Neri e poveracci

di Lorenzo Merlo

Ho sentito le alterazioni di Mughini alla tv, erano d’isteria orripilata. Erano dedicate alle scelte violente della compagnia degli Angeli, ovvero di quei bifolchi e incivili che, a Washington, capitale federale degli Stati Uniti, hanno preso d’assalto il Campidoglio, la sede del Congresso americano.

Sbraitava come chi ammonisce affermando il giusto. Muovendosi a destra e a sinistra, col mento insù, gli occhi sbarrati e le mani roteanti, che si vedevano bene. Avevano dita sottili, conoidi, arcuate al rovescio. Dita di mani che non hanno mai impugnato altro che Bic, né martellato altro che tastiere, annerite dall’officina, incallite dalla sopravvivenza.
Prima per anni, ho sentito chiamare “fascisti” tutti quelli che in qualunque modo possibile fossero o avessero preso le distanze dalla politica dei progressisti. In alternativa – quando anche loro avevano capito che non si poteva dare del fascista a un’intera, crescente moltitudine, optarono per chiamare populista quel popolo impoverito e alienato, che nel frattempo si era radunato, in un modo o nell’altro, a contestare le politiche che lo avevano dimenticato.
Dimenticato. La parola non è scelta a caso, è quella giusta. Come è stato possibile dimenticarsi di chi ci si doveva prendere cura? In questo caso, assai datato, di distrazione non si può parlare. Dove cercare per trovare una ragione di come si sia potuto perdere di vista il proprio popolo, motivo dell’esistenza stessa della sinistra? Non si era mica nascosto. E con quale intelligenza avrebbe potuto farlo, lui, così ignorante? Doveva necessariamente esserci un’altra ragione per dimenticare ciò che più gli stava a cuore. Doveva essere qualcosa di pari valore.
Eh sì, erano riusciti nell’intento della radicale dimenticanza, anzi radical-chic. Ma l’impresa non era dovuta a qualche colpo di genio interno alla congrega. Tra loro stessi, se lo saranno detto e ridetto, non c’erano grandi cime sulle quali contare per un colpo di mano che passasse inosservato, che li lasciasse senza macchia, o che, con una piroetta, riuscisse a dare la responsabilità politica del loro ammutinamento alla causa filo-socialista. Che riuscisse a spacciare lo straccio dell’articolo 18 come un raggio di radioso futuro, nuce di una nuova futura, flessibile Internazionale.

Giaanpiero Mughini, intellettuale della sinistra snob


No, c’hanno renzianamente provato ma non ci sono riusciti. Non è stata opera loro, la farina era del sacco di altri, di una politica alla quale avevano deciso di aderire, anche se alcuni preferiscono dire, di genuflettersi. Sì, perché la scelta implicava la famosa dimenticanza. E il raggio di futuro che paventavano ne era il giusto contrappeso, l’opportunità per lavarsene le mani.
Tuffarono così le loro misere acque torbide di vergogna nel grande fiume placido e terroso della globalizzazione liberista. Dispersero la vergogna e con essa anche l’identità, sempre che qualcuno di loro fosse consapevole di ciò che stavano compiendo. Ovvero, dell’assassinio strutturale di quella base che per decenni avevano vantato come un valore supremo e coccolato come un genitore con il figlio.
Ormai presi dalla corrente superiore alla loro determinazione d’autonomia, indipendenza e sovranità, sostenevano di non aver avuto alternative. O meglio, che ogni alternativa era azzardata, economicamente suicida, perfino utopica.

Solo abbracciare, anzi essere, la globalizzazione, avrebbe salvato il salvabile. Avrebbe ridato valore a quell’Italia che nel frattempo era stata svenduta e tralasciata, a quell’identità che – lo può dire chiunque – il mondo ci ha invidiato e c’invidierebbe, se ancora rappresentasse un popolo, una terra, una nazione: ma che ora rappresenta un mercato, e l’invidia, limitata al suo prezzo, si è tramutata in investimento. L’arte, i paesaggi, la varietà, la bellezza che credevamo inalienabili sono sui banchi del mercato mondiale. Gli offerenti ci sono già e non fanno fatica a comprare ciò che vogliono e ne faranno sempre meno. Nessuna contropiroetta potrà restituirceli.
Ecco, tutto è chiaro.

Si sono dimenticati del loro popolo perché nella globalizzazione-salvamondo, nel globo robotizzato, nella smart-civiltà, nella precario-flessibilità, nell’implicita identità uniformata, nella fede nella tecnologia, i consensi di quattro neri, bifolchi e poveracci non servono più. E non è il caso di puntualizzare che non serviranno più neppure quelli di coloro che un tempo facevano il terziario, avevano due auto, due case, entrambe piene di oggetti, metà dei quali superflui e dimenticati. Non è il caso perché la direzione del mondo non è in mano di chi lo abita, ma solo di una parte di questi, ormai con portafogli, tecnologia e intelligence più spessi di quelli degli stati. Nel grande fiume limaccioso che tutto trascina e macina, la democrazia non è risparmiata. Arriverà al gelido mare della Tranquillità con un altro spirito rispetto a quello di nascita, e neppure la solita manciata di bombaroli anarchici, neri e poveracci potrà disturbarne l’arido equilibrio.
E se poi anche il voto puzzolente dei miserabili dovesse tornare utile – la facciata è importante – la potenza di fuoco della comunicazione non dovrà fare altro che attenersi alle nuove veline. Non dovrà che edulcorare le promesse, quelle che ormai – è ufficiale – “una cosa è quanto si dice in campagna elettorale, un’altra è la politica vera”. Non dovrà che colpevolizzare il nemico, sia esso la parte avversa, sia l’incerto votante; non dovrà che dare del populista apolitico a chi non ne può più di farse istituzionalizzate. La democrazia liberistica non ha mutuato il suo valore da quella umanistica, la sua vittima. Un matricidio d’interesse le cui conseguenze sociali e antropologiche non interessano alla politica, oggi detta liberismo. Immorale mostro divoratore di qualunque cosa gli si opponga. La lacerazione tra popolo e suoi rappresentati è una cancrena infetta. Ci si chiede se e con quali risorse il moribondo possa riprendersi. Interrogativo doveroso, legittimo, ma inficiato all’origine. Le risorse umaniste non hanno esistenza in una concezione del mondo materialista, positivista, fondata sull’avere. È un annuncio di disastro catastrofico, la cui sola gestione possibile è la repressione a suon di false soddisfazioni.
Il terreno sul quale siamo cresciuti è franato e scambiato per un benefit. Anche il Parlamento, le Istituzioni e il Governo hanno fatto la stessa tritata fine: anche se all’occorrenza servono eccome e vengono tenuti in vita nonostante la morte cerebrale. La storia è un canestro pieno di palline che, invece di Anquetil, Bitossi e Gimondi, ha maschere e fantocci. Come Ashraf Ghani e Hamid Karzay, ultimo e penultimo presidente dell’Afghanistan. Agli ordini sì di un popolo ma non di quello che il ruolo direbbe presiedano.
Che c’entra l’Afghanistan? La domanda è legittima. La risposta è: indichi la Luna e raccogli commenti sul Dito. Franando, per galleggiare, abbiamo scelto di fare da maschera e comparsa nel grande spettacolo in scena. Quello in cui – Pasolini, Debord e tanti altri ci avevano avvisato – solo ciò che vi accade, solo quanto previsto dalla sceneggiatura e pilotato da una regia, è reale.

Protesta dei lavoratori rider a Milano

Ma il raggiro sfugge sempre a meno persone, per queste la narrazione è un’altra. Ci vorrebbe il denaro per fare anche il loro film. Per raccontare che tutti i neri e i poveracci messi insieme non spacciano, non evadono, non frodano, non detengono che le briciole di quanto cade dal tavolo di chi non si ricorda più di loro.
Così quella moltitudine dimenticata si è trovata in compagnia di Angeli e soci, neri e poveracci. Il mondo è spaccato in un modo che la democrazia non poteva farci immaginare. Il coro di lunghe dita sottili che, alla notizia dell’assalto al Campidoglio, si è levato a celebrare il sopruso agli Stati Uniti, “faro di democrazia” sul mondo, ne marca e ne misura l’abisso. Giù in fondo, nel buio profondo insondabile da chiunque sia distratto dai mille diversivi strumentalmente messi in campo dai fuochisti del momento, si trovano le leve del “faro”. Con’esse abbagliano di luce democratica i nativi digitali, carne da mercato per eccellenza. Insieme ad esse giacciono le tastiere originarie dei Social e della Comunicazione. I pochi addetti a maneggiarle sono privati che sanno di governare un timone più grande di quello delle silenti, sottomesse, istituzioni. Abili montagisti, tagliano le scene del film affinché la realtà che hanno in mente, tra applausi, tette e gossip, gradualmente si trasferisca nelle persone, tramutandole dall’infinito che hanno in sé a domati criceti sulla ruota che chiameranno vita. Così, bifolchi con forconi improvvisati, li autorizzano all’invettiva inquisitoria e santa condanna. Così, per esempio, il “faro” e la sua Cia rimangono indisturbati al lavoro. Non sono improvvisati e dispongono di centinaia di milioni di dollari per organizzare il loro democratico lavoro. La “più grande democrazia del mondo”, così la chiamano i giornalisti professionisti passacarte, quella di Hiroshima, del Golpe militare di Pinochet, di quello Noriega, delle torture di Guantanamo, dell’invasione dell’Afghanistan, delle Primavere arabe – allungare l’elenco è inutile e noioso – non ha nulla da temere. “È nel giusto”, così dicono dalla ruota i criceti in forma umana che li replicano, certi che la realtà sia proprio quella del film passato dai tg.

Migranti africani sbarcati in Italia (grazie al traffico di schiavi favorito dal governo)


E dagli al fascio, una volta di più e ancora con più diritto di verità, a quelli che per protestare non hanno la dialettica. E che, a differenza di quelli che ce l’hanno, non hanno il lavoro, la casa, un futuro. Non hanno un’idea che li conduca se non quella di adeguarsi per limitare i danni o di trascinare giù gli smemorati per sentire come urlano perdono, per vedere come si prostrano sinceri dopo aver visto come era arredata la trincea della vita dei neri e dei poveracci. Proprio quelli che, con un beffardo e rivelatore proverbio, avevano creduto di poter buttare a mare come zavorra inutile e fare di tutta l’erba un fascio.
Era un epilogo d’origine ideologica. Cioè di quel genere di chiusura mentale ad essa ontologica, inetta all’ascolto dell’altro, dell’altra concezione del mondo. Diversamente, avrebbero potuto raccogliere, anche dai neri e dai poveracci, qualche momento utile ad una coesistenza meno slabbrata, ad una socialità meno paurosa. Invece, in sostituzione dell’ascolto, a mezzo del quale avrebbero anche trovato come evolvere, come scoprire la sede di un mea culpa, come riconoscere e imparare dai propri errori, hanno preferito colpevolizzare e squalificare neri, poveracci e chi con essi.

6 Commenti
  • Arditi, a difesa del confine
    Inserito alle 16:05h, 12 Gennaio Rispondi

    su mughini c’è ben poco da dire, proviene da lotta continua che ha forgiato gli intellettuali radical chic odierni che dispensano consigli in tv sul come essere globalisti
    mughini direttore del giornale di lc durante la campana infamante contro Calabresi, e da lì si vede l’odio del comunista verso il prossimo, quell’erigersi a paladino della giustizia dove loro sono dalla parte della ragione e chi non la pensa come loro è nel torto e deve essere combattuto, zittito, annientato.

    loro sono gli intellettuali, entità supreme che tutto sanno, gente che non ha mai lavorato un giorno e che ora spingono per la quarantena dura, tanto a loro che gli frega, si fanno intervistare da casa, chi invece piglia il treno, stipato come una sardina, cosa fa? vive nell’incubo di perdere il lavoro mentre la sera, seduto sul divano, guarda angosciato le parole severe degli intellettuali che danno la colpa una volta alla movida, un’altra a chi era in Sardegna, poi agli studenti ed ora allo shopping natalizio, dimenticando che tutte le persone indicate volevano fare solo una cosa : vivere

    viviamo tempi difficili, si sta andando verso il pensiero unico e totalitario, i GAFAM chiudono la bocca al presidente degli stati uniti, oggi è toccato a Ron Paul, domani a qualcun altro, piano piano fino a buttar fuori tutti quelli che pensano diversamente o hanno l’unica colpa di usare il cervello e farlo funzionare.
    ma la cosa più aberrante è vedere chi li difende, spesso intellettuali o finti tali, radical chic, gente col posto sicuro, che risponde “Facebook è una azienda e può fare quello che vuole”, ma siamo sicuri che se domani Facebook chiudesse il profilo, che so, di Fabio Fazio o di saviano, quelle stesse persone che ora si nascondono dietro al dito dell’azienda padrona di fare ciò che vuole non insorgerebbero sguainando la falce e facendo roteare il martello accusando di fascismo zuckemberg ?

    finirà male.

    • Sandro
      Inserito alle 20:21h, 12 Gennaio Rispondi

      “Facebook è una azienda e può fare quello che vuole”, …….”

      Al mio paese si dice: “il più pulito ha la rogna” oppure “ammazza ammazza son tutti ‘na razza”.

      Pur non essendo Berlusconi di sinistra, si è salvato dal covid grazie agli orientamenti sociali della sinistra (non agli uomini autodefinitisi di sinistra). Costui ha avuto la “geniale” – per non essere volgare – idea di trasformare gli ospedali “pubblici” in aziende, il cui principale scopo, giustamente, è far utili *. Da qui, interventi chirurgici che, una volta tesi alla massima garanzia di sicurezza per la salute del paziente, prevedevano dai cinque ai dieci giorni di degenza. Ora, invece, tale degènza, o non è prevista – il ricoverato entra la mattina ed esce la sera – oppure gli son concessi tre/cinque giorni per gli interventi più complessi.

      Se su Berlusconi avessero attuato la sua politica aziendale non credo fosse ancora in vita.

      Come non sono in vita quelle molte persone che grazie alla politica di un comunista pentitosi di esserlo e pentitosi di essersi pentito, che ha avuto l’ardire di partecipare ad una manifestazione contro un suo provvedimento, non hanno potuto essere opportunamente curati per via delle graduali continue restrizioni economiche indirizzate al depauperamento delle strutture pubbliche nonché di personale sanitario e tese alla moltiplicazione delle cliniche private sulle quali non è stato applicato, come avrebbe dovuto essere per via della pandemia, quanto sancito al 3° capoverso dell’articolo 42 della nostra Carta Costituzionale.

      *nelle aziende di produzione beni di consumo o servizi, primeggia la qualità del prodotto per assicurarsi gli utili.
      Di contro nelle aziende di orientamento berlusconiano primeggino gli utili alla salute del ricoverato.

    • giorgio
      Inserito alle 10:11h, 13 Gennaio Rispondi

      A parte la vicenda Calabresi, dove non abbiamo certezze sulla oscura morte di Pinelli, usato come capro espiatorio insieme a Valpreda per la strage di Piazza Fontana …. per coprire Sid e servizi atlantisti ……

      Questa volta concordo totalmente con Arditi su quelli come mughini (ma anche Mentana, Lerner, Liguori, Ferrara e compagnia) diventati tutti accaniti sostenitori della dittatura liberista – sanitaria …..
      Meglio un nemico dichiarato e coerente che l’accozzaglia di intellettuali radical chic sempre pronti a saltare sul carro del vincitore …. soprattutto quando hanno trascorso anni ad ergersi a paladini della classe operaia e dei lavoratori …. meritano di essere giustiziati da quei ceti popolari che hanno ingannato ……

  • Kaius
    Inserito alle 17:48h, 12 Gennaio Rispondi

    Vanno zittiti con una morte violenta.
    L unica cosa che teme il depravato è la violenza,non per nulla da decenni indottrinato masse di finocchi,invertebrati e vigliacchi.

    • Sandro
      Inserito alle 13:04h, 13 Gennaio Rispondi

      Hai colto nel segno. E’ da oltre quaranta anni che stanno tentando con successo di effemirare il maschio rendendolo un innoquo mollusco. Ora possono agire indisturbati. Coloro che si sono ribellati al loro modus vivendi sono una esigua minoranza.

  • nicoletta
    Inserito alle 19:20h, 12 Gennaio Rispondi

    Trump è tutt’altro che finito. Entro il 20 verranno fuori tutte le porcherie del deep state americano con propaggini in Italia oltre che in Vaticano. Ora si muoverà l’esercito in America perchè la costituzione e la democrazia è stata distrutta dai sinistri pedosatanisti. Mughini quando è in televisione cambio canale perchè è deprimente il suo gesticolare, sembra che satana lo stia possedendo ogni volta che apre bocca,
    I social non possono bannare nessuno, questo per statuto, facendolo hanno violato le regole e per questo pagheranno. Se vogliono arrogarsi la possibilità di revocare qualcuno diventano degli editori e come tale perseguibili in relazione a quello che viene postato, quindi responsabili a tutti gli effetti sia civili che penali.