Orban e Salvini, prospettive per un futuro diverso

di  Lorenzo Maria Pacini

Il 28 agosto qualcosa, a Milano, è successo. A fare rumore, quello vero, non sono stati i pochi manifestanti della sinistra radical chic e i servi sciocchi della tecnocrazia transnazionale riunitisi lungo le strade, armati di cartelli minacciosi, offese fantasiose e da un perenne disprezzo per il gusto dell’abbigliamento; il vero boato è stato quello dell’incontro fra Viktor Orban, premier dell’Ungheria, e il Ministro degli Interni italiano Matteo Salvini.

A seguire, una conferenza stampa semplice, spontanea, per niente pretenziosa, ma molto significativa. Sul tavolo delle trattative politiche, i temi erano tanti: al centro il problema migratorio, quindi le cooperazioni per i progetti europei, la fratellanza culturale e storica, le prossime manovre sulla scacchiera della UE.

Cosa c’era di diverso dai soliti incontri fra politici e capi di stato? Il clima, anzitutto. Molto rilassato, sorridente, spigliato. Orban ha esordito dicendo che Salvini è il suo eroe e voleva incontrarlo già da tempo. Poi il fatto che stavolta davanti a uno dei nostri non c’era il solito guerrafondaio, o banchiere, o burocrate della plutocrazia internazionale, bensì un capo di stato eletto – e acclamato – dal popolo che sostiene il sovranismo.

Di fatto, le questioni esposte alla stampa presente hanno tutte un tono ben diverso da ciò che eravamo abituati a sentire.

Razza, Fede e Famiglia sono i tre capisaldi culturali, e politici, condivisi da Orban con Salvini, che significano difesa dell’identità nazionale dei popoli, difesa delle tradizioni religiose, difesa della famiglia naturale. La sovranità delle tradizioni e la necessaria battaglia per custodirle e trasmetterle ai posteri è un interesse comunemente promosso dai due leader, sia per quanto riguarda la storia, per la quale l’ungherese ha ricordato lo stretto rapporto con l’Italia, sia per tutto il patrimonio culturale, messo a rischio in particolar modo dai flussi migratori incontrollati.

Orban si è reso disponibile per collaborare, appoggiando il progetto che il Ministro degli Interni ha avviato con la Germania per la ricezione dei cosiddetti “migranti secondari”, a patto che questa avvenga a saldo zero, ovvero che per ogni migrante accolto uno venga ricollocato.

Stesso entusiasmo per quanto riguarda la “questione europea”: l’UE non può imporre decisioni che scavalcano la sovranità nazionale e le prossime elezioni europee saranno la chiave di svolta per il futuro del continente, contando anche sull’amicizia fra il premier di Budapest e il presidente dell’Unione. Salvini afferma che stanno lavorando assieme per l’esclusione dei socialisti, dichiarazione di un certo peso e che palesa la vicinanza effettiva fra i due politici.

Allo stesso tempo, Orban non ha risparmiato un deciso attacco a Macron, definito come nemico di tutta l’Europa e come manovratore di catastrofiche politiche imposte agli altri Paesi. Anche su questo, entrambi sono chiari nel condannare il suo agire e promettono aperta battaglia.

Bisogna notare, perché non è da poco, che Orban ci ha tenuto a precisare che “l’Ungheria riconosce solo i governi eletti dal popolo”. Legge la stampa italiana, riceve le notizie, ha continuato parlando, e sa quanto il popolo italiano ha sofferto a causa dei governi tecnici degli scorsi anni. La presenza di un nuovo esecutivo nato dalla volontà popolare risulta essere un elemento indispensabile per poter stringere una alleanza politica fra i due Stati.

Ancora, l’Italia, ha inciso Salvini, ha qualcosa da imparare dalla Ungheria per quanto riguarda il modello economico delle imposte.

Questo e molto altro. Non c’è dubbio che si sia trattato di un incontro cruciale per il futuro politico della nostra Nazione. Ci viene però da domandarci: dov’era il Presidente Conte in tutto questo? Come mai proprio Salvini e lui da solo? Forse che il leader della Lega si stia facendo spazio per un futuro da solo, a seguito di una eventuale rottura all’interno dell’esecutivo?

Per il momento, con un po’ di soddisfazione, godiamoci queste premesse in attesa dello spettacolo.

Fonte: Il Pensiero Forte

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