"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’ultimo punto di discesa all’inferno

Alexander Dugin

Alexandr Dugin è il più importante geopolitico della nuova scuola geopolitica russa, cosa che, tra l’altro, è testimoniata dal suo libro Fondamenti di Geopolitica, pubblicato nel 1997 a Mosca. Ma Dugin è molto più di questo: è un pensatore tradizionalista ed esoterico, mistico, politologo, culturologo ed editore di molte opere capitali della cultura russa ed europea.

Il libro Quarta Teoria Politica [pubblicato nel 2012 e tradotto in italiano nel 2017 dalla casa editrice NovaEuropa Edizioni, ndt] è stato tradotto in quasi tutte le lingue europee. In esso, Dugin accusa ferocemente il liberalismo, il flusso di pensiero principale in Occidente e la sua unica ideologia come razzista e totalitaria, e suggerisce la propria alternativa. Questa è la quarta teoria politica, un progetto aperto intellettualmente, non un dogma.

A differenza del dogma liberale, la quarta teoria politica tiene conto dell’eredità e della tradizione del popolo, del suo Logos e del suo “Dasein” (Martin Heidegger), che ha quante più nazionalità possibili. Essa non proviene da dettami, ma dalla necessità e dal dialogo della diversità: delle nazioni, delle civiltà e delle religioni.

Lei è, in breve, “l’uomo che ha riportato la geopolitica in Russia”. Inoltre, secondo i media occidentali, lei sarebbe il “Rasputin di Putin”, il “cervello di Putin” e “l’eminenza grigia”, o “l’ombra che governa il Cremlino”. Paul Ratner ha dichiarato che lei è “il più pericoloso filosofo in circolazione”. Altri la definiscono “un estremista nazionalista russo”, un fascista, ecc. Come affronta questa vera e propria battaglia che si sta combattendo contro di lei nei media occidentali? Non è questo un qualche tipo di onore e riconoscimento per il suo lavoro? E chi è, in realtà, Alexandr Dugin?

«La mia persona non è di alcun interesse per me. Cerco di rappresentare nient’altro che idee. Quindi, trattiamo di loro, non di me. I liberali proiettano su di me le loro paure, il loro odio e i fantasmi dei loro incubi. Lasciamoli fare. Tutto ciò non ha importanza.»

Il nuovo presidente degli Stati Uniti Donald Trump è imprevedibile da lui a quanto pare possiamo aspettarci più sorprese. Comunque, con la sua vittoria sembra che un’epoca storica sia finita. La comparsa di Trump ha cambiato i paradigmi politici fondamentali in Occidente. Tra gli ex alleati statunitensi, ci sono nuove e più profonde divisioni e distorsioni.

«Trump è un sintomo. Il trumpismo è più interessante. Il trumpismo è l’insieme antiglobalista e realista di idee e concetti per cui hanno votato gli americani. È una gran cosa. Il popolo americano non è morto e ha rifiutato il globalismo, le élite corrotte e ha iniziato a lottare contro la Palude. È grandioso. La lotta è appena iniziata e Trump e il trumpismo testimoniano che c’è una divisione nella società Americana: una parte sta con l’elite globalista (Palude), mentre l’altra parte sta con il popolo. Noi desideriamo una vittoria del popolo, certo, ma in ogni caso, gli Stati Uniti sono divisi e immersi in una selvaggia lotta interna. E ciò è un bene. Ci dà una possibilità.»

Nel 2012, il suo libro Quarta Teoria Politica è stato pubblicato in inglese. In questo libro lei sostiene che le tre principali ideologie politiche della modernità (liberalismo, fascismo e comunismo) non sono più in grado di rispondere alle sfide attuali. Il liberalismo è, a suo parere, un’ideologia nichilistica e totalitaria. Questa teoria ha suscitato una serie di polemiche, soprattutto in Occidente. Le idee vivono indipendentemente dai loro autori. È soddisfatto delle reazioni provocate da questo suo libro? Cosa contiene il secondo volume della Quarta Teoria Politica, che recentemente è stato pubblicato: The Rise of the Fourth Political Theory [“L’ascesa della Quarta Teoria Politica”, libro pubblicato da Arktos a maggio 2017 non ancora tradotto in italiano, ndt]?

«Sommando i diversi aspetti della ricezione della 4TP in Occidente (così come in Oriente, dove il libro è stato anche tradotto e pubblicato), sono d’accordo sul fatto che le idee vivono la loro vita in modo indipendente dagli autori. L’idea appartiene a colui che la comprende. Se sei d’accordo con la logica della 4TP – che il liberalismo si rivela essere totalitario e puramente nichilista, e che rifiutandolo abbiamo bisogno di andare al di là di comunismo e fascismo – allora la 4TP sarà la tua posizione così come la mia. La 4TP è un progetto intellettuale “open source”, aperto. Se accetti i principi fondamentali, puoi suggerire o costruire la tua versione della 4TP da solo. The Rise of the Fourth Political Theory continua a sviluppare gli argomenti della 4TP. Ora ho materiale per il terzo volume. Quindi l’elaborazione della 4TP avanza. Vorrei sottolineare che ci sono almeno due libri filosofici interamente dedicati allo sviluppo della Quarta Teoria Politica: quello di José Alsina Calvés in spagnolo, e il libro “Uscire dal XX secolo. Un’idea nuova per il Terzo Millennio. Per una Quarta teoria politica”, scritto dall’italiano Roberto Pecchioli. La 4TP diventa oggetto di un crescente interesse. Esattamente come dovrebbe essere.»

La Cina è rimasta un paese socialista, la sua ideologia oggi è, almeno nominalmente, basata sul marxismo (con qualche specificità cinese). “Il marxismo non è la fine della verità, esso apre la strada alla verità”, ha detto di recente il Presidente Cinese Xi Jinping. Che tipo di accoglienza ha avuto la Quarta Teoria Politica in Cina, si può vedere la possibilità di un suo sviluppo nella Cina moderna?

«Non vi è alcuna traduzione della 4TP in Cina. Ma giornalisti cinesi mi hanno intervistato di tanto in tanto. Non conoscendo la lingua cinese, non ho idea di cosa pensino di tutto ciò. Ma spero che in futuro i cinesi possano scoprire la 4TP, che corrisponde alla loro identità profonda. Ora essi hanno un’amalgama delle tre teorie politiche: la loro economia è liberale, la loro struttura politica è comunista e la loro strategia è nazionalista. La 4TP non è l’insieme di tutto questo, piuttosto il passo successivo a tutto questo.»

Putin con il premier cinese

George Washington parlò dell’America come di una biblica e post-apocalittica “Nuova Gerusalemme”. I puritani come di una “scintillante Città sulla collina”. È il complesso della “mitica America”, il prodotto di questa ideologia è la moderna ideologia dell’espansionismo americano. Gli americani sono, in breve, “il nuovo popolo eletto” che non deve sottostare alle stesse regole che si applicano agli altri, cioè alle “nazioni meno importanti”. Queste idee messianiche sono profondamente radicate nella mentalità americana. L’ideologia dell’eccezionalità è uno dei miti costitutivi dell’America. È possibile che l’America cambi le sue relazioni con le altre civiltà e tradizioni e inizi a trattarle con rispetto?

«L’America è una società diversificata. Senza dubbio c’è la dimensione di cui lei sta parlando, ma ce ne sono molte altre. Penso che l’alternativa a questo imperialismo messianico possiamo trovarla nell’antropologia culturale a sinistra e nei paleoconservatori (realisti, isolazionisti) a destra.»

Steve Bannon, il consigliere di Trump (che è anche una sorta di ideologo e stratega del Presidente Trump) nel suo documentario Generazione Zero parla di quattro grandi crisi, periodi di violenza nella storia Americana. A quanto pare ora l’America è all’inizio della “quarta svolta”. Lei sostiene che “l’America è alle soglie di una guerra civile”.

«Qualcosa di simile è semplicemente inevitabile. La “Quarta svolta” io la interpreto come la scelta tra l’ideologia globalista e la 4TP. Il Quarto Nomos della Terra di Carl Schmitt, si adatta anche qui.»

Il liberalismo è, secondo lo storico delle idee italiano Domenico Losurdo (nello studio Controstoria del Liberismo, 2007), “l’ideologia nata con due facce”. La faccia nascosta e oscura di questa ideologia è il razzismo. Questi eleganti gentleman, per lo più inglesi, che, senza compromessi, hanno combattuto per la libertà e i diritti individuali, sono allo stesso tempo convinti razzisti. Con le tre gloriose rivoluzioni che hanno caratterizzato la storia moderna – in Olanda, in Inghilterra e in America – c’è stato un rinnovamento e sviluppo dell’istituzione della schiavitù nei tempi moderni. Nella metà del XIX secolo, il numero degli schiavi nel Regno Unito era pari a quasi 900.000 (negli Stati Uniti era di gran lunga superiore).

«Sì, esattamente. Il liberalismo è essenzialmente razzista. Si impone come qualcosa di universale e obbligatorio, essendo il prodotto dell’esperienza storica della società occidentale moderna. L’ideologia dei diritti umani è anch’essa razzista, affermando l’individuo (concetto liberale) come unica strada per comprendere la natura umana. Anche la schiavitù è un fenomeno moderno. Nel Medioevo Cristiano essa era assente. È iniziata con il passaggio dalla società tradizionale alla modernità, al capitalismo e al liberalismo. Il liberalismo è un’ideologia razzista e totalitaria che pretende di darci la libertà ma instaura la schiavitù.»

L’Occidente del XIX e del XX secolo non esiste più. È stato sostituito da un indebolito “Post-Occidente”, che non è più interessato dal processo di modernizzazione. Un tale “Post-Occidente” è destinato a svilupparsi nella direzione dettata dal “trans-umanesimo”?

«L’Occidente non è un concetto geografico, è piuttosto un tipo di società, un paradigma di civiltà. Esso diventa sempre più indipendente dalla geografia, passando alla virtualità e al cyberspazio. Così il trans-umanesimo è essenzialmente occidentale, crea un nuovo network cyber Occidente elettronico. Il momento della Singolarità significherà l’ultima vittoria dell’Occidente come principio metafisico, e ciò sarà la totale decadenza e la fine dell’umanità.»

Dopo la Georgia e il ritorno della Crimea sotto la sovranità russa, è seguito l’impegno russo in Siria. La Russia sta tornando alla sua missione imperiale? Quanti occidentali e liberali sono influenti nella Russia di oggi? Lei ha parlato di una “quinta” e “sesta colonna” in Russia, situate tra il Presidente Putin – il “solare Putin” – e il popolo russo.

«La Russia colpisce in Georgia, in Ucraina e in Siria contro l’unipolarismo e l’imperialismo liberale. Si tratta di difesa piuttosto che di attacco. Il liberalismo è ancora molto forte in Russia. Il Putin solare è lo specchio dell’identità russa. Ma il Putin lunare è il suo alter ego preso come ostaggio dalle élite liberali.»

In una occasione lei ha detto che niente di più dipende dai serbi e dalla Serbia. È ancora così? Durante il suo recente soggiorno a Belgrado, ha tenuto una conferenza sulla quarta teoria politica e ha fatto molte proposte concrete o suggerimenti alle autorità serbe: invece di perseverare sull’idea di una integrazione europea, che mette in discussione non solo l’integrità territoriale ma anche l’identità del popolo serbo, la Serbia può presentare domanda di ammissione all’Unione Eurasiatica e all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), e in questo modo cambiare la sua disinibita posizione geopolitica.

«Sì, dai serbi e dalla Serbia non dipende nient’altro. Si è lottato fino all’ultimo, militarmente e politicamente. L’unica possibilità di salvezza al momento è di unirsi all’Unione Eurasiatica e trasmettere alla Russia la responsabilità di risolvere il problema del Kosovo, così come tutto il resto. Non si può fare nulla di più. Quando Vucic sarà costretto ad abbandonare il Kosovo definitivamente, egli dovrà affrontare la sommossa e il futuro collasso del paese. Per logica delle circostanze e per il suo pragmatismo egli potrebbe provare a lanciare la palla a Mosca. Se la Russia la respinge, Vucic legittimamente firmerà il documento richiesto dalla UE che riconosce l’indipendenza del Kosovo. Abbiamo solo una possibilità in più: l’ultima.

Non è il sogno di Mosca, che è impegnato nella difficile situazione in Ucraina e in Siria, ma allo stesso tempo credo che Putin non respingerà la proposta sin dall’inizio e sarà obbligato ad affrontare, in qualche modo, la sfida.»

Una delle sue idee è quella di formare una scuola di geopolitica in Serbia. Le élite politiche serbe oggi non hanno familiarità con la geopolitica e, sfortunatamente, con il loro popolo.

«La prevista scuola geopolitica è orientata all’élite intellettuale: scientifica, militare e così via. Così le persone interessate potranno migliorare le loro conoscenze di geopolitica e il resto procederà tranquillamente senza di essa. Ma la geopolitica oggi, nell’epoca della fine delle ideologie è il solo modo di interpretare le Relazioni Internazionali e alcuni processi interni correttamente. Quindi, l’ignoranza in geopolitica è auto-rapina. Se non sei un soggetto della geopolitica sei semplicemente il suo oggetto.»

L’Unione Europea è un punto cieco della storia e della tradizione europea, secondo lei l’UE è “anti-Europa”. Cosa è accaduto, a suo parere, agli europei?

«Gli Europei sono arrivati all’ultimo punto della loro discesa all’inferno. Il buio è così forte che nessuno ricorda più ciò che la luce può essere. Questa è la conseguenza della vendetta del Logos di Cibele padroneggiato nelle origini della civiltà Europea dalle culture indoeuropee apollinee, ma liberatosi dalle catene, come Satana nella storia dell’Apocalisse. La metafisica della tecnica è l’essenza del titanismo. L’attuale stato delle cose in Europa non è casuale, è una fase logica – quella finale – del processo che ha origine con la Modernità e il rifiuto della Tradizione. L’Europa senza la Tradizione non è Europa, è Anti-Europa.»

Lei ha adottato la filosofia di Martin Heidegger e il suo termine “Dasein”. Il “Dasein” del popolo russo deve essere trovato nella necessità, non per ordine, dettato. Questo vale per ogni nazione europea ed eurasiatica. Recentemente lei ha scritto un documento molto stimolante circa la storia e la cultura serbe, in cui lei menziona anche uno scrittore serbo, Milorad Pavic. Si tratta della “intramontabile mappa dell’anima serba”, “Dasein serbo” e “Logos serbo”.

«Ci sono tanti Dasein quanti sono i popoli e le culture. E tutti sono piuttosto originali. Non possiamo paragonarli tra loro, perché non c’è una misura comune. Ogni “Dasein” ha la sua misura, la sua idea di tempo, di spazio, di uomo, di Dio, di natura e così via. Il “Dasein” serbo l’abbiamo potuto afferrare con la cultura serba da Pavic, da Milic di Machva, dalle danze e musiche serbe, dalla storia serba (o, piuttosto dallo storico – Seynsgeschichtliche). Ogni popolo ha la sua maniera di morire. E la maniera serba è eroica e profondamente cristiana, esemplificata da Vidovdan.»

Traduttore: Donato Mancuso

Fonte: Geopolitica.ru

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  1. Giorgio 4 mesi fa

    Dugin è stato contagiato dalla malattia che regna sovrana in Italia: personalizzare le accezioni dei termini. Mi piacerebbe che il Nostro mi proponesse un esempio di dove è applicato il liberalismo. Sarà un mio limite ma non lo scorgo in nessuna parte del pianeta, quindi di questo passo non solo la 4T bensì la enne teoria può proporre, tanto è tutto un gioco.
    Perverso ma un gioco, ad esempio qui in Italia quando ho iniziato a lavorare mi hanno convinto che fosse come giocare a bocce ma mi son trovato che valevano le regole degli scacchi. Fermate il mondo voglio scendere.

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  2. Eugenio Orso 4 mesi fa

    Che dire …
    Ci sono verità che riconosco nel discorso di Dugin e nella sua analisi originale della vera natura del liberalismo, in quanto ideologia totalitaria e oppressiva, ma, d’altro canto, l’analisi del filosofo russo ignora la questione sociale e i possibili conflitti verticali – fra classe dominante classe dominata – che potrebbero tornare, in futuro, influenzando il corso della storia.
    La sola Geopolitica non basta per comprendere la realtà, se non vi è un riconoscimento dell’importanza della lotta di classe (oggi a senso unico, domani chissà …) e della società come sede di un conflitto inestinguibile.
    Esistono i popoli, con i loro diritti e loro tradizioni, ma, tenendo conto del modo di produzione neocapitalista dominante, esistono le (nuove) classi sociali con interessi contrapposti, quella globale-finanziaria e quella pauper.
    Concordo con Dugin, comunque, sulla necessità di superare le ideologie otto-novecentesche, come sosteneva anche il filosofo Costanzo Preve, che intraprese un percorso filosofico veritativo partendo dalla filosofia degli Elleni, da Hegel e dal pensiero originale di Marx idealista e non “scientifico”.

    Cari saluti

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  3. Aldus 4 mesi fa

    Questo Dugin mi dona l’impressione di quelli che infiorettano con parole furbe e coniate di propria iniziativa cose semplici e ovvie nonché già dette da altri in altre sedi, aggiungendo parole da dover ritradurre per capire cosa voglia intendere. Ad esempio, il suo concetto di Cibele o società di Cibele, sa lontano un miglio delle vecchie idee sbagliate alla Julius Evola circa la castrazione indotta dalla “madre” e dalla femmina. Ma in realtà “Kybele” è manifestazione di quella stessa “Mater Deorum” già venerata dai Romani antichi senza alcuna implicazione di sorta sulla virilità o meno delle società che la veneravano o adoravano quale deità. Con altri nomi la chiamavano i Celti e pure gli Etruschi Rasenna, e poi tanti altri popoli. Società ove la Dea era prevalente, come quella Minoica o di Creta, furono potenti e combattive e dominarono sui mari, e gli uomini non erano affatto castrati. I Baschi, che sono ancora oggi gente combattiva e attenta alla propria identità, hanno da sempre dato grande carattere alla Dea e venerato le madri, come dimostra l’uso della “couvade”, cioè del marito che si pone a giacere accanto alla moglie prima del parto e simula i dolori della puerpera e condivide con lei il travaglio. Una tradizione antichissima risalente a prima dell’arrivo degli indoeuropei in Europa. Insomma Kybele (che vuole dire la rocciosa, la montagna) è la divinità in veste materna e signora della forza e delle fiere selvagge e di tutto. La cibele di Dugin non è mai esistita se non nel rito degenerato dei cosiddetti “galli” che guidati dal’ “arcigallo” imitavano il mito di Attis evirandosi nella frenesia della loro esaltazione, ma ciò era una degenerazione e come tale considerata anche dagli antichi romani che assistevano a tale follia e dalle altre popolazioni.

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    1. Citodacal 4 mesi fa

      Da quelle poche righe non si riesce a comprendere bene cosa voglia effettivamente intendere Dugin riferendosi a Cibele. Dovrebbe esser certo invece che il fraintendimento evoliano riferisce anch’esso, in via cosciente od incosciente, ad una forma di degenerazione della percezione del polo femmineo, che si è andata acuendo viepiù fino al punto di considerare come ipso facto coincidenti l’aspetto cosmico femminile col genere sessuale “donna” e quello maschile col genere sessuale “uomo”, degenerazione che ha contribuito all’innalzamento progressivo d’una sorta di campanilismo del genere sessuale il quale non ha giovato a nessuno dei due poli, esacerbandone oltremodo diffidenze, esagerazioni, incomprensioni e dispute (viene da domandarsi se la teoria del “gender” non faccia anch’essa pienamente parte – parte estrema, terminale e disgregante – del medesimo processo il quale, non potendo più perseguire la “sintesi” agapica, ma anche correttamente erotica – ci sarebbe invero da discutere parecchio sul fatto che Eros sia mosso solamente dal desiderio – ebbene, non potendo più procedere alla corretta fusione dei due poli per via tradizionale, lo faccia obtorto collo coll’inventarsi un’aberrante assenza di definizione polare che invece di risolvere la definizione stessa per via ascendente, la neghi e la annienti per via discendente e subumana).
      Che poi esista, nel femmineo quanto nel mascolino, un aspetto oscuro e tenebroso, e tale da temere la “castrazione” spirituale dell’anima – ovvero l’intrappolamento della parcella spirituale eterna, quella sì asessuata ma non nel senso volgare e corrotto del “gender”, nella parte caduca e contingente della manifestazione (quanto viene definito come Ruota delle Rinascite) – è un altro discorso alquanto più articolato (e per il femminile viene esplicato, ad esempio, nella parte ombrosa della Belle Dame sans Merci, o di Viviana del Lago che intrappola, seppur temporaneamente, Merlino – sebbene valga, al contrario, anche la possibile interpretazione per cui, soggiacendo il principio maschile al femminile, ciò equivale a che il principio shivaico (il Purusha indu) si riconosca pienamente anche entro il corrispondente principio shaktico manifestato (la Prakriti, o Maya), colmando finalmente ed esaustivamente l’abisso metafisico – quanto potrebbe intendere anche l’alchemico “spiritualizzare la materia e materializzare lo spirito”).
      È molto bello l’esempio addotto dalla cultura basca e riferito al parto, per il quale Le sono grato d’averne riportato i tratti. Nell’attuale sottocultura occidentalistica ne sarebbe impensabile la pratica sincera e profonda (piuttosto come pura forma sentimentalistica, o “politicamente corretta”), se non per pochi soggetti: l’uomo lo vedrebbe come una forma di debole e vergognosa assimilazione alla partoriente femminile e ai suoi dolori, la donna sarebbe gelosa, sdegnata e avvertirebbe d’essere scalzata nel vedere una caratteristica così precipuamente femminile assimilata all’uomo: a tanto ha potuto condurre il modernismo.

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    2. Giorgio 4 mesi fa

      Aldus scrive. “….cioè del marito che si pone a giacere accanto alla moglie prima del parto e simula i dolori della puerpera e condivide con lei il travaglio. ”
      In quell’occasione non è il marito ma il papà e non dovrebbe giacere accanto alla puerpera ma essere il primo che accoglie e quindi tocca il nascendo.
      A meno che non valga lo jus soli!

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  4. Aldus 4 mesi fa

    Poi si vedono altre cose: la pretesa degli intellettuali di tornare a cavalcare la tigre, cioè di contare ancora nella società attuale dopo che per decenni e decenni non hanno saputo fare altro che descrivere male la realtà e inchinarsi al potere. Colpa loro, del resto. E ancora non hanno imparato la lezione, perché permangono fumosi e astratti, snocciolatori di termini e inventori di sterili teorie. Quando si crearono le prime cattedre di filosofia, in realtà si insegnava la religione imperante e si continuava ancora così mentre sorgevano eretiche e sane indagini nei cenacoli rinascimentali come quelli di Marsilio Ficino, oppure negli studi segreti dei tanto deprecati alchimisti e “maghi”.

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  5. Aldus 4 mesi fa

    Indebolito Post-Occidente? Ma per forza! l’arrivo degli USA in Europa ha creato la totale sudditanza degli Europei e impedito ogni voce contraria, il tutto sull’onda della sete di soldi ed affari degli Americani e dei banchieri che li guidano. Sono state accantonate e ridotte al silenzio le voci contrarie e la storia e fin la religione sono state stravolte ed edulcorate ad uso dei dominatori e dei loro servi ormai malati psicologicamente e tarati dai vizi come lo è la società USA (e getta).

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  6. Aldus 4 mesi fa

    Gli USA non si sentono “il popolo eletto”, ma l’Impero di Roma o gli unici eredi della grandezza dell’Impero di Roma. Cercano fra l’altro di avere in casa loro ogni testimonianza archeologica rubandola e finanziando i tombaroli, ricostruiscono persino fotograficamente in casa loro le testimonianze artistiche dell’antica Roma come il Campidoglio, ricostruiscono persino gli angoli più caratteristici o turisticamente appaganti come la Bellagio ricostruita a Las Vegas. Sono degli sradicati che cercano di essere qualcuno come i cafoni arricchiti anche se discendono da delinquenti e forzati anglosassoni e altri disperati europei. Ma si sentono Roma Imperiale…peccato che siano sì una specie di Roma Imperiale, MA OGGI sono quella della decadenza, piena di vizi e spettacoli e orge che celavano la fine presentita da tutti, con il gigantismo spettacolare che rimpiazzava la piccolezza morale e spirituale. Il gigantismo materiale a scimmiottare la grandezza morale: proprio così.

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    1. Jane doe 4 mesi fa

      Bella analisi Aldus…rispecchia quello che penso anch’io,degli ameri-cani!

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  7. Werner 4 mesi fa

    La sua avversione al liberalismo è più che condivisibile, perché è la rovina dell’Europa, tuttavia trovo grossolana la definizione di “economia liberale” a proposito di quella cinese. La Cina è certamente tra i paesi che più sostengono la globalizzazione, essendo quella che più di tutte ne ha tratto beneficio, ma dov’è sarebbe questo liberalismo cinese, visto che l’economia è interamente pianificata dallo Stato (dunque dirigista) e lo stesso controlla praticamente quasi tutti i settori dell’economia (capitalismo di Stato). Inoltre va pure detto che la Cina applica sui prodotti esteri dei dazi d’importazione molto elevati, tutto l’esatto contrario dei paesi occidentali iperliberisti dove entrano merci da ogni parte del mondo, a partire proprio dalla Cina.

    Direi piuttosto che se la Cina è potuta diventare la seconda potenza economica mondiale nell’arco di 30 anni, è dovuta al fatto che la sua economia, per sua fortuna, è tutt’altro che liberale. Da noi fino a qualche decennio fa esisteva un’economia di tipo mista, in cui capitalismo e statalismo erano tra loro complementari, lo Stato controllava i settori strategici dell’economia nazionale e garantiva ampia libertà d’impresa ai privati, cose che consentirono al nostro paese di diventare una potenza industriale di livello mondiale. Oggi l’Italia è tra più liberiste di tutte, diciamolo chiaramente, e gli effetti a dir poco nefasti sulla sua economia sono alquanto evidenti: più importazioni che esportazioni, deindustrializzazione, crisi economica ed occupazionale, saccheggio di capitali stranieri ai danni delle nostre imprese.

    Ha perfettamente ragione quando afferma che il liberalismo è un’ideologia nichilista, in quanto in campo economico è per il primato del mercato sulla politica a dispetto del buonsenso e dell’interesse nazionale, mentre in campo sociale dà enfasi alle libertà individuali a dispetto dell’etica, della morale, della responsabilità e dei doveri, spacciando gli abusi e i capricci per diritti. Il liberalismo proprio per la sua natura totalitaria, è l’ideologia delle false libertà, quelle irresponsabili che portano all’anarchia sociale.

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