Navalny, Julian Assange e Kaveh L. Afrasiabi, doppio standard dei media e politici europei

di Luciano Lago

Mentre in Occidente i media si indignano per l’arresto del russo Alexei Navalny, nessuno parla o si indigna dei tanti arresti operati negli USA di cittadini iraniani che vengono portati in carcere con pretesti vari, dalla cospirazione per conto del governo di Teheran allo svolgimento di attività di propaganda, ecc..
Questo è il caso di un docente e scrittore iraniano (residente negli USA dal 1984), Kaveh L. Afrasiabi, di 63 anni, arrestato la scorsa settimana dall’FBI con l’accusa di “aver svolto propaganda a favore dell’Iran presso i legislatori americani”, di aver agito e di aver cospirato per agire come agente non registrato del governo iraniano, questo secondo l’FBI.

In realtà Afrasiabi è un esperto di politica internazionale ed autore di diversi libri – su Iran, Islam, ecologia, Medio Oriente, oltre ad essere stato consulente per le Nazioni Unite, nonché auore di poesia e narrativa – avendo scritto numerosi articoli su giornali e riviste internazionali. Afrasiabi ha conseguito un dottorato in scienze politiche presso la Boston University . Lo stesso Afrasiabi ha anche studiato teologia alla Andover-Newton Theological School e i suoi scritti teologici sono stati elogiati dal vescovo John Chane come un “must read” nella sua introduzione al libro di Afrasiabi, intitolato “Mahdism, Shiism, and Communicative Eco-Theology “(2015). Afrasiabi è il fondatore e il direttore di un’organizzazione non governativa, Global Interfaith Peace (GIP). Lo scopo del GIP è quello di migliorare la comprensione, il dialogo, la tolleranza e la comunicazione tra le religioni del mondo e di integrare le attività delle Nazioni Unite nel processo di pace fornendo infine un sostegno ausiliario basato sulla fede.

Nel suo curriculum risulta che Afrasiabi ha insegnato scienze politiche all’Università di Teheran , alla Boston University e alla Bentley University . Afrasiabi è stato anche visiting scholar presso la Harvard University (1989-1990), l’ Università della California, Berkeley (2000-2001), la Binghamton University (2001-2002) e il Center for Strategic Research , Teheran. Durante il 2004-2005, Afrasiabi è stato coinvolto come consulente del team di negoziazione nucleare iraniano.

Afrasiabi con il segretario generale dell’ONU al tempo del suo incarico di consulente

Per la sua esperienza e preparazione professionale, Afrasiabi ha fatto dozzine di apparizioni televisive come esperto del Medio Oriente su CNN, Aljazeera, Voice of America, PBS, BBC, PressTV, Russia Today, TV canadese e altre reti. Afrasiabi parla correntemente diverse lingue e ha pubblicato in farsi, inglese, tedesco, francese e spagnolo.
Queste notevoli qualificazioni ed attestati professionali non hanno risparmiato al docente iraniano una accusa da parte delle autorità americane di essere un agente straniero ed un propagandista a favore dell’Iran, nonostante tutta l’attività di Afrasiabi sia stata svolta alla luce del sole.
I pubblici ministeri federali che accusano il docente, sostengono che questi abbia operato per più di un decennio come esperto neutrale sull’Iran mentre” spacciava propaganda” ai legislatori e giornalisti americani per conto del governo iraniano.
Evidentemente secondo la giustizia USA avere opinioni diverse rispetto a quelle professate dal dipartimento di Stato statunitense ed esprimerle pubblicamente su giornali, reti TV e pubblicazioni varie, costuisce “ipso facto” un crimine (spacciare propaganda). Questo accade in quella che i media e i politici dei governi europei, in primis quelli italiani, chiamano la “grande Democrazia Americana” che evidentemente non è così rispettosa delle libere opinioni, visto che il caso Afrasiabi non è un caso isolato ma si segnalano centinaia di casi di giornalisti, intellettuali, tecnici e scienziati iraniani e di altre nazionalità (russi, cinesi fra gli altri) che negli Stati Uniti sono stati arrestati con imputazioni simili. Un sorta di ondata di maccartismo da cui è afflitta l’America che, da patria delle libertà e della Democrazia, finisce per assomigliare sempre di più alla vecchi Unione Sovietica.
Certamente non ci saranno governi occidentali e grandi media a richiedere la liberazione di Afrasiabi, così come non c’è stata una ondata di indignazione per l’arresto arbitrario e prolungato da oltre un anno di Julian Assange.

Julian Assange al momento del suo arresto a Londra, poca indignazione da parte dei media occidentali (non è un dissidente russo, non è un dissidente iraniano o cinese).


L’attenzione è tutta focalizzata sul caso di Alexei Navalny, imputato di appropriazione indebita e di altri reati patrimoniali, che si presta alla facile speculazione e propaganda contro la Russia.
In Italia non ci sarà un ministro degli Esteri come Luigino Di Maio a richiedere la liberazione del prof. Afrasiabi, come non c’è stata da parte sua una richiesta analoga per Julian Assange.

L’opportunismo ed il servilismo verso la “Grande Democrazia USA” è il miglior modo di assicurarsi carriera e benefici a lungo termine questo vale per i giornalisti dei grandi media e per i politici, il più delle volte impresentabili personaggi dei governi italiani.

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