L’UE e la globalizzazione: trent’anni di puro vuoto

di Roberto Bonuglia
«Parole, parole…» Mina raccontava così una storia d’amore che si trascinava vuota e senza passione nella primavera 1972. Un leitmotiv preso a prestito, a dire il vero, dal «Words!, Words!, Words!» col quale Amleto descriveva a Polonio un libro senza contenuto, privo di concretezza che sfogliava annoiato quando, al secondo atto, entrava in scena.
Un amore spento, una lettura noiosa. É ciò che l’Ue sta rappresentando per i Paesi più colpiti dalla pandemia in corso. Di fronte a questa crisi le divisioni, i burocratismi, le inefficienze di Bruxelles hanno mostrato il vero volto dell’Europa: un’eterna Arcadia nella quale seducenti versi contano più delle gioie e degli affanni con cui ci incalza la vita. Da trent’anni l’elefantiaca accozzaglia di tecnocrati mette perennemente in scena un balletto verbale, in cui – per dirla con Claudio Magris – «le parole fluttuano, ondeggiano si gonfiano e svaporano come bolle di sapone, trapassano l’una nell’altra come figure di danza, impalpabili come un velo che tuttavia cela impenetrabile la realtà e impedisce di vedere cosa c’è dietro o illude che dietro ci sia qualcosa, mentre talora non c’è nulla».
Le riunioni dell’Eurogruppo eccellono in questo “spumeggiare evanescente”, in questa cortina di fumo senza arrosto. Nessuna risposta concreta è stata fornita alla tragedia sanitaria deflagrata e ancora in atto, nessun provvedimento utile sarà tempestivamente varato. Il motivo di questo mancato appuntamento con la Storia non deve stupire, poiché rappresenta l’inevitabile punto di arrivo per l’Europa realizzata e impostaci in questi trent’anni di globalizzazione.

Protesta contro il Dominio delle Banche in Europa


L’Ue è divenuta sempre più un consesso di oligarchi che si sono autonominati in base al censo e alla classe sociale: la distanza tra il Parlamento e il Consiglio è cresciuta a dismisura e nettamente in favore del secondo che ha svuotato il primo. Il principio di rappresentanza è stato soppiantato dal verbo di un’elite affaristico-finanziaria che – come rilevato da Noam Chomsky – «in nome della globalizzazione dei mercati aspira a trasformare il mondo in un’immensa “fabbrica di profitti”, a beneficio di una ristretta cerchia di eletti».
É stato il neoliberismo economico affermatosi in questi anni e non le tornate elettorali europee a selezionare le classi dirigenti. Il potere ha cessato da tempo di risiedere nelle aule fisiche dei governi – che siano nazionali o europei non v’è più differenza – ma in un Deep State la cui Costituzione contempla solo due articoli: «La nostra è una società fondata sul profitto» il primo; «Tutti gli uomini sono uguali, ma i ricchi sono più uguali degli altri» recita il secondo, mutuato dalla Fattoria degli animali di George Orwell.
D’altra parte la liberalizzazione dei movimenti di capitali è un’arma straordinaria contro il contratto sociale di rousseauiana memoria. Può essere usata con estrema efficacia per rendere vano ogni sforzo dei poteri pubblici di promuovere delle misure sociali come quelle che servirebbero proprio ora. Ne scrisse nel 1998 lo stesso Chomsky su Le Monde Diplomatique: «Se uno Stato cerca di stimolare la propria economia o di aumentare la propria spesa sanitaria, questo comportamento può essere prontamente punito con la fuga dei capitali. É la mobilità finanziaria che ha fatto nascere […] un “Senato virtuale”, fatto di manager a cui basta un semplice trasferimento di fondi per decidere in realtà della politica sociale ed economica».
Come siamo arrivati a tutto questo? Con la deregulation di Ronald Reagan, certo. Con le riforme neo-liberiste di Margaret Thatcher, senz’altro. Con la globalizzazione realizzata dalle multinazionali che ha devastato i Paesi del Sud del mondo e demolito lo Stato sociale in quelli del Nord, non c’è dubbio.
Ma questi sono effetti e non cause della situazione che stiamo vivendo, frutto di un equivoco molto più profondo: le democrazie rappresentative hanno come presupposto del loro funzionamento una costante opera di selezione – a livello di società civile – dei bisogni materiali e spirituali della collettività, degli ideali che una comunità persegue e del personale politico che la rappresenta.
Laddove questo meccanismo di selezione si inceppa, la democrazia rappresentativa – nazionale o sovranazionale – non funziona più e l’organizzazione politica regredisce a forme primitive, quelle di un rapporto diretto fra i capi e le masse: lo sviluppo del capitalismo e l’affermarsi della mentalità economicistica hanno veicolato modelli di vita collettiva fondati su agglomerazioni orizzontali di individui provvisorie, le quali hanno determinato l’estensione dei fenomeni di massa su una specie di struttura oligarchica dei rapporti “produttori-consumatori”.

Manifestazione contro la Merkel


Sono stati tali modelli ad emarginare i processi di selezione di cui si è detto. Perciò, l’affermarsi della società dei fenomeni di massa è andato di pari passo con l’esaurirsi della democrazia rappresentativa e l’affermarsi di un’organizzazione politica come semplice braccio esecutivo dei bisogni e dell’organizzazione economica, mero strumento di ratifica delle decisioni economiche prese in centri decisionali esterni all’ordine politico. Fuori dai Parlamenti, dunque, il potere –economico, non più politico – dalle capitali dei Paesi è confluito nel capitale della finanza.
Il risultato è stato quello di una mutazione dell’economia politica in una transeconomia della speculazione che non ha più niente di economico né di politico. Essa non rappresenta più nemmeno un plusvalore, «è l’estasi del valore, senza riferimento né alla produzione, né alle sue condizioni reali. É la forma pura e vuota, […] estetica e delirante dell’economia politica». Lo scriveva Jean Baudrillard in La trasparenza del male utilizzando aggettivi che calzano a pennello per descrivere la vacuità dell’Ue di oggi. E lo scriveva, non a caso, proprio trent’anni fa.
Roberto Bonuglia

Il Pensiero Forte.it

7 Commenti

  • Teoclimeno
    23 Aprile 2020

    Se non ricordo male, non è mai stato chiesto agli italiani se volevano questa Europa. Come non sono mai state chieste loro molte altre cose: l’adesione all’Euro, alla NATO, alle invasioni delle orde barbariche negroidi, etc. etc. La verità, come ho già detto altrove, è che la politica di un paese non viene decisa dal suo popolo, ma dalle sue oligarchie. Quella italiana è venduta, serva e criminale. Il peggio che si possa immaginare.

  • Teoclimeno
    23 Aprile 2020

    «Parole, parole…», sono stanco di parole fine a se stesse. Vorrei che qualcuno di questi soloni, dicesse al popolo italiano come uscire concretamente da questo girone infernale, chiamato dittatura finanziaria.

    • Sed Vaste
      23 Aprile 2020

      Digitate”tabaccai e mascherine ” Un mito! quest”uomo e ‘UN DUCE istrionico pittoresco e matto come il DUCE

  • Max
    23 Aprile 2020

    Digitate”Luca nali ho capito bene!? ” da far vedere a quel coyote di Mardunolbo che si ostina causa aretrmerisclerosi galoppante a Credere al fuffavirus altro video da far vedere ai timidi ai paurosi ai cacasotto ai rambo da starnuto ai morti di paura da multa su cartaigenica digitate” Luca nali una strana reazione a sanzione ” questo si che ha i controcoglioni altro che quelli che si mettono là mascherina o i guanti roba da accompagnarli per farci attraversare la strada dei menomati mentali da pensione d’invalidità al 99% la mascherina Fontana brutto com*e’se la porta pure a dormire ma mica siamo tutti brutti come lui

  • Max
    23 Aprile 2020

    Digitare”Italiano a Malta tutto libero e felice ” continuate pure a credere a sta boiata truffa sanitaria del FUFFAVIRUS, CONTINUARE A FARE i fifoni e tapparvi in casa come TOPI , vergognatevi e si dovrebbe vergognare anche chi crede a questa scemenza si rende complice dei CRIMINALI CONTE burioni BERTOLASO e tutto il resto della banda di banditi che stanno saccheggiando l’Italia a mambassa PIL meno 20 % e non e’finita ah ah ah vi ricordate quando litigavano per uno 0,1 o 0,2 in PIÙ ‘, ho sentito pappalardo duole dirlo ma atlas ha ragione non vale uno sputo sto uomo vuole fare una manifestazione il 30 MAGGIO!!!!! A quell’ ora più che una manifestazione dovrete fare una processione funebre, italia morta!

    • atlas
      23 Aprile 2020

      democrazia: ognuno vale non in quanto è ma in quanto produce

      Socialismo Nazionale: il lavoro rende liberi

      SIAMO AGLI ANTIPODI

  • atlas
    23 Aprile 2020

    Weltanschauung Italia

    “eh ma tanto siamo già controllati”

    (fratello del “tanto io non ho niente da nascondere”)

    il ragionamento (ragionamento?!) “eh, ma siamo già tracciati, san già tutto di noi” è sragionamento. Sarebbe come dire “ma si tagliarmi l’altro dito già che me ne hai tagliato uno”. “anzi tagliamo la mano già che mi hai tagliato due dita”. Oppure “dai tanto che che mi hai ucciso il padre, uccidimi anche la madre, tanto ero comunque già mezzo orfano”.

    Che siamo già tracciati è vero (e infatti dico sempre che la prima cosa da fare sarebbe buttare via gli smartphone e tornare al Nokia vecchio), ma ragionando “eh, ma siamo già tracciati” è una pigra arrendevolezza che ha permesso al sistema di alzare l’asticella sempre di più.

    Dal lasciare il numero di cell a ogni multinazionale/catena di negozi, poi alle app che già tracciano (lo stesso fb), poi alla geolocalizzazione (Google map), poi ai giochini che si scaricano che localizzano dove sei e dove vai alle mille diavolerie smartphone che richiedono i nostri dati e individuano le posizioni territoriali, ad Alexa che ti conosce molto più di quanto tu ti conosca (con tutte le implicazioni connesse di controllo e manipolazione inconscia che possono esercitarti), alle telecamere ovunque, ecc ecc. Passo dopo passo con “eh tanto che cambia, son già localizzato” ci siamo sempre dati una scusa, un’autoassoluzione e abbiamo sempre permesso o accettato uninvasione di campo graduale e ora che l’asticella si alza ancora una volta (la app “covid”) continuiamo ad autoassolverci per la nostra pigrizia con cui abbiamo accettato l’incremento di controllo sociale del passato.

    Senza manco capire che ad ogni novità (ossia ad ogni nuova app o tecnologia o facilitazione della vita) c’è sempre un controllo maggiore, un’invasione maggiore della nostra vita, c’è sempre un danno o stretta di vite in più che si aggiunge, fino a che ci metteranno l’app con chip che possiede tutti i nostri dati e che magari regola…che ne so…la fertilità della donna o il nostro pensiero o i nostri impulsi biologici nervosi…

    anche lì avremo la fatidica frase “eh, ma ormai siam cosi controllati che una in più cosa cambia ?”. Cambia, cambia tanto. Con l’ultima app, specialmente se attraverso vaccino sottocutaneo, cambierà che controlleranno anche alcune essenziali “libere” scelte, ma è un percorso iniziato tanti anni fa quando a controllo accettavamo un ulteriore controllo che è diventato sempre più invasivo fino alle idee distopiche di questi giorni.

    Se dite di si all’app di ora del governo, perchè un domani dovreste dire di no all’app sottocutanea ? Il governo vi rinfaccerà di essere incoerenti (ma come, avete accettato una e non accettate l’altra ?!), egoisti e insensibili (come fan ora per l’app “covid”). Sarebbe più invasiva, l’asticella di controllo si sarebbe ancora una volta alzata di più, ma il Tipo “eh, ma tanto già ci controllavano” come non ha mai detto di no a dare i propri dati a Candy Crush o a Google Map o a dare/comunicare attraverso foto e gusti la propria vita intima a FB, non avrà nessuna remora ed esercizio al senso critico per contrastare quest’ultimo (ultimo ?) passo finale della distopia totalitaria, distopia che parte da molto lontano negli anni, che è stata preparata bene e nel tempo.

    La legge sulla privacy in tutto questo è una bella presa in giro. Tanto a chi vuole, a diritto e giustamente, farla valere viene risposto “eh, ma tanto siamo già controllati”. E allora per cosa sta una legge del genere ? Tanto vale toglierla, basta ipocrisie.

    Infine al dire che la privacy non conta, tanto comunque i livelli di controllo sono già alti e che “tanto io non ho niente da nascondere” (e sul nascondere ci sarebbe da dire tanto…qualsiasi cosa un domani potrebbe esserti ritorta contro, anche se non hai fatto nulla di illegale. Chi sa tutto di te può dirigere ogni tuo comportamento) andrebbe fatto notare che sarebbe come dire “che me frega che si tolga la libertà di pensiero, tanto io non ho niente da dire”. Tu forse no, ma qualcun’altro sì. Se a qualcuno piace essere controllato o essere limitato in una qualche libertà non vuol dire che a tutti piaccia esserlo. E bisogna lottare affinché questi diritti non scompaiano, se non altro per altruismo nei confronti di chi ci tiene, fosse anche solo perché ci son leggi che li garantiscono (anche se sappiamo che son leggi farsa).

    Uomo D’Acciaio

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