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Non esiste un “terrorismo” palestinese

di  Daniel Vanhove

Quando parlano della Palestina, gli attivisti che la supportano devono liberarsi dal discorso ambientale che li porta all’autocensura e ad essere coerenti. Soprattutto quando si tratta della parola “terrorismo”.

Tutti oggi conoscono l’importanza delle parole. Ed è quindi appropriato utilizzarle con precisione: non esiste un “terrorismo” palestinese, e non ce n’è mai stato uno! Esiste  una popolazione che si difende da nemici esterni che vengono per attaccare, rubare la loro terra e, se possibile, eliminarli.

Quando un popolo viene invaso, occupato e colonizzato da forze esterne, sono queste forze esterne a fungere da “terroristi”.  Sono  coloro che subiscono questa aggressione ad utilizzare  i mezzi che sono alla loro portata per difendersi.

Quindi non c’è nessuno di loro, nessuna intenzione o comportamento “terroristico”.  Solo l’assoluta determinazione a non sottomettersi alla violenza dell’occupante ea difendere la propria terra, la propria famiglia, la propria vita, in una resistenza radicale che può assumere vari aspetti.

In ogni situazione di aggressione nei confronti di un popolo, viene riconosciuto il diritto del popolo di difendersi “con tutti i mezzi necessari” .Mi riferisco qui ai testi ufficiali di diritto internazionale:

La risoluzione 2621 XXV del 12.10.1970 delle Nazioni Unite afferma ” il diritto intrinseco dei popoli sottoposti a colonizzazione a combattere con tutti i mezzi necessari contro le potenze coloniali che reprimono il loro desiderio di libertà e indipendenza. ”

Questa legittimazione del diritto di resistenza è supportato dall’articolo 1 ° § 4 del primo protocollo di Ginevra 1977/08/06 ai sensi del quale, tra i conflitti armati internazionali si devono considerare  quelli “, in cui i popoli lottano contro la dominazione coloniale e occupazione straniera e contro i regimi razzisti nell’esercizio del diritto dei popoli all’autodeterminazione, … ”

Perché allora sarebbe diverso per i palestinesi ?!

C’è solo una propaganda mediatica viziosa e ben orchestrata che ha bollato e stigmatizzato i palestinesi come “terroristi”. Quando questi erano e sono ancora impegnati a resistere solo contro una macchina da guerra temibile e sofisticata, che si esprime falsificando anche i termini della sua comunicazione, come possiamo vedere da questo esempio.

Nelll’epoca della occupazione nazista, i tedeschi denominavano anche loro  come “terroristi” i combattenti della resistenza, in Polonia come in Francia ed altrove.  Avviene così  con tutti gli stati che affrontano la resistenza alle loro imprese belligeranti e coloniali. I francesi descrissero gli algerini allo stesso modo; gli americani hanno fatto lo stesso con i vietnamiti; E oggi l’Iran, che l’alleanza USA-Arabia Saudita-Israele vuole distruggere, è accusato negli stessi termini. Questo non è solo impreciso, ma totalmente infondato.

Palestinese di 8 mesi ucciso a Gaza

In realtà, e non dobbiamo avere paura delle parole: i palestinesi stavano affrontando un “terrorismo di stato” dal momento che il governo dello Stato di  Israele, proclamata nel 1948 – dal momento che, secondo i testi ufficiali da  sempre, lo stato di Israele avrebbe dovuto esistere soltanto nella misura di far coesistere  uno stato della Palestina al suo fianco – ha deciso di invadere tutto il territorio palestinese,  scacciando con la forza e la barbarie militare  le popolazioni inermi.

Questa nozione diventa  cruciale perché rovescia i paradigmi: non sono più le persone native che sono “terroristi”, qualunque sia il mezzo con cui difendono se stessi, ma coloro che li attaccano. Quindi, non sono gli algerini a essere “terroristi”, ma lo stato francese; e non sono i vietnamiti a essere “terroristi” ma gli Stati Uniti, e così via …

Oggi questo implica che decine di paesi: sono circa 86 paesi! – che partecipano in qualsiasi modo all’aggressione contro la Repubblica araba siriana, riconosciuta come tale dalle Nazioni Unite, sono stati “terroristi” … che fanno di ciascuno dei loro cittadini – cioè, noi – complici di questo “terrorismo” di stato, anche senza volerlo!

Ogni cittadino può comprendere la serietà di una parola mal utilizzata e le fasificazioni della propaganda di guerra delle potenze dominanti.  Così come da questa falsificazione le conseguenze che ne derivano.

Dobbiamo quindi avere il coraggio di affrontare i fatti: se, come cittadini, non agiamo o denunciamo le avventure belliche  esterne dei nostri Stati, diventiamo complici di paesi che praticano il “terrorismo”.

D’altra parte, i cittadini dei paesi che resistono in un modo o nell’altro, a un’aggressione esterna che è diretta contro di loro, sono resistenti. Nessuno può negare il loro diritto a resistere alla sopraffazione.

Se domani un potere esterno ci dovesse minacciare e aggredire, dovremo difenderci con tutti i mezzi disponibili, e questo non ci renderà  “ipso facto” dei “terroristi” ma dei resistenti.

Gaza sotto bombardamento israeliano

Non c’è ragione per cui la questione sia diversa per i palestinesi. Sono loro  a buon diritto i resistenti e  non i”terroristi”, come la propaganda sionista li descrive, così come terrorista è lo stato artificiale di Israele, potenza occupante,  che viene supportato dalle potenze atlantiste,  rientrando  queste ultime  attualmente nella categoria degli stati complici dei “terroristi”, nella misura in cui esse si prodigano a collaborare con un governo che sta conducendo una guerra coloniale e praticando l’apartheid denunciato dalle più alte autorità internazionali.

Anche i nostri Stati, complici di questa situazione,  trascinano ciascuno di noi sulla stessa  scia di complicità se non abbiamo il coraggio di denunciare.

Quando lo stato israeliano fittizio rivendica alla fine della giornata, “il diritto di difendersi dagli attacchi terroristici palestinesi”, questo è un abuso e falsificazione  di linguaggio. Israele si fa passare – come sempre – per l’assalito  mentre è invece lui l’aggressore. E non possiamo trasmettere questa comunicazione ingannevole a rischio di complicità con l’occupante. Una domanda di coerenza.

Bambini di Gaza fra le macerie

Ad oggi, il rapporto è schiacciante: i nostri paesi occidentali si stanno coalizzando in avventure belliche esterne, rendendoci così dei complici “terroristi” passivi. Noi non resistiamo a nessuno stato che ci attacca, ma d’altra parte, i nostri eserciti partecipano alla loro aggressione attraverso ambigue ed incerte coalizioni imposte a noi stessi- sotto pena di sanzioni (!) – dallo stato più “terroristico” esistente che  moltiplica le guerre e le aggressioni nel mondo: gli Stati Uniti d’America.

Impariamo quindi ad essere cauti nell’uso delle parole, a dare loro un resoconto del loro scopo ed evitiamo di  trasmettere  automaticamente le formule ingannevoli dell’élite politico mediatica dominante.

Denunciamoli!

Traduzione: Alejandro Sanchez

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  1. robyt 2 settimane fa

    Anche io sono d’accordo con il titolo dell’articolo, infatti non è terrorismo palestinese, ma vero terrorismo islamico.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_Fiumicino_del_1973
    https://it.wikipedia.org/wiki/Attentato_di_Fiumicino_del_1985

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    1. atlas 2 settimane fa

      non credo tu sia una persona di successo

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  2. atlas 2 settimane fa

    Due Sicilie indipendenti dai piemontesi.

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    1. atlas 2 settimane fa

      ‘ La risoluzione 2621 XXV del 12.10.1970 delle Nazioni Unite afferma ” il diritto intrinseco dei popoli sottoposti a colonizzazione a combattere con tutti i mezzi necessari contro le potenze coloniali che reprimono il loro desiderio di libertà e indipendenza. ” ‘

      Non credo minimamente all’onu, fondata da massoni (elementi usurocratici internazionali) come non credo a tutte le organizzazioni internazionali, ma riporto queste parole sacrosante dell’art.lo in risposta a chi ha messo il ‘non mi piace’. Affinché sappia che noi andremo avanti (anche a dispetto di a chi non piace)

      si può odiare anche per amore di giustizia

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