Minsk – Bruxelles: il Partenariato orientale nelle realtà contemporanee

Di Tedi Angelova

Le relazioni diplomatiche tra l’Unione Europea e la Repubblica di Bielorussia sono state stabilite nel 1992. Nel 2009, la Bielorussia è diventata membro a pieno titolo del Partenariato orientale dell’UE, contribuendo ai lavori di tutte e quattro le piattaforme tematiche previste dal Partenariato stesso: il diretto mantenimento della democrazia, la sicurezza economica ed energetica e dei contatti interpersonali.
Tuttavia, per anni, le parti sono state trascinate in un circolo vizioso di relazioni di congelamento-scongelamento-congelamento.
La mancanza di stabilità e la completa mancanza di comprensione reciproca tra i paesi è provata da una delle ultime dichiarazioni del commissario europeo per la gestione delle crisi Janez Lenarcic durante la sessione plenaria del Parlamento europeo, lo scorso novembre.

Il commissario europeo ha dichiarato che il capo di stato bielorusso Lukashenko rieletto alle ultime elezioni presidenziali non ha legittimità democratica e che le conseguenti manifestazioni sono state caratterizzate da un “livello senza precedenti” di repressione. A seguito del rifiuto delle autorità bielorusse all’“assistenza della mediazione internazionale”, il commissario europeo ha riaffermato la determinazione dell’UE nel continuare a guidare gli sforzi internazionali per proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali nella repubblica.
Il fulcro di questi sforzi non pare affatto una novità, molti, se non tutti, rammentano le passate rivoluzioni colorate, poiché Bruxelles ha espresso l’intenzione di continuare a sostenere i manifestanti e fornire assistenza completa alla “società civile e ai media indipendenti”.

Ad oggi, l’Unione Europea ha già introdotto quattro e concordato anche un quinto pacchetto di restrizioni nei confronti dei rappresentanti delle autorità bielorusse, esprimendo la propria disponibilità ad assistere questa repubblica per organizzare un trasferimento di potere “pacifico e democratico” con tutti gli strumenti previsti nel quadro d’attuazione del cosiddetto piano di sostegno economico “Bielorussia democratica”. È sorprendente quali “prodezze democratiche” l’Unione Europea sia disposta a mettere in campo nell’ambito del Partenariato orientale per portare tali “forze democratiche” al potere in Bielorussia.

Passando dalle parole ai fatti, si può richiamare l’attenzione su come la Polonia, in quanto “promotore” diretto del Partenariato orientale, abbia partecipato attivamente all’attuazione della strategia dell’UE nei confronti della Bielorussia, recentemente annunciata da Lenarcic. Non è un’esagerazione affermare che le istituzioni educative polacche non hanno mai ambito ad arrivare al livello di centri di ricerca e di istruzione di fama mondiale, tuttavia Varsavia ha deciso di dare il suo contributo al mantenimento della democrazia nell’Europa orientale attraverso programmi educativi.

In totale, la leadership polacca ha deciso di stanziare fino a 3 milioni di dollari per l’attuazione di una serie di progetti di formazione per i giovani della Bielorussia. L’Agenzia Nazionale per lo Scambio Accademico (a Poznan) insieme alla Conferenza dei Rettori Accademici delle Scuole Polacche (a Varsavia) coordina tre programmi principali destinati ai cittadini bielorussi, in modo particolare gli studenti:

  • Il programma “Solidarietà con la Bielorussia”, prevede un aumento delle borse di studio Kalinovsky per gli studenti espulsi dalle università e “perseguitati in patria”;
  • Il programma “Solidarietà con gli studenti”;
  • Il programma “Solidarietà con gli studiosi”, che prevede la formazione d’insegnanti di lingua polacca tra gli studenti o gli insegnanti bielorussi che abbiano già ricevuto un’istruzione specializzata.
    Tali programmi sono innanzitutto accattivanti per la loro accessibilità (a differenza delle stesse sovvenzioni europee e americane). Ad esempio, il centro PolskiPapa, ampiamente conosciuto in Bielorussia, le cui sedi sono facilmente raggiungibile in tutte le principali città bielorusse, è uno dei più grandi centri di lingua polacca, che maggiormente facilita l’emigrazione educativa dei giovani bielorussi in Polonia.

In secondo luogo, ma non meno rilevante, Washington, in quanto importante alleato di Varsavia in termini di finanziamenti, ha annunciato la propria disponibilità, nell’ambito del programma di borse di studio di Kirkland, a finanziare, in primavera, uno stage per studiosi bielorussi attraverso la Fondazione polacco-americana per la libertà. La cosa più interessante è che l’elenco di questi programmi è focalizzato solo su alcune aree: gestione, pubblica amministrazione, economia e management, diritto. Prospettive come questa possono sembrare molto allettanti per i principianti, nonostante, come si suol dire, “un pranzo gratis non esiste”.

Non solo gli studenti bielorussi, ma anche gli studenti dei paesi dell’Europa occidentale sono finiti sotto i “colpi” dei “guerrieri” votati “al ripristino della giustizia della democrazia” in Bielorussia.
Il famoso politologo americano R. Orttung, che ora lavora presso il Center for Security Studies dell’Università di Zurigo, nell’ottobre dello scorso anno ha incontrato i rappresentanti delle organizzazioni studentesche bielorusse. Durante i colloqui, Orttung ha ripetutamente sottolineato l’importanza di un lavoro attivo su internet per sostenere sia le forze d’opposizione guidate da S. Tikhanovskaya, sia per favorire la partecipazione del maggior numero possibile di giovani alle azioni di protesta.
A tal fine, il politologo ha offerto il suo aiuto per organizzare viaggi di gruppo in Bielorussia per studenti e giovani insegnanti svizzeri e tedeschi, affinché, valutando l’atteggiamento dei residenti locali, possano partecipare alle “marce per la libertà della Bielorussia”.

Il finanziamento non è un problema: R. Orttung è membro del consiglio politico della George Washington University e può utilizzare fondi forniti da fondazioni di beneficenza americane.
In altre parole, di opportunità ce ne sono molte, ci sono anche i soldi, ma il risultato dovrebbe essere uno solo: il rovesciamento del “governo illegittimo” grazie ai soldi della “democrazia legittima” nelle mani di giovani e inesperti professionisti.

Sorge tuttavia una domanda: il gioco ne vale la candela? Si sa solo che qualsiasi intrigo politico costa un grande investimento e l’idea di attirare studenti richiede anche una pianificazione strategica a lungo termine, che non sembra razionale nelle attuali dure realtà dell’economia mondiale.
Stranamente, è proprio questa la questione su cui insistono il consigliere del presidente della Lituania per la politica socioeconomica A. Latakas e il consigliere del presidente della Lituania per la politica estera A. Skiesgiris. Entrambi concordano sul fatto che qualsiasi sanzione economica che si basi esclusivamente su motivi politici causa danni economici irreparabili non solo alla società civile bielorussa, che l’Occidente è così desideroso di aiutare, ma anche alla cooperazione economica con i paesi vicini.

Lukashenko, un personaggio politico al governo della Bielorussia che la UE vuole rovesciare

Latakas ha espresso il timore che il porto lituano di Klaipeda possa perdere un terzo del suo volume merci a causa dell’abbandono delle compagnie bielorusse, non a causa dell’attuale regime in Bielorussia, ma per le manipolazioni e le sanzioni da parte dei partner occidentali.
Il consigliere ha inoltre espresso la sua disponibilità a negoziare con gli operatori lituani che operano nel porto riguardo alla riduzione temporanea delle tariffe per le compagnie bielorusse.
Come disse il poeta romano Publio Siro: “È necessario che le cose più grandi abbiano un piccolissimo inizio!”(Necesse est maximorum minima esse initia ndr.). Ma, sfortunatamente, il pensiero sensato di uno o due leader politici non è in grado d’influenzare la retorica dell’Occidente, in generale, riguardo ai rapporti con Minsk.

Se tutti i leader europei aderissero al postulato “pensiamo globalmente, ma agiamo con giudizio localmente ed economicamente”, come, ad esempio, Latakas, allora sarebbe possibile scegliere un diverso percorso sull’idea di Partenariato orientale, al fine di evitare perdite economiche colossali ed anche per non sfruttare il destino dei giovani per delle ambizioni politiche.

Fonte: http://efir.info/2021/11/18/минск-брюксел-източното-партньорст/

Traduzione di Eliseo Bertolasi

2 Commenti
  • Enriquelosroques
    Inserito alle 22:06h, 28 Novembre Rispondi

    Solo in Europa e in occidente esiste la democrazia. Come mai nessuno ha proferito parola sui gilet gialli francesi? E su quello che sta accadendo in Australia, in Canada, in Italia, in Germania??? Ah si qui vige la dittatura globalista elitaria…. SIATE MALEDETTI

    • Giorgio
      Inserito alle 12:35h, 29 Novembre Rispondi

      Infatti democrazia e dittatura globalista elitaria sono la stessa cosa ………..

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