Nikonorova: Se l’Ucraina decidesse di ritirarsi dal processo di Minsk, un tale passo potrebbe avere conseguenze imprevedibili

Eliseo Bertolasi

Il mainstream occidentale da tempo ha tolto il riflettori dal conflitto “dimenticato” del Donbass, nell’Ucraina orientale, attenuato, certo, grazie agli Accordi di Minsk, ma mai risolto. Un conflitto che negli ultimi mesi addirittura vede un aumento esponenziale dei casi di violazione del “cessate il fuoco”, dove le provocazioni contro la popolazione civile si susseguono a cadenza quasi giornaliera.
Anche dal punto di vista diplomatico da parte di Kiev si assiste a un deciso passo indietro sull’attuazione degli “Accordi di Minsk”.

Secondo l’opinione dal Capo della Commissione per la Politica Estera della Verkhovna Rada, Aleksandr Merezhko, espressa in un’intervista rilasciata al portale Lb.ua, l’Ucraina avrebbe il diritto di ritirarsi dagli Accordi di Minsk per risolvere la situazione nel Donbass nel caso in cui la Russia “mostri la sua disonestà”. Eadaily.com/ru
Sempre secondo il politico ucraino, gli Accordi di Minsk si sarebbero effettivamente conclusi il 31 dicembre 2015.

La Repubblica di Donetsk festeggia l’anniversario della sua indipendenza

“Nel caso in cui l’Ucraina adempia ai suoi obblighi, ma la Russia – no, noi avremo il diritto, – e qui traccio un’analogia con un trattato internazionale, – a causa dell’inosservanza e della violazione dell’accordo da parte della controparte, di uscire dal processo”, ha affermato Merezhko.

Allo stesso tempo, il deputato del popolo è assolutamente convinto che in caso di ritiro unilaterale dell’Ucraina dagli Accordi di Minsk, le sanzioni alla Russia non potranno comunque essere revocate, dal momento che, secondo il deputato, è Mosca, non Kiev, ad essere colpevole della situazione attuale.

Merezhko ha inoltre osservato che attualmente la parte ucraina sta cercando di apportare nuovi contenuti agli Accordi di Minsk. Tuttavia, non è ancora previsto lo sviluppo di nuovi accordi, dal momento che Mosca è posizionata sul rigido adempimento di “inique” condizioni per l’Ucraina:
“Non esiste un tale piano. Ora siamo concentrati solo sull’esecuzione coscienziosa di ciò che è fissato nel testo degli Accordi di Minsk, nonostante tutte le interpretazioni di alcune disposizioni che noi rigettiamo”.
In egual modo, Merezhko è sicuro che si possano trovare molte prove della disonestà della Russia nell’esecuzione degli Accordi di Minsk. A tal riguardo ha portato l’esempio dello svolgimento di elezioni “illegali” nei “territori occupati” del Donbass.

Per il Donbass, invece, dove la priorità è focalizzata sulla risoluzione pacifica, il prima possibile, del conflitto, se Kiev abbandonerà il processo di Minsk, tutta la colpa ricadrà sulla leadership ucraina. Questa è la posizione espressa dal ministro degli Esteri della Repubblica Popolare di Donetsk, Natalia Nikonorova.

“Le dichiarazioni odierne del vice capo della delegazione ucraina a Minsk testimoniano molto eloquentemente il desiderio non mascherato di Kiev di eludere con tutti i modi possibili l’adempimento dei suoi obblighi previsti dagli Accordi di Minsk. In relazione a ciò, esortiamo la comunità internazionale, in primo luogo i mediatori del processo negoziale l’OSCE, come i rappresentanti dei paesi garanti, a prestare attenzione e ad assegnare una definizione ufficiale alle dichiarazioni estremamente provocatorie del rappresentante ufficiale dell’Ucraina a Minsk.

In primo luogo, le autorità ucraine hanno direttamente confermato che il loro compito prioritario non è quello di raggiungere la pace nel Donbass, ma di preservare le sanzioni dei paesi occidentali contro la Federazione russa. Kiev, in generale, già più di una volta, non solo a parole ma anche nei fatti, ha dimostrato che il destino degli abitanti del Donbass è l’ultimo interesse per l’Ucraina: continuano i bombardamenti sulla popolazione civile, la deliberata privazione di elettricità e di approvvigionamento idrico agli abitanti. Si osserva il diretto rifiuto di qualsiasi negoziato con i nostri rappresentanti su questioni pratiche di regolarizzazione, nonostante i nostri regolari appelli per avviare tale dialogo sulla base di documenti scritti.

Ministro degli Esteri della Repubblica di Donetsk, Natalia Nikoronova

In secondo luogo, nella sua dichiarazione, Merezhko non solo ha riferito della mancanza di piani da parte della leadership ucraina per garantire al Donbass uno status speciale, ma apertamente ha dato ad intendere l’evidente intenzione di Kiev di uscire dal processo di Minsk. Di conseguenza, ora sta diventando chiaro di quale “piano B”, parlino i funzionari ucraini, nell’ultimo periodo.

In terzo luogo, l’Ucraina intende non semplicemente far fallire l’attuazione degli accordi di Minsk, ma anche distruggere l’unica base esistente per una soluzione pacifica: il Complesso di misure, il quale, è stato approvato non solo dai paesi garanti, ma anche dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Ora vediamo chiaramente che il compito del cosiddetto “aumento del livello di partecipazione” della delegazione ucraina è stato l’organizzazione e la preparazione dell’uscita di Kiev dagli Accordi di Minsk, con palesi tentativi di trasferire la colpa di ciò ad uno dei mediatori e garanti degli Accordi.
Ricordiamo che è proprio sul Complesso di misure che si basano tutti gli accordi esistenti nel quadro del processo di Minsk. In modo particolare è stata la firma su questo documento a fermare la fase calda del conflitto.
Se l’Ucraina decidesse, comunque, di ritirarsi dal processo di Minsk, un tale passo potrebbe avere conseguenze imprevedibili. Ufficialmente dichiariamo che, in tal caso, tutta la colpa per intero e pienamente ricadrà sulla leadership dell’Ucraina”.

Fonti: Mid-dnr.su
https://eadaily.com/ru/
https://mid-dnr.su/ru/

Tradotto da Eliseo Bertolasi

4 Commenti

  • Teoclimeno
    30 Maggio 2020

    Il tempo non lavora per Kiev

  • maurizio 1
    31 Maggio 2020

    Sono forti gli ucraini di Kiev, praticamente si tirano le mazzate adosso da soli.

  • eusebio
    31 Maggio 2020

    Il problema non è tanto se l’Ucraina esce dagli accordi di Minsk ma perchè, per adesso la situazione è congelata in attesa delle elezioni USA, lo stato profondo sta facendo di tutto per far perdere Trump, incluso forse il presunto omicidio di Minneapolis che ha scatenato la guerra interna agli USA, con perfino un assalto alla Casa Bianca, se vince Biden i democratici muoveranno guerra alla Russia attraverso l’Ucraina, vogliono piazzare le testate nucleari a corto raggio il più vicino possibile a Mosca e piazzare una flotta NATO a Sebastopoli per poter controllare il governo russo e le sue immense ricchezze come negli anni novanta, nonchè poter rovesciare il governo dell’Iran e quindi distruggere Assad ed Hezbollah, se vince Trump gli USA invece muoveranno guerra economica e forse militare alla Cina per cercare di rovesciare il regime comunista e ripristinare un controllo di tipo coloniale sul paese onde obbligarlo a usare il dollaro come moneta per gli scambi commerciali, e mettere la sua banca centrale sotto il controllo dei Rothshild.
    Russia e Cina devono agire prima, i russi magari occupando l’Ucraina per allontanare le testate nucleari USA dalle proprie frontiere, la Cina annettendo Hong Kong e magari Taiwan per allontanare le navi USA dalle proprie coste.
    La finestra di tempo per l’impero anglosionista per sottomettere i due rivali è limitata, il dollaro è sempre più marginale e l’apparato militare USA sempre più usurato, devono agire forse in 10-12 mesi, poi l’economia USA crolla.

  • prowall
    31 Maggio 2020

    On the verge of the (ruinous) collapse!

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