L’Unione Europea sull’orlo di una crisi di nervi

di Luciano Lago
In risposta alla crisi dei migranti sulle frontiere fra Bielorussia e Polonia, la UE come al suo solito, altro non sa fare che agitare lo spauracchio delle sanzioni.
Sanzioni contro il regime di Lukashenko, accusato di aver procurato lui tale crisi sospingendo i migranti verso le frontiere polacche, altre sanzioni verso la Russia di Putin, sospettata di favoreggiare l’alleato Bielorusso e di sostenerlo. Sanzioni contro la compagnia aerea Aeroflot, sospettata di agevolare il trasbordo dei migranti verso Minsk, sanzioni verso la compagnia aerea turca,Turkish Airlines, anche questa sospettata di complicità nel trasferimento dei migranti, oltre che sanzioni verso i paesi che ne hanno permesso il passaggio, la Siria di Assad e il Libano, sanzioni, sanzioni e più sanzioni.
Naturalmente prima di prendere tali misure l’alto rappresentante per la politica estera della UE, Joseph Borrel, si è consultato con Washington che ha consigliato tali misure ed altre ancora per isolare la Bielorussia e creare fastidi a Putin.
L’Unione Europea sostiene di avere prove della complicità di queste compagnie con il traffico di migranti verso Polonia e Lituania, ma è la stessa UE che non ha mai sollevato sospetti sul traffico di migranti delle ONG e sugli scafisti inpegnati nel trasbordo di migranti clandestini nel Mediterraneo dalla Libia verso l’Italia.
Secondo l’agenzia americana Bloomberg, l’Unione Europea ritiene che queste compagnie aeree (Aeroflot e Turkish) siano impegnate nel trasporto di migranti dal Medio Oriente a Minsk, che poi tentano di attraversare il confine con la Polonia. Martedì, il tabloid tedesco Bild, citando le agenzie di sicurezza, ha riferito che il presidente Alexander Lukashenko, con l’aiuto dei capi di Russia e Turchia, sta portando appositamente migranti in Bielorussia per poi contrabbandarli illegalmente in Polonia e Lituania. Varsavia ha anche annunciato la disponibilità di dati sulla partecipazione di Aeroflot alla crisi migratoria al confine polacco-bielorusso.

In risposta, il ministero degli Esteri russo ha condannato il desiderio dell’UE di “aggrapparsi al club delle sanzioni” invece di condurre un dialogo con paesi specifici sui problemi esistenti e il Consiglio della Federazione russa ha promesso, quale ritorsione verso le compagnie aeree dei paesi occidentali, di chiudere i cieli sulla Russia nel caso in cui l’UE e gli Stati Uniti decidano di imporre sanzioni contro Aeroflot. Non soltanto ma il divieto di sorvolo includerà anche le zone artiche, ovvero il corridoio verso il Nord America ed il Pacifico.
Il tentativo di mordere la Russia, potrebbe finire male se la Russia decide di contrattaccare, vista l’estensione geografica della Federazione Russa.

Le compagnie aeree occidentali sono in subbuglio per queste misure di ritorsione che potrebbero danneggiare e paralizzare di fatto il traffico aereo sul continente euroasiatico con enormi danni e costi per tutti i paesi. A quel punto i burocrati europei sono entrati nel panico ed hanno iniziato a balbettare su eventuali negoziati e tentativi di dirimere la questione in altro modo.
Tuttavia il bubbone sta per esplodere e l’incapacità della UE di gestire la crisi è sotto gli occhi di tutti. La Polonia non vuole cedere ma tantomeno vuole cedere la Bielorussia.
Il 10 novembre, il ministro degli Esteri austriaco Michael Linhart ha confermato l’informazione che le sanzioni dell’UE potrebbero colpire i vettori aerei russi e bielorussi.
Ha detto che mandare persone al confine è una violazione dei diritti umani e un ricatto.

E poi poi arrivata la conferma: la risposta è stata annunciata. Gli aerei dei Paesi che imporranno sanzioni non voleranno sul territorio russo, comprese le zone artiche.
La Russia non è il Benelux da sorvolare o aggirare in pochi minuti.
Infine, come scrive l’analista Sladkov nel suo canale Telegram, risposte adeguate alle sanzioni sono state inviate con o senza motivo. In effetti, è tempo di contrattaccare, poiché loro (i burocrati della UE) non capiscono le sole parole “.
Aeroflot ha minacciato i media occidentali di ricorrere al tribunale internazionale per confutare tali accuse.
Le accuse della stampa occidentale di organizzare il trasporto di massa di profughi in Bielorussia sono una menzogna. Aeroflot ha sottolineato che non hanno nulla a che fare con la consegna di migranti in Bielorussia e l’aggravamento della crisi migratoria vicino ai confini dell’UE.

“La nostra compagnia aerea non opera voli regolari verso le città dell’Iraq e della Siria, così come i voli sulla rotta Istanbul – Minsk. Anche i voli charter in queste direzioni non vengono effettuati “, ha affermato il servizio stampa del vettore aereo russo.
Inoltre, secondo Aeroflot, il movimento dei residenti in Iraq, Iran e Siria attraverso il territorio russo è complicato dall’ottenimento di un visto russo di transito.
In aggiunta a tali reazioni è arrivata anche la risposta del presidente bielorusso Lukashenko il quale, alla minaccia di sanzioni della UE ha risposto preannunciando la sua possibile contromisura di chiudere il transito del gasdotto che passa in Bielorussia e invia gas ai paesi baltici, all’Ucraina ed alla Germania. Come se non bastasse Lukashenko ha deciso anche di inerrompere il traffico ferroviario e le esportazioni di carbone ed elettricità verso l’Ucraina e i paesi della UE, con ulteriori problemi per i destinatari di tale commercio.
Da questo momento si segnala che i burocrati della UE sono entrati in una crisi di nervi e stanno sondando varie possibiltà per annullare tali sanzioni e non perdere la faccia.
Tutto questo mentre donne e bambini bloccati sulla frontiera polacca e lituana attendono al gelo che qualcuno sblocchi la situazione che sta diventando intollerabile e sempre più vergognosa per l’Europa.

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