Orso

C’è una robusta dose di darwinismo sociale insita nella precarietà del lavoro ed esistenziale. Che sopravvivano i più adattabili, scordandosi le illusioni di emancipazione e benessere del passato! L’habitat neocapitalistico, per le classi dominate e disintegrate culturalmente è decisamente ostile e lo diventa ogni giorno di più. La pianificazione del vecchio “mondo amministrativo”, cioè del capitalismo del secondo millennio, non è compatibile con il nuovo capitalismo finanziarizzato, che ha implicato il superamento della storica lotta di classe borghesia/proletariato (in un modo che lo stesso Marx non poté prevedere) e del compromesso fra stato e mercato, moderatamente emancipante a livello di massa. Il novello mostro si nutre di precarietà e instabilità esistenziale, suscitando crisi continue per crescere.

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di Cristina Amoroso

Camp Bucca è un ex campo di detenzione vicino a Omm Qasr nel sud-est dell’Iraq, preso in gestione nell’aprile del 2003 dalle forze americane di occupazione e consegnato al governo iracheno nel 2010.

L’interesse per Camp Bucca non è legato ad abusi sui prigionieri, come nel caso della prigione di Abu Ghraib, il cui scandalo anzi generò il trasferimento di alcuni prigionieri a Camp Bucca, dove un notevole turn over nella catena di comando e sostanziali modifiche nella politica del campo permetteva all’esercito americano di presentare l’impianto come un modello di detenzione.

L’interesse su questa prigione nasce dalla considerazione del fatto che la maggior parte dei leader dello Stato Islamico (Is), in precedenza Stato islamico in Iraq e Siria (Isis), erano stati tutti incarcerati nella stessa prigione di Camp Bucca. Dopoché ai primi di luglio, Abu Bakr al-Baghdadi si dichiarò “califfo Ibrahim” di un nuovo Stato sunnita fondamentalista, esteso dall’Iraq occidentale e settentrionale al nord della Siria, sono cominciate “voci complottiste” sulla funzione misteriosa di Camp Bucca che avrebbe promosso o sostenuto l’estremismo, radicalizzando i futuri capi dell’Is.

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Gli esperti dei think-tank stanno chiedendo all’Unione Europea che si prepari a combattere scioperi e proteste sociali con la forza militare. A causa dell’ aggravarsi delle disuguaglianze provocate dall’economia globalizzata e dai crescenti conflitti militari all’interno delle frontiere della Ue, questo tipo di manifestazioni inevitabilmente dovranno aumentare. Lo conferma uno studio dell’Istituto per la Sicurezza dell’Unione Europea: gli autori, senza mezzi termini, affermano che di fronte a questi sviluppi l’esercito dovrà essere utilizzato sempre più per compiti di polizia, in modo da poter proteggere i ricchi dalla collera dei poveri, riferisce Denis Krassnin.

La ricerca, “Prospettive per la difesa europea 2020”, pubblicata già nel 2008, cioè un anno dopo il quasi-collasso del sistema finanziario globale, rende chiaro (fin dal titolo) che gli accademici e i politici sono perfettamente consapevoli delle possibili implicazioni “rivoluzionarie” della crisi. Ecco perché «stanno lavorando sui diversi scenari sociali che potranno essere utilizzati per opporsi alle prossime prevedibili reazioni della vasta maggioranza della popolazione».

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LE FEMEN PROFANANO A SENO NUDO NOTRE-DAME A PARIGI, MA IL GIUDICE LE ASSOLVE E CONDANNA I CUSTODI CHE LE HANNO ACCOMPAGNATE FUORI DALLA CATTEDRALE

Hanno danneggiato una campana antica, urlato slogan contro il Papa, offeso il cristianesimo  Vedi video:  Youtubewatch

E’ vero: sono state incredibilmente assolte! Le nove “Femen”, che il 12 febbraio dell’anno scorso fecero irruzione a seno nudo nella Cattedrale di Notre-Dame, a Parigi, urlando di non voler più il Papa e prendendo a bastonate una campana ricoperta d’oro, sono state assolte. Inaudito.

Ma buona parte della colpa è da attribuirsi alla pavidità dell’accusa, al fatto cioè che i rilievi mossi fossero tiepidi, flebili, quasi sommessi, all’incapacità – purtroppo alquanto diffusa in casa cattolica – di far la voce grossa e di chiamar le cose col loro nome. Lo ha confermato sul quotidiano Le Figaro Julie Graziani, portavoce dell’Unione per il bene comune, un’associazione di giovani laici cattolici. Per la quale l’ipotesi di reato è stata assolutamente mal formulata: non parlare di profanazione del luogo sacro e di vilipendio della religione, limitandosi a sollevare soltanto una questione di degrado dei beni materiali significa sbagliare totalmente il bersaglio e creare le premesse dell’assoluzione poi avutasi, distogliendo al contempo l’attenzione dalla gravità dell’accaduto.

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