L’Occidente smascherato nella sua ipocrisia con l’ultima fase della guerra in Siria

di Luciano Lago
L’attacco delle forze turche in Siria rappresenta l’ultimo atto della lunga guerra nel martoriato paese arabo e, fra gli altri effetti, ha avuto quello di smascherare l’ipocrisia dell’Occidente, la doppiezza dei turchi e il gioco sporco degli statunitensi.
Il rovesciamento dei fronti con l’Esercito siriano e la Russa che prendono in carico la protezione dei curdi a precise condizioni, fa tornare in campo l’Esercito siriano di Assad come protagonista della guerra in Siria.
Soltanto adesso i media occidentali iniziano “ad accorgersi” che in Siria non esistono soltanto i curdi delle SDF, i militari USA (occupanti) e le forze turche di Erdogan, ma esiste anche un Esercito Siriano fatto da coscritti che da 8 anni combatte ed ha sconfitto i gruppi terroristi (ISIS-Al Nusra e vari). Si tratta dello stesso Esercito Arabo Siriano che oggi costituisce il baluardo che difende l’integrità della Siria dalle molteplici forze straniere che da anni stanno cercando di distruggere quel paese, sotto la direzione degli USA, di Israele e dell’Arabia Saudita.
Nella narrazione falsificata dei media occidentali, si voleva far credere che sarebbero stati i curdi a sconfiggere l’ISIS, mentre si evitava di menzionare il pesante contributo di sangue che ha pagato l’Esercito ed il popolo siriano per avere resistito al tentativo di disintegrazione della Siria da parte delle potenze esterne.

Anche i curdi hanno capito (troppo tardi) che, ad allearsi con il nemico, prima o poi si subiscono le conseguenze e si paga un prezzo. Purtroppo questo prezzo lo stanno pagando anche le decine di migliaia di civili ancora intrappolati nel conflitto del nord della Siria.
La bozza di accordo trapelata fra Russia e l’Autorità militare siriana, prevede lo schieramento dell’esercito siriano lungo tutti i confini con la Turchia e il ritorno di tutte le fonti di energia (gas e petrolio) al governo di Damasco. Queste fonti di energia, che erano state sequestrate dai curdi e dalle forze USA, sono vitali per il governo della Siria che sta subendo le dure sanzioni imposte dagli Stati Uniti e dall’Europa. Alla Siria veniva impedito lo sfruttamento dei suoi pozzi di petrolio e gli unici rifornimenti di greggio provenivano dall’Iran le cui petroliere riuscivano a forzare il blocco.
USA ed Europa, con sanzioni ed embargo, hanno cercato di strangolare la Siria con la collaborazione di Turchia ed Arabia Saudita. Neppure un cartone di latte o uno di medicinali per i bambini e i malati siriani poteva essere spedito ad un paese in guerra. Questo l’atteggiamento dei governi dell’Europa che sempre pontificano sulla tutela dei “diritti umani” e sui “valori europei”.

Pattuglie siriane e russe nelle zone curde

L’intesa iniziale tra i curdi e Damasco ( avvenuta grazie alla Russia) prevede la fine dell’amministrazione autonoma del NES (la enclave curda), l’integrazione dei curdi siriani nell’esercito di Damasco e il proseguimento della caccia all’ISIS fino alla sua distruzione.

Sembra evidente che il governo siriano del presidente Bashar al-Assad, si trova oggi in una posizione più forte rispetto ai negoziati con i curdi, che sono i maggiori perdenti.
I curdi si sono illusi di avere le protezione degli USA ed oggi sono costretti a tornare al cospetto dello Stato che avevano tradito, la Siria di cui erano cittadini con pari diritti, dovendo farsi perdonare il tradimento ed ottenere la protezione di Damasco. I capi dei curdi hanno dovuto trattare adesso con Damasco nel momento in cui sono più deboli e sotto attacco, per aver rifiutato di accordarsi prima, quando Assad aveva proposto loro di rientrare nei ranghi delle forze siriane voltando le spalle ai nemici della Siria, Stati Uniti e Israele. Allora si sentivano forti mentre oggi sono consapevoli di essere alla mercè dei turchi.
Con il ritiro delle forze USA, i curdi siriani saranno esposti a dure rappresaglie e sono costretti a negoziare in una posizione di debolezza.
Le posizioni all’interno del mondo arabo stanno cambiando e molti paesi della regione si riavvicinano alla Siria ed è stata fatta richiesta alla Lega Araba di riammettere il paese all’interno di quella, da cui la Siria di Assad era stata espulsa, dietro pressione dell’Arabia Saudita e dei paesi del Golfo, alleati dell’Occidente. La Siria è oggi più forte e altrettanto l’Iran che a sua volta resiste alle minacce di Washington ed ha stretto una alleanza di ferro con la Russia e con la Cina.
La Turchia si trova sempre più isolata e sottoposta a forti critiche dai suoi stessi alleati della NATO con la prospettiva di avere il blocco delle forniture di armi. La mossa di Erdogan ha irritato anche la Russia. Il tentativo di Erdogan di rafforzare la sua posizione risulterà un disastro per il suo regime e solleverà una forte opposizione in patria.
Nel frattempo le forze russe e siriane stanno annientando la ridotta terrorista di Idlib, martellando le posizioni dei jihadisti con l’aviazione e gli attacchi della Forza Tigre dell’Esercito siriano. I tentativi dell’Occidente di difendere l’indifendibile, ovvero i truci terroristi che da anni tengono in ostaggio la popolazione civile di quella zona, sono falliti e rimasti una testimonianza dell’ipocrisia e della coscienza sporca dei paesi europei.
La guerra in Siria si trova ormai nella fase finale e la realtà del conflitto viene alla luce in tutta la sua crudezza. La barbarie dei terroristi è stata respinta in primis dalla popolazione siriana che si è schierata compatta con il suo esercito ed il suo presidente, nonostante la demonizzazione occidentale. L’ISIS e i gruppi terroristi sono stati sconfitti e annientati ed i superstiti rimarranno di gruppo di banditi o fuorilegge erranti nei deserti siriano-iracheni, cercando di riprendere l’attenzione dei media occidentali con attacchi terroristici e azioni suicide. I curdi sono stati colpiti duramente, dovranno ridimensionare le loro ambizioni e non è chiaro se impareranno mai la lezione.
La NATO si ritrova con lo scomodo alleato turco a difendere i massacratori ed i tagliagole della Siria, quasi tutti venuti da fuori e adesso deve affrontare il problema dei “foreign fighters” che rientreranno in Europa. I media occidentali possono ancora tentare di confondere e falsificare, come hanno fatto per anni, presentando una guerra per procura del trio USA, Israele Arabia Saudita, come una “rivolta democratica”, ma un dato emerge con chiarezza: Washington e i suoi alleati hanno perso la guerra e la Russia, l’Iran e Damasco hanno vinto.

Soldatesse dell’Esercito siriano

Israele ha perso la partita che stava giocando in Siria, i suoi continui attacchi a tradimento e bombardamenti sulla Siria non hanno avuto risultati. I rapporti di forza sono cambiati e l’asse della resistenza, quello costituito da Siria, Hezbollah e Iran (a cui si è agiunto l’Iraq sciita) è sempre più forte e può contare su armi avanzate, missili di precisione iraniani e missili anti-nave super-sonici russi e iraniani. L’entità sionista deve ridimensionare i suoi progetti di espansione a spese della Siria e del Libano.
Una volta risolto il conflitto in Siria, Damasco avrà bisogno di pochissimi sforzi per rivendicare le alture del Golan e recuperare i suoi territori occupati. Con l’uscita di scena degli USA sarà la Russia di Putin a fare da garante e da arbitro della situazione in Medio Oriente. Gli Stati Uniti hanno perso terreno ed alleati in Medio Oriente.
L’Amministrazione Trump ha danneggiato sostanzialmente le relazioni degli Stati Uniti con la regione per molti anni a venire. La Russia, l’Iran e perfino la Cina si stanno imponendo con aspettative molto inferiori rispetto agli Stati Uniti. Una volta che gli Stati Uniti lasceranno la Siria, il loro declino sarà irreversibile.
Gli Stati Uniti pagano il prezzo della loro stolta politica estera nell’aver sostenuto tutte le scelte e gli obiettivi di Israele: la loro credibilità ha raggiunto il livello più basso dopo il trattamento riservato ai curdi. Questo avrà delle conseguenze all’interno degli States e qualcuno già inizia a mettere in questione la soggezione della elite politica di Washington agli interessi di Israele e dell’Arabia Saudita. Il denaro ed il potere militare non bastano più per essere una potenza che pretende di dettare la sua legge al mondo.

3 Commenti

  • Eugenio Orso
    17 Ottobre 2019

    Se gli usa lasceranno la Siria – come avrebbero già dovuto fare da tempo – è certo che l’influenza russa in Medio Oriente aumenterà e sarà una cosa positiva.
    Purtroppo, la soldataglia usa non ha lasciato la Siria, ma si è ritirata a sud, verso il confine con la Giordania, nella speranza di poter in futuro “recuperare”.
    Inoltre, se la costituzione di un’entità statale curda, almeno in Siria e/o in Iraq, era un obbiettivo geopolitico sionista-israelo-giudeo, per indebolire gli arabi, gli usa abbandonando i curdi hanno sicuramente “deluso” israele, peloso sostenitore dell’indipendenza curda.
    A questo punto, gli usa possono solo sperare in uno scontro fra la fecciaglia turcoide e l’esercito di Assad, o ancor meglio (per gli usa), con la stessa Russia, il che prolungherebbe la destabilizzazione dell’area e consentirebbe agli amerikani di “pescare nel torbido”!
    Se tale scontro ci sarà, speriamo dunque che sia breve, con vittoria russo-siriana, e che porti almeno un effetto positivo:: la caduta rovinosa e sanguinosa di erdogan.

    Cari saluti

  • Marco
    17 Ottobre 2019

    Grande articolo Dott. lago come al solito. Vorrei solo ricordare che il “regime change in Siria era stato pianificato da Obama, già nel nel 2011. . Il Nobel per la pace appoggiava i “ribelli moderati” (che abbiamo scoperto essere i tagliagole dell’Isis. ). dicendo che il dittatore sanguinario era Assad.!
    Tutto il mainstream ha supportato questa falsa narrazione, senza un filo di vergogna. Restano sul campo probabilmente oltre 300.000 morti tra soldati e civili. A chi devono essere imputati se non al ex-Presidente Obama ed alla sua scellerata amministrazione?

    • atlas
      17 Ottobre 2019

      e i giudei non c’entrano nulla ? Io darei loro il nobel per la pace

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