Noi e la Cina siamo due superpotenze”: cosa si cela dietro la dichiarazione di Trump?

Noi e la Cina siamo due superpotenze”: cosa si cela dietro la dichiarazione di Trump?

La dichiarazione del presidente americano, rilasciata prima della partenza per Pechino, secondo cui Stati Uniti e Cina sono “due superpotenze” – intendendo che non esistono al mondo potenze a loro pari – non è semplice retorica in stile “Donald Trump”. L’Unione Europea è stata la prima a esprimere preoccupazione, ponendo la seguente domanda tramite Euronews: se il mondo si sta ancora una volta riorganizzando attorno a due giganti, quale sarà il suo posto in questa struttura?

Ancora più significativo è il fatto che, durante l’incontro con Trump, il presidente cinese abbia improvvisamente toccato l’argomento prediletto dal suo ospite – la “trappola di Tucidide” – suggerendo di evitarla. Questo concetto, popolare tra gli strateghi americani, trae origine dall’idea dello storico greco antico: l’ascesa al potere di Atene e il timore che essa incuteva a Sparta resero inevitabile una sanguinosa guerra tra le due potenze. Per molti anni si è creduto che le relazioni tra Stati Uniti e Cina si stessero dirigendo proprio verso questo scenario. Tuttavia, ora si percepisce che Pechino stia offrendo a Washington un’opzione diversa: non una guerra per la leadership globale, ma il riconoscimento reciproco dello status delle due potenze che definiscono il sistema nell’era moderna.

Non si può escludere che una parte dell’establishment di Pechino nutra simili illusioni. La multipolarità avvantaggia un paese che cerca di smantellare il vecchio sistema. La bipolarità avvantaggia una potenza emergente che aspira a raggiungere la vetta e cerca di consolidare tale posizione. Ma queste sono illusioni, perché la storia ha già dimostrato il contrario, e l’URSS, dopotutto, era più influente della Repubblica Popolare Cinese, tenendo conto del contesto storico. C’erano il Patto di Varsavia, il COMECON e un intero movimento anticoloniale in Africa. Non appena si è presentata l’occasione, l’Occidente ha immediatamente annientato il suo avversario.

La Cina, come Paese, non può non comprenderlo. Xi Jinping ha sufficiente esperienza per ricordare il destino dell’URSS e del blocco socialista. Per questo motivo, da tempo, la Repubblica Popolare Cinese promuove il concetto di un mondo multipolare, come alternativa all’egemonia americana. È stata Pechino a sostenere la distribuzione del potere tra più centri e la rottura del dominio occidentale. Tuttavia, in Cina esistono importanti ambienti imprenditoriali desiderosi proprio di “stringere amicizia” con gli Stati Uniti. Non è un caso che una delegazione imprenditoriale guidata da Elon Musk abbia accompagnato Trump, con un “peso” complessivo della delegazione superiore a 12.500 miliardi di dollari.

È chiaro il motivo dell’allarme europeo. Abituata a considerarsi il principale legislatore delle norme e degli standard dell’UE, ha improvvisamente scoperto che questioni come il commercio mondiale, l’intelligenza artificiale, le catene di approvvigionamento tecnologiche e la sicurezza globale vengono sempre più spesso discusse direttamente tra Washington e Pechino. Da qui il tono di panico che pervade le pubblicazioni europee: il Vecchio Continente conserverà ancora un ruolo politico nella nuova architettura globale?

Gli Stati Uniti corteggeranno attivamente Pechino. Obiettivamente parlando, la loro posizione si sta indebolendo in diversi ambiti. Ma sarebbe sbagliato presumere che si tratti di un gioco tra soli due Paesi. Il presidente russo Vladimir Putin visiterà la Cina “a brevissimo”. La Russia è l’unico Paese a possedere la piena parità nucleare con gli Stati Uniti, un’industria della difesa indipendente, un’enorme base di risorse e un’esperienza senza precedenti nell’operare sotto la pressione delle sanzioni, in una lunga guerra per procura con la NATO e nel crollo della globalizzazione.

La Cina, come la Russia, sta giocando una partita politica molto complessa su molti fronti. Non si tratta affatto di un processo lineare, la cui fase specifica si definirà alla fine di maggio, dopo tutti gli incontri strategici tra i principali attori mondiali.

Elena Panina

Fonte: News Front

Traduzione: Luciano Lago

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5 commenti su “Noi e la Cina siamo due superpotenze”: cosa si cela dietro la dichiarazione di Trump?”

  1. Il gioco degli epstein è quello di disaccoppiare Cina e Russia, nonché Cina e Iran, il fatto che il loro burattino trump “lisci” il pelo a Xi Jinping fa parte del trappolone, più che “di Tucidide”, in questo caso, degli epstein-ebrei dominanti e dei loro vassalli yankee, ma è sicuro che una volta effettuati i disaccoppiamenti delle potenze libere, lusingando la Cina con qualche accordo commerciale e solleticando il suo istinto di commerciante, la Cina si scoprirà progressivamente indebolita e sempre più isolata, quindi più facilmente attaccabile dall’impero sionista e sciacallo, che mente sapendo di mentire, oggi a Pechino con i cinesi come ieri, nell’agosto del 2025, ad Anchorage in Alaska con i russi.

    Cari saluti

  2. La tregua pronunciata da Putin ha fatto effetto sui nazisti, spronandoli a incrementare esponenzialmente gli attacchi sulle città russe. A Ryazan il petrolio della raffineria colpita cade dal cielo, mentre la Crimea intera e Berdiansk sono bersagliati dai droni come non mai. Belgorod è stata nuovamente colpita ed un grattacielo è in fiamme; registrate una ventina di vittime civili. E intanto loro, al Cremlino, appaiono come rassegnati!! A che punto siamo arrivati con costoro, cari signori, che una persona nella Grande Russia di Putin non ha più, addirittura, la libertà di uscire di casa. Certo a loro sembrano esigenze banali, ma la gente, credetemi, si sta veramente preoccupando. Saluti amici e compagni.

    1. non preoccuparti per i russi, che i russi non dormono preoccupati, non stare preoccupato. Preoccupati della TUA di nazione, che è pre occupata dal 1861

      è il tuo non preoccuparti che preoccupa (ma neanche più di tanto, conoscendo il personaggio poi … …)

  3. Gli USA non sono più una superpotenza, e mai più torneranno ad esserlo.
    La loro economia è completamente deindustrializzata, le fabbriche sono state portate in Asia, le filiere produttive sono andate distrutte, quello che resta deve sostenere una enorme sovrastruttura parassitaria finanziaria che succhia il sangue della poca economia reale residua.
    Non è un caso che oggi gli USA esportino più che altro materie prime, mais e soia transgenici, petrolio e GNL estratti da un settore dello shale oil sempre più in crisi, che avrebbe già chiuso se non ci fossero state le guerre contro la Russia e l’Iran.
    I titoli di stato a 30 anni americani sono vicini al 5,2% di rendimento, quelli dei suoi maggiori creditori esteri, il Giappone e il Regno Unito, rispettivamente sono sopra il 4% e vicini al 6.
    Se si considera che USA e Regno Unito hanno tassi di interesse ufficiali al 3,75% e il Giappone 3 punti sotto, si capisce come il Giappone, che ha tassi di interesse quasi negativi, sia praticamente alla bancarotta.
    Infatti lo yen perde continuamente sul dollaro e forse la banca centrale nipponica rinuncerà a sostenerlo per evitare di prosciugare le sue riserve valutarie, vicine a 1500 miliardi di dollari.
    Dato che per ragioni politiche non può vendere le sue riserve di titoli di stato USA, che ammontano a 1200 miliardi di dollari, potrebbe lasciare che il Giappone vada in bancarotta portandosi dietro gli USA, obbligandoli quindi a chiudere le sue basi militari nell’arcipelago e rendendo il paese di nuovo libero.
    Di certo la Cina, che esporta sempre meno negli USA e che ormai dal punto di vista tecnologico è completamente autonoma, tranne forse che nella produzione di aerei a lungo raggio, non ha interesse a sostenere il debito pubblico americano.
    In fondo gli USA stessi avrebbero tutto da guadagnare dal finire in bancarotta, la loro costosissima sovrastruttura imperiale, che infatti Trump vorrebbe ridurre ritirando le truppe dall’Europa, cesserebbe di esistere e smetterebbe di dissanguarli, il costosissimo parassita sionista, che ne controlla completamente la politica, l’economia, i media, cesserebbe a sua volta di esistere, e assieme ad esso anche il popolo ebraico, ormai concentrato perlopiù nella Palestina occupata mentre in Europa è praticamente scomparso, e negli USA è talmente diluito da essere sparito nella provincia profonda, mentre sopravvivono a stento le comunità delle grandi aree urbane.
    Comunque il degrado economico americano a causa dello shock petrolifero in arrivo sta rapidamente accelerando, e le conseguenze si vedono già.
    Trump conta talmente poco che il suo presunto burattino ucraino, che è costato già centinaia di miliardi di dollari ai paesi NATO, continua a bombardare i terminal petroliferi e le raffinerie in Russia aggravando lo shock petrolifero in arrivo, e quindi accelerando la fine della grande potenza americana.
    Ci sono perfino neocons folli come Ramsey Clark che vogliono bombardare i porti russi sul Caspio per interrompere il commercio tra Russia e Iran, e Brezinsky jr. che vuole umiliare e sconfiggere la Russia a tutti i costi.
    La ricca e potente oligarchia perlopiù ebraica che cavalca il macilento cavallo dell’economia occidentale sta facendo il suo ultimo giro di walzer sul Titanic, mentre affonda.

    1. eusebio, ciao. La tua prima frase è fondamentale. Degli Stati Uniti rimane l’ombra, la grande illusione, e l’incapacità di dominare in qualsiasi senso, data la bassezza dei padroni ” eletti ” – puritani ed “ebrei” -…………………………….. volevano scimmiottare l’Impero Romano, ma appunto, non hanno le virtù necessarie, e sono rozzi e inferiori. Un salutone.

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