Niente di quanto conosciamo sarà più come prima

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di Luciano Lago
Quando cesseranno le ostilità della guerra in Ucraina, indipendentemente da chi vinca sul terreno, è facile prevedere che assisteremo ad un cambiamento del sistema internazionale e nulla sarà più come prima.
Una delle prime conseguenze è quella che il vecchio sistema dominato dall’imperialismo statunitense, quello che era in atto dalla seconda guerra mondiale, è destinato a essere solo un ricordo.
Come effetto della guerra e del sistema sanzionatorio occidentale, ci saranno alcuni paesi che si vedranno costretti ad adottare il sistema di sanzioni varato da Washington e dai paesi della NATO ma sono già un grande numero i paesi che hanno manifestato la loro volontà di non sottomettersi ai dettami degli USA e dei loro alleati. Fra questi, oltre alla Cina, l’India, il Pakistan, l’Indonesia, il Brasile, il Sud Africa, l’Argentina e persino il Messico. Tutto lascia prevedere che emergerà un blocco di paesi antagonisti dell’egemonia americana e questo avrà come capofila la Russia e la Cina a cui si aggregheranno un grande numero dei paesi emergenti e, fra questi, quelli con la maggiore popolazione mondiale.
Un tale scenario rappresenterà la vera sfida all’ordine mondiale di marca statunitense che vedrà messa in crisi la sua leadership globale, la sua supremazia economica e la sua pretesa di egemonia unipolare.

Il calcolo che gli strateghi USA avevano fatto della convenienza di suscitare un conflitto in Ucraina per isolare la Russia e riprendere ll bastone della leadership in Europa, con l’impedire il formarsi di un asse euroasiatico, era fondamentalmente errato. Questo non teneva conto che il mondo è cambiato e sta emergendo comunque un nuovo equilibrio che risulta dai nuovi blocchi commerciali che si sono creati in Asia ed in altre regioni che non sono più sotto la diretta influenza degli Stati Uniti e dei loro organismi finanziari. La politica sanzionatoria di Washington, estesa ormai a oltre quaranta nazioni del mondo, rischia di produrre effettti contrari a quelli che si ripropongono gli strateghi dell’amministrazione USA.

Se esaminiamo il conflitto in Ucraina da un punto di vista geopolitico, era chiaro che gli Stati Uniti sono stati i principali istigatori e patrocinatori della militarizzazione dell’Ucraina per provocare l’inevitabile intervento della Russia e che vedevano in questo il mezzo per bloccare l’intensificarsi della cooperazione russo tedesca ed europea, considerata pregiudizievole per il predominio economico statunitense.
La strategia di Washington è stata quella dell’allargamento della NATO verso Est e del circondare la Russia con una cintura di paesi ostili utilizzati come piattaforma di destabilizzazione verso la Russia. L’Ucraina era ed è il pezzo forte, pur non essendo membro della NATO, al suo interno erano state costituite di fatto basi della NATO ed erano stati inviati una quantità di istruttori e consiglieri militari, a volte camuffati sotto altre vesti. Alcuni di questi sono stati eliminati o catturati dalle forze russe nel corso dell’operazione speciale.
Lo scontro fra la politica imperiale USA e la Russia era inevitabilmente destinato a manifestarsi per interposta persona e l’Ucraina rappresenta il campo di battaglia dove si affrontano i gruppi pro USA NATO con le forze russe decise a rompere l’accerchiamento. Esattamente l’opposto di come viene descritto il conflitto dalle fonti di propagada occidentale.
Era chiaro che la Russia di Putin doveva agire prima o poi per disinnescare la minaccia di un paese divenuto il fulcro delle attivià anti russe e che di apprestava a disporre a breve anche di una arma nucleare. Discutibile peraltro se l’intervento sia stato tardivo o realizzato in modo eccessivamente esteso o brutale: la discussione fra gli analisti è in corso ma non è questo il punto essenziale.
Nella lotta fra la Russia e l’Occidente oggi è inplicita tutta la valenza del confronto in atto che si ricava anche dalle dichiarazioni fatte in precedenza, circa un anno prima, da Vladimir Putin quando questi ebbe ad affermare che gli sforzi degli USA e della UE erano volti a “provocare la destabilizzazione interna per minare i valori che uniscono la società russa e, in ultima analisi, indebolire la Russia e metterla sotto controllo esterno”.
Nel suo discorso annuale all’agenzia di intelligence nazionale, Putin aveva ribadito che l’Occidente stava “cercando di incatenare la Russia con sanzioni economiche e di altro tipo”, aggiungendo: “Stiamo affrontando quella che viene chiamata la politica di contenimento della Russia. . “

Putin utilizza i missili ipersonici

In modo acora più specifico Putin aveva sottolineato che “la questione non è legata alla concorrenza … piuttosto, è una linea coerente e aggressiva volta a ostacolare il nostro sviluppo, rallentandolo e creando problemi lungo i nostri confini”, considerando che l’Occidente sta utilizzando strumenti tratti “dall’arsenale dei servizi di intelligence. “
Bastava ascoltare questo discorso e comprendere che la reazione della Russia non avrebbe tardato a manifestarsi ma era proprio questo l’obiettivo che le elite di potere occidentali perseguivano da tempo: la guerra in Europa è arrivata e ne vedremo le conseguenze.

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