Mosca accusa Kiev d’interrompere le dinamiche positive per la risoluzione della guerra nel Donbass

Eliseo Bertolasi

In base ad una nota apparsa il 2 aprile sul sito web del Ministero degli Affari Esteri della Federazione Russa, il rifiuto dell’Ucraina di conformarsi agli accordi sulla risoluzione del conflitto nel Donbass sta cancellando le positive dinamiche già emerse su questo processo:
“Durante i colloqui telefonici, gli assistenti dei leader “normanni” di Berlino e Parigi, (membri del “quartetto normanno” sono Ucraina, Russia, Francia e Germania ndr.) con vari pretesti, hanno tolto il sostegno agli accordi tra Kiev e il Donbass. Di seguito, in una riunione del gruppo di contatto, il 26 marzo, Kiev ha rifiutato tali accordi. Si ha l’impressione che i negoziatori ucraini siano arrivati a tal punto non senza un sollecito dall’esterno”.
https://www.mid.ru/web/guest/kommentarii_predstavitelya/-/asset_publisher/MCZ7HQuMdqBY/content/id/4

Secondo la nota del dicastero russo, dopo il “vertice normanno” di Parigi del dicembre 2019, la Russia ha cooperato attivamente con tutte le parti coinvolte.
Inoltre “grazie a contatti diretti con i partner ucraini”, sono stati raggiunti importanti accordi in grado di smuovere dallo stallo il processo di risoluzione del conflitto.
Nel febbraio-marzo di quest’anno le parti hanno ravvicinato le rispettive posizioni sulla separazione delle forze e sullo scambio dei prigionieri, hanno portato avanti lo sviluppo di una “tabella di marcia”, hanno inoltre raggiunto un accordo in linea di principio sulla formazione di un consiglio consultivo e sulla fissazione in verbali scritti delle decisioni adottate dal gruppo di contatto.


Il primo protocollo di questo tipo, con chiari obiettivi per il futuro, è stato firmato dai rappresentanti di Donetsk, Lugansk, Kiev e dell’OSCE l’11 marzo di quest’anno, con la partecipazione diretta del vicedirettore dell’Amministrazione Presidenziale della Federazione Russa Dmitrij Kozak e il capo dell’Ufficio del Presidente dell’Ucraina Andrej Eermak.
Durante la successiva riunione in videoconferenza del gruppo di contatto per la risoluzione del conflitto nel Donbass, il 26 marzo, secondo l’opinione del rappresentante della Federazione Russa nel gruppo, Boris Gryzlov, i rappresentanti dell’Ucraina hanno strappato la loro collaborazione prevista sulle aree di separazione delle forze.
Senza tener conto dell’annuncio, il 12 marzo, da parte del rappresentante speciale dell’OSCE Heidi Grau sulla creazione di un consiglio per risolvere la situazione nel Donbass, il giorno successivo, Ermak si è affrettato a dichiarare che Kiev non stava prendendo alcuna misura per riconoscere le autoproclamate Repubbliche Popolari di Donetsk e Lugansk (DNR e LNR). Di seguito, il 31 marzo, lo stesso Ermak ha affermato che Kiev non avrebbe intrapreso negoziati con i rappresentanti delle due autoproclamate Repubbliche del Donbass.

Gorlokova

Secondo il politico ucraino, il formato dei negoziati di Minsk rimane tuttavia invariato: Ucraina, Russia e OSCE. Ermak ha osservato che l’idea di creare un consiglio di coordinamento per il Donbass, da parte Ucraina, è stata presentata non col fine di avviare negoziati diretti con il Donbass, ma di sentire la posizione di coloro che vivono nei territori “al di fuori del controllo di Kiev”.
https://iz.ru/995046/2020-04-02/v-moskve-obvinili-kiev-v-perecherkivanii-pozitivnoi-dinamiki-v-donbasse

Donetsk, Monumento ai caduti della guerra patriottica

Come menzionato dal Ministero degli Esteri russo il 30 marzo è stata inoltre rilasciata una dichiarazione dei ministri degli Esteri di Germania e Francia con tutta una serie di accuse ingiustificate e infondate verso il Donbass, come se fosse responsabile dello stallo dei negoziati: di fatto a Donetsk e Lugansk è stato richiesto di fornire alla Missione Speciale di Monitoraggio dell’OSCE una libertà di movimento illimitata sul loro territorio, respingendo il diritto delle Repubbliche d’introdurre misure restrittive in relazione al coronavirus.
Allo stesso tempo, i rappresentanti dell’Ucraina mediante un certo numero di organizzazioni internazionali hanno iniziato ad accusare la Russia di usare il pretesto della pandemia da coronavirus per cercare di far revocare le sanzioni anti-russe.
Come sottolineato dalla dichiarazione del Ministero degli Esteri russo:
“Tutti questi eventi assomigliano a una linea ben coordinata. Non vorremmo credere che dietro ci sia il tentativo di silurare i progressi dei negoziati per superare la crisi intra-ucraina e allo stesso tempo attribuire la responsabilità dell’impasse alla Russia e al Donbass. Sollecitiamo i partner del “formato normanno” a fermare i giochi politici e di avviare, finalmente, seri negoziati per risolvere il conflitto del Donbass in conformità con “l’insieme di misure” previste dagli accordi di Minsk e con le decisioni del vertice del “Quartetto” di Parigi del dicembre 2019”.

Nel frattempo l’ex-presidente ucraino Petro Poroshenko in una lettera inviata al presidente del Partito Popolare Europeo Donald Tusk ha invitato l’UE a dare un “deciso rifiuto ai tentativi della Russia di utilizzare l’attuale pandemia per la revoca delle sanzioni”.
In una nota dello stesso Poroshenko sul sito del partito ucraino “Solidarietà europea”, del 3 aprile, l’ex- presidente ucraino ha apprezzato il continuo sostegno dell’UE all’integrità territoriale e alla sovranità dell’Ucraina e ha sottolineato l’importanza d’intensificare l’azione comune per contrastare la propaganda e la disinformazione russa. Poroshenko ha inoltre espresso la convinzione che l’Unione Europea e l’Ucraina debbano coordinare gli sforzi per superare le conseguenze dell’epidemia.
https://interfax.com.ua/news/political/652052.html

Nel frattempo com’è la situazione sulla linea di contatto che separa le due Repubbliche Popolari del Donbass dall’Ucraina? Nonostante l’epidemia di coronavirus che pure si sta diffondendo in Ucraina, la situazione appare invariata.
Sul sito “DNR-news”, alla data 5 aprile, secondo le parole del rappresentante della DNR nel Centro Comune per il Monitoraggio e il Coordinamento del cessate il fuoco, si legge: “Nel corso dell’ultimo giorno, il numero totale delle violazioni da parte delle forze armate ucraine è stato di 22 volte”.
L’ufficio di rappresentanza ha aggiunto che sotto i colpi in direzione di Donetsk sono finiti la zona del “Volvo Center”, i centri abitati di: Vasil’evka, Veseloe, Signal’noe, Spartak e Jasnoe, Aleksandrovka, Zhabichevo, la miniera di Trudovskaja e la miniera di Abakumov; su direzione Gorlovka sono state colpite aree del villaggio di Gol’movskij, la miniera Gagarin; in direzione Mariupol’ sono caduti colpi in vicinanza dei villaggi di Leninskoe e Petrovskoe.
Durante il bombardamento sono stati usati pezzi di artiglieria da 122 mm, mortai di calibro 120 e 82 mm, mezzi BMP e BTR, lanciagranate e armi leggere, comprese quelle di grosso calibro.
http://dnr-news.com/dnr/53052-ukrainskie-siloviki-za-sutki-22-raza-narushili-rezhim-prekrascheniya-ognya.html

Purtroppo un bollettino di guerra, l’ultimo di una lunga serie, tutti molto simili, che si susseguono giorno dopo giorno. Sono la prova della fragilità degli “Accordi di Minsk” e soprattutto della difficoltà nella loro concreta applicazione.

Fonti:

https://www.mid.ru/ru/home

https://iz.ru/
https://interfax.com.ua/
http://dnr-news.com/

Traduzioni e sintesi di Eliseo Bertolasi

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