"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

O.N.G. organizzazioni “non governabili”?

di   Cinzia Palmacci

Secondo i servizi d’intelligence militari di Vienna: organizzazioni non governative Usa cosiddette “umanitarie” finanzierebbero il traffico di immigrati illegali verso l’Europa dietro cui c’è il discusso “filantropo” George Soros

Dato che si fa un gran parlare di ONG e malaffare sulle immigrazioni, è interessante portare a conoscenza ciò che il periodico austriaco InfoDirekt ha rivelato, senza che né giornali e TG avessero dato risalto alla cosa, sebbene importante. Il periodico austriaco sarebbe venuto a conoscenza di un rapporto interno dello Österreichischen Abwehramts (i servizi d’intelligence militari di Vienna) secondo cui, in base alle informazioni di un anonimo insider, organizzazioni non governative statunitensi finanzierebbero il traffico di immigrati illegali verso l’Europa, con specifico riferimento alla via del Mediterraneo centrale, quella che porta dalle coste libiche all’Italia meridionale.

Secondo InfoDirekt, i servizi austriaci valutano il costo per ogni persona che arriva in Europa molto più dei 3 mila dollari o euro di cui parlano i media: “I responsabili della tratta chiedono cifre esorbitanti per portare i profughi in Europa”, sarebbe scritto nel rapporto. Si va dai 7 ai 14 mila euro, secondo le aree di partenza e le diverse organizzazioni di trafficanti, mentre gli aspiranti immigrati sono per lo più troppo poveri per poter pagare simili cifre. La polizia austriaca che tratta i richiedenti asilo conosce questi dati da tempo ma nessuno è disposto a parlare e fare dichiarazioni su questo tema, nemmeno sotto anonimato. Da parte dei servizi, tuttavia, “si è intuito che organizzazioni provenienti dagli Stati Uniti hanno creato un modello di co-finanziamento e contribuiscono a gran parte dei costi dei trafficanti”.

Sarebbero “le stesse organizzazioni che, con il loro lavoro incendiario, hanno gettato nel caos l’Ucraina un anno fa”, con una chiara allusione alle “organizzazioni non governative” americane, cosiddette “umanitarie” e per i “diritti civili”, creazioni ed emanazioni del Dipartimento di Stato o direttamente dello speculatore e presunto filantropo George Soros come Human Rights Watch. L’articolo di InfoDirekt termina con un appello “a giornalisti, funzionari di polizia e di intelligence” perché “partecipino attivamente nella ricerca di dati a sostegno delle accuse qui espresse. L’attuale situazione è estremamente pericolosa e il lavoro informativo può prevenire l’intensificarsi della crisi”.

Perché i neocon e le élite americane sarebbero tanto interessate al caos immigratorio in terra europea? In un successivo articolo, lo stesso giornale austriaco rivelava che “anche in Austria c’è il Business dei profughi”, a tutto vantaggio di società riconducibili alla Barclays Bank, potentissima multinazionale finanziaria targata Rothschild. Aggiungendo che i Rothschild non disdegnano alcun affare, tra cui quello degli immigrati da “accogliere” e curare con denaro pubblico. Un business che, se nel 2014 poteva contare ancora su cifre tutto sommato marginali (si fa per dire: quasi 300mila presunti profughi in Europa), il più potente clan finanziario del mondo prevede soggetto a una crescita esponenziale: proprio il tipo di esplosivo aumento che, con molto disagio e un po’ di ingenua incredulità, ci siamo accorti aver intrapreso da un paio d’anni a questa parte.

Il business diretto, quindi, come prima ragione dell’accanimento dei neocon e delle élite americane a favore dell’immigrazione clandestina nel vecchio continente. Un’ulteriore ragione può individuarsi poi nell’analisi del controverso ma talora ben informato intellettuale francese Thierry Meyssan, presidente-fondatore della Rete Voltaire e della conferenza Axis for Peace. Secondo Meyssan, le migrazioni di massa verso la Ue non è la conseguenza accidentale dei conflitti nel Medio Oriente allargato e in Africa, ma un obiettivo strategico degli Stati Uniti. Meyssan chiamava la strategia Usa “la teoria del Caos”, attribuendola a Leo Strauss (1899-1973), il filosofo padre e guru dei neocon annidati nel potere istituzionale Usa: “Il principio di questa dottrina strategica può essere così riassunto: il modo più semplice per saccheggiare le risorse naturali di un Paese sul lungo periodo non è occuparlo, ma distruggere lo Stato. Senza Stato, niente esercito. Senza esercito nemico, nessun rischio di sconfitta.

Da quel momento, l’obiettivo strategico delle forze armate USA e dell’alleanza che esse guidano, la NATO, consiste esclusivamente nel distruggere Stati. Ciò che accade alle popolazioni coinvolte non è un problema di Washington”. E ancora: “Le migrazioni nel Mediterraneo, che per il momento sono soltanto un problema umanitario, continueranno a crescere fino a divenire un grave problema economico. Le recenti decisioni della Ue (…) non serviranno a bloccare le migrazioni, ma a giustificare nuove operazioni militari per mantenere il caos in Libia (e non per risolverlo)”.

Dissanguati dai costi dell’assistenza alle masse di clandestini, eventualmente impantanati fino al collo nelle paludi del caos della Libia, della Siria, non rimarrà altro che implorare l’aiuto di Washington e rinunciare per sempre, se non l’abbiamo già fatto, alla sovranità.

Soros con Gentiloni

Elenco delle ONG italiane nelle mani di Soros

Ecco l’elenco delle ONG italiane finanziate da George Soros per manipolare le elezioni in tutti gli Stati dell’UE:

·Centro Studi ed Iniziative Europeo (CESIE)

·Cooperazione per lo Sviluppo dei Paesi Emergenti (COSPE)

·Arcigay – Associazione 21 luglio

·Associazione Upre Roma – Fondazione Romani Italia

Il miliardario statunitense e le sue ONG esercitano un potere immenso, e i documenti diffusi da DCLeaks mostrano come Soros fa cadere governi e istiga guerre civili, così da poter realizzare enormi profitti finanziari. Si tratta dell’immensa raccolta di minute, libri bianchi, schede su stanziamenti e piani mediatici che dettagliano come Soros e le sue ONG telecomandano governi e istituzioni finanziarie. È possibile trovare i documenti completi sul sito DCLeaks, che descrivono come Soros e la sua rete di ONG “sfruttano a sangue milioni e milioni di persone solo per arricchirsi ancora di più“. Guida oltre 50 programmi e fondazioni, sia globali che regionali. Soros viene definito architetto e sponsor di quasi ogni rivoluzione e colpo di Stato nel mondo degli ultimi 25 anni.

Grazie a lui e ai suoi burattini, gli USA sono ritenuti un vampiro, non un faro di libertà e democrazia. Soros è un oligarca che sponsorizza il Partito Democratico, Hillary Clinton e centinaia di politici nel mondo. Tali documenti fanno luce su una delle reti più influenti ed attive nel mondo. I documenti provengono da diversi dipartimenti delle organizzazioni di Soros. L’Open Society Foundations di Soros sembra essere il gruppo col maggior numero di documenti resi pubblici, che provengono da sezioni presenti in quasi tutte le regioni geografiche del mondo, dagli Stati Uniti ad Europa, Eurasia, Asia, Latina, America, Africa, dalla Banca Mondiale all’ ”Ufficio del Presidente”, così come da entità sconosciute come il SOUK. Come nota il Daily Caller, vi sono documenti risalenti almeno al 2008-2016. I documenti provengono da studi di ricerca come “Crisi europea: sviluppi chiave delle ultime 48 ore” che studia l’impatto della crisi dei profughi, o da documenti dal titolo “Il dibattito sull’Ucraina in Germania”, agli aggiornamenti sui finanziamenti di specifiche borse di studio.

A questo punto viene da chiedersi: se Soros finanzia il Partito Democratico americano, ed ha finanziato le trascorse campagne elettorali di Hillary Clinton, è lecito pensare che finanzi anche altri partiti politici in Italia come nel resto d’Europa? Nel 2015, in occasione del suo incontro con Renzi a New York, Soros dichiarò: «Se il premier porta a termine le riforme l’Italia crescerà più del resto d’Europa» (se l’Italia venderà l’anima al diavolo crescerà?).
Durante il suo governo, Renzi incontrò in Italia anche il figlio di Soros, Robert. La riunione organizzata da Renzi si tenne strettamente a porte chiuse.

Renzi stava forse svendendo i più preziosi gioielli dell’Italia? E’ una domanda più che lecita, data la sospetta partecipazione, oltre a Soros Junior, anche di top managers del gruppo bancario inglese HSBC, di Lulu Group, della banca norvegese DNB, del gruppo russo di TLC Vimpelcom, di HCL Technologies, del gruppo indiano RMZ Corporation, dalla Mitsui, del gruppo turco Dogan e di altri rappresentanti di gruppi di 14 Paesi esteri. Forse c’è più di qualche ragionevole dubbio per pensare male e, anche se si fa peccato, spesso ci si azzecca.

Fonte: Il nodo gordiano

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  1. Maurizio 4 mesi fa

    Un articolo veramente importante… da meditare !
    Soros a Roma… il figlio di Soros… (se ancora possibile : FERMIAMOLI!)

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    1. mimmo 4 mesi fa

      mi sto concentrando…”desidero che gli venga un infarto mortale.” 🙂
      Non so se la sua morte servirebbe a qualcosa, ma sarebbe grandioso se scoprissi che funziona.

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  2. Ermete 4 mesi fa

    Durante il suo governo, Renzi incontrò in Italia anche il figlio di Soros, Robert. La riunione organizzata da Renzi si tenne strettamente a porte chiuse………………

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  3. Silvia 4 mesi fa

    Per me il motivo economico, il business e’ assolutamente secondario. Il vero scopo dell’elite statunitense e’ proprio distruggere gli Stati, compresi quelli europei.

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    1. PieroValleregia 4 mesi fa

      … il motivo economico è sempre primario, sia in pace che in guerra e questa, come affermi tu Silvia, è una guerra con tro tutti gli stati sovrani e pieni di cultura; come l’Europa e gli stati arabi che vengono sistematicamente attaccati.
      saluti e buon fine settimana
      Piero e famiglia

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    2. Tania 4 mesi fa

      CONCORDO TOTALMENTE.

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      1. Tania 4 mesi fa

        Era per Silvia, ma vale poi anche per Piero V.

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    3. Citodacal 4 mesi fa

      Traggo dalla postfazione a “Sull’orlo del baratro”, di Alain de Benoist: “Tutte le società tradizionali hanno considerato inferiori o subordinati i valori economici e mercantili (caratteristici della “terza funzione” nel senso dumeziliano del termine), e soprattutto per questa ragione l’economia non doveva divenire autonoma rispetto alla sfera sociale, alla società globale. L’economia era “incastrata” (“embedded”, diceva Karl Polanyi) nel sociale ed evidentemente non si riduceva il sociale solo all’economia. In quanto portatrice di valori propri, alla borghesia spetta il “merito” di avere trasformato – mentre si imponeva e proprio per potersi imporre – la sfera economica prima in sfera autonoma e poi in sfera dominatrice. Tutta la storia europea può, da questo punto di vista, essere letta come storia dell’ascesa della borghesia, con il favore della quale si sono imposti i temi di cui era portatrice: individualismo (contro il senso del legame sociale), culto dell’efficienza e dell’utilità (contro l’erica dell’onore), assiomatica dell’interesse (contro la gratuità del dono)”.

      In merito alla terza funzione occorre ricordare come nella considerazione del Giappone feudale, alla classe guerriera/amministrativa dei samurai seguisse quella dei contadini e degli artigiani e poi quella dei commercianti (1): questa successione mostra come alla primaria funzione giuridico-militare (che era permeata dall’aspetto metafisico soprattutto del buddismo zen e dello shintoismo) facesse seguito quella produttiva e in ultimo quella economica (in via sostanzialmente analoga all’induismo, ove la classe dei “vaiśya” include artigiani e commercianti): il “bushi” aveva il compito di regolamentare e difendere le due funzioni a sé successive ed era per lui motivo di vergogna toccare il denaro, d’offesa se veniva lui regalato (generalmente, i samurai erano retribuiti attraverso l’unità di misura del “koku” – un koku è pari alla quantità di riso, definita storicamente, sufficiente a nutrire una persona per un anno, circa 150 kg). È interessante ricordare come lo stesso termine “samurai” o “saburai” significasse letteralmente “servitore”, e non guerriero (per indicare il quale s’impiega il termine “bushi”: ciò evidenzia come l’uomo d’arme lo fosse anzitutto nei confronti del codice d’onore interiore, e si considerasse un servitore nei confronti dell’esterno).
      È poi del tutto evidente come il modernismo abbia reso primaria la funzione economica la quale, non possedendo né l’etica intrinseca del guerriero, né la capacità artigianale del produttore diretto – anch’essa fonte di sacralità, come ricorda la realtà delle corporazioni medievali occidentali –, non può che sfruttare la capacità dell’artigiano ed imbrigliare l’etica del guerriero attraverso l’esasperazione dell’unica cosa di cui essa, mera funzione economica, è capace, e come valore a se stesso: il denaro, reso sempre più impalpabile e “virtuale”.
      Ciò implica che, per il denaro in sé, si debba sempre combattere, e pertanto che il denaro sia fonte e cagione di guerre costanti, diversamente da altre scale e concezioni di valori ben più radicati nella costituzione interiore originaria dell’essere umano; nell’etica del guerriero, ad esempio, il combattimento che non sia di servizio a un valore interiore e sociale elevatissimo equivale a mera rissosità e grossolanità di carattere, e dunque viene condannato e disprezzato senza mezze misure.
      E non è un caso che l’etica del guerriero, in quanto servitore, sia totalmente pervasa dal senso del sacrificio inteso nel suo più profondo etimo metafisico-esistenziale: ovvero quello del “sacrum facere”.

      (1) Ancora oggi la Piazza del Municipio nel borgo medievale di Castell’Arquato, piccolo comune del piacentino, mostra architettonicamente la stessa tripartizione, sebbene in una forma diversamente distribuita: sulla medesima infatti si affacciano la Rocca, la Chiesa Collegiata e il Palazzo del Podestà.

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  4. Tania 4 mesi fa

    Gli ebrei non ebrei nemici di Israele
    2 febbraio 2017 Niram Ferretti 1 Commento ebrei, israele, Marx
    Il radicalismo antiebraico che viene dagli ebrei è una di quelle patologie con cui è necessario fare i conti, e per le quali, purtroppo, non esiste alcuna cura. Chi, come Karl Marx ritrae nella “Questione ebraica” del 1844, l’ebraismo sotto il sembiante della religione del denaro la cui dissoluzione potrà servire solo la buona causa della società disalienata, è un celebre esempio di quell’odio per la storia e la tradizione che anima nel profondo i fautori progressisti del Nuovo Mondo.
    Nipote di due rabbini ortodossi, Marx getta alle ortiche insieme all’”oppio” religioso i panni obsoleti della sua stessa genealogia. Il passato, con tutto il proprio ingombrante peso di cultura e appartenenza a una comunità, a un popolo e a una religione, è orrendo. Splendido è solo il futuro, il domani in cui l’uomo sarà solo e pienamente Uomo e niente più di quello. E’ la linea di pensiero che ritroveremo nel lavoro di un altro pensatore ebreo marxista, Isaac Deutscher, il quale, in un suo saggio del 1954 dal titolo emblematico, “L’ebreo non ebreo”, spiegherà la necessità di liberarsi di questo ingombrante carapace.
    “La religione? Sono un ateo. Il nazionalismo ebraico? Sono un internazionalista. In nessuno di questi due sensi sono un ebreo. Sono tuttavia un ebreo per la forza della mia incondizionata solidarietà nei confronti dei perseguitati e degli sterminati”.
    Il nuovo dogma chiede adesione piena all’incondizionato. Se Dio non c’è, può esserci solo l’umanità, soprattutto quella oppressa, questo surrogato mistico a cui votarsi con ardore liberatorio.
    Il Mondo Nuovo è quello in cui ogni identità specifica sarà dissolta nell’unità solidale, disalienata. Come non pensare a Lev Bronstein, più noto come Leon Trotzky, l’araldo della rivoluzione permanente? Fu a lui, quando era a capo dell’Armata Rossa, che il rabbino capo di Mosca, Jacob Mazeh, chiese di proteggere gli ebrei dai pogrom. La risposta di Trotzky fu esemplare, “Perché lo dici a me? Non sono ebreo”.
    Non si è ebrei quando alla nascita dai genitori si è anteposta la nuova natalità rivoluzionaria che cancella ogni anagrafe e biografia e riplasma in nome dell’Idea.
    L’estremismo di Noam Chomsky, il più ossessivo demonizzatore ebreo del paese che non ha mai abbandonato, gli Stati Uniti, e uno dei maggiori oppositori di Israele, è nutrito dalle stesse allucinate proiezioni  che abbagliavano Marx, Trotzky e Deutscher. Anche per lui, la società perfetta, la Città del Sole è senza barriere e muri, ma soprattutto è senza America e Israele. Là, in quegli approdi, la felicità sarà perfetta. Essere ebrei è solo un refuso della storia, il prodotto guasto di un mondo vecchio che si ostina a resistere all’incalzare del progresso.
    La società giusta e pienamente umana è anche quella di un altro ebreo non ebreo, George Soros, il tentacolare finanziere paladino della “società aperta” definizione desunta da Karl Popper e riadattata all’agenda mondialista, di questo filantropo autoproclamato.
    “Mia madre era piuttosto antisemita e si vergognava di essere ebrea”, disse Soros in una intervista al New Yorker. Sicuramente lui di vergogna non ne ha alcuna nel reputarsi un grande riformatore economico “come Keynes, o anche meglio, uno scienziato, come Einstein”. La sua scienza, non ebraica e risolutamente antisionista, l’ha messa al servizio del futuro e, inevitabilmente, del progresso.  Pur non essendo marxista, Soros non ama gli stati nazione, le tradizioni consolidate, la ricchezza depositata del passato che conferisce ai popoli la loro cultura e identità specifica. Tutto questo deve essere rimosso e sostituito da un nuovo scenario sovranazionale dentro il quale prospererà una umanità prodotta da uno straordinario esperimento di ingegneria politico sociale.
    Per gli aedi del futuro, siano essi Marx, Deutscher, Chomsky o Soros, le forme consolidate e tramandate sono solo impacci, relitti da togliere di mezzo in nome di idee, astrazioni, allucinazioni.
    Israele, lo stato degli ebrei, è un insopportabile anacronismo per gli ebrei non ebrei (così come per Marx lo era il sionismo) che, al posto di uomini e nazioni, vedono solo l’Uomo affrancato secondo i loro protocolli.
    L’utopico radicalismo demonizzante che li anima, (chi si oppone alla benefica agenda che propongono può emergere solo dalla tenebra profonda), è la conseguenza di avere reciso le proprie radici, con la comunità, con l’identità, con il passato e avere messo al loro posto creature artificiali generate dalla mente.

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    1. Tania 4 mesi fa

      Questo articolo logicamente l’ho trovato in rete, interessante perchè sembra voler dimostrare come Soros non sia “utile”, “funzionale”, ad Israele…
      Invece Soros è utilissimo ad Israele ed agli USA! E’ a noi che reca danno, cioè un ebreo rimane un ebreo, c’è poco da fare!
      Ebreo è sinonimo di MALE, no? C’è una cosa buona per il mondo fatta dagli ebrei, una cosa che noi si possa dire bella, l’hanno fatta per noi gli ebrei? NO, non c’è. Punto. Fine del discorso!
      Almeno gli arabi ci hanno dato il proverbio per fare un ricco ci vogliono almeno 9 poveri! Gli ebrei il loro massimo dato è : occhio per occhio dente per dente. Benissimo! I loro nemici hanno recepito questo loro esemplare motto, di che stanno a lagnarsi sti piagnoni cronici?

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      1. Tania 4 mesi fa

        Potremmo dire che Soros “non ama gli Stati nazione” fuorché USA e Israele….

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