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Nazionalizzazione, una dolce parola

di Andrea Brizzi

Esiste una legge non scritta che è superiore a qualsiasi altra norma, la legge morale. Essa deriva direttamente dall’etica della “sete di giustizia” di cui si parla nel Vangelo, e la sete di giustizia è un sentimento molto importante, adatto a definire l’etica e la morale di un popolo in quanto essa non è misurabile, è soltanto constatabile, non è categorizzabile nel razionalismo liberale, è tale per natura.

Questo concetto ci fornisce la chiave di lettura corretta ad analizzare una questione che finalmente è tornata alla ribalta nell’ultimo periodo, le nazionalizzazioni. Dopo il disastro del ponte Morandi, avvenuto a Genova il 14 Agosto e costato la vita a decine di persone, qualcosa sembra essersi mosso all’interno dell’esecutivo e nella percezione generale riguardo il tema delle nazionalizzazioni.

Sembra assurdo che ci sia voluta una strage per capire come la gestione privata della cosa pubblica sia fallimentare, e basata non sulla garanzia di servizio alla comunità, ma ovviamente sugli utili d’impresa.

Autostrade per l’Italia è una società per azioni nata nel 2002 che ha in concessione la gestione e la rispettiva manutenzione delle autostrade. La società fa capo al gruppo Atlantia, che ne possiede il 100% del capitale sociale e che fa riferimento, come maggior azionista, alla famiglia Benetton. Un prodotto insomma della criminale campagna di privatizzazioni e liquidazioni dei pubblici istituti iniziata indicativamente negli anni ’90, la quale ha distrutto gran parte dell’apparato statale, delegando e concedendo ai privati oneri e utili di gestione. Alcuni numeri di contesto; Autostrade per l’Italia nel 2017 ha ottenuto ricavi per 3,94 miliardi di euro, di cui 3,59 miliardi soltanto di pedaggi, con un utile netto di circa 1 miliardo di euro.

Miliardi di euro che evidentemente la famiglia Benetton non ha ben investito nella manutenzione e nella gestione della infrastruttura autostradale. Parlavamo prima della legge morale come prodotto dell’etica della “sete di giustizia”, ebbene in questo senso, senza cercare di fare del giustizialismo spicciolo, la sete di giustizia del popolo e della Nazione tutta, deve necessariamente essere placata con un’opera di nazionalizzazione totale delle aziende strategiche per l’Italia. Perché? Semplicemente perché è moralmente giusto e doveroso che tutto quello che dovrebbe essere al servizio della comunità nazionale, non sia soggetto alla legge del tornaconto, ai giochi di borsa, alle speculazioni private e quant’altro, bensì sia gestito dallo Stato e da nessun altro.

Svendesi patrimonio italiano

Seguendo questo ragionamento, con buona pace di tutti i liberisti che in questi giorni si sono indispettiti, fa molto piacere sentire dai banchi del Governo l’ipotesi di nazionalizzare Autostrade per l’Italia.

Al di là dei fatti avvenuti a Genova, la questione delle nazionalizzazioni possibili ed eventuali, si lega ad un altro grande tema, usato spesso più in senso contingente che compiutamente ideologico; il tema del sovranismo. Questo governo ci piace, l’abbiamo detto e reso evidente in più di un articolo, tuttavia è necessario ricordare che non può esistere nessun sovranismo senza una seria e ragionata campagna di nazionalizzazioni. Poiché il sovranismo non è contingenza elettorale, il sovranismo è una cosa seria, e racchiude in sé le necessità di un popolo che deve per forza di cose riconquistare le sovranità perdute, per ricostruire lo stato sociale e nazionale che fu, e che da tempo ormai è sopito.

Questo Governo ha una grande possibilità, prenda coraggio e realizzi non quello è che possibile, ma quello che è necessario, giusto e doveroso. C’è bisogno di una grande campagna di nazionalizzazioni, non solo delle autostrade, ma di tutte le aziende strategiche per la comunità nazionale; energia, trasporti, acqua, armamenti ecc. In un mondo che rassomiglia ad una giungla sociale, impervia e privatizzata, la parola nazionalizzazione è una dolce parola.

Fonte: Il Pensiero Forte

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  1. Vittoriano 4 settimane fa

    A mo’ di ‘commento’ vorrei segnalarci :

    Toninelli: nazionalizzare le autostrade conviene agli italiani | LIBRE

    Autostrade: ma perché cedere ai privati tutti quei miliardi? | LIBRE

    Giorgia Meloni — Nazionalizziamo la gestione delle autostrade
    https://youtu.be/f-klK6hk2t0

    . . .

    A proposito di privatizzazazioni, non dimentichiamo, poi, che in Italia,
    con la controriforma liberista degli anni novanta,
    le attività, sia di banca che di borsa, vengono totalmente privatizzate.

    L’attività bancaria non fu più definita di pubblico interesse,
    ma diventò un’attività imprenditoriale, come qualsiasi attività commerciale.
    Come lo era secondo il codice di commercio del 1885.
    ( Il Governo Ciampi emanò il Testo Unico Bancario.
    Decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.
    Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. )

    L’Italia si conformò al modello americano del departement store of finance,
    cioè il grande magazzino della finanza.

    Anche la borsa venne privatizzata.*
    Non è più un ente pubblico a gestire il mercato borsistico, ma una società per azioni.
    Ci sono vari mercati per i diversi strumenti finanziari
    oggetto di contrattazione, ed ogni mercato viene gestito da una società privata.

    Chi sono gli azionisti di queste società private ?

    Sono le banche e le società di intermediazione mobiliare, le sim.
    Quindi gestiscono i mercati le stesse aziende che negoziano sui mercati.
    Questo è un altro aspetto fondamentale della controriforma liberista .

    * In materia di legislazione borsistica,
    il Governo Prodi emanò il testo elaborato dalla “Commissione Draghi”,
    dando così vita al decreto Eurosim – 23 luglio 1996
    che dava attuazione in Italia alle direttive CEE sui servizi di investimento
    e sull’adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e delle banche.

    . . .

    Infine vorrei ricordarci che :
    la vera riforma della banca e della borsa,
    rispetto al sistema vigente nell’Italia liberale,
    la fece il fascismo, malgrado i suoi limiti.

    Cfr. :
    Sistema bancario e riforma fascista | SOCIALE
    https://antonioportobello.wordpress.com/2011/11/…/sistema-bancario-e-riforma-fascis…

    e

    Il Glass Steagall Act italiano: la legge del ’36 | L’ Intellettuale Dissidente

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  2. Vittoriano 4 settimane fa

    A proposito di privatizzazazioni, non dimentichiamo che in Italia,
    con la controriforma liberista degli anni novanta,
    le attività, sia di banca che di borsa, vennero totalmente privatizzate.

    L’attività bancaria non fu più definita di pubblico interesse,
    ma diventò un’attività imprenditoriale, come qualsiasi attività commerciale.
    Come lo era secondo il codice di commercio del 1885.
    ( Il Governo Ciampi emanò il Testo Unico Bancario.
    Decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385.
    Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia. )

    L’Italia si conformò al modello americano del departement store of finance,
    cioè il grande magazzino della finanza.

    Anche la borsa venne privatizzata.*
    Non fu più un ente pubblico a gestire il mercato borsistico, ma una società per azioni.
    Ci sono vari mercati per i diversi strumenti finanziari
    oggetto di contrattazione, ed ogni mercato viene gestito da una società privata.

    Chi sono gli azionisti di queste società private ?

    Sono le banche e le società di intermediazione mobiliare, le sim.
    Quindi gestiscono i mercati le stesse aziende che negoziano sui mercati.
    Questo è un altro aspetto fondamentale della controriforma liberista .

    * In materia di legislazione borsistica,
    il Governo Prodi emanò il testo elaborato dalla “Commissione Draghi”,
    dando così vita al decreto Eurosim – 23 luglio 1996
    che dava attuazione in Italia alle direttive CEE sui servizi di investimento
    e sull’adeguatezza patrimoniale delle imprese di investimento e delle banche.

    . . .

    Infine vorrei ricordarci che :
    la vera riforma della banca e della borsa,
    rispetto al sistema vigente nell’Italia liberale,
    la fece il fascismo, malgrado i suoi limiti.

    Cfr. :
    Sistema bancario e riforma fascista | SOCIALE
    https://antonioportobello.wordpress.com/2011/11/…/sistema-bancario-e-riforma-fascis…

    e

    Il Glass Steagall Act italiano: la legge del ’36 | L’ Intellettuale Dissidente

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  3. Massimo 4 settimane fa

    Sarebbe opportuno valutare quale tipo di governo praticare secondo i popoli.
    Paesi come gli scandinavi la cui correttezza permette di avere una gestione dei beni pubblici
    efficiente non si avrebbero dubbi su come agire.
    Qualunque tipo di gestione dovessimo valutare, prima di tutto si dovrebbe considerare la qualità
    degli uomini chiamati a praticarla.
    In Italia la storia dice che, manca il senso unitario, quindi non si percepisce come proprio il bene comune.
    Le aziende pubbliche sono state dissanguate da gestioni dissennate, ma come ciò è avvenuto
    non è comparso sui giornali del tempo, solo le testimonianze personali lo mostravano.
    Ciò che è passato è stato solo l’effetto di decenni di ruberie a tutti i livelli.
    E’ opportuno sapere di queste cose per non sbagliare ancora.
    E’ forse cambiata la mentalità o la preparazione dell’italiano medio ?
    Autostrade ha pensato al profitto secondo quanto emerge, ma il pubblico che ha affidato la gestione
    non doveva forse controllare ? il proprietario di una casa data in affitto non controllerebbe lo stato di
    mantenimento da parte degli inquilini ? lascerebbe che venisse degradata non curandosi di un suo bene ?
    Il ponte è crollato ma girando per le strade vedo un certo degrado delle strutture stradali in genere.
    Se passo il confine svizzero è immediata ai miei occhi la differenza della gestione del territorio nel
    suo insieme.
    Il pubblico non si deve dimenticare cosa ha fatto e cosa fa ancora ora, il privato a quanto si è visto ha
    gestito all’italiana, se la rete stradale fosse stata di proprietà e non in gestione posso pensare che le
    cose sarebbero andate diversamente.
    Sono per la gestione comune dei servizi acqua, elettricità, comunicazione, sanità, difesa, trasporti, perchè
    la vita civile non può essere tutta messa in una borsa merci, comprese le famiglie e la loro vita, questa è
    la follia.
    Serve però pensare molto bene come gestire i beni comuni per evitare i disastri del passato.
    Posso dire riguardo all’energia elettrica che fino alla nazionalizzazione dei primi anni 60 le compagnie
    locali partecipate dai cittadini interessati risultavano efficienti e remunerative.
    Le FS un tempo coi casellanti la cui funzione era di manutenere la rete ferroviaria gradualmente hanno
    smantellato stazioni, manutenzioni e cura dell’apparato ferrovie nel suo insieme sono scomparsi per
    ragioni che qualcuno nel suo ambito saprà analizzare.

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  4. Eugenio Orso 4 settimane fa

    Non credo che ci sarà un’inversione di tendenza che porterà a nazionalizzare o ri-nazionalizzare.
    Giorgetti, lo “stratega” della lega salviniana, si è già dichiarato contrario, o almeno non entusiasta.
    Personalmente, io vorrei la collettivizzazione di tutto, eliminando il privato cancerogeno, ma so che è impossibile e, quindi, mi accontenterei di un po’ di nazionalizzazioni e di dirigismo statale …
    Putroppo mi sembra impossibile, allo stato attuale delle cose, anche qualche sparuta nazionalizzazione, tenendo conto che questo governo ha già abbassato la testa, davanti a ultraliberisti, atlantisti e “sogno europeo”, facendosi imporre il ministro dell’economia, non riuscendo a nonminare il suo presidente alla Rai, accentando euro, mercato, rigore contabile e Nato …
    Meglio non raccantora storielle.

    Cari saluti

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