L’offensiva di USA e Israele per annientare l’Asse della Resistenza, principale minaccia per lo stato sionista

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di Luciano Lago

Le autorità israeliane hanno fiutato il pericolo rappresentato da un prossimo e probabile conflitto che Israele si troverà a combattere sul fronte nord (quello fra Libano e Siria). Secondo uno studio commissionato da un istituto israeliano di Ricerca e Sicurezza, il prossimo conflitto, in cui sarà coinvolta Israele, si svolgerà contro l’asse dell’“Iran e suoi alleati”, alla luce della consolidamento del denominato “asse della resistenza” (Siria, Hezbollah, Iran, + resistenza palestinese) e, con “l’emergere della comunicazione via terra da Teheran a Beirut, che include la costruzione di varie capacità per attaccare Israele con un’ampia gamma di missili, lanciamissili e droni d’attacco”. Questo senza escludere la possibilità di “fazioni di guerriglieri che si infiltreranno in Israele per controllare insediamenti e siti vitali vicino ai confini con il Libano e il Golan occupato.
Gli autori dello studio hanno anche concluso che “la prossima guerra sarà multi-arena: Libano, Siria, Iraq occidentale, con la possibilità che Hamas e la resistenza palestinese si uniscano dalla Striscia di Gaza”. Non si nasconde che un conflitto di questo genere potrà colpire punti vitali all’interno dello stato ebraico e causare molti danni e perdite.
Preoccupazione di Israele

E’ necessario capire quale sia la principale preoccupazione della governance israeliana per comprendere la strategia dello Stato sionista che è strettamente collegata con le mosse degli Stati Uniti, dati gli strettissimi rapporti di interdipendenza fra le due potenze.
Indubbiamente mai Israele negli ultimi 45 anni si era trovata in una situazione di pericolo con potenziali nemici coalizzati su vari fronti. Non poteva essere diversamente, visto che il fuoco delle ostilità è sempre stato attizzato dai governanti israeliani, vuoi con il Libano, vuoi con la Siria o con la Palestina e Gaza, oltre all’odiato Iran. Il fallimento della guerra in Siria ha aggravato il problema per Israele. Un fallimento dei piani sionisti-americani di balcanizzare i paesi arabi ostili (Iraq e Siria) e neutralizzarli nell’ambito del progetto della “Grande Israele”.
Il pericolo esiste e non può essere sottovalutato, nonostante che ci siano gli Stati Uniti d’America a fare da scudo a Israele, quale che sia il presidente e l’Amministrazione al potere a Washington. L’America non cambia la sua politica secondo i capricci dei suoi presidenti, specialmente per quanto riguarda “Israele”. Tutti i presidenti competono per servire Israele e fornire questa di tutti i sistemi d’arma e l’appoggio militare per difenderla e proteggerla, inclusa la possibilità di attaccare preventivamente i suoi nemici.
Così non è un caso che tutti i presidenti americani, sia repubblicani che democratici, da più di quarant’anni sono ostili alla Repubblica islamica dell’Iran. Hanno provato di tutto per distruggere questo paese: lo hanno messo sotto assedio economicamente e, a suo tempo, imposero una guerra che durò 8 anni con l’Iraq, dopo aver incitato il tiranno Saddam ad attaccare l’Iran. Il motivo di questa rabbiosa ostilità era da ricercare nella difesa, ferma e primaria che l’Iran ha sempre fatto della causa palestinese, così come nel rifiuto di sottomettersi all’egemonia di USA e di Israele nella regione, oltre al fatto di avere creato un coordinamento dei movimenti di resistenza, con l’aiuto fornito alla Siria di Assad, agli Hezbollah in Libano, alle milizie sciite in Iraq ed alla resistenza palestinese e a quella yemenita.

Celebrazione del Gen. Soleimani in Iraq


L’intuizione del generale Soleimani era stata quella di creare una rete di collegamento, di sostegno e di stretta cooperazione fra queste forze, realizzando per la prima volta l’asse della resistenza che oggi rappresenta una spina nel fianco di Israeliani e americani. Per questo motivo gli strateghi di Washington, nel gennaio di quest’anno hanno assassinato il generale Soleimani, attirandolo in una trappola presso l’aeroporto di Baghdad, pensando così di decapitare quella che loro chiamavano “la testa del serpente”.
In realtà non hanno ottenuto niente, il comando è passato ad un altro ufficiale iraniano e la milizie della resistenza in Iraq hanno mobilitato il paese, incluso parlamento e governo, per richiedere il ritiro delle forze USA dal paese. Soleimani è divenuto il martire, eroe caduto combattendo ed oggi infiamma ed ispira come mito le forze della resistenza.
Gli americani potranno forzare e mantenere le truppe in Iraq ma queste avranno la vita difficile con un continuo logoramento di attacchi alle loro basi e colonne in movimento. Per essere sicuri dovrebbero trasferire nel paese almeno 400.000 effettivi e questo nessun presidente può oggi permetterselo.

Milizie sciite filo-iranane in Iraq



Per questo motivo oggi gli USA e Israele puntano sull’Iran, essendo questo il bastione della resistenza, gli strateghi di Washigton e Tel Aviv pensano che sia necessario colpire la testa per ottenere la neutralizzazione dell’intero asse. Il calcolo però è sbagliato per due buoni motivi:
1) L’Iran è avanzato in tecnologia e si è dotato di un poderoso armamento, in particolare di un sistema missilistico di primo livello, con capacità di colpire qualsiasi punto della Regione (incluso Israele), le basi USA e qualsiasi nave che abbia mire aggressive nel Golfo Persico;
2) L’odio contro gli americani e i sionisti si è ormai diffuso in tutti i paesi arabi, in particolare fra le comunità sciite dell’Iraq, del Libano, della Siria, dell’Afghanistan e di altri paesi, tanto che sembra che l’America e Israele abbiano dichiarato guerra prioritariamente al mondo sciita e questo è pronto a difendersi. I volontari stanno accorrendo da tutti i paesi dove esistono comunità sciite e tutti sono disposti ad arruolarsi per combattere gli odiati nemici usurpatori della Palestina.
C’è anche un terzo motivo e questo è l’alleanza Russo-Iraniana, cementatasi nel corso del conflitto in Siria e questa potrebbe scoraggiare un attacco diretto delle forze USA nel Golfo Persico contro l’Iran.
Non c’è che dire, un “migliore risultato” gli USA e Israele non avrebbero potuto averlo. Evidente quindi il “nervosismo” di Netanyahu che sa di trovarsi in una situazione difficile mentre il suo amico Trump dovrà fare i bagagli e lasciare la Casa Bianca (salvo sorprese dell’ultimo minuto).

Missili iraniani


l’Iran ha realizzato uno dei più grandi rinascimenti scientifici/tecnologici nella regione del Medio Oriente, che lo ha reso autosufficiente in molti settori, militari e civili. Questo ha portato il duo “americano-israeliano” a ricorrere a un metodo codardo e spregevole rappresentato dagli omicidi di scienziati iraniani, nel disperato tentativo di fermare lo sviluppo scientifico in Iran. L’ultimo della serie, quello dell’assassinio dello scienziato iraniano Mohsen Fakhrizadeh, ucciso a Teheran in modo plateale, un atto firmato dal Mossad di Israele.
L’Iran si riserva di reagire nel momento debito e si può essere sicuri che lo farà, questo crea ulteriore nervosismo in Israele.
Attualmente ci sono pressioni da parte dell’Occidente per far rinegoziare l’accordo sul nucleare e includere in questo anche la questione dei missili. E’ incredibile come i paesi occidentali pratichino il doppio standard, permettendo a Israele di avere un grande arsenale nucleare incontrollato, fornendo all’Arabia Saudita e monarchie del Golfo enormi quantità di armi sofisticate e pretendere nello stesso tempo dall’Iran una rinuncia alla sua forza missilistica, unica garanzia contro le aggressioni.
L’esistenza di un paese che possiede una potente forza di deterrenza missilistica, oltre alla volontà della leadership iraniana che non esita per un solo momento a usare questa forza deterrente, nel caso di subire una aggressione, ha fatto sì che l’America e l’Occidente prendessero di mira questa forza deterrente in cima alle loro priorità strategiche, questo spiega tutta la notevole persistenza dei negoziatori occidentali ad includere la forza missilistica in un eventuale fase di ringoziazione dell’accordo nucleare rotto unilateralmente dal presidente Trump.
L’obiettivo è quello di spogliare l’Iran del suo potere dissuasivo, e quindi renderlo una facile preda per i due alleati , Stati Uniti e Israele.
È stata questa forza dissuasiva a frenare le intenzioni bellicose dell’amministrazione sionista e di quella primatista USA, la più folle che sia passata attraverso la Casa Bianca, quale l’amministrazione Trump. Il potere di dissuasione dell’Iran ha anche frenato un terrorista assetato di sangue e omicida di bimbi palestinesi come Netanyahu .

Si sapeva e si conferma che soltanto i rapporti di forza possono frenare le intenzioni aggressive della superpotenza USA e dello stato sionista e la pretesa di dettare agli altri condizioni inaccettabili si scontra con la volontà di difendersi dell’Iran e di tutto l’asse della Resistenza. Washington e Tel Aviv temono che quello dell’Iran, della Siria e di Hezbollah sia un esempio pericoloso che potrebbe ispirare quei paesi che oggi sono insofferenti delle pretese egemoniche della superpotenza americana.

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