Mike Pompeo in Libano per piegare il governo di Beirut


Le visite dei funzionari degli Stati Uniti nei vari paesi del mondo sembrano essere, nella maggior parte dei casi, incursioni politiche volte a imporre determinate condizioni che sono funzionali agli interessi di Washington e dei suoi alleati. Questo è il caso della visita fatta dal segretario di Stato Mike Pompeo a Beirut lo scorso 22 marzo .

Il segretario di Stato Mike Pompeo è arrivato venerdì (22 marzo) a Beirut , l’ultima tappa del suo tour regionale che lo ha portato in Kuwait e in Israele. Pompeo è venuto in Libano per trasmettere le richieste e le condizioni israeliane ai funzionari libanesi, riguardanti la demarcazione dei confini marittimi e gli investimenti in risorse naturali.

Pompeo voleva anche fare pressioni sui funzionari libanesi per contrastare la questione dei profughi siriani al fine di sfruttare la loro crisi nel sistema statunitense che si rivolge contro Damasco.
A Beirut, il capo della diplomazia americana ha richiamato il Libano venerdì a distinguersi dalle “ambizioni oscure” dell’Iran e di Hezbollah. Pompeo ha invitato il Libano a scegliere circa il proprio futuro, in pratica ha chiesto al governo di Beirut di allinearsi alle direttive di Washington e di Israele abdicando alla propria sovranità e riconoscendo tutte le pretese fatte da Washington di disarmare Hezbollah e rinunciare ai territori occupati da Israele.
Pompeo e il suo seguito hanno iniziato a visitare i vari centri decisionali di Beirut per istigare i libanesi contro la resistenza di Hezbollah che ha protetto il paese dalle aggressioni dei sionisti e dai terroristi takfiri.

Il Libano, come paese orgoglioso ha deciso di mostrare all’influente ospite e al mondo intero come il potere non può mai sconfiggere la dignità nazionale e l’orgoglio, bloccando i tentativi degli Stati Uniti e dei tiranni sauditi di imporre i loro schemi in Libano e nella regione.

Il presidente Michel Aoun ha freddamente stretto la mano a Pompeo e ha ignorato il suo assistente David Hale, sottolineando nel corso dell’incontro che Hezbollah è un partito libanese nato da una base popolare che rappresenta una delle principali fazioni del paese.

Aoun ha anche chiesto a Pompeo l’assistenza del suo paese (gli USA) per il ritorno dei rifugiati siriani nelle aree sicure in Siria, sottolineando che le operazioni di rimpatrio dei profughi amministrate dalla Sicurezza generale continueranno.

Il presidente della Camera, Nabih Berri, ha ricevuto Pompeo e ha sottolineato l’importanza di mantenere la stabilità in Libano e la necessità di affrontare la questione dei confini marittimi, compresa la zona economica speciale del Libano.

Berri ha anche sottolineato che Hezbollah è un “partito libanese rappresentato nel parlamento e nel governo Libanese. La sua resistenza e quella dei libanesi sono il risultato delle continue aggressioni e dell’occupazione israeliana del territorio libanese “.

Il ministro degli Esteri Gebran Bassil ha spiegato a Pompeo i pericoli posti dalla questione degli sfollati siriani in Libano, chiedendo l’aiuto degli Stati Uniti a questo riguardo e sottolineando che Hezbollah è un partito politico e non una organizzazione terrorista che gode di un grande sostegno popolare.

Il Segretario di Stato americano, di conseguenza, non ha potuto imporre ai funzionari libanesi alcuna delle condizioni di Washington e Tel Aviv, affermando che i suoi discorsi a Beirut erano “negativi”.

Poiché le coincidenze possono trasmettere la verità più degli eventi pianificati, la cravatta “gialla” di Pompeo parla così tanto della bandiera gialla che ha sempre contrastato le trame USA in Libano e nell’intera regione.

Fonti: Al Manar L’Orient Le Jour

Traduzione e sintesi : Luciano Lago

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