Non delude le attese, Luc Montagnier. Ma non porta buone notizie


Intanto a Firenze “in alcuni ristoranti si invitano i vaccinati a indossare braccialetti fosforescenti per distinguerli”

di Girolamo Dell’Olio

Chi aveva preconizzato un flop, o addirittura una bufala, non aveva visto lungo: l’annunciata presenza a Firenze di Luc Montagnier alle Cascine, ieri pomeriggio, all’ex Ippodromo delle Mulina, ha richiamato una quantità sorprendente di cittadini, provenienti anche da fuori Firenze, come si è appreso dagli organizzatori dell’evento, le militanti e i militanti di “Atto Primo”.
Mentre si svolgeva l’incontro del premio Nobel 89enne coi giornalisti, lunghe file di donne e uomini di tutte le età si sono formate per partecipare alla cena con l’ospite illustre.
A introdurre alle 18.30 la conferenza stampa la presidente di “Atto Primo”, l’avv.ssa Tiziana Vigni, che ha esordito passando in rassegna una serie di riferimenti normativi sul tema dei diritti e degli obblighi (interessante al riguardo un contributo pubblicato in questi giorni da www.ilsussidiario.net), e chiarendo un punto considerato qualificante: “Nessuno è contro la vaccinazione obbligatoria in assoluto, o le vaccinazioni, tanto meno il prof. Montagnier.

Fila delle persone in attesa di partecipare all’incontro

Ma siamo ovviamente dubbiosi e perplessi riguardo a questa vaccinazione, perché il vulnus rispetto al consenso informato sta proprio nella circostanza gravissima che i ‘comprovati elementi di natura tecnico-scientifica’ sono assolutamente sommari e provvisori. Non è possibile stabilire le complicanze potenzialmente derivabili dalla vaccinazione: ecco il tema odierno!”. E riporta, l’avv. Vigni, un’esperienza personale vissuta col figlio: vaccinato col Pfizer, ha accusato una serie di malesseri per almeno un mese, ma nonostante la Pec inviata al medico di fiducia, nessuno ha risposto.

L’avv. Tiziana Vigni

Una circostanza che lascia temere, sospetta, che non esista sostanzialmente una farmacovigilanza, né attiva né passiva, in grado di valutare gli effetti avversi che possono presentarsi dopo un trattamento vaccinale, e in particolare uno come questo, che ha subito “una sperimentazione sommaria e provvisoria”. Del resto, “la stessa autorizzazione di questi vaccini va rinnovata ogni 12 mesi. Dunque, perché obbligare e presentare i sanitari che rifiutano l’obbligo come irresponsabili traditori dell’interesse pubblico?”.

Se è vero che col green pass di fatto si obbliga alla vaccinazione, allora – sostiene la presidente di “Atto Primo” – stiamo violando i perimetri imposti dal rispetto della persona umana. A questo punto “possiamo scegliere due strade: l’abisso della barbarie in cui ci conduce la paura, o il rispetto della persona umana, il cui perimetro di legalità deve restare ben definito!”.

E, ancora, il tema della discriminazione: “Stanno succedendo cose davvero inquietanti, che aprono scenari terribili: per esempio, in alcuni ristoranti fiorentini si invitano le persone vaccinate a indossare braccialetti fosforescenti, per distinguere i vaccinati dai non vaccinati!”.
Segue l’intervento dell’avv. Daniele Granara, che lamenta la presenza pervasiva di un ‘pensiero unico’, di un mantra televisivo e mediatico “teso a raccontare la bontà di questa vaccinazione senza chiedersene le ragioni”. Se il metodo scientifico è sperimentazione, quanto è stato sperimentato questo vaccino?, è la domanda retorica. Quanto al trattamento sanitario obbligatorio, sì, è previsto, ammette. “Ma per la nostra costituzione è possibile solo a due condizioni: che sia garantita la sicurezza e che si garantita l’efficacia. Ma qui non è espressamente garantita né l’una né l’altra: e ciò lo prova il fatto che nel momento in cui il vaccino viene imposto ai sanitari, o viene indirettamente imposto al personale della scuola, viene anche imposto di firmare a loro una esenzione totale di responsabilità da qualsiasi possibile danno che possa derivare da questa somministrazione, e non è previsto neanche alcun tipo di risarcimento”.

E aggiunge: “A chi sostiene, con lo stemma della Repubblica dietro, che chi non fa il vaccino o è un suicida o è un assassino, diciamo che questo non gli compete! Vorremmo piuttosto sapere quanto è stato speso per comprare questi vaccini, che cosa ne è del nostro debito pubblico, che cosa ne è del ‘patto di stabilità’, e del 12% che è stato ormai varcato rispetto al 2. Di questo non si parla! Vorremmo sapere poi chi paga i debiti… a meno che non ci si dica che i debiti non vanno pagati, o che comunque li pagheremo con qualche dismissione nel nostro Paese, magari, in favore di investitori esteri”.

Per concludere: “Dopo 73 anni di Costituzione, siamo al punto più basso: la Repubblica è in pericolo”.

Luc Montagnier, invece, non sceglie di svolgere una propria relazione, ma di rispondere direttamente (in francese: magistrale la traduzione!) alle domande dei cronisti. Che in realtà scalpitano, sono tanti, molto motivati e curiosi: non tutti ce la faranno a intervenire. Passiamo dunque in rassegna i risultati più interessanti.

A chi gli chiede come sia possibile che un premio Nobel sia sotto attacco, replica si è determinato un contesto di “dittatura sanitaria”, che non si può più parlare di repubblica o democrazia. Un contesto tanto più insopportabile se si pensa, afferma, che “non siamo in presenza di veri vaccini, ma di montaggi complicati di biologia molecolare, che possono arrivare ad essere veleni. Una sintesi in tre aggettivi: “inutili, inefficaci, pericolosi”.

La macchina che li propone, secondo il professore, è stata preparata da tempo. Inoltre, quella mainstream è una ‘informazione unica’, che elimina il dissenso. Ecco perché, aggiunge, “faccio appello a tutti i medici a fare il loro dovere: a informarsi e a ricercare, perché scopriranno che ci sono dei farmaci attivi, che se utilizzati all’inizio dell’infezione possono portare alla guarigione; ci sono dei metodi alternativi per curare questa infezione che sono meno rischiosi e anche meno costosi per il sistema sanitario, e che permetterebbero di liberarci di questo virus”.

Lc Montagnier premio Nobel

Non è più una questione scientifica, sostiene Montagnier: è diventata una questione di marketing. E si trascura soprattutto il fatto che il vaccino può avere degli effetti anche a lungo termine: “Oltre a quelli che vediamo già adesso, come le trombosi vascolari o gli effetti polmonari, è molto probabile che ci siano anche delle conseguenze neurologiche sulle persone che hanno ricevuto il vaccino, ed è possibile che nei prossimi decenni o addirittura secoli si sviluppino delle malattie, legate proprio a questi vaccini, che siano anche trasmissibili per diverse generazioni.

Per questo io ritengo un crimine che vangano vaccinati i bambini. Perché anche se al momento possono sopportarne gli effetti immediati, potrebbero poi subire quelli a lungo termine.

Spunta infine una domanda anche su Fauci: “Come sono i Suoi rapporti con lui? E ha avuto modo in questo periodo di confrontarsi con lui, visto che – a differenza di Lei, che ha avuto sempre una stessa versione – Fauci ne ha presentato diverse in tutto l’anno? So infatti che i vostri rapporti sono stati ottimi, un tempo”. Montagnier se la cava con una battuta, chiosata da un applauso della stampa amica: “Io ho conosciuto il dott. Fauci all’epoca della scoperta del virus dell’AIDS, e so che poi lui ha avuto delle promozioni del suo laboratorio durante tutto quello che è successo. Però purtroppo non l’ha scoperto lui, il virus dell’AIDS…”.

Fonte: Nove.firenze.it

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