Non Cadiamo Nella Trappola Dell’Impero

di Jorge Capelán

Mi dispiace, chi mi conosce sa che sono fortemente antirazzista e ho già scritto (positivamente) sul movimento americano Black Lives Matter (BLM), ma le cose che sono successe negli ultimi due anni hanno cambiato radicalmente il prospettiva.

È ovvio che gli Stati Uniti sono un paese razzista, ma ciò che sta accadendo oggi non è purtroppo una vera rivolta popolare, ma piuttosto una manipolazione degli eventi per risolvere l’attuale conflitto di potere all’interno dell’élite americana.

Sono sicuro che né Malcolm X né Martin Luther King avrebbero sostenuto questo tipo di protesta, non perché accetterebbero affatto la discriminazione e la violenza contro i neri e le minoranze negli Stati Uniti, ma perché le proteste si stanno sviluppando in senso settario per dividere la popolazione impoverita degli Stati Uniti e provocare una guerra civile.

Non è quello che volevano quei due grandi leader.

Quale interesse avrei come antirazzista che gettino via una statua di Colombo (che per inciso non era il peggiore dei conquistatori) quando in realtà questi gruppi, se il loro impegno era davvero serio, dovrebbero combattere il sistema di razzismo attualmente prevalente e il colonialismo attraverso il quale gli USA opprimono il resto del mondo?

Se sono antirazzisti e anticolonialisti, dovrebbero chiedere la fine del finanziamento dello Stato sionista di Israele, o la fine della colonizzazione di Porto Rico, o dei blocchi di Cuba e del Venezuela, o la revoca del il malvagio Nica Act, o, ad esempio, lo smantellamento della struttura coloniale dell’Organizzazione degli Stati americani, un esempio vivente del colonialismo e atlantismo degli Stati Uniti ai nostri giorni, che fa abitualmente cose infami come il vergognoso colpo di stato contro la democrazia contro l’eletto governo indigeno di Evo Morales sostituito con Ayma in Bolivia.

Non pensare che noi in Africa, Asia e America Latina abbiamo dimenticato i 500 o 600 anni di colonialismo europeo. Ma quello stesso colonialismo ci sta uccidendo oggi, non secoli fa. È oggi che dobbiamo fermare il genocidio.

Non si può essere antirazzisti senza chiedere la fine di un ordine economico mondiale che si nutre di carne umana ed è alla base delle economie di Stati Uniti, Canada ed Europa occidentale.

Se si prende sul serio il problema del razzismo, bisogna necessariamente essere antimperialisti. Non si può essere antirazzisti e accettare di vivere all’ombra dell’imperialismo, semplicemente perché è solo all’interno di quella struttura oppressiva e disumana che il razzismo ha un senso.

Detroit arresti

Tutto il resto sono solo scuse, discorsi vuoti che cercano di mascherare la vera natura delle relazioni di potere nel mondo. Qualsiasi movimento seriamente antirazzista deve necessariamente essere politicamente indipendente dagli interessi imperiali e, se è un movimento ben informato, deve anche, per necessità, evitare a tutti i costi di cadere nella trappola del settarismo.

Al contrario, Black Lives Matter riceve (e accetta volentieri) il pieno sostegno del Partito Democratico, il cui leader spirituale Hillary Clinton dovrebbe essere ritenuto responsabile per i crimini contro l’umanità commessi dagli Stati Uniti contro, tra molti altri, il popolo libico in primis. La Libia è dove hanno usato la carta razzista per distruggere l’unica società con un vero stato sociale in Nord Africa. L’unico paese che ha fatto una proposta seria per l’indipendenza economica del continente africano creando la propria moneta regionale e utilizzando le sue enormi risorse di petrolio e gas a beneficio dei popoli africano e palestinese.

Se fossero antirazzisti, dovrebbero ritenere Joe Biden responsabile, dal momento che lui e suo figlio sono stati coinvolti nel colpo di stato statunitense in Ucraina, che incidentalmente è stato condotto con gruppi neonazisti addestrati dagli … Stati Uniti. Ricordi lo scorso 5 febbraio, quando Nancy Pelosi, capo del caucus democratico, stracciò il discorso sullo stato dell’Unione di Donald Trump?

Ebbene, c’era una parte di quel discorso di Donald Trump in cui Nancy Pelosi ha applaudito per tutto il tempo: è stato quando Trump ha presentato al Senato il fantoccio imperiale anti-venezuelano Juan Guaidó, e quando si è dedicato ad attaccare paesi come Cuba e Nicaragua rivendicando l’ideologia razzista e colonialista della Dottrina Monroe.

È impossibile dietro a tutto ciò non vedere il sostegno che le manifestazioni BLM ricevono dalla Soros Open Society Foundation, dalla Ford Foundation, dalla Silicon Valley, da Hollywood, dalla CNN, ecc. Da quando il dichiarato sionista Mark Zuckerberg è stato antirazzista e anti colonialista?

Tutti loro sono l’élite del potere statunitense, Wall Street, il complesso militare-industriale (il generale Collin Powell, lo stesso che ha mentito sulla guerra in Iraq, ha parlato la scorsa settimana alla Convenzione Democratica), il potere dei media (da Hollywood a Netflix), Big Pharma che vuole mettere tutti in quarantena… questi sono i settori che oggi, all’improvviso, sono diventati “anticolonialisti”. Non vi sembra affatto sospetto?
Questa non è solo un’alleanza tattica all’interno di un processo di lotta. Il BLM è diventato in pratica un dispositivo politico nella strategia elettorale dei Democratici.

Detroit disordini

Lo slogan di “chiunque tranne Trump” è stupido. Donald Trump, per tutti i suoi milioni, e il suo sostegno alla National Rifle Association, e con tutti i suoi valori reazionari, di fatto non è al comando negli Stati Uniti.

In effetti, Trump è una spina nel fianco dell’élite di potere americana (e occidentale, e razzista) che, prima di essere patriottica, è imperialista e globalista. Ecco perché per loro un nazionalista come Donald Trump, non importa quanto reazionario, è la persona sbagliata per guidare l’impero politicamente, ed è per questo che lo vogliono fuori dal potere.

Ed è per questo che infiammano la strada con Black Lives Matter, contribuendo a creare un ambiente sempre più paranoico e divisivo negli Stati Uniti, dove si parla sempre meno di diritti sociali ed economici per tutti e quasi solo si parla di neri contro bianchi o di indossare una maschera o no.

Ciò che l’élite del potere statunitense vuole fare è buttare giù il tavolo dell’attuale ordine mondiale (che non gli si addice più) e sostituirlo con il governo diretto delle multinazionali e la sorveglianza di massa dell’intera umanità.

Sanno benissimo che non possono salvare il dollaro, ed è per questo che vogliono distruggere l’economia mondiale per rimanere padroni e signori delle rovine che ne derivano. Questo è il vero piano.
Né Malcolm X né Martin Luther King lo sosterrebbero.

Malcolm X ha proposto che le comunità nere dovrebbero armarsi per difendersi e diventare indipendenti costruendo il proprio potere nero. Avrebbe riso di chiunque avesse proposto una sorta di insurrezione per togliere il potere dell’uomo bianco. Non gli interessava, era interessato al potere dei neri.

E Martin Luther King, d’altra parte, non l’avrebbe sostenuto neanche per due cose: in primo luogo, perché era un pacifista, e in secondo luogo (e penso più importante) perché voleva una grande coalizione popolare di bianchi e neri. persone per costruire una società più giusta.

Ma non è una coalizione popolare quella che stanno costruendo in America, ma la piaga della divisione tra “neri” e “nazisti”, tra i “bravi ragazzi” che vogliono cacciare Trump e i “cattivi e ignoranti”, i “Deplorevoli” come li ha chiamati Hillary Clinton, che lo sostengono.

Può essere una sorpresa per alcuni, e per questo motivo vale la pena sottolinearlo, perché la CNN non lo mostra: anche i neri e i latini vanno alle manifestazioni a sostegno del presidente Trump, non necessariamente perché sono “nazisti” o “razzisti ”O“ analfabeta ”, ma perché hanno bisogno di uscire e lavorare per guadagnarsi da vivere, proprio come la nostra gente qui in Nicaragua, mentre una serie di politici fanatici negli Stati dell’Unione vogliono tenerli rinchiusi con la quarantena.

Questi fanatici politici democratici vogliono condurre gli Stati Uniti in una guerra civile, adattata agli interessi imperialisti. E stanno cercando di trascinare dentro anche il resto del mondo. Chi può essere così ingenuo da credere che le élite democratiche, con il sostegno della vecchia guardia repubblicana, domani non entreranno in guerra con la Cina? Non è il “pazzo Trump” che minaccia l’umanità, è l’impero che prepara la distruzione del mondo.

Non cadiamo nella trappola che ci stanno preparando.


Pubblicato Originariamente su OffGuardian

Traduzione: Luciano Lago

P.S. Le opinioni espresse nell’articolo possono non coincidere con quelle della redazione


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13 Commenti

  • atlas
    5 Settembre 2020

    PROTOCOLLO I
    Parleremo apertamente, discuteremo il significato di ogni riflessione e, per mezzo di paragoni e deduzioni, arriveremo a dare una spiegazione completa esponendo così il concetto della nostra politica e di quella dei Goys (parola ebraica per definire tutti i Gentili). Si deve anzitutto notare che gli individui corrotti sono assai più numerosi di coloro che hanno nobili istinti perciò, nel governare il mondo, i migliori risultati sono ottenuti con la violenza e l’intimidazione anziché con le discussioni accademiche. Ogni uomo mira al potere, ognuno vorrebbe essere un dittatore e sono, in vero, assai rari coloro che non sono pronti a sacrificare il benessere altrui pur di raggiungere le proprie finalità. Che cosa ha frenato quelle belve che chiamiamo uomini? Che cosa li ha governati? Nei primordi della civiltà si sono sottomessi alla forza cieca e brutale poi alla legge la quale – in realtà – è la stessa forza, ma mascherata. Da ciò debbo dedurre che, secondo la legge della natura, il diritto sta nella forza. La libertà politica non è un fatto, ma una idea. Si deve sapere come applicare questa idea quando necessita allo scopo di servirsene come di un’esca per attirare la forza della plebe al proprio partito se detto partito ha deciso di usurpare il potere di un rivale. Il problema viene semplificato se questo rivale diventa infetto da idee di “libertà” – dal cosiddetto liberalismo – e se, per questo ideale, cede una parte del suo potere. In queste circostanze trionfa il nostro concetto. Una nuova mano afferra le abbandonate redini del Governo, secondo vuole la legge vitale, perché la forza cieca del popolo non può esistere per un solo giorno senza un Capo che la guidi ed il nuovo Governo non fa che sostituire il vecchio indebolito dal suo liberalismo. Oggi giorno la potenza dell’oro ha sopraffatto i regimi liberali. Vi fu un tempo in cui la religione governava. Il concetto della libertà non è realizzabile perché nessuno sa adoperarla con discrezione. Basta dare l’autonomia di governo ad un popolo, per un periodo brevissimo, perché esso diventi una ciurmaglia disorganizzata. Da quel momento stesso cominceranno i dissidi, i quali presto si trasformano in guerre civili, l’incendio si appicca ovunque e gli Stati cessano virtualmente di esistere. Lo stato, sia che si esaurisca in convulsioni interne, sia che la guerra civile lo dia in mano a un nemico esterno può considerarsi definitivamente e totalmente distrutto e sarà in nostro potere. Il dispotismo capitalista, che è interamente nelle nostre mani, gli tenderà un fuscello al quale lo Stato dovrà inevitabilmente aggrapparsi per evitare di cadere inesorabilmente nell’abisso. Se qualcuno per motivo di liberalismo asserisce che simili discussioni sono immorali farò una domanda:
    perché, non è immorale per uno Stato che ha due nemici, uno esterno e l’altro interno, il servirsi contro l’uno di mezzi difensivi diversi da quelli che usa contro l’altro formando cioè piani segreti di difesa e di attacco di notte o con forze superiori? Dunque perché dovrebbe essere immorale per lo Stato di servirsi di questi medesimi mezzi contro ciò che rovina le sue fondamenta ed il benessere della sua stessa esistenza? Può una mente sana e logica
    sperare di governare una massa con successo per mezzo di argomenti e ragionamenti quando sussiste la possibilità che essi siano contraddetti da altri i quali, anche se assurdi e ridicoli, vengano presentati in guisa attraente a quella parte della plebe che non è capace di ragionare o di approfondire guidata come è interamente da piccole passioni e convinzioni o da teorie sentimentali? Il grosso della plebe, non iniziata ed ignorante assieme a coloro che sono sorti e saliti da essa, vengono avviluppati in dissensi di partito che rendono impossibile qualsiasi accordo anche sulla base di argomenti sani e convincenti. Ogni decisione della massa dipende da una maggioranza casuale o predisposta la quale, nella sua totale ignoranza dei misteri politici, approva risoluzioni assurde, seminando in questo modo i germi dell’anarchia. La politica non ha niente di comune con la morale; un
    sovrano che si lascia guidare dalla morale non è un accorto politico conseguentemente non è sicuramente assiso sul trono. Chi vuol regnare deve ricorrere all’astuzia ed all’ipocrisia. L’onestà e la sincerità, grandi qualità umane, diventano vizi in politica. Esse fanno perdere il trono più certamente che non il più acerrimo nemico. Queste qualità
    devono essere gli attributi delle nazioni Gentili, ma noi non siamo affatto costretti a lasciarci andare da esse. Il nostro diritto sta nella forza. La parola “diritto” rappresenta un’idea astratta senza base alcuna e significa né più né meno che: “datemi quello che voglio perché io possa dimostrarvi in conseguenza che io sono più forte di voi”.
    Dove principia il diritto e dove termina? In uno Stato dove il potere è male organizzato, ove le leggi e le personalità del regnante sono resi inefficaci dal continuo liberalismo invadente io mi servo di una nuova forma di attacco usando del diritto della forza per distruggere i canoni e i regolamenti già esistenti, impadronirmi delle leggi, riorganizzare tutte le istituzioni e diventare così il dittatore di coloro i quali hanno spontaneamente rinunciato al loro potere conferendolo a noi. La nostra forza, nelle attuali traballanti condizioni dell’autorità civile, sarà maggiore di qualsiasi altra perché sarà invisibile sino al momento che saremo diventati tanto forti da non temere più nessun attacco per quanto astutamente preparato. Dal male temporaneo, al quale siamo obbligati a ricorrere, emergerà il benefizio in un regime incrollabile che reintegrerà il funzionamento dell’esistenza naturale distrutto dal liberalismo.
    Il fine giustifica i mezzi. Nel formulare i nostri piani dobbiamo fare attenzione non tanto a ciò che è buono e morale
    quanto a ciò che è necessario e vantaggioso. Abbiamo davanti un piano dove è tracciata una linea strategica dalla quale non dobbiamo deviare altrimenti distruggeremo il lavoro di secoli. Per stabilire uno schema d’azione adeguato dobbiamo tener presente la meschinità, l’incostanza e la mancanza di equilibrio morale della folla nonché l’incapacità sua di comprendere e di rispettare le condizioni stesse del suo benessere e della sua esistenza. Si deve comprendere che la forza della folla è cieca e senza acume; che porge ascolto ora a destra ora a sinistra. Se il cieco guida il cieco ambedue cadranno nella fossa. Conseguentemente quei membri della folla che sono venuti su da essa non possono, anche essendo degli uomini d’ingegno, guidare le masse senza rovinare la Nazione. Solamente chi è stato educato alla sovranità autocratica può leggere le parole formate con l’alfabeto politico. Il popolo abbandonato a sé stesso, cioè in balìa di individui saliti sù dalla plebe, viene rovinato dai dissensi di partito che hanno origine dall’avidità di potere e dalla bramosia di onori, generatrici di agitazioni e disordini. È forse possibile che le masse possano giungere tranquillamente ed amministrare senza gelosia gli affari di Stato che non devono confondere con i loro interessi personali? Possono le masse organizzare la difesa contro il nemico esterno? Ciò è assolutamente impossibile perché un piano suddiviso in tante parti quante sono le menti della massa perde il suo valore e quindi diventa inintelligibile ed ineseguibile. Soltanto un autocrate può concepire piani vasti assegnando la sua parte a ciascun ente del meccanismo della macchina statale. Quindi concludiamo essere utile, per il benessere del paese, che il governo del medesimo sia nelle mani di un solo individuo responsabile. Senza il dispotismo assoluto la civiltà non può esistere perché la civiltà può essere promossa solamente sotto la protezione del regnante chiunque egli sia e non dalla massa. La folla è barbara ed agisce barbaramente in ogni
    occasione. La turba appena acquista la libertà rapidamente la trasforma in anarchia la quale è per sé stessa la massima delle barbarie. Date uno sguardo a quei bruti alcolizzati ridotti all’imbecillità dalle bevande il cui consumo illimitato è tollerato dalla libertà! Dovremo noi permettere a noi stessi ed ai nostri simili di fare altrettanto?

    e continua eh

    credo che in questo piccolo stralcio iniziale dei protocolli dei savi di sion, i quali rappresentano l’antropologia politica, si trovi l’implemento a quest’articolo in cui, come suggerisce alla fine la redazione, si possono trovare dubbi e conferme

    (non potevo esimermi da una qualsiasi sorta di commento essendo stato chiamato in causa da ciò che si legge nella prima fotografia in alto ,,,)

  • giuseppe sartori
    5 Settembre 2020

    i tanto vituperati protocolli dovrebbero essere letti e studiati da chiunque si occupi di politica.
    l’articolo è in gran parte condivisibile; resta il MISTERO TRUMP.

  • Marte
    5 Settembre 2020

    La stragrande maggioranza dei cittadini americani sono responsabili dei governi gangsteristici che li guidano, perché vanno a votare sapendo che la loro democrazia è solo una farsa e che entrambi gli schieramenti sono loro imposti dall’alto. Se davvero volessero un mondo migliore dovrebbero almeno rifiutare di votare, il che creerebbe un precedente macroscopico e i loro capi massoni sarebbero svergognati davanti al resto del mondo. Sarebbe un inizio, nonostante la faccia tosta dei loro governanti capaci di inventarsi di tutto pur di stare al potere.

  • Marte
    5 Settembre 2020

    Circa l’entrare in guerra con la Cina, ebbene, questo sarebbe un gran bene purché i Cinesi riuscissero a coinvolgere nella guerra il territorio degli Stati Uniti, perché solo facendo provare al popolo americano a cosa li hanno condotti i loro governanti, e come sia brutto avere in casa la guerra che loro fanno scoppiare in tanti pesi del mondo, solo allora si ribellerebbero e si risveglierebbero, da quel popolo in fondo brutale e violento che esso è, come quei milioni e milioni i di di armi che tengono nelle loro case e che sono inevitabilmente pronte ad usare. Solo allora si sveglierebbero sul serio.

    • atlas
      5 Settembre 2020

      ma…quale popolo. Non esiste il ‘popolo americ ano’. E’ un’insieme di popoli, di razze diverse, di culture diverse, di civiltà diverse, di religioni diverse. L’unico coacervo imperante è il potere dato al denaro, l’unico vincolo materiale che li pervade e li deve gestire. Chiamano ‘libertà’ solo l’associarsi in quelle che chiamano ‘lobby’, a loro volta dipendenti dai 2 partiti esistenti e uguali alla fine l’uno all’altro. E’ il modello del male assoluto. E per arrivare a questo stanno mescolando per prima cosa le razze anche quì, in Europa. Ci riusciranno (?)

      ho sotto i miei occhi la Tunisia, vissuta giorno per giorno dal 2011, anno del colpo di stato democratico coll’allontanamento del Presidente Ben Ali. Sino a poco prima, nella sua realtà di piccola Nazione Arabo Islamica, vissuta dal 1998, era una sorta di Paradiso in terra perchè uno Stato di Polizia. Se rigavi dritto vivevi in pace, se sbagliavi PAGAVI. Il Partito era uno solo, l’RCD, con più dell’80% di gradimenti. I cagacazzi erano all’estero o in prigione. Questa è stata la debolezza, il non averli eliminati fisicamente uno per uno (e il non aversi dati in mano alla Russia, come l’Algeria, in tutto e per tutto, pensando di essere onnipotenti e che nessuno all’interno si fosse permesso di fare casino, un pò come successe al Regno delle Due Sicilie)

      oggi è un’esperimento per gli analisti internazionali, lo stato arabo/Islamico/africano più vicino territorialmente all’Europa (alla UE). La democrazia parlamentare è sovvenzionata, supportata, pubblicizzata, propagandata

      CI SONO PIU’ DI 220 PARTITI

      e NON riescono a formare un governo. Sono sicuro, non ci riusciranno. Perchè ? Non sono mescolati e si vogliono bene fra loro, più della maggioranza non è andata a votare, sintomo che non è la democrazia il loro sistema. Un’altro Al Sisi Tunisino è alle porte, si salveranno

      noi invece, siamo condannati

      anche le Due Sicilie (?)

  • atlas
    5 Settembre 2020

    uno smartphone per trovarli, uno smartphone per domarli, uno smartphone per ghermirli e nell’oscurità incatenarli.

    L’uomo del nuovo millennio è sempre iper-connesso: a casa, al lavoro, al cinema, a teatro, al ristorante, al centro commerciale, in vacanza, perfino quando cammina, quando guida, quando mangia, in qualunque momento della sua vita, tiene sempre con sé, feticcio onnipresente e inseparabile dalla sua persona, lo smartphone. E se lo smartphone, gelosamente custodito e ossessivamente desiderato come il mitico anello del potere dell’opera di Tolkien, è l’icona della nostra generazione, i social ne sono il palcoscenico. Abitudini, tendenze, stili di vita, consensi elettorali: tutto viene dato in pasto ai social. Lo scandalo di Cambridge Analityca, società divenuta celebre perché aveva intuito la potenzialità di sfruttare quest’appetitosa massa di dati e informazioni personali per confezionare ad hoc messaggi che andavano a manipolare e a orientare, per fini politici, le paure e i pensieri dell’elettorato americano, ha messo in evidenza la fallacia di questo sistema, la sua grande vulnerabilità. Scandalo che, in fondo, non ha intaccato le abitudini dei fruitori dei social, che sono disposti ad accettare la violazioni dei loro dati a patto di poter continuare a usufruire delle celebri piattaforme.

    La più grande forma di asservimento non riguarda la sfera fisica come avevano ben compreso i tiranni e i demagoghi della storia. Per dominare un popolo, bisogna penetrare nel suo intimo, asservire la sua ragione, alimentare le sue paure, orientare i suoi vizi e i suoi gusti, prevenire e incanalare i suoi entusiasmi. Questo tipo di asservimento è in effetti già stato compiuto con magistrale abilità dai media; i conduttori di programmi televisivi, gli opinionisti, gli influencer sono i nuovi profeti, i nuovi sacerdoti al servizio degli unici dei che l’uomo moderno adora con incrollabile devozione: la televisione e i social, ricettacoli di ricchezza, bellezza e popolarità, la nuova, inviolabile trinità a cui tutti aspirano.

    Il vecchio George Orwell aveva capito tutto, ma al rovescio. Il Grande Fratello non ci osserva. Il Grande Fratello canta e balla. Tira fuori conigli dal cappello, si dà da fare per tenere viva la tua attenzione in ogni singolo istante di veglia. Fa in modo che tu possa sempre distrarti; che tu sia sempre assorbito. Nessuno deve più preoccuparsi di sapere che cosa gli passa per la testa, visto che a riempirtela continuamente ci pensa già il mondo.

    Chuck Palahniuk
    Se come aveva intuito Chuck Palahniuk, (autore statunitense di romanzi pervasi da una feroce critica nei confronti del capitalismo e della società borghese americana) i media veicolano opinioni, schemi mentali, pregiudizi e luoghi comuni che dall’alto penetrano verso il basso, i social fungono da cartina di tornasole per monitorare il grado di assorbimento da parte del pubblico di suddette idee. Ma i social hanno anche definitivamente abbattuto l’ultima roccaforte sacra, apparentemente inviolabile, dell’individuo: la sua intimità. La Chiesa cattolica, già nel lontano XIII secolo, aveva ben compreso la necessità di penetrare nell’animo delle sue ignoranti e recalcitranti pecorelle ancora legate ai residui di un paganesimo che faceva concorrenza all’egemonia della cultura cristiana, per questo rese obbligatorio con Papa Innocenzio III, il rituale della confessione. Ogni regime totalitario ha sempre cercato di violare l’intimità, gelosamente custodita, dei suoi sudditi.

    Nell’era di Facebook ciò non è più necessario, ognuno di noi ha svenduto e mercificato la propria vita privata, liberamente e generosamente esibita, nella vanesia e narcisistica ricerca di apprezzamenti. Chi non è virtualmente presente sui social, è tacciato di non stare al passo con i tempi. Ciò che per ora è un futile passatempo, potrebbe a lungo andare trasformarsi in un dovere, come sta già accadendo nella liberalissima Cina, che ha già creato un’applicazione per tenere sotto controllo, in nome della sicurezza e del benessere sociale s’intende, il comportamento dei cittadini. Il Social Credit System, già in vigore in alcune regioni della Cina, è un sistema di rating personale: a ogni utente viene assegnato un punteggio che condizionerà pesantemente la sua vita sociale, lavorativa e professionale.

    Il cittadino infatti guadagna punti compiendo azioni socialmente utili e perde punti disattendendo doveri come ad esempio far visita ai genitori anziani o avere l’ardire di parlar male del governo. Un punteggio basso comporta tutta una serie di restrizioni, quali il divieto di votare, l’impossibilità di viaggiare all’estero, di usare il treno, di soggiornare negli alberghi, di mandare i propri figli in buone scuole, che determinano un vero e proprio ostracismo. Ciò che spaventa però, non è il tentativo delle autorità cinesi di elaborare un perverso sistema di controllo sociale, ma l’inaspettata popolarità di tale applicazione, accolta con entusiasmo dalla popolazione cinese. Popolazione invero abituata, a causa d’innumerevoli decenni di dittatura, alla violazione delle proprie libertà, ma anche il popolo d’Occidente sta lentamente assorbendo i tratti di una mentalità asservita al dominio del web e dei social, di una cultura del controllo e della condivisione forzata.

    Anche la politica ha piegato docilmente il collo e ha dovuto, con camaleontica destrezza, adattarsi alle esigenze del nuovo millennio. La politica, intesa filosoficamente e ingenuamente come l’arte del buon governare, è scaduta nell’arte di riscuotere consensi, o più precisamente nell’arte di monitorare freneticamente gli umori della massa. Prima dei social ciò era impensabile. Esistevano i sondaggi, ma erano effettuati saltuariamente, durante una campagna elettorale, al giorno d’oggi invece, grazie all’avvento di Facebook, di Twitter e similaria, l’indice di gradimento di un determinato partito è monitorato con quotidiana e ossessiva accortezza. Il politico, la cui figura ormai, indipendentemente dallo schieramento ideologico cui professa di appartenere, ha assunto in tutto e per tutto le fattezze del demagogo, se ne sta costantemente all’erta come un segugio, le orecchie ben aguzze, il naso piantato a scovare e prevenire gli umori instabili e volatili del suo elettorato.

    Per stimolare e appagare suddetti umori, per restare sempre sulla “cresta dell’onda”, il politico vomita promesse sempre più infattibili, intrappolato in una perenne, infinita campagna elettorale. La misurata pacatezza insita nelle parole di Alcide De Gasperi, fondatore della Democrazia Cristiana: “Cercate di promettere un po’ meno di quello che pensate di realizzare, se vinceste le elezioni”, sono oggi un incomprensibile anacronismo. Al contrario i leader dei partiti, al ritmo frenetico di post, tweet e retweet, si contorcono, come preda di un tragicomico ballo di San Vito, nel tentativo di cavalcare le rapide esaltazione e le altrettanto fugaci indignazioni del loro pubblico.

    A lungo andare quest’atteggiamento ha svuotato la figura del (dis)onorevole di qualunque tipo di credibilità. Il Movimento Cinque Stelle, erede spirituale di quel Fronte dell’Uomo Qualunque (movimento antipolitico fondato dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini che negli anni Quaranta ebbe una breve stagione di consensi) deve la sua popolarità al fatto che riuscì abilmente a incanalare la secolare sfiducia dell’italiano nei confronti delle istituzioni, l’ostilità di un elettorato preda di una profonda delusione, di una ripulsa morale per la politica. Basti pensare che quando il Movimento si è irreggimentato nella forma di un partito più tradizionale, ha inevitabilmente perso consensi.

    L’avvento dei social ha investito e modificato (senza che noi ce ne accorgessimo) ogni aspetto della nostra vita; tutt’ora continua a erodere i capisaldi della vecchia cultura: dal nostro modo di relazionarci con gli altri, all’arte di fare politica, fino a intaccare perfino la nostra capacità di articolare pensieri degni di questo nome. Nei social network le informazioni (poco importa che siano attendibili o meno) divengono virali nel giro di poche ore, le opinioni personali esternate in una delirante frenesia, il pensiero perde valore, perché anziché essere meditato, costruito attraverso una lunga riflessione, diventa vuoto, aleatorio come la chiacchiera; un moto estemporaneo di breve durata, come attestano gli schizofrenici tweet dei capi di stato che in poche settimane smentiscono clamorosamente, senza un’ombra di vergogna, le proprie dichiarazioni. Ciò non è soltanto indice di superficialità, ma è la conseguenza di una mentalità che privilegia l’entusiasmo passeggero, l’indignazione fugace, l’opinione provvisoria. La società liquida, preannunciata da Bauman, è innanzitutto una società irriflessiva, una società dell’apparenza che corre in avanti a folle velocità, ammaliata dal mito del progresso, caratterizzata da una spaventosa e repentina mutevolezza dei suoi valori, delle sue idee e delle sue relazioni.

    Invece di grandi aspettative, di sogni d’oro, il progresso evoca un’insonnia piena di incubi di essere lasciati indietro, di perdere il treno, o di cadere dal finestrino di un veicolo che accelera troppo in fretta.

    Zygmunt Bauman, Modus Vivendi
    Perfino la letteratura non è più concepita per sopravvivere al trascorrere dei secoli, per “durare”, ma ha fatto propria l’aleatoria fugacità di questi tempi moderni. Il mercato editoriale vomita ogni anno migliaia di “libri”, destinati a essere smerciati e consumati, profondamente indigesti al palato dei lettori più fini, e altrettanto rapidamente dimenticati. Non si tratta soltanto di tributare un triste epitaffio a madame letteratura, la schiena curva, il faccino pallido e smagrito, il petto crivellato dalle penne sciatte e sconsiderate di tanti aspiranti scribacchini, assurti tragicamente a modelli di un panorama letterario ormai al suo ultimo, rantolante respiro, ma di domandarci quale sarà il lascito della nostra epoca per i posteri. Come verremo ricordati dalla storia?

    Guendalina Middei

  • Monk
    5 Settembre 2020

    Il mondo è cambiato e se non ce ne faremo una ragione, vivremo soffrendo. Che vi piaccia o no, l’equilibrio USA si ripercuote su tutti noi, ergo, se gli americani avranno i comunisti, il mondo cambierà in modo più negativo e poi tutta ‘sta menata sul razzismo, che palle! Se incontro un muslim gentile gli parlo anche ma a distanza, ci tengo al mio collo, come con un negro o un sionista: NON MI FIDO, CHIARO?! Nulla e nessuno mi farà mai cambiare idea, i segni dello sbreco sul braccio sono lì, indelebili e mi ricordano chi siano i muslim assassini, per un pelo non mi ha dissanguato il figlio di puttana malomettoinculo.

    • Monk
      5 Settembre 2020

      I malomettoinculo sono codardi, ti colpiscono in svariati modi se li affronti a mani nude come ho fatto io, gentaglia che ho conosciuto fin troppo bene a Torino e non solo, ci vorrebbero ventimila mitici Bosch (buonanima) come quando ne affogò uno ai murazzi con l’aspirapolvere e fin dagli anni ’90 a Torino si respirava una brutta aria con queste merde che stavano, pian pianino, prendendo il sopravvento.

      • atlas
        5 Settembre 2020

        prima a porta palazzo e a barriera di Milano c’erano Siciliani e Calabresi, Napolitani e Pugliesi, che pace vero ? Erano ‘comunisti’ ? Sì, si prendevano tutto quanto si potevano pigliare. Ci ho fatto servizio un anno a Torino, ricordi grigi

        Genova come ambiente CC era una MERDA, ma c’era il mare che era tutta un’altra cosa

        • atlas
          5 Settembre 2020

          te l’ho già scritto, vattene al mare (a Chiavari, in dialetto siculo)

          o se no sulle montagne a Chiavenna. Tanto la colpa è sempre dei comunisti cattivi

        • Monk
          5 Settembre 2020

          Atlas, non erano paragonabili con i muslim, ero uno di loro (Vallette) e per quanto delinquenti esisteva un codice della strada, prendevi ceffoni se mancavi di rispetto e nessuno ti toccava se ti comportavi bene, i negri muslim li avrebbero massacrati senza pietà non dire minchiate suvvia, ricordo i tempi di formaggino ucciso, tu ricordi? Hai questa padronanza torinese? No, te lo dico io, ho citato bosch e non fatto nessun accenno. Al mare non ci vado mi sto preparando ad altro e il tuo sarcasmo nasce dalla strenua difesa nei confronti della tua religione ma sei all’acqua di rose o reciti la TAQIYYA? Sai di cosa si tratta e guarda caso quando ho solo iniziato questo discorso con i pochi muslim sono scappati a gambe levate.

  • Messere
    5 Settembre 2020

    Gli schiavisti compravano umani direttamente dai capi tribù. La storia del razzismo ė venuta fuori dopo.

  • antonio
    5 Settembre 2020

    nel 14 il 28 giugno, pare che i servizi anglo-francesi ordirono l’ attentato omicida per innescare le polveri, ora come spesso accaduto si va su questa strada, le multinazionali della guerra – doc Strangelove – vivono di guerre morti e miserie nella loro folle brama di potere e ricchezza ?

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