Mercenari stranieri e forze ucraine bloccati a Mariupol usano i civili come ostaggi

I mercenari stranieri e gli ufficiali della NATO nascosti nelle gallerie della Azovostal (acciaieria) a Mariupol hanno smesso di comunicare con l’esterno. Sono accerchiati e bloccati sotto terra ma non accennano a liberare e consentire l’uscita degli ostaggi civili che trattengono e che utilizzano come scudi umani. Un sistema simile a quello utilizzato dall’ISIS nel nord della Siria, a Idlib, dai militanti dello Stato Islamico, sostenuti dalla Turchia e dalla NATO.

Si calcola che gli stranieri siano alcune centinaia e fra questi vi sono ufficiali della NATO che operavano sulla zona con compiti speciali. Le potenze occidentali vorrebbero creare un corridoio speciale per farli fuggire ed evitare la loro cattura che metterebbe in imbarazzo le cancellerie di Londra, Washington, Parigi e Bruxelles. Tuttavia questo è un segreto di Pulcinella poichè i russi sono ben al corrente che formazioni della NATO stanno operando sul territorio ucraino.

Nell’incontro avuto dal segretario generale dell’ONU, Guterres con il presidente Putin, quest’ultimo ha chiesto formalmente al delegato delle Nazioni Unite di interessarsi per far liberare gli ostaggi civili di Mariupol indebitamente trattenuti dalle forze ucraine e dai mercenari stranieri.

Nel frattempo la NATO continua ad inviare grandi quantità di armi alle forze ucraine e l’Esercito russo colpisce i depositi di queste armi o li sequestra quando prende il controllo delle zone abbandonate dall’esercito ucraine. Le forze armate della Federazione Russa hanno trovato circa 1.000 unità di varie armi nel magazzino dei radicali di Kiev. Sono stati trovati anche missili Javelin, NLAW, oltre a campioni di un missile guidato anticarro di fabbricazione tedesca, missili da esportazione sovietici e armi leggere occidentali.

Armi della NATO in Ucraina

Nel frattempo si è verificato ancora un terzo attacco sul territorio russo, nella zona di Belgograd, da parte delle forze ucraine , su un deposito di munizioni e questo rischia di innescare una ritorsione russa su Kiev e sui centri di comando occidentali posizionati sulla capitale. L’allargamento del conflitto è ormai dietro l’angolo.

In Europa prevalgono i guerrafondai che sospingono l’invio di armi sempre più letali all’Ucraina e che sostengono la necessità di una sconfitta militare della Russia. Fra questi in prima linea il premier britannico Johnson ma si distingue anche il rappresentante della UE, Joseph Borrel ed il premier italiano Mario Draghi.

Luciano Lago

Fonti: Agenzie

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