L’occupazione israeliana impedisce ai cristiani di accedere liberamente alla Chiesa del Santo Sepolcro

La corrispondenza di Al-Mayadeen nella Gerusalemme occupata afferma che l’occupazione ha imposto restrizioni ai cristiani e l’arcivescovo greco-ortodosso di Sebastia a Gerusalemme chiarisce che le forze di occupazione stanno palesemente invadendo la santità della Chiesa del Santo Sepolcro.

Oggi, sabato, il corrispondente di Al- Mayadeen dalla Gerusalemme occupata ha riferito che le forze di occupazione hanno impedito ai cristiani di raggiungere liberamente la Chiesa del Santo Sepolcro, aggiungendo che uno dei sacerdoti è stato aggredito mentre si recava alla Chiesa del Santo Sepolcro.

Inoltre ha riferito che le forze di occupazione si sono schierate pesantemente a Gerusalemme e hanno imposto restrizioni all’ingresso dei cristiani diretti alla Chiesa del Santo Sepolcro.

In precedenza, le forze di occupazione hanno chiuso la “nuova” porta che conduce alla Città Vecchia della Gerusalemme occupata, attraverso la quale i celebranti entrano nel “Sabato della Luce”.

Nonostante le rigide restrizioni israeliane, migliaia di persone hanno celebrato l’effusione della Luce Santa all’interno della Chiesa del Santo Sepolcro.

I pellegrini cristiani coopti, provenienti dall’Egitto, hanno confermato al corrispondente di Al- Mayadeen di essere stati picchiati e attaccati dalla polizia di occupazione israeliana.

Riferiscono che hano dovuto aspettare dalle ore della notte, ma l’occupazione non permetteva loro di raggiungere la Chiesa del Santo Sepolcro.

Il corrispondente di Al- Mayadeen ha indicato che un gran numero di poliziotti e guardie di frontiera israeliane sono stati dispiegati all’interno e all’interno del cortile della Chiesa del Santo Sepolcro, aggiungendo che l’occupazione ha impedito a una delle donne di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro nonostante la sua conferma che suo figlio era dentro.

Ieri, più di 150.000 palestinesi hanno celebrato la terza preghiera del venerdì del mese benedetto del Ramadan alla moschea di Al-Aqsa, nonostante le rigide restrizioni israeliane .

Sempe ieri i rappresentanti della comunità cristiana nella Gerusalemme occupata hanno avvertito del pericolo della decisione israeliana di imporre restrizioni ai fedeli cristiani che entrano nella Chiesa del Santo Sepolcro, secondo il quotidiano “Israel Hayom”.

Questo problema si aggiunge alla tensione che esiste tra “Israele” e cristiani e membri della Chiesa greco-ortodossa, soprattutto sullo sfondo della disputa sugli hotel di Petra e sull’impero adiacente alla Porta di Giaffa nella Città Vecchia di Gerusalemme.

Fone: Al Mayadeen

Traduzione: Fadi Haddad

4 Commenti
  • EnriqueLosRoques
    Inserito alle 23:02h, 23 Aprile Rispondi

    Mi chiedo com’è possibile che in oltre 70 anni la situazione non ha fatto altro che peggiorare e che questi psicopatici nazisti facciano quel che vogliono.

  • Silvia
    Inserito alle 07:39h, 24 Aprile Rispondi

    Non si dice a quali restrizioni sarebbero soggetti i cristiani se li’ ci fosse un governo arabo-islamico

  • eusebio
    Inserito alle 07:48h, 24 Aprile Rispondi

    Per il secolarizzato occidente questo tipo di conflitti può sembrare fuori dal tempo, ma per l’identità soprattutto religiosa di ortodossi, musulmani ed ebrei la visione religiosa del mondo è essenziale.
    Molti si sono chiesti cosa voglia dire il simbolo Z disegnato sui mezzi militari russi operanti in Ucraina, una delle ipotesi è, che non essendo la lettera zeta presente nel cirillico, è semplicemente il Segno della Croce che si fanno gli ortodossi a punte delle dita unite, ovvero i militari russi probabilmente si sono messi sotto la protezione divina.
    Al Mayadeen è un media dei libanesi sciiti, la Schia ha una concezione del sacrificio del fedele molto simile a quella degli ortodossi, questo potrebbe spiegare l’affinità politica tra mondo sciita e mondo cristiano ortodosso.
    Invece per capire l’attaccamento ebraico alla Palestina, e quindi la pervicacia con cui ci sono stati attaccati per millenni, anche se l’archeologia ha provato che il Grande Regno di Davide e Salomone non è mai esistito e in quel periodo storico la Palestina era solo una polverosa provincia egiziana, infatti il principale centro demografico, economico e culturale ebraico, dopo la distruzione assira del piccolo principato di Samaria e quella babilonese dell’ancor più piccolo principato di Gerusalemme, è sempre stata la bassa Mesopotamia, dove è stata scritta la maggior parte delle loro Sacre Scritture, bisogna capire che gli ebrei considerano la loro Terra Promessa una emanazione del Divino, loro stessi non hanno un’anima singola come la concepiamo noi cristiani ma sono una sola anima collettiva emanazione diretta di Dio, mentre gli altri popoli ne sono privi, quindi la Terra Promessa in cui vivono e vengono sepolti per loro è emanazione oltrechè dono dello Spirito di Dio.
    Apposta quando muore un soldato israeliano loro fanno di tutto per recuperarne il corpo e lo seppelliscono in Israele, perfino gli scavi archeologici condotti negli anni cinquanta a Masada da Ygael Yadin, che non a caso era stato capo di stato maggiore dell’esercito sionista, erano mirati forse più a recuperare i corpi dei resistenti ebraici che si erano, secondo Giuseppe Flavio, suicidati per evitare la cattura da parte romana e dare loro onorevole sepoltura che a studiare veramente la cronaca dell’assedio.
    Del resto pare che in realtà non ci sia stato nessun suicidio collettivo e che Giuseppe Flavio abbia drammatizzato l’evento.
    Forse pentito per essere passato ai Romani ed essere considerato un traditore dai posteri, questo peraltro importante storico ha cercato di scaricare sui Romani colpe che non avevano, essendo stata la Prima Guerra Giudaica una semplice operazione di polizia contro una modesta rivolta di un piccolo popolo mediorientale, difatti vennero impiegate solo due legioni romane e pochi reparti ausiliari, ovvero forse 20-30000 uomini.
    Per dire Cesare per conquistare la Gallia di legioni ne aveva impiegate dodici, più reparti di ausiliari locali, 80-100000 uomini.
    Infatti come già detto il cuore della vita del popolo ebraico allora, sul piano demografico, economico e culturale non era la piccola, povera e polverosa Palestina ma la Bassa Mesopotamia o al più le grandi città dell’Oriente Romano, dove gli ebrei esercitavano, allora come oggi in occidente,, con profitto le attività mercantili e bancarie.

  • antonio
    Inserito alle 15:26h, 24 Aprile Rispondi

    prossimo impegno della Terza Roma sarà : De sionizzare il Medioriente dai Gangsters Roc kfy Rot schy – finti ebrei

Inserisci un Commento