Manifestazione a Milano: “BASTA ARMI A KIEV!”

di Eliseo Bertolasi

Un migliaio di manifestanti si sono radunati nella giornata di domenica 4 dicembre in piazza Cadorna, nel cuore di Milano, per chiedere di “bloccare l’invio di armi a Kiev e di togliere tutte le sanzioni alla Russia”.
Nel corteo che ha sfilato per le vie del capoluogo lombardo capeggiava lo slogan “Basta: armi a Kiev, sanzioni alla Russia, crisi economica e guerra in Ucraina” come pure: “Uniti contro la guerra” e “No russofobia”. Verso sera, con l’imbrunire, il corteo si è trasformato in una lunga fiaccolata.

La manifestazione è stata organizzata dal comitato “Uniti contro la Guerra”. Un comitato nato dal basso, dal popolo, dalla gente comune stanca di soffrire per una guerra certamente non voluta e non causata dagli italiani. Russia e Italia storicamente hanno sempre avuto ottimi rapporti non solo commerciali ma anche culturali e artistici..

Alla protesta ha preso parte anche l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno. Ecco le sue parole:
“Ci sono momenti nella storia in cui si devono fare le scelte, momenti in cui non è ammesso il compromesso. Ci sono momenti in cui si deve avere il coraggio fino in fondo. Questo è un momento in cui dobbiamo scegliere se stare dalla parte degli interessi nazionali, o stare dalla parte della sudditanza nei confronti di poteri stranieri, nei confronti di una narrazione intollerabile. Io ringrazio i ragazzi che hanno organizzato questa manifestazione, che mi danno l’onore di essere qua ancora una volta con un megafono, non da microfoni ufficiali, e in mezzo alla gente, in mezzo ai militanti. È un grande onore! Perché manifestazioni come queste salvano l’onore della “destra”, la faccia della “destra”. La “destra” non può essere asservita, deve trovare la propria strada, una strada verso il cambiamento profondo”.

Per ciò che concerne il conflitto in Ucraina Alemanno ha affermato:
“Per tanti mesi ci hanno raccontato la storia, la favola del bene contro il male. Hanno dimenticato che prima dell’invasione dell’Ucraina ci sono stati otto anni di guerra civile, c’è stato un intero popolo nel Donbass che ha richiesto l’autodeterminazione dei popoli….. Si sono dimenticati tutto questo per rappresentarci una guerra che non è nel nostro interesse nazionale, una guerra che non è nell’interesse degli europei, una guerra che serve soltanto agli Stati Uniti per “difendere” l’Europa dalla Russia, ma questo noi non lo possiamo accettare, noi vogliamo che il nostro continente sia profondamente unito”.

L’ex sindaco di Roma alla fine del suo intervento ha formulato richieste ben precise indirizzate al governo di centro destra attualmente alla guida del paese:
“Noi chiediamo al governo di centro destra… di cambiare strada rispetto al governo Draghi. Un governo, quello di Draghi, nato da una congiura di palazzo guidato da un tecnocrate cresciuto all’ombra delle banche d’affari americane. Chiediamo a questo governo di cambiare strada, chiediamo di lanciare una proposta di pace, chiediamo di chiedere un “cessate il fuoco”, in fondo alla piazza c’è una raccolta firme per chiedere una tregua di Natale… Facciamo una tregua, facciamo in modo di sospendere l’invio di armi e di truppe sul fronte. Attraverso questa tregua può nascere una trattativa, una trattativa forse interminabile, ma è meglio una trattativa interminabile che un conflitto interminabile, è meglio una trattativa interminabile che avere un nuovo Afghanistan nel cuore dell’Europa. Non ce lo possiamo permettere. Nei prossimi mesi milioni di persone perderanno il lavoro per questa guerra, avremo un altro colpo durissimo alla nostra economia, andremo in recessione, comincerà la deindustrializzazione dell’Europa, comincerà il declassamento del nostro paese… Noi vogliamo un cambiamento, noi vogliamo che questa guerra finisca e il percorso è iniziato oggi con questo bellissimo corteo che non si ferma oggi, andrà in tutte le piazze italiane…”.

Alemanno a gran voce ha chiesto un cambio di rotta reale nella politica italiana convinto che: “L’Europa comincerà, come è stato detto tante volte con tante profezie, quando avrà il coraggio di prendere posizioni differenziate dagli Stati Uniti. L’Europa comincerà quando ci sarà la speranza vera di essere una realtà vera, superiore ad ogni condizionamento, libera da ogni sudditanza…”.

Tra i vari interventi, le parole molto toccanti di una donna moldava, attivista politica, Irina Sokolova, che ha raccontato le sue esperienze passate di una guerra iniziata oltre trent’anni fa in Transnistria.
“Dopo la fine della guerra in Transnistria, i nostri ragazzi e ufficiali sono andati in Cecenia, alla chiamata del loro cuore e della loro coscienza, come considerato da tutti i cittadini che vivevano nel territorio dell’Unione Sovietica – un solo popolo quello sovietico”. I ceceni sono unici al mondo, in nessun altro posto troverete persone del genere, ma il loro spirito religioso è ora sull’onda più pura. Hanno rimosso tutti i vizi che rallentavano la loro piena riunione con lo spirito, si sentono in armonia con il Signore”.

Molto incisive anche le sue parole su Zelensky e, in conclusione, il suo invito alla pace:
“Pochi sanno che il “patriota” Zelensky, ha guadagnato la sua carriera e soldi in Russia. I soldi ritirati ai vari off-shore per comprare le ville in Italia ed in altri paesi.
Quando il missile ucraino ha colpito la Polonia, non c’erano altri missili in aria. Ma la menzogna del governo criminale dell’Ucraina, ha tentato di coinvolgere in una nuova guerra due civiltà, ortodossa e cattolica.
Invito Papa Francesco e tutti i cristiani a riunirci in una preghiera per la Pace e la Fratellanza tra i popoli e per i martiri che hanno stravolto tutta la nostra civiltà cristiana col loro coraggioso esempio: i martiri di Odessa, quando hanno tentato di fermare la follia con le icone in mano e Daria Dugina che ha acceso la luce nei nostri cuori. Essere un guerriero russo significa vivere per sempre. Eterna gloria ai nostri morti”.

Tra le innumerevoli bandiere italiane anche bandiere della Russia e persino una bandiera della Russia imperiale. Durante tutta la manifestazione più volte si è cantato l’inno italiano e sono stati lanciati slogan patriottici, slogan contro la NATO e ovviamente contro l’invio di armi all’Ucraina.

Con una certa frequenza in numerose città italiane si susseguono proteste contro l’invio di armi all’Ucraina. Queste manifestazioni che coinvolgono trasversalmente sia forze politiche di destra, che di sinistra, mandano un segnale molto importante: i cittadini italiani sono per la pace, sono stanchi delle conseguenze economiche e politiche legate alla sudditanza agli USA, non tollerano più vedere i soldi pubblici buttati in risorse e armi da inviare Kiev e non credono più alla propaganda russofoba. La martellante propaganda a reti unificate a favore dell’Ucraina e contro la Russia ha fallito il suo intento. Questa volta il mainstream non è riuscito ad “addomesticare” le menti degli italiani. In effetti, come riportano i dati di uno studio statistico – Ipsos, del 13 ottobre 2022: meno di un italiano su cinque ritiene che le sanzioni imposte riescano ad indebolire Mosca, solo un italiano su quattro crede si debba continuare con l’invio di armi a Kiev.

Tuttavia anche questa volta la voce degli italiani non è ascoltata, ormai è chiaro che il nuovo governo guidato dal premier Giorgia Meloni, sulle questioni cruciali di politica estera si è posto in continuità con le scelte del precedente governo Draghi.

Addirittura si può dire che l’Italia, come stato, nemmeno è in grado di esprimere autonomamente una propria politica estera, un politica che metta in primo piano la Patria e gli interessi nazionali.

Il dibattito parlamentare riguardante l’approvazione del proseguimento dell’invio di armi italiane a Kiev ha evidenziato i costi non indifferenti che l’Italia deve sostenere per questo sostegno, di fatto, imposto dagli USA e dalla NATO. 
Secondo i dati di una stima compiuta dall’Osservatorio Mil€x il costo affrontato dall’Italia, sino ad oggi, per fornire armi e munizioni al regime di Kiev sarebbe di oltre 450 milioni di euro.  Cifra astronomica se si considera la situazione in cui versa l’Italia dove i servizi pubblici sono sempre più carenti e la povertà diffusa sta diventando una vera e propria piaga sociale.
Coldiretti in una sua ricerca ha dimostrato come a Natale di quest’anno quasi 3 mln di italiani saranno costretti a chiedere aiuto per mangiare, ricorrendo a mense per poveri o a pacchi alimentari. Un quinto di essi sono bambini sotto i 15 anni (oltre 600.000). Per loro, dunque, niente feste di Natale e cenone, ma per Kiev le armi ci saranno.

Fonti:
https://www.ipsos.com/sites/default/files/2022-10/IPSOS%20WAR%20TRACKER%20ITALIA_w25%2013-10-22.pdf
https://www.milex.org/2022/11/28/invio-armi-ucraina-oltre-400-milioni-costo-italia/
https://www.rainews.it/articoli/ultimora/Natale-per-3-mln-di-poveri-niente-festa-0ad8c7ae-4c75-453e-b93f-d8281a4cbee6.html

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