"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’ultimatum iracheno/ iraniano ai curdi per lasciare Kirkuk

L’ultimatum iracheno iraniano ai curdi per lasciare Kirkuk. Prima verifica della minaccia di Trump alle Guardie della Rivoluzione

Il primo ministro iracheno Haydar Al-Abadi, sabato sera, 14 ottobre, ha dato a Peshmerga curdi un ultimatum per cedere le posizioni nella regione petrolifera di Kirkuk che hanno sotto il loro controllo dopo aver respinto l’ISIS tre anni fa ed ha richiesto di annullare la dichairazione per l’indipendenza del 25 settembre con votazione per la Repubblica Curda.

Le truppe kurde sono state mobilitate fino a domenica presto per adempiere a quelle richieste, di fronte alle truppe pesantemente armate dell’esercito iracheno e della Forza di Mobilitazione Popolare (PMU), il braccio armato delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane (IRGC), attorno a Kirkuk.
Le fonti di intelligence rivelano esclusivamente che il primo ministro iracheno ha emesso questo ultimatum sotto una forte pressione delle Al Quds, del generale Qassem Soleimani, comandante delle guardie rivoluzionarie iraniane. Il generale ha messo il PMU a disposizione di Abadi e tutte le braccia che potrebbe aver bisogno per lanciare un’operazione per combattere i curdi, se questi sfidano l’ultimatum. Si trovranno contro migliaia di combattenti KRG dispiegati intorno a Kirkuk.

Durante il fine settimana, entrambe le parti hanno consolidato la loro forza militare intorno alla città petrolifera settentrionale dell’Iraq. L’Iraq ha distribuito a Kirkuk le PMU (Esercito iracheno) e le unità delle operazioni speciali per affrontare una forza di Peshmerga di 9.000 combattenti.
Poche ore prima della scadenza, un comandante Peshmerga sul fronte occidentale ha detto che i combattenti curdi avevano “preso tutte le misure necessarie” e se sarebbero “pronte per un confronto” se necessario.

Forze irachene a Kirkuk

Le forze americane, che mantengono una piccola squadra militare a Kirkuk per trasportare messaggi tra i campi opposti, hanno proposto una serie di compromessi, ma sono stati tutti respinti dal primo ministro iracheno.
Washington ha anche notificato a Baghdad che gli Stati Uniti non tollerano l’aggressione militare contro Irbil, capitale del KRG, Dohuk o Sulaymaniyah, o incursioni militari su Kirkuk, accettano solo una piccola delegazione di funzionari civili.
Non è chiaro se Abadi rispetterà le direttive di Washington. Tuttavia, le fonti riservate sottolineano che il discorso del presidente Donald Trump,di venerdì sera, che presenta una nuova strategia dura per l’Iran e le sue guardie rivoluzionarie, si presta per un potenziale scontro militare su Kirkuk ed una nuova prospettiva oltre un conflitto locale.

Dopo che Trump ha dichiarato che l’intero IRGC è colpevole di terrorismo, inclusi tutti i suoi agenti e collaboratori- la milizia irachena del PMU si sarebbe messa aperta alla definizione di terroristi per attaccare le forze kurde, che sono alleati militari dell’America in guerra allo Stato islamico in Iraq e Siria.

Tutti gli occhi del Medio Oriente stanno guardando adesso per vedere come l’amministrazione di Trump risponde a un tale attacco se avviene. La sua non risposta sarebbe interpretata da Teheran come licenza per il suo IRPG di andare avanti.

Fonti riservate

Traduzione: L.Lago

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  1. mardunolbo 1 mese fa

    I curdi al servizio degli Usa , sono diventati da peshmerga a peshmerda ! Tutto qui…
    E poiche’ assecondano le spinte di divisione lanciate e sobillate da Israele, diventano ratti mercenari da eliminare come gli altri che hanno invaso Siria ed Iraq !

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    1. Kim 1 mese fa

      Dici la pura realtà.

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      1. animaligebbia 1 mese fa

        Sono diventati il nuovo balocco dei sionisti e americani,cioe’ la carne da cannone di chi non puo’ sprecare il proprio preziosissimo sangue; li useranno e poi ,quando non serviranno piu a niente, li abbandoneranno come hanno fatto nella prima guerra del golfo.Gli americani non si impegneranno contro un nemico in grado di affondare navi ed abbattere aerei,non se lo possono permettere economicamente e si perderebbe il mito della loro presunta invincibilita’,dopo avere femminilizzato buona parte della loro gioventu’ e inondato di droga e ghettizzato la parte piu’ reattiva della societa’,non gli resta che lanciargli contro il nuovo esercito dei trans; potrebbero graffiare i nemici (no, si spezzerebbero le unghie) prenderli addirittura a borsettate o sfiancarli di rapporti orali.

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  2. Eugenio Orso 1 mese fa

    Le province curde in Iraq sono tre: quella della “capitale” curdo-irakena Erbil, la provincia di Sulaymanyya, vecchia “capitale” dei curdi in loco, e la piccola provincia del Dahuk, nell’estremo nord dell’Iraq. Fra queste no n c’è quella di Kirkuk.
    Nel 2014, a causa della calata dell’isis in Iraq, i curdi, che di fatto dai tempi delle guerre del Golfo erano entità di fatto autonoma (e protetta dagli USA, vedasi la No-fly zone anti-Saddam), hanno dovuto scegliere se contendere Mosul alle agguerrite bande dell’isis, oppure puntare su obbiettivi, più difendibili, meno incerti e costosi. Hanno scelto, ovviamente, di occupare la città di Kirkuk e una parte significativa della sua provincia, senza impegnarsi in una battaglia disperata per strappare Mosul alle orde jihadiste.
    Non dimentichiamo che, rispetto a Mosul, la presenza curda è più rilevante a Kirkuk e, soprattutto, che Kirkuk vuol dire uno dei maggiori giacimenti petroliferi dell’area e, addirittura, del pianeta. Da sempre questa città è contesa dai curdi agli arabi e ai turcomanni.
    Così, nel giugno del 2014 i Peshmerga curdi di Erbil hanno occupato la città di Kirkuk e i pozzi di petrolio (sottraendoli all’isis) senza dover affrontare una battaglia incerta, con molte perdite e rischio di sconfitta, come sarebbe accaduto a Mosul. Da allora, beneficiano dei ricavi della vendita di petrolio, non senza problemi per le royalties che devono pagare al governo irakeno …
    Credo che nella contesa per Kirkuk, con il rischio di guerra fra il governo di Bagdad e l’entità curdo-irakena, la questione del petrolio pesi molto, ancor più della necessità irakena di riprendere il controllo su parti del paese occupate da altri.
    Del resto, era facile prevedere che dopo la sconfitta dello stato islamico in Iraq, che ormai è (quasi) un dato di fatto, si sarebbe manifestato il rischio di un conflitto con i curdi, per il controllo (politico e militare) di una parte significativa del territorio irakeno e, naturalmente, delle risorse energetiche, vitali per il futuro del paese.
    Oggi siamo arrivati al dunque …

    Cari saluti

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  3. Annibale55 1 mese fa

    A me i curdi stanno simpatici e non capisco proprio questa cosa qui di mettersi insieme ad americani ed israeliani…ORA?…Ma, dico loro, siete proprio sicuri?…con quelli lì? Cioè….tenetevi le armi che vi hanno mandato gli americani e trattate la PACE prima, poi l’ autonomia spinta o meno spinta…STOP! tra 10 anni si vedrà!

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