Non disturbare il “Liquidatore”

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di Luciano Lago
Non era difficile capire quali fossero i compiti assegnati al super banchiere Mario Draghi per la sua nomina a presidente del Consiglio incaricato.
Cessioni della sovranità e svendita degli asset italiani sono i due capitoli fondamentali di cui il Draghi dovrà occuparsi su mandato delle consorterie finanziarie di Bruxelles, Berlino e Francoforte, oltre alla attuazione delle riforme sociali, amministrative e politiche che sono considerate necessarie dalle stesse centrali che hanno pilotato la sua nomina con l’assenso del Presidente Mattarella ed il plauso di tutto l’arco politico parlamentare, con poche eccezioni.

Il tutto dietro una cortina di retorica di buone intenzioni e di banalità che tendono a confondere dalle vere finalità del governo Draghi.
Tra una affermazione e l’altra, Mario Draghi non ha risparmiato di pronunciare la sua consueta dichiarazione circa la “irreversibilità dell’euro”, un concetto che il super banchiere ama pronunciare come un mantra o dogma indiscutibile, l’euro viene considerato dai banchieri come Draghi al pari di una entità metafisica.
Peccato che questo contraddice le autorevoli opinioni espresse da vari economisti di fama mondiale, fra i quali Joseph Stiglitz, i quali hanno osservato che l’Italia, entrando nell’euro, è precipitata nel disastro assoluto, assimilandosi ad un paese del terzo mondo che deve indebitarsi in valuta straniera da dover poi ripagare.

Non è difficile la controprova che viene fornita dalle statistiche economiche della perdita di PIL e di potere d’acquisto dei cittadini italiani dal momento dell’entrata dell’euro. Ma se lo dice lui, che ne è così convinto, chi oserà mai contraddirlo.
Non è questo tuttavia il tema attuale ma, piuttosto, consideriamo fra i concetti espressi da Mario Draghi, nel suo discorso al Senato, che questi ha parlato chiaramente della necessità di consegnare le sovranità dello stato (sottinteso a grandi organismi transnazionali): “Gli Stati nazionali rimangono il riferimento dei nostri cittadini, ma nelle aree definite dalla loro debolezza cedono sovranità nazionale per acquistare sovranità condivisa”.
Personalmente questo concetto non poteva non richiamare alla mente l’affermazione fatta suo tempo dal multimiliardario David Rockefeller, esponente del grande capitale, quando questi dichiarò a suo tempo: “il mondo è ormai preparato per un Governo Mondiale, la sovranità sovranazionale di una elite intellettuale e dei banchieri mondiali è preferibile alla autodeterminazione nazionale praticata negli ultimi secoli”.

Proteste contro i detentori del grande capitale


Si sapeva ed è stato chiaramente delineato che, il grande capitale finanziario, nel nuovo schema di dominio mondiale, necessita di sbarazzarsi degli Stati nazionali, considerati un residuo ormai superfluo delle vecchie sovranità, e da questo deriva una istituzionalizzazione del potere transnazionale gestito da una elite autoreferenziale, a cui sono subordinati tutti gli interessi e gli attori che non sono proprietari su scala globale , che non sono organizzati in reti finanziarie globali e che non possiedono le quote azionarie delle imprese multinazionali in ogni parte del mondo.
Si deve capire che, quelle escluse dal gioco del potere mondialista, sono le piccole e medie imprese, come le classi subalterne che non controllano la tecnologia di punta, la stessa su cui si basa la riorganizzazione del lavoro e che non possiedono l’intelligenza strategica per controllare il nodo centrale del processo di accumulazione attuale, quello del sistema finanziario globale, quello a cui viene subordinato e partecipato qualsiasi altro ramo della produzione industriale, dato che la finanza globale si è appropriata della ricchezza prodotta socialmente.


Le reti finanziarie globali, dato il loro sviluppo mondiale, hanno la capacità di moltiplicare varie volte il valore delle produzioni attraverso la finanziarizzazione dei prestiti e l’incremento degli interessi e dei derivati. Da questo discende la necessità che non esistano frontiere per il collocamento dei capitali e che nulla possa ostacolare i movimenti speculativi della finanza transnazionale. Ecco quindi il concetto dell’ideologia globalista del superamento delle entità statali che devono rinunciare a quanto resta della loro sovranità, in quanto sono di ostacolo agli interessi del grande capitale finanziario rappresentato dai super banchieri, quelli della Rothshild Bank, della Goldman Sachs, della JP Morgan, del FMI, della Banca Mondiale, ecc.. di cui Mario Draghi è un componente fiduciario qualificato.
Peccato che questa impostazione di neoliberismo tecno finanziario si scontri totalmente con la normativa costituzionale che fu redatta sulla base di principi assolutamente incompatibili con la logica finanziaria, quali la sovranità indisponibile, il principio della difesa del risparmio, della attività economica diretta alla utilità sociale, della libertà di opinioni, della tutela del lavoro, della famiglia tradizionale, ecc…
Questo dovrebbe far capire che il capitale finanziario non ha patria e non ha confini, opera per massimizzare il profitto e per modellare il sistema economico e sociale sulla base della efficienza e della profittabilità economica.
Nel nuovo mondo che seguirà al grande riassetto post pandemia, non ci sarà posto per le attività economiche che non siano omologate al sistema tecno finanziario e scientista, quello che vuole una “green economy” (che favorisce i mega interessi delle grandi corporations), il telelavoro, l’intelligenza artificiale, la scomparsa del contante, il controllo sociale e la omologazione di massa delle persone.

I due grandi banchieri: Mario Draghi e Christine Lagarde


Il lavoro del “super Mario” è esattamente quello di preparare il terreno, ri-impostare il bilancio della spesa pubblica, apportando i dovuti tagli, rastrellare la ricchezza italiana per compensare il debito e liquidare i rami secchi, incluse le filiere economiche del made in Italy giudicate poco produttive e non in linea con le grandi catene internazionali.
Il lavoro del liquidatore sarà importante e qualificato, pertanto sarà necessario che nessuno osi disturbare il lavoro del liquidatore ed il governo prenderà gli opportuni provvedimenti restrittivi per impedire qualsiasi interferenza o disturbo. Ben vengano i confinamenti e le chiusure di vaste aree urbane, un modo efficace per sconsigliare i cittadini dall’uscire e manifestare eventuale scontento ed inquietudini. Gli italiani “stiano sereni”.

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