L’UE vuole interferire nella crisi libica. Pompiere o piromane in azione?

di Mikhail Gamandiy-Egorov

Secondo alcune fughe di notizie pubblicate sui media occidentali, i funzionari di Bruxelles prevedono la possibilità di un nuovo intervento militare in Libia. Tutto in un momento in cui l’Unione europea sta probabilmente osservando con grande preoccupazione la realtà in cui le nuove maggiori forze geopolitiche riescono a ribaltare le cose, senza che gli europei vengano “consultati”.

Ad esempio, l’agenzia di stampa americana Bloomberg , secondo le sue fonti all’interno di “funzionari dell’UE” che non nomina, afferma che i piani di azione militare sono in discussione a Bruxelles:

“L’Unione Europea potrebbe schierare una missione militare per aiutare a far rispettare l’embargo sulle armi e un possibile cessate il fuoco in Libia, mentre il blocco (l’UE) sta cercando di contenere il conflitto in cui sono coinvolti Russia e Turchia e che minaccia di destabilizzare il Mediterraneo ”. Sempre secondo queste fonti, sebbene non sia stata presa alcuna decisione in merito, due funzionari presenti durante la discussione hanno affermato che è emerso un consenso sulla necessità di iniziare la preparazione dell’espansione della missione di pattugliamento navale e aereo.

Ora analizziamo le prospettive per tale possibilità. Prima di tutto, sarebbe bene ricordare ancora una volta che probabilmente gli errori del passato non hanno insegnato nulla alle teste calde europee. Vale a dire, tutto il caos osservato fino ad oggi e dalla caduta della Jamahiriya di Gheddafi è in larga parte responsabilità dei decisori politici a Bruxelles, e più in generale in Occidente. Dall’altro lato, e questo è palesemente ovvio, fino a poco tempo fa i funzionari di Bruxelles avevano a che fare solo con la sofferenza del popolo libico e questo paese un tempo prospero che è diventato un centro per molti gruppi estremisti, per non parlare violenza, instabilità costante e tratta di esseri umani.

In effetti, il coordinamento russo-turco ora va oltre il quadro siriano. E anche se i due paesi a volte condividono interessi che possono divergere, resta il fatto che questa interazione è incomparabilmente più efficace di tutta la cucina europea unita. Ovviamente e al di là degli interessi geopolitici, Bruxelles cerca di non perdere i suoi interessi geoeconomici, sia in relazione alle importanti risorse naturali libiche, in particolare il petrolio, come anche solo nell’ambito dei contratti di ricostruzione che anche le élite occidentali adorano. Con il fattore chiave sempre nello stesso principio: distruggere, poi ricostruire ottenendo miliardi di profitti e un’immagine del buon umanista “samaritano”. Se in Siria, le élite occidentali, compresi gli europei, non sono riusciti ad ottenere questo obiettivo, questo è dovuto dalla resistenza siriana e all’intervento russo.

Combattenti libici

La preoccupazione in questo paradigma è tuttavia semplice. Se i funzionari di Bruxelles hanno, come i loro alleati attraverso l’Atlantico, una grande esperienza nella destabilizzazione degli stati sovrani, non è questo il caso del piano volto a portare pace, stabilità e sviluppo.
D’altra parte, e questo è molto importante, se le élite europee decideranno davvero di prendere parte all’azione militare nel territorio libico o attorno ad esso, dovranno ottenere l’approvazione del Consiglio di sicurezza dell’ONU per questo piano. E con questo in mente, il veto russo-cinese certamente calmerà il loro ardore, sapendo che i due membri permanenti non occidentali del Consiglio di sicurezza dell’ONU non permetteranno all’Occidente di ripetere lo scenario del 2011. I tempi sono cambiati e non sono a favore degli occidentali.

https://reseauinternational.net/lue-souhaite-interferer-dans-la-crise-libyenne-pompier-pyromane-en-action/

Fonte: Reseau International

Traduzione: Gerard Trousson

1 commento

  • atlas
    26 Gennaio 2020

    a volte anche nell’FLN Algerino vi è miopia, dovrebbero creare un’asse indissolubile con l’Egitto senza se e senza ma e isolare la Tunisia che nel frattempo è nella confusione democratica più completa in mano alla fratellanza massone salafita che col 16% di solo un 41% che è andato a votare (quindi il restante 59% se ne frega della suinocrazia) pretende di controllare il paesello in cui gli ameri cani ci vogliono fare a tutti i costi una base militare, sennò attentati. In attesa di Haftar, che sarà quel che è, ma è il meglio del peggio. Oggi.

    RIP Muammar

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