Nella “guerra dei vaccini”, l’Occidente ha usato l’astuzia


La reputazione offuscata del vaccino occidentale AstraZeneca verrà ripulita su vasta scala. Dopo tutti gli scandali associati a questo farmaco, il produttore ha deciso di cambiare del tutto il suo nome. Questo rimedio sarà in grado di funzionare sui consumatori occidentali e cosa significa questo evento nel contesto della “guerra dei vaccini” in corso nel mondo?

L’azienda anglo-svedese AstraZeneca, dopo un massiccio rifiuto di utilizzare il suo vaccino in diversi paesi europei, ha deciso di cambiare il nome del vaccino in “Vaxzevria”. Inoltre, questo è stato fatto senza alcun cambiamento nel farmaco stesso: la sua composizione e il suo principio d’azione rimarranno gli stessi. L’azienda ha fatto ricorso a una tecnica ben nota nel marketing (il cosiddetto rebranding o ridenominazione), che di solito viene utilizzata per “annullare” la cattiva reputazione di un prodotto.

Negli ultimi mesi, la reputazione del vaccino AstraZeneca / Vaxzevria è stata offuscata catastroficamente: sono state registrate morti in persone vaccinate con esso, molte hanno ricevuto complicazioni dovute alla formazione di coaguli di sangue e disturbi della coagulazione del sangue. L’azienda, ovviamente, nega un collegamento diretto dei decessi con il vaccino e le organizzazioni mediche europee e americane la stanno attivamente aiutando in questo, tuttavia un’immagine negativa del vaccino si è già formata nella coscienza di massa.
Nel frattempo, sono in gioco decine di miliardi di dollari, contratti esistenti e nuovi con Stati Uniti, UE e 70 paesi, alla cui attuazione le controparti sono interessate.

La frettolosa ridenominazione di un vaccino con una reputazione offuscata sembra una misura disperata per salvarlo in una situazione senza speranza, non volendo cambiare nulla in sostanza. Nelle parole di Nikolai Durmanov, noto esperto di sicurezza biologica ed ecologia, questo è “un passo convulso, anzi, isterico nel tentativo di superare la tendenza “.
Secondo gli esperti, ci sono stati casi nei prodotti farmaceutici in cui un farmaco senza successo è riuscito a riguadagnare la fiducia con un nome diverso, ma dopo un serio lavoro aggiuntivo, quando ha cambiato la composizione, il posizionamento, ecc.. AstraZeneca non ha fatto nulla del genere. Ulteriori ricerche e l’elaborazione del vaccino richiederebbero mesi o addirittura anni, il che porterebbe al fallimento dei contratti e alla perdita del mercato a favore di altri, questo è possibile, compresi i vaccini russi e cinesi.

“Se non hanno apportato modifiche alla composizione del vaccino, si tratta solo di un rebranding a fini di marketing”, afferma l’ ovvio immunologo Vladimir Bolibok. Tuttavia, il rebranding e la modifica di marca sono diversi. Nella maggior parte dei casi, questo è ancora una sorta di processo, allungato nel tempo e con un certo valore aggiunto, ovvero il prodotto in alcuni casi cambia davvero.

Esempi di “Rebranding”

Così, nell’agosto dello scorso anno, Boeing ha cambiato il nome dell’ultimo modello di aereo, rimuovendo la parola “Max” e lasciando il 737-8. Questo venne fatto dopo un anno di sforzi per correggere gli errori nell’aereo, che hanno portato a incidenti aerei e centinaia di passeggeri morti. È chiaro che un piccolo cambiamento nel nome del vettore transatlantico mira a rimuovere un po ‘di associazioni negative e la paura dei potenziali passeggeri. Tuttavia, solo voli aerei senza problemi per diversi anni possono rimuovere completamente tale paura. Sfortunatamente per le aziende, il senso di autoconservazione delle persone non è ancora completamente sotto il controllo dei professionisti del marketing.

Ci sono anche esempi russi di rebranding di successo. Così, la compagnia aerea low cost Dobrolet è stata costretta a essere ribattezzata Pobeda dopo le sanzioni dell’UE per i voli in Crimea. Inoltre, Aeroflot non solo ha cambiato il cartello, ma ha rifiutato di noleggiare aerei in Europa, assicurandosi così contro il ripetersi della situazione.

Un altro esempio nel settore dell’aviazione è la compagnia Siberia di Novosibirsk, che nel 2005 è stata ribattezzata S7 Airlines per cancellare dai passeggeri le associazioni negative con gli incidenti dei suoi aerei. Ora S7 è una delle compagnie aeree più grandi e affidabili in Russia. Ci sono molti esempi di rebranding nel settore bancario, solitamente a seguito di acquisizioni, fusioni e fallimenti.

Tuttavia, negli affari, il cambio di nome spesso non viene utilizzato in modo forzato, ma come tecnica dell’immagine, progettata per aumentare le vendite a causa dell’effetto della novità. Nel marketing, il rebranding è descritto come “trovare una nuova proposta di valore o formularla con nuove parole per scuotere il pubblico di destinazione”.
Pertanto, i produttori di birra, bevande analcoliche e cosmetici lanciano regolarmente nuove linee, sebbene il loro contenuto cambi in misura molto minore rispetto al confezionamento. Molto spesso porta ad un aumento delle vendite, anche se temporaneo. Successivamente, vengono lanciati nuovi marchi con differenze fittizie.

Chiamando il pane al pane, il rebranding è un trucco del venditore, progettato per ispirare l’acquirente ad acquistare il vecchio prodotto con il pretesto di uno nuovo. L’economia moderna del neoliberismo è generalmente più simile alla magia occulta che alla scienza: cosa vale solo “fiducia” nel dollaro, “crescita negativa” o “buoni spazzatura altamente redditizi”.

Cercare di riconquistare la fiducia in un prodotto scadente attraverso un cambio di marca (essenzialmente un involucro di caramelle) è uno degli stessi trucchi magici. Non può essere spiegato, si può solo crederci – e un certo numero di persone, la cui visione del mondo è già passata a questi “binari”, si fida pienamente di questo “trucco con le orecchie”. Ma ci sono ancora molti di coloro che non credono in tale alchimia, non percepiscono come la norma i trucchi dei bambini in questioni così serie legate alla salute e alla sicurezza.

E il vaccino contro il coronavirus è principalmente un problema di sicurezza, e in intere nazioni e paesi.

Se cambiare il nome di una barretta di cioccolato o di un deodorante difficilmente può nuocere a nessuno, rinominare un dispositivo medicinale per il quale esistono affermazioni negative è una questione completamente diversa. Qui sorge un serio aspetto morale ed etico: quanto è appropriata una tale tecnica dell’immagine, se improvvisamente domani le persone che si sono fidate di lui soffriranno della “nuova vecchia medicina”?

Tuttavia, secondo la maggior parte degli esperti, è improbabile che questo aggiunga fiducia al vaccino anglo-svedese. Notano che se la decisione non danneggia la stessa AstraZeneca (nel senso che non potrebbe essere peggiore), è improbabile che l’atteggiamento dei comuni cittadini nei confronti del vaccino migliori. Al contrario, questa mossa sarà percepita come un trucco e le persone diventeranno doppiamente vigili. Come scrivono i francesi nei commenti a questa notizia, “la margarina, se si cambia nome, non diventa burro”.

Manifestazione anti vax

Pertanto, il rebranding del vaccino AstraZeneca / Vaxzevria è uno degli episodi della guerra dei vaccini che si è svolta nel mondo su suggerimento dell’Occidente. È iniziata con una campagna per denigrare il vaccino russo Sputnik V e impedirne l’ingresso nel mercato europeo, e ha continuato la lotta tra Stati Uniti, Gran Bretagna e UE per le dosi mancanti di vaccini nel contesto della terza ondata di coronavirus.

E poiché uno degli strumenti di questa guerra – il vaccino AstraZeneca – ha iniziato improvvisamente a fallire per i suoi istigatori, e si è deciso di usare l’astuzia. Cambia il vaccino nel nome senza cambiarlo nella sostanza. Lo strumento, nel complesso, è collaudato e affidabile – se solo non si dimentica che la gente comune dei paesi occidentali è diventata ostaggio in questa guerra.

Ivan Bivora

Fonte: Vista

Traduzione: Sergei Leonov

8 Commenti
  • mario
    Inserito alle 21:27h, 31 Marzo Rispondi

    EBREI E AMERICANI STANNO CERCANDO DI AMMAZZARE PIU” PERSONE POSSIBILI CON
    QUESTI VACCINI……………………………….

  • atlas
    Inserito alle 22:59h, 31 Marzo Rispondi

    l’origine del termine “complottismo”
    nel dibattito pubblico odierno ricorre spesso il termine “complottista”.

    Nonostante ormai sappiamo come tale termine venga brandito alla maniera di un ferro rovente con il quale marchiare d’infamia e di ridicolo chiunque non si attenga, in vario grado, alla versione dominante e ufficiale di un qualsiasi argomento, può essere comunque estremamente utile e interessante approfondirne le origini e accennare ad alcune delle sue implicazioni storiche, psicologiche e sociali.

    La sua introduzione nel discorso collettivo, inizialmente sotto la locuzione di “teorico del complotto”, risale ai tempi dell’omicidio di John Fitzgerald Kennedy.
    Tale espressione venne coniata per screditare come paranoico e credulone chiunque sollevasse dubbi sulla coerenza e veridicità dei risultati presentati dalla commissione Warren, alla quale il governo aveva affidato il compito di fare luce sui fatti di Dealey Plaza.

    Prima di allora si era parlato, al massimo, di cospiratori o congiuratori riferendosi però a chi, le trame oscure, le ordiva e le poneva in essere per davvero e non a chi le denunciava. Secondo questo nuovo paradigma, Cicerone oggi rischierebbe di essere considerato un complottista per le sue accuse nei confronti di Catilina e dei suoi complici.

    Osservando dunque la storia dalla Repubblica Romana ai giorni nostri, oltre all’appena citata congiura di Catilina, possiamo trovare un nutrito susseguirsi di piani acclarati, talvolta riusciti e talvolta no, messi in atto da un gruppo d’interesse o ai danni di un altro gruppo d’interesse rivale o per acquisire ancora più potere sulla popolazione ad esso già sottoposta.

    Nessuno storico si sognerebbe, ad esempio, di incasellare tra le paranoie senza fondamento la congiura contro Giulio Cesare, quella dei Pazzi nella Firenze rinascimentale o quella del marchese Bedmar contro la Repubblica di Venezia all’inizio del XVII secolo.

    Ma il lungo elenco dei complotti e delle cospirazioni riconosciute tanto dagli storici quanto dal grande pubblico, non si ferma certo agli inizi della modernità ma arriva a lambire direttamente anche i tempi a noi più vicini.

    Se, ad esempio, sull’affondamento della corazzata USS Maine al largo de L’Avana, evento che diede il via alla guerra tra Stati Uniti e Spagna nel 1898, si possono ormai sollevare parecchi legittimi sospetti che portano a vederlo come un gesto americano per ottenere il casus belli, ancora più documenti e testimonianze mostrano come il cosiddetto incidente del Tonchino, usato come scusante per l’intervento militare in Vietnam, non fosse altro che una cinica messinscena.

    Si potrebbero poi citare, tra i tanti esempi di terrorismo di Stato e di cospirazioni geopolitiche, l’affare Lavon in Egitto e alcune delle numerose pagine di storia nostrana dai contorni ancora nebulosi come la morte di Enrico Mattei, il caso Moro, la strage di Ustica, l’esplosione di Piazza Fontana, la loggia P2 e la strage di Bologna, giusto per ricordarne alcune.

    A questo punto, quindi, possiamo facilmente notare come alcuni complotti facciano effettivamente parte della narrazione collettiva accettata, eventi storici riguardo ai quali ci è concesso vedere le ombre e gli intrighi dietro ad essi.
    Balza però agli occhi che questi complotti, la cui esistenza è stata socialmente ammessa, sono sempre collocati nel passato, sempre già accaduti, già conclusi e metabolizzati dal sistema di potere per mostrare il suo presunto e costante miglioramento. Tale sistema, nel medesimo momento in cui ammette qualche sua imperfezione pregressa, ci ha già implicitamente rassicurato sull’impossibilità del ripetersi di nuove cospirazioni.

    L’individuo, dal canto suo, accoglie di buon grado questa rassicurazione perché sarebbe per lui troppo doloroso ammettere che le persone ritenute più capaci e più esperte, le persone magari legittimate dal suo stesso voto o che ricoprono importanti incarichi istituzionali, possano stare agendo, in questo preciso istante, mosse da vantaggi personali o delle lobby a cui appartengono, anche in totale spregio del suo interesse.

    In questo atteggiamento è ravvisabile una forma di pensiero infantile in forza del quale le figure di autorità vengono investite della stessa infallibilità, perfezione morale e sincerità attribuite nei primi anni di vita ai propri genitori. Così, come mamma e papà non possono certo mentirci o fare qualcosa che non sia per il nostro bene, allo stesso modo, chi sta sopra di noi, non farebbe mai qualcosa che deliberatamente possa davvero recarci danno.

    Se il credere che le classi dominanti non favoriscano da sempre la propria egemonia con ogni mezzo e che non portino avanti agende che nulla hanno a che vedere con la felicità, il benessere e l’incolumità delle classi subalterne, è difficilmente collocabile in una ipotetica scala di misurazione dell’ingenuità, va tuttavia ammesso, a sua parziale discolpa, che il consumatore medio di notizie è stato talmente privato dello spirito critico e della curiosità, da non essere più in grado di chiedersi chi tragga davvero vantaggio da una situazione o da una decisione.
    La sua mente, incapace di collegare elementi apparentemente lontani e di sviluppare nessi logici, di individuare fallacie argomentative e buchi di sceneggiatura nella narrazione ufficiale, di fare ricerche autonome e di mettere a confronto tra loro fonti discordanti, riposa perennemente, per dirla con Hegel, nella notte in cui tutte le vacche sono nere e nella ingenua convinzione che possano davvero darsi decisioni politiche e finanziare a beneficio di tutta la popolazione e non, come invece accade realmente, solo a vantaggio di alcuni quando, non apertamente, ai danni di qualcun altro.

    Il consumatore medio di notizie, sebbene abbia ancora fresca nella memoria l’immagine del Segretario di Stato americano Colin Powell mentre sventola la fialetta di presunta antrace per giustificare l’aggressione all’Iraq, poi rivelatasi fondata su prove totalmente false e artificiose, continua imperterrito a scegliere di credere ai mass media e ai governanti.
    La sua condizione ricorda tristemente quella di certe mogli che, pur ammettendo che il coniuge le abbia maltrattate e abbia costantemente alzato le mani su di loro, continuano a ripetersi che ora è cambiato, che non lo farà più e che in fondo, a modo suo, le ama.

    Il consumatore medio di notizie, nella sua normopatica fissazione di omologarsi al pensiero unico per non essere escluso dal gregge sociale a cui appartiene, reprime in sé e negli altri, con spietata efficienza, ogni volontà di sapere.
    Il suo timore di apparire stupido agli occhi dei suoi simili è così grande da renderlo, infine, davvero e tragicamente stupido anche di fronte alle evidenze più ingombranti.

    https://www.weltanschauung.info/2021/03/lorigine-del-termine-complottismo.html

  • Mardunolbo
    Inserito alle 00:22h, 01 Aprile Rispondi

    Tel chi l’Atlas che ha fatto un articolo , bell’e pronto !

    • atlas
      Inserito alle 00:40h, 01 Aprile Rispondi

      e te che sei medico lo puoi capire bene. A chi ti dice: ma cosa neghi, ricordati dei morti di Bergamo…io credo che i morti di cui si debbano veramente ricordare i loro famigliari sono quelli che NON hanno potuto avere cure perchè TRASCURATI da sta farsa di merda

      se non hai fb c’è il loro canale youtube (finchè non glielo cancellano come byoblu, “decreto con l’obbligo vaccinale per i medici ed infermieri. Con l’avvocato Luigi D’Agosto”

      https://www.facebook.com/100GiorniDaLeoni/videos/3728738507224089

  • dolphin
    Inserito alle 12:04h, 01 Aprile Rispondi

    Il futuro ci dirà se il banchetto delle tre carte rispolverato per l’occorrenza, funziona ancora, speriamo di no. Le aziende dei vaccini sanno benissimo cosa produggono e con quali conseguenze per i vaccinati, solo che hanno ordini superiori e gli ordini si sa non si discutono sopratutto quando l’esecuzione viene largamente retribuita a piene mani, agli altri andrà la morte, l’invalidità. problemi a vita, il dolore e la distruzione delle famiglie, ce ne é abbastanza per capire che questa guerra non si combatte con i cartelloni e i cortei ma con ben altre strategie, a buon intenditore……. visto che hanno deciso che dobbiamo morire, meglio sul campo di battaglia e non in un letto d’ospedale.

    • Sandro
      Inserito alle 14:56h, 01 Aprile Rispondi

      Paura di esprimersi? Cosa c’è di male nell’usare provvedimenti dettati dalla natura? Ci si è domandati perché la delinquenza organizzata, che si chiami ‘ndrangheta, camorra, mafia, poco importa, spadroneggia ed è sempre in auge? (anche la corruzione è una forma di violenza – bonaria – che anticipa quella più convincente se non compresa).

      I grandi condottieri del passato come raggiunsero gloria e ricchezze? Semplice, costoro agiscono/hanno agito nel rispetto delle leggi naturali. E’ da ricordare che siamo creature di un evento violento – il Big Bang – e che tutto il sistema si regge in equilibrio grazie a fenomeni di una violenza inaudita e continua dovuta alla contrapposizione degli elementi. Prima o poi la figlia della natura ci libererà dalla cloaca in cui troviamo. La natura è feroce con chi non ne rispetta le leggi e magnanima con chi si piega al suo cospetto. E di esempi ne abbiamo in abbondanza. Filosofia? No, realtà.

      • Giorgio
        Inserito alle 19:40h, 01 Aprile Rispondi

        Vero Sandro …. prima o poi la natura si riprende ciò che l’uomo gli ha tolto …… come un fiume si riprende il suo corso nonostante sia stato deviato o tombato ……

    • Giorgio
      Inserito alle 19:42h, 01 Aprile Rispondi

      Dolphin sottoscrivo in pieno la sua frase: ….. visto che hanno deciso che dobbiamo morire, meglio sul campo di battaglia e non in un letto d’ospedale …..

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