Nazionalismo bianco, nazionalismo ebraico e settarismo islamico, il terrorismo al suo peggiore livello


Di Sami Jamil Jadallah


Devo iniziare questo breve saggio estendendo i miei ringraziamenti al popolo, al governo e al Primo Ministro della Nuova Zelanda per il coraggio, la grazia e la compassione che hanno dimostrato durante questa tragedia e l’atto di terrorismo avvenuto. Il mondo ha una lezione da imparare dalla Nuova Zelanda.

I nazionalisti e primatisti bianchi sono arrabbiati perché sentono che stanno perdendo poteri politici ed economici in un’economia nazionale e internazionale in rapido cambiamento che sta lasciando dietro di sé decine di milioni di bianchi con modeste educazioni. Lamentano la perdita di un dominio politico che ha visto la schiavitù, il colonialismo e gli omicidi di massa come il marchio del loro mandato al potere.

Certamente, questi nazionalisti bianchi non sono quelli che hanno inaugurato la rivoluzione industriale, né sono quelli che hanno portato l’automazione, la cultura e l’istruzione superiore, la scienza e la tecnologia, l’aviazione e la scienza spaziale – certamente non i progressi nella ricerca medica e farmaceutica. Non hanno dato alcun contributo significativo al mondo, ma sembrano essere dei perdenti.

Per quanto siano tristi gli attacchi terroristici alla moschea di Christchurch, non dobbiamo dimenticare i numerosi attacchi terroristici che hanno avuto luogo contro luoghi di culto non solo in Nuova Zelanda, nella Palestina occupata, negli Stati Uniti, in Inghilterra, Arabia Saudita, Pakistan e Afghanistan.

Ci sono troppi attacchi terroristici che hanno avuto luogo contro luoghi di culto; e, ironia della sorte, il maggior numero di attacchi terroristici avvenuti sono stati gli attacchi alle moschee sciite in Arabia Saudita, Pakistan e Afghanistan, alimentati non dal nazionalismo bianco e dal sionismo razzista, ma dal volatile settarismo islamico whabita/salafita (alimentato dall’Arabia Saudita) che è vivo e vegeto, uccidendo e massacrando la gente quasi ogni giorno .

Non dobbiamo mai dimenticare l’attacco terroristico ai fedeli musulmani nella moschea di Ibrahimi a Hebron, nella Palestina occupata, che ha lasciato 29 morti e 125 feriti compiuto da un rabbino israeliano-americano, Baruch Goldstein, guidato da un’ideologia nazionalista ebraica sionista sostenuta da motivazioni religiose e razziste che ha le sue radici in Europa orientale, la stessa che si basa su una forma di colonizzazione coloniale, con idea di pulizia etnica.

L’ideologia motivata etnicamente e religiosamente (antisemita) del nazionalismo bianco è dietro l’attacco alla Synagogue Tree of Life di Pittsburgh il 27 ottobre 2018 avvenuto ad opera del nazionalista bianco Robert D. Bowers che ha provocato la morte di 11 persone.

Starge in nuova zelanda

L’attacco terroristico dell’ australiano Brenton Harrison Tarrant che ha lasciato 50 morti e più di 30 feriti in Nuova Zelanda, non dovrebbe sorprendere, vista la crescita dell’islamofobia tra i leader politici australiani mentre si avvicinano a un’alleanza con ì Israele sionista e islamofobico.

Tuttavia, il grande problema per i musulmani è come gestire o controllare l’aumento del conflitto settario tra sunniti e sciiti che hanno visto centinaia di morti nelle moschee. I conflitti settari sono alimentati dai leader religiosi e politici sunniti e wahabiti che cercano di far rivivere i conflitti settari iniziati circa 1.400 anni fa.
I leader che si sono recati a Parigi per mostrare la loro solidarietà per l’assassinio di 11 persone non possiamo aspettarci che viaggino presto anche in Nuova Zelanda per mostrare la loro solidarietà con la Nuova Zelanda ed esprimere la loro indignazione contro le azioni di un estremista bianco arruolato da centrali di destabilizzazione.

Questo perchè ci si aspetta che il mondo sia pronto a condannare il terrorismo islamico ma non altrettanto quando si tratta del terrorismo quotidiano attuato contro i palestinesi in Cisgiordania e Gaza da parte del nazionalismo suprematista ebraico sionista.

Fonte: Veterans Today

Traduzione: Lisandro Alvarado

N.B. L’opinione dell’autore può non coincidere con la posizione della redazione.

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