"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

Marco Zanni a Sputnik: il governo Rajoy è finito, quali conseguenze?

di Carmenthesister – ottobre 5, 2017

In un’intervista a Sputnik, l’europarlamentare Marco Zanni commenta la questione Catalogna per quelli che potrebbero essere i suoi effetti sulla Unione europea: se certamente il referendum catalano metterà in crisi il governo Rajoy, che come spiegato dall’europarlamentare non avrà probabilmente più i numeri per far passare la sua legge di bilancio, si pone la questione di dove porta questa instabilità del governo spagnolo.

Una possibilità potrebbe essere l’avanzata di partiti euroscettici, con l’indebolimento della UE, mentre l’altra vede la stessa Unione europea avvantaggiarsi di questa crisi dello stato nazionale per portare a compimento la centralizzazione di tutti i poteri a Bruxelles. E la seconda, purtroppo, data l’affinità tra Podemos e Tsipras, appare come la più probabile.

Secondo le autorità catalane, oltre il 90% degli oltre 2 milioni di voti ha sostenuto l’indipendenza, ma Madrid considera illecito il voto. La popolazione della Catalogna è di 7,5 milioni, con circa 5,4 milioni di elettori.

Marco Zanni, membro del Parlamento europeo, ha sottolineato come il potenziale crollo del governo Rajoy potrebbe portare al potere i partiti euroscettici in Spagna, contribuendo ad un acuirsi della tensione, che già esiste in molti paesi europei, tra i sostenitori dell’UE e i suoi oppositori.
La votazione catalana rappresenta una sconfitta per la carriera politica di Rajoy.

Secondo Zanni, è difficile valutare le conseguenze del conflitto tra Madrid e la Catalogna, ma la carriera politica del primo ministro molto probabilmente ne soffrirà.
“Penso che la conseguenza politica più importante di quello che è successo … [domenica] in Catalogna sarà la fine di questo governo di minoranza e la fine della carriera politica di Rajoy“, ha detto Zanni.
L’attuale governo spagnolo si è formato dopo uno stallo prolungato, in quanto né il Partito Popolare di Rajoy (PP) né il Partito socialista dei lavoratori spagnolo (PSOE) erano in grado di formare il governo da soli.
Il PP detiene 134 seggi su 350 alla Camera dei deputati e 149 seggi su 266 al Senato. Il PSOE ha rispettivamente 84 e 62 seggi.
“In realtà, senza il sostegno del Partito Nazionalista Basco (PNV), [Rajoy] non sarà in grado di far passare il bilancio 2018 in Parlamento; questo porterà alle elezioni anticipate nella primavera del 2018, con un esito difficile da prevedere“, ha detto Zanni.

Il PNV coi suoi cinque seggi alla Camera è stato cruciale per l’approvazione del bilancio 2017, ma c’è da considerare che i Baschi hanno avuto nel passato diversi movimenti separatisti e un’esperienza diretta di lotta per l’indipendenza.
Zanni ha quindi concluso dicendo che probabilmente il governo cadrà e che la campagna elettorale potrebbe svolgersi in un’atmosfera “densa di nervosismo”.

Lunedì, Rajoy ha incontrato il leader del PSOE, Pedro Sanchez, che ha invitato il Primo Ministro a discutere della crisi catalana con tutti i partiti presenti in Parlamento. Il PSOE ha anche chiesto al governo di avviare negoziati con Carles Puigdemont, il capo del governo catalano.

Il referendum può portare instabilità nell’UE

Secondo il politico italiano, l’Unione europea potrebbe avere a che fare con l’effetto domino dell’instabilità in Spagna.
“Per l’UE le conseguenze potrebbero essere duplici: potrebbe esserci un impatto negativo sulle future riforme dell’UE e della zona euro (Rajoy è stato uno degli alleati più importanti per le istituzioni dell’UE e di Bruxelles) e un impatto sulla stabilità della Spagna e del governo spagnolo che potrebbe portare Podemos o altri partiti anti-UE al potere in Spagna”, ha spiegato Zanni.
Il membro del Parlamento europeo ha suggerito anche che “la debolezza di uno Stato nazionale” in seguito al referendum catalano potrebbe provocare una conseguenza positiva per l’Unione europea, creando l’occasione per “dar vita a un’Unione europea più centralizzata e non democratica“.

Zanni ha aggiunto che se il governo catalano dichiarasse unilateralmente l’indipendenza, allora l’Unione europea e i suoi Stati membri dovrebbero prendere una posizione più chiara sulla questione.
Lunedì la Commissione europea ha dichiarato di considerare il voto illegale, ma ha sottolineato che si tratta di una questione interna.
Secondo Zanni, la Commissione europea dovrebbe intervenire anche sull’eccessivo uso della forza da parte di Madrid, “invocando una violazione dell’articolo 7 del Trattato” sull’Unione europea, che stabilisce la procedura per sanzionare gli stati membri per violazioni dei diritti.
Madrid ha inviato forze di pubblica sicurezza in Catalogna nel tentativo di impedire il referendum. Secondo il Dipartimento della Salute catalano, 893 persone hanno avuto bisogno di cure mediche in seguito agli scontri avvenuti nel giorno del referendum.

A completamento e precisazione dell’intervista, le considerazioni di Zanni pubblicate sulla sua pagina Facebook:
“…L’unica conseguenza politica rilevante sarà la caduta del governo di minoranza di Rajoy e la fine della sua carriera politica ad alti livelli. Da modello degli europeisti sostenitori dell’austerità espansiva, il primo ministro spagnolo diventerà un amico scomodo, da scaricare il prima possibile. Non si preoccupino gli Juncker, i Draghi, i Tusk e compagnia bella, ci penseranno gli indipendentisti baschi a far saltare il banco, non votando la legge di bilancio spagnola per il 2018. Questo porterà a nuove elezioni nella primavera del 2018 e il risultato non potrà che essere un governo con una grande coalizione di “responsabili” che continui a portare avanti le politiche di risanamento volute da Bruxelles e dalla Troika. Questo perché nello scenario politico attuale della Spagna non vedo una forza di rottura avversa a euro e a UE in grado di far saltare il banco. Podemos si è dimostrata degna alleata di Tsipras e non farà niente di rilevante, limitandosi a partecipare come curatore fallimentare allo smantellamento del Paese.

Certo, un rischio per l’UE c’è: perdere un alleato importante come Rajoy in un Paese importante e dover trovarsi a gestire una situazione politica molto instabile in Spagna. Non credo che questo accadrà perché appunto, come già evidenziato, non vedo all’orizzonte forze politiche in grado di sparigliare le carte. Spero, come dico nell’intervista, di essere smentito da Podemos, ma ne dubito fortemente.
L’ultimo punto di riflessione riguarda l’utilizzo politico che la Commissione Europea fa delle regole e dei Trattati. Chi mi segue ormai è consapevole del fatto che l’UE non sia un’istituzione democratica e che le regole vengono interpretate a seconda della convenienza e della forza del Paese in campo.
A rigor di logica, ci sarebbe tutto lo spazio per iniziare un’indagine e poi eventualmente far partire un processo sanzionatorio contro il governo spagnolo per aver contravvenuto alle disposizioni dell’articolo 7 del Trattato, che punisce gli Stati membri che utilizzino la forza militare contro la propria popolazione.

Vi ricordate l’articolo 7? Sicuramente, perché è quello su cui poggia il battibecco recente tra Commissione europea e Polonia e Ungheria: il rispetto della cosiddetta Rule of Law, i minimi standard di democrazia secondo l’UE. Bene, con i governi nemici e scomodi (perché euroscettici) di Polonia e Ungheria Juncker e il suo vice Timmermans hanno alzato la voce, arrivando anche, per i polacchi, a far partire una procedura di infrazione. Pensate che Juncker e i suoi compari, teleguidati dalla Merkel, saranno altrettanto zelanti con l’amico e alleato Rajoy? Non credo proprio.

Concludo dicendo e ribadendo un concetto che, al di là di tutto, ritengo fondamentale per la nostra battaglia contro la dittatura UE: oggi lo spazio di discussione e lotta democratica dentro questo sistema marcio è e sarà lo Stato-nazione e le nostre Costituzioni nazionali. All’interno di questo Stato noi dobbiamo continuare la nostra battaglia per una democrazia sostanziale e non solo cosmetica, per ripristinare le tutele socio-economiche scritte a chiare lettere nella nostra Costituzione. E’ quindi nostro compito tutelare l’integrità dello Stato-nazione come spazio naturale della dialettica democratica.
Possiamo sicuramente discutere di più o meno autonomia nella gestione delle risorse e dei compiti, e questo può essere positivo, ma sempre nell’ambito di questo contenitore. Preservare l’integrità dello Stato-nazione è un passo fondamentale per portare avanti la nostra battaglia contro istituzioni illegittime e anti-democratiche.

Fonte: Voci dall’Estero

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  1. Salvatore Penzone 2 settimane fa

    ” La fondazione degli Stati Uniti d’Europa, allargati all’intero continente, è stata scartata da anni, sempre che sia stata mai presa seriamente in considerazione. Dal 2011 in avanti, si persegue la nascita di un nocciolo federale circoscritto a Germania, Francia e realtà minori. Il destino dell’Europa meridionale è il default e lo smembramento, così da annettere alcuni territori agli USE: l’uscita dall’Unione Europea è l’unica salvezza per Italia e Spagna. […]

    Nell’articolo de La Stampa, “Bossi scommette sul default dell’Italia”2, scritto quando il governo tecnico di Mario Monti si è appena insediato, si può leggere:

    “Ovviamente ciascuno è autorizzato a pensare che ci sia della follia, in questa logica: ma di certo Bossi mostra un disegno preciso: «Miglio aveva capito che sarebbe stata l’Europa a fare la Padania. In Europa c’è stata una guerra, una guerra economica. Adesso è finita e l’Italia ha perso. Alla fine di ogni guerra si riscrivono i trattati e si ridisegnano i confini». E i nuovi confini sono appunto quelli della cartina colorata dal Trota: un nuovo Stato che annette la Padania al Nord e abbandona l’Italia centro-meridionale a un destino nordafricano. «Al tavolo della pace», spiega, «noi padani ci presenteremo come popolo vincitore perché queste cose le diciamo da anni, lo sapevamo che l’Europa che stavano costruendo sarebbe fallita. L’Italia invece sarà lì come popolo sconfitto».” […]

    Oggi, Spagna ed Italia sono due Paesi fragilissimi, sebbene Madrid sia leggermente più avanti nel processo involutivo: debito pubblico record, milioni di disoccupati, uno schieramento politico in frantumi, spinte centrifughe in aumento. Per l’Italia del 2018 si prospetta uno scenario identico a quello attuale spagnolo: un effimero governo di minoranza, costretto ad affrontare sfide sempre più drammatiche. Basta un niente perché la situazione precipiti: una crisi di governo, uno choc finanziario, l’avvitamento della situazione interna. Il default di Spagna ed Italia innescherà la nascita dell’Europa federale franco-tedesca e, al contempo, sancirà la fine della loro integrità territoriale.

    Che fare? Come evitare che “le menti raffinatissime” di cui parlava Giovanni Falcone vincano la partita iniziata proprio nel 1992?

    L’uscita dall’Unione Europea è ormai una necessità non più procrastinabile.

    La Russia di Vladimir Putin, che tutto avrebbe da perdere dalla scomparsa di Italia e Spagna e dalla nascita di un blocco atlantico monolitico in Europa, la Cina, interessata ad avvalersi dell’Italia come testa di ponte in Europa, e Donald Trump, nemico dichiarato di George Soros e dell’establishment liberal, sono i nostri unici amici. Qualcuno salga su un aereo e stipuli subito alleanze, prima che i lanzichenecchi stranieri (Macron, Merkel, Soros) e quelli indigeni (Prodi, Monti, Draghi, Maroni e Zaia) mettano l’Italia al sacco e la facciano a pezzi.

    Non ci serve un Alberto da Giussano, ma un Giovanni delle Bande Nere. E se Bergoglio non è con l’Italia, bé, può sempre trasferirsi ad Avignone.”

    http://federicodezzani.altervista.org/leuropa-a-due-velocita-passa-per-il-sacco-di-roma/

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    1. Citodacal 2 settimane fa

      Un Giovanni dalle Bande Nere certamente, ma stavolta senza il colpo di falconetto…

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