L’UE affronta una crisi di credibilità in un contesto di declino dell’influenza nell’Asia occidentale


In un’analisi pubblicata da Responsible Statecraft, l’esperto di politica estera Eldar Mamedov, residente a Bruxelles, sostiene che l’aggressione israeliana in corso a Gaza mina l’influenza dell’UE nell’Asia occidentale.
In assenza di segnali di un imminente cessate il fuoco a Gaza e di imperterrite operazioni yemenite nel Mar Rosso, gli sforzi dell’UE per affrontare l’attuale aggressione israeliana a Gaza e le sue più ampie implicazioni regionali continuano a vacillare.

Questa è l’opinione offerta dall’esperto di politica estera Eldar Mamedov, residente a Bruxelles, che ha sostenuto che l’UE ha formalmente avviato la sua operazione navale nel Mar Rosso il 19 febbraio con “l’obiettivo di salvaguardare la navigazione commerciale internazionale” dalle operazioni delle forze armate yemenite dopo settimane di deliberazioni.

Le YAF (Yemeniti) affermano che i loro obiettivi principali sono costringere “Israele” ad accettare un cessate il fuoco incondizionato a Gaza e porre fine al blocco sulla Striscia.

Tuttavia, nonostante le continue sfide per raggiungere un cessate il fuoco, le operazioni yemenite comportano costi tangibili per gli Stati membri dell’UE. Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’Economia, ha recentemente stimato che il reindirizzamento delle spedizioni dal Mar Rosso ha allungato i tempi di consegna per le spedizioni tra l’Asia e l’UE di 10-15 giorni, portando a un aumento dei costi associati di circa il 400%.

Circa il 40% del commercio complessivo dell’UE con il Medio Oriente e l’Asia si basa sulla rotta del Mar Rosso. Secondo Mamedov, la salvaguardia di questa rotta marittima è quindi una preoccupazione economica e di sicurezza condivisa cruciale per l’UE. Tuttavia, dei 27 Stati membri, solo quattro si sono impegnati a contribuire con navi da guerra alla nuova operazione, e questi sono Francia, Germania, Italia e Belgio.
La Spagna, pur astenendosi dall’utilizzare il proprio potere di veto per opporsi all’iniziativa, ha deciso di non partecipare. Fin dall’inizio, la Spagna ha espresso preoccupazione sul fatto che qualsiasi azione militare potesse alleviare la pressione su “Israele” affinché accettasse un cessate il fuoco a Gaza.

Il nocciolo della tesi di Mamedov è l’efficacia di questa nuova operazione dell’UE nell’affrontare le operazioni dello Yemen, considerando il suo mandato esclusivamente difensivo di offrire “consapevolezza della situazione, accompagnare le navi e proteggerle da possibili attacchi in mare”. Secondo il mandato, le navi da guerra dell’UE coinvolte potranno attaccare obiettivi yemeniti solo in risposta ad un attacco contro se stesse o contro le navi commerciali sotto la loro protezione. Ciò esclude presumibilmente la possibilità di un’azione preventiva contro le batterie missilistiche di Ansar Allah o obiettivi associati.

Il presunto carattere difensivo dell’operazione potrebbe non essere sufficiente a dissuadere Ansar Allah dal prendere di mira le navi europee soggette al divieto. I leader yemeniti hanno esplicitamente avvertito l’Italia, uno dei principali sostenitori della nuova operazione, che sarebbe stata considerata un obiettivo se avesse partecipato agli attacchi allo Yemen.

Mamedov si chiede: “Se questa minaccia si realizzasse, l’UE autorizzerà un’azione offensiva contro gli Houthi, trascinandosi potenzialmente in un conflitto più ampio? Farà affidamento sull’hard power statunitense per la protezione, dato che Washington è già impegnata contro gli Houthi attraverso l'”Operazione Prosperity Guardian”, al quale partecipano anche alcune nazioni dell’UE – Danimarca, Paesi Bassi e Grecia, nonché paesi membri della NATO non appartenenti all’UE, Gran Bretagna e Norvegia?”

Tali sviluppi non porterebbero di fatto a una fusione delle operazioni guidate dagli Stati Uniti e dall’UE sotto la guida di Washington – un risultato che gli europei hanno cercato di evitare e che è proprio il motivo per cui hanno lanciato la propria missione in primo luogo?”

La strategia difensiva dell’UE nel Mar Rosso potrebbe convalidare la tattica di Ansar Allah
È un dato di fatto, il fallimento di numerosi attacchi guidati dagli Stati Uniti e dal Regno Unito nel ridurre significativamente le capacità di Ansar Allah solleva preoccupazioni pratiche, secondo Mamedov.

L’annuncio della missione dell’UE ha coinciso con l’attacco contro una nave mercantile britannica nel Golfo di Aden, definendolo l’attacco più massiccio mai effettuato dalle YAF fino ad oggi.
Ironicamente, l’UE potrebbe evitare un impegno militare diretto con lo Yemen riducendo il numero di obiettivi nel Mar Rosso e incoraggiando le navi a cambiare rotta. Tuttavia, tale strategia convaliderebbe l’approccio di Ansar Allah di imporre costi alle potenze occidentali per il loro percepito fallimento nel fermare la guerra a Gaza, ha sostenuto l’autore.

E questo ci riporta alla madre di tutti i conflitti in Medio Oriente: la continua guerra a Gaza. L’approccio dell’UE finora è stato quello di separare Gaza dalla crisi nel Mar Rosso e dalla più ampia escalation nella regione, compresi gli scontri tra Israele e Hezbollah libanese. Eppure le crescenti tensioni su questo fronte dimostrano che il suo approccio non funziona”. (………….)

Fonte: Statecraft Respnsible

Traduzione: Luciano Lago

3 commenti su “L’UE affronta una crisi di credibilità in un contesto di declino dell’influenza nell’Asia occidentale

  1. Lo Yemen è lontano. Perfino i fessacchiotti americani e inglesi non hanno basi sicure e vicine………………….. quindi queste operazioni di mare, lontane dalle basi, con rifornimenti e protezioni incerti, e il pericolo concreto della strapotenza missilistica dello Yemen, equivale a voler morire…………..
    Si conferma la totale ignoranza e inferiorità delle “élite” occidentali e dei loro lecchini e vassalli……………………….. sono ancora al potere perché la maggioranza delle persone in occidente se ne è fregata, ma ora si avvicina la tempesta generalizzata……………………
    Lo Yemen dà un grosso aiuto a tutti i Patrioti dell’ovest, colpendo e spaccando tutto, umiliando i banditi blasfemi senza alcun riguardo.

  2. Punto uno: reputo la diversificazione di facciata europeista dall’ operazione Prosperity Naziguardian ipocrisia pura. Chiunque ha avuto esperienza militare sa’ che, per operare con sicurezza in uno stesso scenario di conflitto occorre cooperazione. O si rischia fuoco amico.
    Punto due: Un tale approccio presunto difensivista su tutti i navigli in transito sicuramente collide con la strategia Houti, che vuole minimizzare il supporto UE anche ai mezzi navali ebrei o Nato. Ciò significa rappresaglie da ambo le parti, necessariamente. Il quale determina un sicuro fallimento del contenimento del conflitto e quindi, UNA SICURA PERDITA TOTALE DI CREDIBILITA DELLE NAZIONI BCE. Saluti

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