"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

ONG occidentali e Siria: le maschere sono cadute!

di  S. Bensmail

Il conflitto siriano, giunto al settimo anno, ha fatto cadere molte maschere, come quelle delle ONG internazionali, neutrali e indipendenti in apparenza e chiamate “umanitarie”. In effetti, numerosi ricercatori e giornalisti investigativi, assai poco noti in Francia e per una buona ragione, cominciano ad indagarle. In collaborazione segreta con l’aggressore statunitense, ONG come “Medici senza frontiere” (MSF), “Amnesty International” e molte altre, dall’inizio del conflitto nel 2011 (e anche prima), sono strumenti sovversivi e di propaganda volti a fare cadere Damasco.

Si sono quindi volutamente schierate coi gruppi armati cosiddetti “ribelli”, cioè i terroristi, fornendogli supporto medico e logistico. Con questo articolo vi proponiamo i principali risultati di queste analisi sul campo e nei media, in particolare di MSF, quindi chiedendo agli Stati di contrastare con nettezza tali strutture estere detonatori di guerre future. Infine, collegando le attività di tali ONG che destabilizzano i Paesi che resistono alla egemonia imperialista all’insediamento in Europa di milioni di “migranti” dovuti alla distruzione della Siria (e altri Paesi sovrani della regione), ipotizziamo il “caos pianificato” contro questo continente vassallo delle nazioni anglosassoni.

In Francia, le proteste contro “la violenza della polizia” per il presunto stupro del giovane Theo da parte di un poliziotto nel 93.mo Dipartimento, aumentano per dimensioni e violenze. Nelle città i gruppi radicali di estrema sinistra, “antifascisti”, comprendenti studenti delle superiori, nelle ultime settimane, categoria da sempre minacciata dai governi. Come negli Stati Uniti, ma su scala minore e con una colorazione molto particolare, la violenza urbana è controllata da organizzazioni che hanno esperienza in tafferugli, vandalismo e provocazione. “No Border“, “Antifa” e altre fazioni radicali, facilmente manipolati e impuniti, generalmente appartengono alla stessa nebulosa che violentemente si oppose alla polizia a Calais e altrove, in difesa dei “migranti” (1).

Tanto in Francia che negli Stati Uniti, le associazioni di attivisti e organizzazioni non governative, che difendono l’assenza dei confini, l’eventuale eliminazione degli Stati e dei loro servizi pubblici e il massiccio afflusso di milioni di profughi, quale assalto all’Europa, non esitano a usare la violenza organizzata. Sono attivi verso l’obiettivo finale dell’élite sovranazionale, ultra-potente e intoccabile rappresentata da grandi nomi come Bill Gates e molti altri: la globalizzazione mondialista supportata dal controllo totale e dal dominio delle popolazioni e delle loro élite locali. Al servizio di tale progetto, con il pretesto di “diritti umani”, l’”Asilo è la grandezza del nostro Paese”, particolarmente sostenuto dalla sinistra al caviale (o salmone biologico!) francese, il sistema mediatico-intellettuale arruola il consenso generale e il pensiero perverso di tale idea di governo oligarchico.

In quale altro modo descrivere la posizione straordinaria dei vertici della Pubblica Istruzione, che fa capo al centro d’istruzione e d’indirizzo nello stesso dipartimento problematico di Seine Saint-Denis, dove ricercatori e psicoanalisti per lo più confessarono senza mezzi termini, nel settembre 2015: “Finalmente, l’economia risparmiata dalla politica di austerità del governo sarà felice di accogliere i migranti…” (2) Le classi medie sempre più povere e “sdentate”, secondo questa immagine spregevole del presidente F. Hollande contro gli svantaggiati, l’apprezzeranno.
La confusione dei confini e la mescolanza forzata e brutale dei popoli, le cui conseguenze in divisioni e scontri sono certe, appaiono cruciali per le ONG della “solidarietà internazionale” e i benpensanti intellettuali dominanti e prezzolati.

Negli ultimi decenni, questo punto di vista è stato preparato a tutti i livelli, in particolare dai grandi e influenti mass media, cultura e tempo libero, in particolare promuovendo la cultura del “meticciato”, eretta a valore intrinseco. Dal Libro nero delle ONG di Julien Teil: “Le organizzazioni non governative, da una cinquantina nel 1948 sono quasi quattromila oggi. Hanno invaso la società civile e la fedeltà ad essa. In realtà, molte, spesso le più grandi per dimensioni, rivaleggiano con le multinazionali con cui condividono il desiderio di cancellare i confini, hanno di “non governativo” solo il nome. Perché dietro loghi e acronimi ben scelti, per dare la sensazione che la loro unica ragione di esistere sia promuovere un mondo migliore, ci sono agenzie governative o personalità le cui carriere e posizioni lasciano pochi dubbi su intenzioni e collusioni“. (3) I sui articoli ben studiati e documentati, nati dall’esperienza in tali grandi organizzazioni umanitarie, sono inoppugnabili (4). Ora va molto più avanti, laddove il corso del mondo si traccia in decenni almeno, dove due visioni radicalmente opposte dell’umanità si oppongono: la Siria.

Siria e ONG umanitarie occidentali

Testimoni inconfutabili ed analisti che lavorano con indagini sofisticate ed affidabili mostrano gradualmente il vero volto di ONG come “Amnesty International” e “Medici senza frontiere” (MSF). La loro neutralità apparente è un’illusione poiché è accertato che partecipano, con una complessa interazione tra finanza, operazioni e propaganda, alla distruzione più o meno rapida degli Stati sovrani che resistono all’egemonia anglosassone: la Siria, forse prefigurando l’Iran, molti “regimi” di America Latina (Venezuela, Brasile, Bolivia, Ecuador e Argentina, per non parlare di Cuba), Asia e Africa, per non parlare dei precedenti di Libia e Tunisia, Jugoslavia, Iraq, ecc. Julien Teil spiega: “Sia nelle Nazioni Unite dove alcuni sono riusciti a entrare, o nella coscienza di cui il potere dei media gode permettendogli d’infiltrarsi con facilità, le ONG hanno acquisito da decenni lo status di partner o autorità morale che li mette al di sopra della sovranità delle nazioni. Questa posizione, legittimata da alcun processo democratico, giustifica, presso coloro che li seguono in buona fede, le interferenze il cui vero scopo è lontano da ciò per cui generosi donatori mettono una mano in tasca“. (5)

A dispetto del diritto internazionale e degli statuti che gli danno un ruolo strettamente umanitario, sotto la copertura del travestimento dell’azione “umanitaria”, MSF e altri si misero al servizio dei gruppi terroristici mercenari attivi nelle “zone liberate” in Siria, per almeno sei anni. Tali ONG contribuiscono a generare e moltiplicare le atrocità, che fanno finta di combattere, dell’aggressione internazionale fomentata anche prima del 2006, quando il Paese era già nella lista segreta dei Paesi da massacrare, ben prima degli attacchi dell’11 settembre 2001. Nella trasmissione di Klagemauer.TV, lo stretto legame tra alta finanza e umanitarismo viene spiegata: “(…) con la copertura delle azioni umanitarie, le ONG sono infatti le “mani pulite” dei gruppi che non hanno nulla a che fare con il bene dell’umanità. Molti, se non tutti, sono strumenti al servizio di una causa incoffessabile. Lo si può dire di certe fondazioni. La sede di Greenpeace USA, che dà gli ordini, è finanziata dalla Fondazione Rockefeller. Ciò significa che la finanza ha voce in capitolo nella scelta delle campagne di Greenpeace. Se ne comprende meglio il silenzio su eventi mondiali cruciali… ”

Per i comuni mortali non adusi ai misteri della politica estera degli Stati occidentali, che hanno fortemente riattivano i loro vecchi desideri coloniali, tale fatto triste sembra improbabile in quanto credono che tali istituzioni fin dagli anni ’70 lavorino nella completa neutralità. Decodificando le notizie geopolitiche, presentate in modo fazioso e sfacciato, un abisso compare con le chiacchiere ufficiali sull’aiuto alle vittime di guerre e catastrofi naturali (sfruttate anche per gli interventi umanitari). Infatti, nonostante la sincerità della maggioranza della base, molti importanti ONG internazionali, vicine alle istituzioni internazionali e alle principali nazioni del G7, svolgono un ruolo destabilizzante: “Questi missionari della democrazia dimostrano di essere angeli della morte. Le ONG occidentali sono al servizio del belluismo dei globalisti e sono ad essi collegate. Negli ultimi rovesciamenti di governi nel mondo, le ONG occidentali, in coppia con i vari servizi segreti, hanno svolto un ruolo centrale; in Serbia, Iraq, Georgia, nei Paesi della primavera araba e, infine, in Ucraina. Hanno destabilizzato i Paesi presi di mira con il pretesto della missione per la democrazia. Le organizzazioni non governative o ONG sono organizzazioni private, che non agiscono sotto il mandato di un governo. (…)

MSF collegata all’ISIS

Le ONG più pericolose al mondo agiscono sitto una gerarchia del potere e sono anche ben al di sopra di alcuni governi. Vengono poi intrecciare con altre influenti reti di ONG. A esse piace vantarsi di agire da privati e indipendenti dal governo. Ad esempio, organizzando ‘nobili’ soccorsi, possono avere un’influenza politica ed economica profonda nei Paesi sottosviluppati“. (6) A differenza dei media mainstream francesi, servi per natura dei magnati e delle lobby della finanza e della grandi imprese (7), accademici e giornalisti stranieri credibili tentano d’informare il pubblico, come i rinomati professori di sociologia Hans-Jürgen Krysmanski e Georges William Domhoff. Secondo la loro classificazione, le grandi ONG, in particolare quelle chiamate alla “democratizzazione”, appartengono alla seconda categoria, quella dei “finanziamenti e formazione“. (8)
Questi ricercatori ne citano le principali:
“Open Society Foundation: (…) Questa è l’unione di ONG patrocinate da George Soros (György Schwartz). Già nel 2003, queste ONG organizzarono e seguirono la rivoluzione delle rose georgiana che consegnò il potere al beniamino degli Stati Uniti Mikheil Saakashvili. La rivoluzione arancione in Ucraina, nel 2004, fu anche finanziata dalle fondazioni di Soros. Già nel 2011, il canale televisivo russo RT avvertì che Soros, seguendo il modello libico, finanziava un imminente colpo di Stato in Ucraina, avvenuto nel 2014 con l’euromaidan. Queste fondazioni preparano il terreno per ogni sorta immaginabile di future agitazioni in diversi Paesi. E’ stato recentemente rivelato che davano 1500 dollari al mese agli studenti macedoni per rovesciare il governo.

National Endowment for Democracy, NED:

In più di 90 Paesi il NED supporta più di 1000 progetti con obiettivi cosiddetti democratici. Troviamo la sua firma in quasi tutti i recenti rovesci di governi. Le élite del NED radunano membri del CFR e rappresentanti di grandi multinazionali, presenti anche in altri gruppi di riflessione. Il fondatore del NED, Allen Weinstein, disse chiaramente, “gran parte di quello che facciamo oggi fu fatto in segreto dalla CIA 25 anni fa”. Anche il New York Times riconobbe in un articolo che il NED orchestrò con decisione la primavera araba.
Movements.org:
E’ un’ONG specializzata in tumulti giovanili per la democratizzazione, e trasse, ad esempio, i movimenti giovanili egiziani del 6 aprile da un insignificanti gruppetto facebook, a capo del movimento della rivoluzione egiziana del 2011. E’ finanziata dalle stesse multinazionali presenti anche nei vertici di think tanks, Google, Facebook, CBC, MSNBC, Pepsi ecc. Movements.org è anche collegato direttamente al dipartimento degli Esteri.

Fondazione Ford, Fondazione Oak, Sigrid Rausing Trust, Fondazione Rockefeller sono della seconda categoria, finanziano e addestrano la facciata locale sulle piazze, indictaa dalla quinta categoria, che consiste in piccoli gruppi di protesta violenta che, secondo i bisogni, i media erigono a eroi della libertà e della democrazia”. (9)
Ampiamente rispettato per l’onestà intellettuale e la grande conoscenza di alcune aree di conflitto, il Professor Tim Anderson dice anche in un articolo sul lavoro delle ONG occidentali in Siria, “Ogni attacco contro al-Nusra viene quindi descritto come un attacco a civili e cliniche, o contro personale sanitario. Lo stesso vale per Medici Senza Frontiere (MSF), che finanzia le cliniche di al-Nusra (per lo più senza volontari stranieri) in diversi territori dominati dai terroristi”. (10) In un altro testo importante, “Aleppo, storia di due ospedali”, Brandon Turbeville indica: “Mentre MSF è spesso descritto dai media occidentali come indipendente, niente potrebbe essere più lontano dalla verità. In primo luogo, Medici Senza Frontiere è finanziato interamente dalle stesse istituzioni finanziarie di Wall Street e circoli dominanti della politica estera di Londra che sperano nel cambio di regime in Siria e Iran. La relazione annuale di Medici Senza Frontiere (rapporto 2010), cita come donatori Goldman Sachs, Wells Fargo, Citigroup, Google, Microsoft, Bloomberg, Bain Capital, la società di Mitt Romney, e una miriade di altre società finanziarie. MSF ha anche banchieri nel suo comitato di sponsorizzazione, come Elizabeth Beshel Robinson della Goldman Sachs”. (11)

ONG, lupi camuffati da nonnine premurose

L’internazionale umanitaria è quindi in buona parte, almeno, strumento di sbiancamento dei principali mercati finanziari occidentali, in particolare New York e Londra. Basta leggere i rapporti di numerose organizzazioni non governative coinvolte nelle attività nelle aree di tensione, accessibili sul web. È una coincidenza che un altra potente ONG francese, “Azione contro la fame” (ACF), veda alla guida la nuova presidentessa Stéphanie Rivoal, della (ma guarda!) Goldman Sachs? Colto in tali gravi contraddizioni e altre carenze, il grande “Mammut” (12) del ministero della Pubblica Istruzione sembra (o fa finta) di non sapere: tale ONG, grande lupo nell’ovile, è guidata dalla stessa potente banca statunitense che saccheggia i beni pubblici in Grecia e nel mondo (13). Ad ogni primavera, numerose scuole dell’esagono accolgono centinaia di migliaia di scolari, studenti universitari e delle scuole superiori durante la sacrosanta “Giornata contro la fame” della stessa “Azione contro la fame”.

In un liceo di Nanterre, alla periferia di Parigi, gli insegnanti furono unanimemente indignati quando uno di loro, quasi alla pensione, osò ricordargli che “la povertà non è solo il sacco dell’Africa o di Haiti, ma anche della Francia“. (14) Questo conforma l’appiattimento e l’ignoranza della realtà sociale in cui si ritrova, in generale, la categoria (a sua volta scadente e ideologizzata) dei docenti, anche dell’istruzione superiore, che si occupano dei “cittadini di domani” (15), ma inconsapevoli dell’inganno che perpetrano da decenni. Qualche amico degli Interni me l’ha confermato, in questa “giornata contro la fame”, in cui studenti e docenti sono convocati sotto pena di licenziamento, nell’ideale sublimato dei “diritti dell’uomo”, tutti corrono… per la gioia del nuovo catechismo laico umanitario al servizio della finanza (Wall Street e City) e della geopolitica (dell’ambulanza e della cannoniera). Per dirla diversamente, il sistema accademico occidentale che segue i nostri figli dalla scuola materna opera affinché la società acconsenta alla propria riduzione in schiavitù e a promuovere, nelle zone ambite, come priorità l’ospedale all’ultimo grido per i terroristi e la salva dei missili da crociera contro esercito e infrastrutture del Paese da “liberare”.

Vediamo brevemente il pedigree della presidentessa di Azione contro la fame, come tracciato delle sue pubbliche relazioni: “Dopo un percorso netto nel mondo della finanza, ESSEC, Goldman Sachs, Lazard e JP Morgan, Stéphanie Rivoal decise nel 2003 un nuovo inizio investendo nel campo della fotografia e poi dell’associazionismo umanitario”. (16) Ambulanza e cannoniera o salvatore e carnefice, il contrario è anche vero: la duplicità delle istituzioni internazionali, finanziarie e umanitarie, che più volte distribuiscono baci mortali a Stati e popoli da sottomettere. Durante l’operazione greca di Goldman Sachs, che truccò i conti pubblici per consentirle di entrare in buona (e falsa) salute nell’Unione europea (ingannandola), la banca non esitò a rivoltarsi contro la cliente immersa in una crisi economica senza precedenti (17), realizzando enormi profitti durante l’applicazione del solito credo per privatizzare il denaro pubblico e socializzare il debito privato. Finanzializzare il debito sociale: in tal modo, sulla base del principio che ogni parvenza d’indipendenza della Francia può essere rapidamente sanzionata con un forte aumento dei tassi sui prestiti regolarmente concessi dai mercati finanziari anglosassoni; comportando ipso facto l’abbandono della “rete di sicurezza sociale”, garante della pace sempre più precaria per via di austerità, molteplici scandali e provocazioni, e l’esplosione di tutti i territori destinatari del bilancio statale (18). Non dimenticando la malvagia legge del gennaio 1971 passata sotto G. Pompidou (19), che vietava ai ministeri e agli enti pubblici di prendere in prestito (a tasso zero) dalla Banca di Francia, costringendo lo Stato francese a un debito enorme ed esponenziale verso le banche private, nazionali ed estere.
Nell’indagine estremamente approfondita su MSF e altri, da una dichiarazione del direttore esecutivo Stephen Cornish, B. Turbeville deduce che: “L’organizzazione finanziata da Wall Street supporta i terroristi armati e finanziati dall’occidente e dai suoi alleati regionali, molti dei quali si sono rivelati stranieri, affiliati o direttamente appartenenti ad al-Qaida e al suo braccio politico de facto, i Fratelli musulmani. Tale cosiddetta organizzazione umanitaria internazionale è in realtà un altro ingranaggio della macchina militare segreta contro la Siria, di cui interpreta il ruolo di battaglione medico”. (20)

Il servizio di ambulanza di MSF per Jabhat al-Nusra e altri gruppi terroristici

Brandon Turbeville continua: “In un intervista a NPR che Cartalucci cita parzialmente nel suo articolo, “il direttore esecutivo di MSF, Stephen Cornish, ha ammesso che l’organizzazione ha fornito assistenza significativa agli squadroni della morte; non solo le cure secondo il giuramento d’Ippocrate, ma ciò che appare un programma rivolto ai ribelli”. (21) Ricordiamo lo sfogo (colpevole e tardivo) di Jacques Bérès (22) chirurgo volontario francese impegnatosi in alcune missioni presso i “ribelli” in Siria. Dopo aver ampiamente utilizzato (e volontariamente) la propaganda dell’”opposizione moderata” mai realmente esistita (23), Beres infine testimoniò di aver curato dei veri terroristi…” France Info riferì allora, e ci chiediamo ancora come?: “Il chirurgo, co-fondatore di Medici Senza Frontiere, compì una missione ad Aleppo bombardata di frequente, dove curava i combattenti. Ha incontrato molti jihadisti, tra cui due francesi. Fu sorpreso dall’incontro con i due francesi, “fu inquietante, uno disse che Mohammed Merah era un esempio da seguire. Dicevano che combattevano Bashar per il momento ma che il loro obiettivo è l’emirato mondiale e la Sharia (…) Tra le decine di feriti che Jacques Bérès curò, le maggioranza erano combattenti, spiegandola con la vicinanza di Aleppo con la linea del fronte. Ma ciò che cambiò rispetto alle altre missioni, come quella di febbraio a Homs, sono i profili dei combattenti, “la metà sembravano jihadisti”, avevano “la fascia, i versetti coranici, anche le auto che li portavano avevano la bandiera di al-Qaida“. (24)

Infatti, disturbato dal realizzare, a questo punto, un attivismo schizofrenico, osservato anche da molti interlocutori, evitò di collegare le figure interne ed esterne del terrorismo islamista identicamente barbaro e manipolato. Durante la campagna di menzogne su Aleppo tramite la collusione dei media e delle classi politiche occidentali (25) sugli “attacchi agli ospedali, attribuiti in modo sistematico al “regime siriano”, che costituivano crimini di guerra e che aprivano di fatto la porta all’intervento NATO, spiegando l’insistenza dei media a riferire in modo fuorviante con l’unico scopo di accelerare tale processo per preparare gli occidentali ad accettarne i costi umani e finanziari” (26). Ascoltiamo, per esempio, da Gaziantep, città di confine della Turchia, la testimonianza di Carlos Francisco, capo della missione Siria di MSF: “la cosa peggiore mai vissuta ad Aleppo (…) pesanti bombardamenti senza interruzioni, (…) i medici siriani con cui ho parlato inviarono immagini in cui vedemmo vittime curate sul pavimento. (…) l’assedio alla città impediva a qualsiasi aiuto umanitario di entrare e… l’evacuazione di feriti… Inoltre, la stazione che forniva acqua ad Aleppo orientale fu bombardata. Quasi 250000 persone furono private dell’acqua potabile”. (27)

Come giustamente osserva Marie-Ange Patrizio, che ha analizzato il discorso vago nella sua descrizione ma preciso nelle pretese: “Francisco sottolinea i corridoi umanitari, uno dei punti chiave della campagna di MSF. Obiettivo chiave anche di Ayrault e accoliti della comunità internazionale. La dichiarazione è immediatamente e completamente ripresa dai media con il titolo (al solito): “Carlos Francisco (MSF) ad Aleppo, ‘vediamo vittime curate a terra’”. Ma Francisco poté trasmette le immagini che ha ricevuto? L’unica immagine che illustra il comunicato stampa di MSF è quella di un camion che brucia dietro un uomo in piedi che attraversa la strada, che non indica nulla. E la foto non viene dai “medici di cui (Francisco) parla”, ma da Amir al-Habi, “fotografo freelance ad Aleppo” e corrispondente di AFP appena arrivato ad Aleppo est. Tutte le foto di al-Habi che possiamo vedere, seguendo il consiglio di Power, si trovano su “Internet” e sono realizzate esclusivamente nelle zone “ribelli”. Fotografo moderatamente freelance”. (28) In questi tempi difficili, quando il lavoro scarseggia e dove tensioni e comportamenti violenti e/o irrazionali sono esacerbati tra accuse reciproche, chi ha tempo di leggere, verificare e controllare le informazioni, il tempo di parlarne? Chi, nonostante il continuo flusso di cattive notizie, si districa dai racconti di fantasia su tale terribile conflitto, rifiutando l’imposizione delle narrazione e spiegazioni mediatiche di tali tragedie? La giornalista indipendente nota per aver smantellato diverse volte i trucchi di tale propaganda e i tentativi di screditare chi indaga in modo professionale sui ribelli, Eva Bartlett. riferiva: “Non sorprende che, invece di riportare questi esempi documentati di terroristi (che si filmano da soli) mentre attaccano gli ospedali siriani, i media commerciali e la propaganda dei gruppi di diritti umani riempiono prime pagine e schermi televisivi di aspre accuse all’esercito siriano e/o russo che bombarda un presunto ospedale di MSF ad Aleppo“. (29)

A parte la macchina della propaganda che ha raddoppiato gli sforzi nella disinformazione e demonizzazione, dopo la liberazione dei quartieri orientali di Aleppo, continuamente presentata come sua “caduta”, preparando le menti a una guerra diretta (30), la questione etica e della responsabilità legale di MSF (e consorelle) in questo conflitto si pone chiaramente. Ascoltiamo argomentare il legale di MSF sulla sua posizione in Siria, il 7 ottobre, quando il premio Nobel per la pace tanto atteso infine non fu assegnato ai “caschi bianchi”, i nostri cari angeli custodi che si filmano da “bravi organizzatori” della protezione civile, mentre partecipano alle esecuzioni di civili ritenuti “pro-regime” e combattono l’Esercito arabo siriano, durante lo spettacolo “Il grande tavolo” di France Culture, “Siria: si dovrebbe ripensare il diritto umanitario?” “Sappiamo che la popolazione viene privata degli aiuti dallo Stato siriano (…) i gruppi armati di opposizione organizzano la protezione civile, con l’aiuto di esperti inglesi molto militanti e molto impegnati. (…) Non ci poteva essere alcun aiuto perché il governo siriano ci aveva posto una serie di ostacoli (…) vietava gli aiuti (perché) che affida alla Mezzaluna Rossa siriana, che non è un’organizzazione neutrale”. (31) Quindi MSF non riconosce questo diritto allo Stato siriano, continua il direttore legale: “Abbiamo sempre rifiutato di passare dalla Mezzaluna Rossa, che non è né imparziale né neutrale (…) I caschi bianchi non possono essere neutrali perché il governo vieta l’attraversamento delle famose linee del fronte“. Il diritto alla cura è un requisito, aveva detto senza tema: “(…) Così agiamo nel territorio non governativo“. (32) Perché in effetti, “Questo è il concetto della guerra contro il terrorismo da rivedere (…) è totalitario, basato sul concetto di sicurezza totalitaria (…) È pertanto necessario ridurre i concetti di lotta al terrorismo (…) che schiacciano le leggi di guerra”. “Finora, dice Marie-Ange Patrizio, secondo MSF, il governo siriano applicherebbe una “concezione totalitaria” della sicurezza difendendo il Paese non dal terrorismo, ma dall’”opposizione moderata” e avrebbe utilizzato “l’argomento della sovranità” per proibire alle ONG neutrali e imparziali d’intervenire.

“Ed è perciò che MSF chiese sin dall’inizio della guerra siriana il diritto di non essere considerati dei criminali”: cioè il diritto d’ignorare la sovranità dello Stato siriano. Trascinato dal suo ruolo di “facinoroso di MSF”, il direttore legale non ebbe più ritegno: “Siamo andati due volte al Consiglio di Sicurezza per dire che l’aiuto medico doveva essere derogato dalla legislazione sul terrorismo, si non è complicato comunque!”… soprattutto per un’ONG che ha vinto il premio Nobel per la Pace a Groznij contro la lotta al terrorismo “totalitaria” di Mosca, ed ha un bilancio di’ 353,1 milioni di euro, per il 96,3% di origine privata, grazie a donatori non governativi come la Fondazione Clinton“. Sospettando un’operazione coperta dei servizi segreti francesi, la reazione di Damasco, nel febbraio 2016, non si fece aspettare quando accusò formalmente l’ONG. In effetti, il suo rappresentante alle Nazioni Unite, Jafari, disse: “Questo presunto ospedale fu installato senza il permesso del governo siriano alla cosiddetta rete francese che si chiama Medici Senza Frontiere, che è un ramo dei servizi segreti francesi che opera in Siria (…). Se ne assumeranno tutte le conseguenze, perché non hanno consultato il governo siriano”. (33) Iran e Russia, alleati leali ma esigenti della Siria, non avrebbero accettato una falsa accusa di Damasco, mettendone a rischio le azioni diplomatiche in sede internazionale. In pericolo di fronte l’impero, queste potenze sanno che la prova inconfutabile proverrebbe da un’eventuale smentita. Sarebbe interessante approfondire e rendere pubblica questa denuncia contro MSF, strumento come tante altre ONG internazionali, della finanza e dei servizi segreti dei Paesi anglosassoni e della NATO (34). Nonostante il loro lucro e il loro cinismo, la minaccia che rappresentano per la pace e la sicurezza degli Stati, tali organizzazioni continuano ad ingannare tanti ingenui ed ad attirare sempre una grande quota di donazioni pubbliche e private, in Francia e altrove.
In una recente conversazione, un ex-funzionario della “sezione di Parigi”di MSF m’illustrò il quadro interno squallido. Come non dimettersi quando si vede una giovane volontaria di 23 anni piena di vita e di energia in Sudan, tornare come uno zombie dopo essere stata violentata nella totale impunità? Non solo non vi fu alcuna reazione ufficiale di MSF, ansiosa di restare sul campo e di non chiudere le sue antenne, ma perfino uno dei dirigenti di Parigi rispose al suo ritorno: “Ma sta zitta un po’! Non sei morta!!” E mi raccontò anche di aver sentito, questa volta per caso e prima di una riunione cruciale, lo strano discorso di un capo a un collega più giovane: “Se parli, ti ammazzo…“! Avete detto “umanitari”?!…

ONG, detonatori di future guerre

Lo specialista del nuovo tipo di guerra chiamata “ibrida”, Korybko spiega che per le potenti lobby ed altre, le ONG servono da “detonatori”, “Le ONG legate agli interessi stranieri giocano nel mondo un ruolo insostituibile nel fomentare le guerre ibride. La legge della guerra ibrida dice che tali conflitti sono scontri di identità creati da zero per disturbare, controllare o influenzare i piani infrastrutturali transnazionali comuni multipolari che transitano in Stati chiave, per mezzo della manipolazione del regime, della strategia del cambio di regime o del riavvio del regime (R-TCR). Queste tre tattiche potrebbero anche essere descritte come concessioni politiche, transizione di leadership, “pacifiche” o violente, o cambiamento fondamentale nello Stato deviandolo su pressione verso una federazione di identità facilmente manipolabile”. (35) Spiega: “Quando una rivoluzione colorata avanza verso la transizione alla guerra ibrida, evolvendo nella guerra non convenzionale, gran parte del vecchio dispositivo strutturale che tira le corde resta in piedi, ma sotto un altro nome. La maggior parte delle reti di ONG e del loro personale diventano ribelli armati o vi danno supporto informativo, organizzativo, logistico e/o materiale. Anche se le tattiche R-TCR sono cambiate, il principio rimane lo stesso, ma con un significativo afflusso o meno di aiuti esteri segreti (insorti, armi) per raggiungere tali obiettivi. Tutte le ONG e i loro lavoratori non sono legati a interessi stranieri e non partecipano ad attività sediziose apertamente, ma è probabile che molte lo siano in un modo o nell’altro, dato che dopo tutto l’unica differenza tra i rivoluzionari colorati e le controparti nelle guerre non convenzionali sono i mezzi disponibili per raggiungere l’obiettivo comune, con una mano che lava l’altra nello svolgimento delle attività aggiuntive a tale scopo“. Andrew Korybko nota: “Dobbiamo ricordare che le guerre ibride si basano sull’istigazione estera e la manipolazione per creare un conflitto identitario nello Stato di transito di un grande progetto infrastrutturale congiunto transnazionale multipolare. È molto più facile concepire la funzione delle ONG in relazione alle forze estere ostili che hanno interesse nel mettere tale sequenza di “caos controllato” in movimento. Questi gruppi sono responsabili del sentimento di separazione identitaria nella popolazione, sentimento manipolato dall’ingegneria sociale che gli organizzatori ritengono che alla fine trasformi i cittadini patriottici in attivisti antigovernativi“.

L’urgenza di scoprire (e combattere) le ONG in quanto struttura, ideologia e propaganda

Sempre secondo il ricercatore, assieme ad altri noti investigatori come J. Teil B. Turbeville, Krysmanski, Domhoff e T. Anderson, v’è l’urgenza di comprendere ruolo e funzionamento delle ONG nel provocare queste devastanti guerre ibride, destinate a svilupparsi in un contesto di disoccupazione e riduzione delle risorse finanziarie e materiali. Molti osservatori comprendono tale pericoloso sviluppo, visto ciò che accade non solo in Medio Oriente, ma anche nei Balcani (con la sovversione della Moldova in particolare) e in tutti gli Stati che si allontanano o rifiutano la volontà egemonica di Stati Uniti e loro alleati: “La guerra ibrida è l’ultima forma di aggressione delle forze unipolari contro l’ordine mondiale multipolare emergente, e la via indiretta con cui viene praticata, protegge il responsabile dall’impatto immediato aumentando l’attrattiva di tale sistema. Poiché l’uso della guerra ibrida come strumento di politica estera non mostra alcun segno di cedimento reale nel prossimo futuro, per via della novità e della natura redditizia dell’applicazione, v’è l’urgenza di capirne tutte le sfaccettature per meglio combatterla, e quindi la rilevanza di esporre il ruolo centrale svolto dalle ONG in tale processo”. (36)

Alla luce del pretesto ‘umanitaria’ nella destabilizzazione degli Stati nazionali contrari al dominio unilaterale dell’impero (37), v’è l’urgente bisogno che tutti gli Stati si garantiscano sovranità e coesione nazionale controllando rigorosamente tali organizzazioni straniere ed anche ne combattano con nettezza struttura, ideologia e propaganda: “Le reti di ONG e il personale locale coinvolti in questo programma supportato dall’estero aspirano a spezzare, controllare o influenzare i progetti infrastrutturali di cui sopra con vari gradi di pressione R-TCR contro le autorità. Possono trasformarsi in ribelli o altre forme di minacce asimmetriche quando la loro tattica della rivoluzione colorata non riesce ad avviarsi divenendo gradualmente una forma di guerra non convenzionale migliorata. Dato che le ONG legate agli interessi stranieri sono l’avanguardia nell’ultima iterazione della guerra ibrida nel mondo, è nell’interesse di ogni governo responsabile imporre controlli e restrizioni su questi gruppi al fine di neutralizzarne le capacità offensive e garantirsi la sicurezza nazionale”. (38) A seguito della Brexit, dei primi mesi di presidenza Trump, della liberazione di Palmyra e tante altre importanti sorprese (impensabili) per le classi dirigenti occidentali, le notizie internazionali mostrano sempre più una situazione senza precedenti e del tutto eccezionale.

Lacerato da un vento potente e nuovo, tramite gruppi di attivisti efficaci ed integrati da patrioti anti-corruzione (civili e militari), intelligence, informatori e hacker, sotto la crescente pressione dell’opinione pubblica, le maschere cadono una dopo l’altra. Per chi vuole conoscere e proteggere le proprie radici (in un Paese, regione, città, quartiere), come gli altri mezzi e strumenti di dominio e potere, le ONG mostrano sempre più il loro vero volto. In Ungheria, ad esempio, il vicepresidente di Fidesz Szilárd Németh aveva dichiarato che “l’Ungheria dovrebbe liberarsi dell’impero di ONG di Soros.

Il contesto internazionale ora lo consente“. A fine dicembre, il primo ministro ungherese ancora una volta denunciava influenza di Soros mentre proclamava il 2017 “l’anno della ribellione dei cristiani e degli europei nazionali della nostra specie contro le forze liberali e globaliste“. In Algeria, il recente scioglimento del Rotary Club di Relizane suscitava grande scalpore nel contesto della mobilitazione generale dei servizi di sicurezza contro le attività di sovversione e spionaggio, con l’aggiunta del caos libico e sahariano, con la Tunisia diventata parco giochi di servizi segreti stranieri particolarmente aggressivi. Di fronte alla pirateria elettronica verso gli ultimi aerei da combattimento Sukhoj consegnati dalla Russia (e il controllo dei loro voli), ai droni non identificati provenienti dal confinante, alle incursioni continue di gruppi armati nel Sud, agli arresti di spie confuse nel flusso di rifugiati africani, ai persistenti disordini nelle comunità nel Mazab e in Cabilia, i servizi di sicurezza e controspionaggio sono in allerta. L’inseguimento eccezionale continua. Inoltre, con un tipico ripiegamento all’interno da “fine del mondo” o “reset” pericoloso, tali ONG sono ora utilizzate nel cuore dell’impero, con sincronia implacabile con, tra gli altri, la militarizzazione delle forze di polizia (39), l’applicazione di tattiche di guerra, acquisite nelle ultime guerre neocoloniali con il pretesto della “guerra al terrore”, per mantenere l’ordine, la sorveglianza totale dei propri cittadini, riducendo le libertà individuali con l’impoverimento volontario e generale. Come un mostro ferito, o impazzito, che divora i propri figli, l’inizio di una “Primavera americana” (40), violenta e organizzata, si avvia con strumenti, tattiche e finanziamenti identici a quelli usati nel resto del mondo. Questa primavera potrebbe portare a una guerra civile dalle conseguenze inimmaginabili, non solo nazionali, se mai Donald Trump venisse deposto o assassinato.

In Francia, le ONG sono contro i confini e per le guerre

Al contrario di Nanterre, di cui stavamo parlando, dall’altra parte di Parigi, la socialista Créteil celebrava al buffet di saluto del sindaco L. Cathala, “l’ardente difensore dei diritti degli stranieri” Lenka Middlebos. In un post maliziosamente intitolato “I nostri prima dei nostri“, il presidente locale del Fronte Nazionale G. Marzo indicava che quella serata ai pasticcini del maggiore rosticciere, “Serge, 47 anni, trema” con meno 2 gradi. Chiama ogni notte il 115 per un alloggio di emergenza, alloggio ahimè saturo negli ultimi mesi a causa degli ulteriori migranti che si aggiungono ai “Senza dimora fissi”. Avendo studiato nella scuola di cinema in Ungheria, Paese ed anche arte favorita dal potente apostolo del globalismo G. Soros, Lenka si trasferì in Francia nel 1977, dove lavorò presso la sede di “Francia Terra d’Asilo”, altra ONG dove si prese cura dei “boat people“. Come notato nel giornale locale Vivere insieme, tutto un programma nella bocca del PS!, Lenka “invita la Francia ad aprire nuovi centri e a sostenere l’integrazione dei richiedenti asilo”. (42) Con la lenta implosione del sistema siamese “UMPS” (43) assistiamo allo stesso scenario d’impeachment più o meno legale (anche brutale?) che verrebbe applicato contro l’unica candidata presidenziale data vincente: Marine Le Pen. La maggioranza della popolazione francese, anche di origine straniera, è assai scontenta verso tale politica di rottura generalizzata del loro modello, attribuito giustamente a questa casta politica, Partito Socialista, Repubblicani ed alleati occasionali, sempre più attratto dalla strategia globalista di questa élite corrotta, basata sull’indebolimento dello Stato (e dei suoi servizi) e sul disarmo di tutte le componenti della società. Lavoro, identità, tradizioni, famiglia, mascolinità e altri fondamenti antropologici e sociali sono specificamente e distintamente attaccati, con cui il disarmo accelera ed anzi propone, supremo insulto alla nostra intelligenza collettiva, questo spaventapasseri dell’alta finanza che ci mostrano come nostro Messia: Emmanuel Macron…

Privare, in un modo o nell’altro (44), la maggioranza dei francesi del diritto di scelta potrebbe anche portare, come probabilmente negli Stati Uniti, all’esplosione popolare fuori controllo. Le ultime confidenze di un sergente arrabbiato per l’assenza di ascolto degli ufficiali di Stato Maggiore, “che si sentono a loro agio con la blusa“; alti ufficiali in breve “che, nella base vivono in ciò che noi e la truppa chiamiamo il sedicesimo”, la dice lunga su ciò che può accadere. “Grandi lavori sono previsti nelle nostre caserme, richiesti con urgenza…“, mi aveva detto. E alla mia osservazione che alcuni informatori degli Interni prevedono che i 20000 uomini delle forze dell’ordine sarebbero insufficienti in caso di grave rivolta, finendo rapidamente in prima linea con le loro famiglie, mi rispose con un sorriso stanco: “Sì, abbiamo avuto alcune decine di anni tranquilli in Francia; e ora corriamo verso un periodo per nulla tranquillo; e non parlo di terrorismo…”

Nella folle corsa verso l’abisso, gli strumenti della “transizione democratica” imposti dall’impero (a cui la Francia è asservita), le ONG della “solidarietà internazionale” continuano il loro lavoro all’interno, con milioni di “migranti” creati dalla destabilizzazione a cui partecipano attivamente. Per oltre un anno, questi grandi flussi organizzati dalle ONG col loro traffico via mare fino all’Europa (45) si sono organizzati e nelle ultime settimane il Patrono di Frontex, l’agenzia della sicurezza che monitora le frontiere della Comunità europea, accusava pubblicamente alcune ONG. (46) Appartenenti o meno ai 5000 sostenitori e attivisti dello SIIL, secondo l’Interpol, questi rifugiati di Francisco de Goya, il Saturno che divora i figli delle nuove guerre coloniali, ibride o dirette, militari o socio-economiche, potrebbero servire ad innescare incendi futuri, e questa volta “a casa”.

Fonte: Mondialization

Traduzione: Alessandro Lattanzio per Aurorasito

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  1. Giorgio 6 mesi fa

    La storia ha uno svolgimento schizofrenico, prima fa scoppiare guerre per mettere in risalto i nazionalismi ed un attimo dopo gli annacqua con il meticciato.

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  2. Mardunolbo 6 mesi fa

    Le ONG sono state estromesse dalla Russia cristiana ! Pure l’Ungheria ha estromesso le ONG.
    Medici Senza Frontiere è l’emanazione puzzolente dell’idea globalista di aiutare tutti, (ovvero “tutti”quelli che scatenano la globalizzazione).
    Ed i medici inseriti sono , forse, l’emanazione compulsiva di fare qualcosa per sentirsi qualcuno.
    Quindi fare, fare e fare senza badare a chi si fa…
    Anche i medici che assistono i torturati hanno la medesima compulsione: fare, fare e comunque fare senza distinguere il torturatore ed il torturato poichè si vuole “stare al di sopra delle discriminazioni”.
    Questo è proprio il mondo senza Dio e senza regola morale che permette di DISCRIMINARE quando agire e su chi agire per fare il Bene !
    A parer mio, l’eliminazione totale di queste ONG sarebbe un bene per l’umanità intera.
    Ricordo che la Amnesty International ,nata per difendere i perseguitati (a parole, all’inizio…) è finita nel “difendere” il “diritto” ad abortire senza quindi difendere il diritto alla vita di un concepito !
    Ma che bella difesa !!!

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    1. Mardunolbo 6 mesi fa

      Tanto per chiarire, senza Dio e senza regola morale, la qual regola e la qual fede, permetterebbe di discriminare l’aiuto che si da.
      Ovvero Fede o , quantomeno regola morale , che permetterebbero di effettuare quel “discrimine” che permette di capire qual è il bene che si può fare a qualcuno.
      Chi non conosce nè fede nè regola morale non ha lo strumento di discernimento per capire quando fare il Bene.
      Infatti c’è chi ammazza “per fare il bene” all’amato…

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