L’Unione Europea, il politico e la guerra


di Fabio Falchi

L’insipienza (geo)politica degli europei sembra non avere limiti, perché solo chi ha perso del tutto il “contatto con la realtà” può pensare di potere mettere con le “spalle al muro” una superpotenza come la Russia (e lo stesso varrebbe ovviamente per l’America). Eppure, l’UE sembra compiacersi di recitare la parte del servo sciocco della Casa Bianca, ossia del servo che non si rende neppure conto che è la sua casa, non certo quella del suo padrone, che sta bruciando.
In pratica l’UE sta agendo in modo da ottenere l’opposto di quel che vuole o afferma di volere. Se, infatti, l’UE prima aveva qualche possibilità di mediare tra la Russia e l’Ucraina, ora è solo un “nemico” della Russia. E tanto più crescerà la “pressione” sulla Russia, tanto più forte sarà la reazione della Russia, che indietro non può più tornare senza subire un “contraccolpo” devastante.

Vero che, almeno in un certo senso, è la Russia stessa che si è messa in questa condizione, cadendo nella trappola tesale dall’America, ma pure l’Ucraina e l’UE sono cadute in questa trappola. D’altronde, consegnare delle “armi letali” a Kiev, affinché l’esercito ucraino prolunghi il più possibile la resistenza contro l’esercito russo, non può non indurre la Russia ad alzare il “livello dello scontro” con l’Ucraina, con conseguenze disastrose soprattutto per la popolazione civile.
In guerra, del resto, si deve sempre tener conto dello scenario peggiore. Vale a dire che pure chi è convinto che la responsabilità di quanto sta accadendo in Ucraina sia solo della Russia, dovrebbe capire che quel che davvero conta adesso è spegnere al più presto l’incendio che divampa in Europa.
Questo non significa ignorare che pure la Russia ha le sue responsabilità (c’è una notevole differenza tra la necessità di difendere le due repubbliche del Donbass o la propria sicurezza nazionale e un attacco preventivo contro l’Ucraina), anche se si dovrebbe riconoscere, se si è intellettualmente onesti, che questa guerra è l’ultimo tragico capitolo di una “brutta storia” cominciata nel 2014 – un capitolo, peraltro, che l’America ha fatto il possibile perché venisse scritto. Comunque sia, le lancette dell’orologio non si possono più mettere più indietro.

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È il realismo” non l‘ideologia, pertanto, che dovrebbe essere il tratto distintivo della politica europea nei confronti della Russia. E in una prospettiva realistica le due condizioni poste dalla Russia per “fermare la guerra” (riconoscimento dell’appartenenza della Crimea alla Federazione russa e “neutralità” dell’Ucraina) ben difficilmente possono essere messe in discussione. Ma poco importa che la posizione della Russia sia giusta o ingiusta, se lo scopo è “fermare la guerra” e se si vuole arrivare a costruire un autentico sistema di sicurezza collettivo in Europa.
Tuttavia, gli europei sono convinti che sia necessario fare ciò che ritengono giusto, ossia ignorano il principio fondamentale del Politico secondo cui è giusto ciò che è “politicamente necessario” fare, non viceversa. In altri termini, gli europei sembrano ormai ragionare solo “a lume” di ideologia neoliberale e agiscono come se il mondo occidentale fosse il mondo, senza rendersi conto che un’immagine così fasulla del mondo li porta a segare il ramo su cui sono seduti, e senza nemmeno capire che è possibile aiutare l’Ucraina solo evitando di costringere la Russia ad andare fino in fondo, costi quel che costi.
In definitiva, se la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi, allora solo se non si ignorano le “regole ferree” del Politico è possibile “fermare questa guerra”.

Fonte: Fabio Falchi

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