L’occasione perduta


di Lorenzo Merlo

Secondo il codice evolutivo, che nulla ha a che vedere con quello di procedura penale e senza mancare di riguardo nei confronti del dolore delle persone coinvolte, c’è un Mottarone utile forse a tutti.

L’indice o l’accusa
Giornalisti, specialisti, esperti non hanno detto nulla in merito. Passato il lungo fatto di cronaca, dai media, nessuno(?) spunto che prendesse in esame la natura e il comportamento di noi tutti. Solo qualche fuggevole accenno relativo all’avidità, alla superficialità, all’improvvisazione. Cronaca, sdegno, demonizzazione e presa di distanza hanno comprensibilmente preso la scena di quei giorni.
Tutto legittimo. Ma anche bastante a mantenere inalterato l’humus necessario affinché pari eventi certamente si ripetano. E non mi riferisco al forchettone risparmiatore di denaro prima e sperperatore di vite poi. Piuttosto alla consolidata ignavia che alberga in noi, mai sufficientemente combattuta dalle consapevolezze che, quantomeno, ne ridurrebbero l’invasiva portata. Ed è su queste che vorrei portare l’attenzione.
Dopo la cabina precipitata, come in una fiera della competizione, non abbiamo perso l’occasione per superare chi è inciampato in uno dei buchi neri della sorte. (Voragini oscure che non rispettano le leggi umane per scegliere dove e come nascondersi davanti al nostro passo). Quale occasione migliore per espiare o anche solo dimenticare i nostri peccati? La curtuccera della nostra buona e giusta immagine di noi stessi si è svuotata. Con le pistole fumanti si siamo sentiti nel giusto. Ci siamo pienamente ritenuti in diritto di sparare sul sacro – nessuno sarebbe riuscito a sottrarre le vittime al loro destino – capro espiatorio.

Dito di accusa puntato

Ci siamo ritenuti in diritto di uccidere, seppur solo simbolicamente, perché circostanze culturali e occasionali ci hanno impedito il linciaggio sanguinante e truculento, dal quale, altrimenti, niente e nessuno ce lo avrebbe impedito.
Tutti noi, sull’altare di una falsa immunità dal commettere tanto orrore, ci siamo comportati da forcaioli, abbiamo pensato e agito come se mai e poi mai avremmo commesso tanto.
Il punto è se qualcuno si sia dato premura di riconoscere nella propria biografia pari comportamenti e scelte, altrettanta leggerezza e sottovalutazione del rischio? Se “nessuno di noi lo ha fatto”, ergendoci a inquisitori e boia, abbiamo dato il peggior esempio ai nostri figli, la peggiore educazione.
Ma, indicando il colpevole, non ci salveremo dall’orrore che nascondiamo a noi stessi, pronto a librarsi alla prima circostanza opportuna. Scagli la prima pietra non è solo un bel modo di dire che siamo identici davanti a equipollente contesto, ma è l’indicazione di una via evolutiva che ha come fine l’equilibrio, l’invulnerabilità, la forza, il benessere, la felicità individuale e quindi sociale.

Il pollice o la consapevolezza
Identificarsi con il mattatore che attribuisce colpa e definitiva sentenza comporta l’impossibilità di vedere l’altro in noi. Implica l’impossibilità di riconoscere il comportamento identico tra individui dominati, identificati nel proprio io. Implica l’arroganza di essere altro da altri.
È una superbia di cui non vediamo l’infernale costo: quello di mantenere noi stessi entro l’ottuso e cupo involucro dell’ego, maestro di vizi capitali in qualunque forma ci capiti di esserne devoti dipendenti.
Ma, anche in questa vicenda alpina, solidarietà ed educazione erano possibili. Anche in questa forchettonica e tragica circostanza non era improprio né offensivo osservare che, come loro, i responsabili dei fatti, facciamo noi; che ogni volta che ci capita, fosse anche per un sorpasso senza freccia, ci sentiamo dire – quando non fare – di tutto e che, di tutto diciamo all’altro per una sua infrazione, morale, legale, formale, sostanziale. Dalle strette feritoie dell’ego l’altro è sempre un nemico. E come tale, è sempre giusto dargli contro.
Nonostante il segreto che gli altri sono dei noi in altro tempo-spazio e modo, banalmente si sveli in corrispondenza dell’opportuna consapevolezza, prima di raggiungerla i nostri simili sono altro, tutt’altro da noi, che noi.
Sarebbe interessante, in quanto rivelatore, conoscere quante persone nel loro intimo si siano confrontate con l’identicità con l’altro, con il riconoscere che quanto fatto al Mottarone da alcuni uomini è identico a quanto abbiamo fatto e faremo noi in circostanze di pari valore. Non necessariamente in termini quantitativi ma certamente qualitativi.

Chi di noi, consapevole di possibili eventualità sconvenienti, non si è preso qualche rischio adottando scelte che le implicavano? Nessun genitore ha mai portato in macchina il bimbo slegato? “Era solo fino lì” disse poi l’imputato per omicidio colposo. Nessuno ha mai passato un semaforo con la prima fazione di secondo del rosso? Chi ha mai impedito ai bimbi di prendere l’ascensore soli? L’elenco non solo è senza fine ma è utile ognuno lo annoti secondo esperienza e immaginazione. L’esercizio, se motivato da aneliti evolutivi, rischia di essere utile, rischia di migliorare le relazioni, la società. Rischia di realizzare tolleranza autentica, libera da manierismi moralistici e ideologici. Rischia di favorire la presa di coscienza delle identicità che sono in noi.

Riflessione consapevole


Consapevoli del comune comportamento tra gli uomini, insieme allo sconcerto per l’evento della funivia, avremmo anche sentito rinvenire le occasioni in cui le nostre scelte passate e future, rispettavano e rispetteranno la medesima logica: prendi il rischio tanto non capiterà proprio stavolta.
Nonostante i fatti e astraendoci da questi, non è logica ottusa. È invece creativa, della vita. Solo un certo bigottismo de gli altri sono altri, la vuole relegare tra le disdicevoli, la vuole chiamare follia e disinteresse per la vita. Si tratta di una posizione che deriva da una concezione del reale e della vita di tipo amministrativo, in costante ricerca di certezze. Ma la permanente ricerca di sicurezza, della société sécuritaire ci porta lontano dall’eros, dalla passione, dall’esplorazione, da noi, da una vita vissuta a sostituire quella ripetuta. Originale contro fotocopia. La paura ci estranea dalla capacità di stare al mondo, inteso come relazione con l’infinito, col mistero, con l’insospettato e non come un insieme di norme registrate e numerate.
La société sécuritaire è una rete a strascico che ci stringe in infrastutture umane via via più lontane dalle verità della natura, dalle nostre verità. Ci aliena da noi stessi fino a non riconoscere che gli errori dell’altro sono il modello ideale per riconoscere i nostri. Fino a sotterrare la testa piuttosto di vedere che le motivazioni che hanno condotto all’inconveniente altrui, sono identiche alle nostre per i nostri pari inconvenienti. La tendenza al regolamentarismo come religione alla quale fare appello per migliorare i comportamenti, è evolutivamente esiziale.
“Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato, l’ultimo animale libero ucciso, vi accorgerete che i soldi non si possono mangiare…” Toro Seduto.
Anche stavolta, un’occasione perduta per una cultura che produca persone compiute, non più ignare di banali segreti.

12 Commenti
  • Sesto
    Inserito alle 11:26h, 15 Giugno Rispondi

    Riflessione profonda e salutare. Grazie!

  • Filippo
    Inserito alle 12:25h, 15 Giugno Rispondi

    Quindi ecco il profondo ragionamento che sta dietro ai 2,5 miliardi di euro donati ai Benetton dalla stato italiano nel recente affare autostrade…. in fondo siamo tutti uguali oggi è toccato a loro ma poteva benissimo capitare a chiunque .
    “scagli la prima pietra ” è invero solo un bel modo di dire perchè non siamo tutti azionisti di autostrade e nemmeno gestori di funivie.
    Se Lei caro autore da situazioni come questa si sente di riflettere su quanto in realtà la moralità della gente al nostro tempo sia becera è liberissimo di farlo ovviamente, ma si ricordi che anche Lei non può valicare il limite soggettivo dell’essere umano.
    Parli per se stesso quindi , perchè seguendo la sua filosofia tutto diventa se non lecito giustificabile .

    • Sandro
      Inserito alle 15:15h, 15 Giugno Rispondi

      per FILIPPO,
      Incominciamo con la prima pietra. Relativamente al tempo in cui fu proferita la storica frase, personalmente non l’avrei scagliata (ora sarebbe diverso), ma solo nel rispetto di Colui che non avrebbe meritato un evento diverso da quello narratoci.

      Circa, invece i 2,5 miliardi che il Governo attuale (non lo Stato, lo Stato siamo tutti noi, io compreso) ha elargito, questo si, a carico dello Stato, a favore di chi ha provocato 43 morti e un’infinità di sofferenze legate ai congiunti e a chi ha perso le attività correlate ai servizi offerti dal ponte, hai dimenticato, FILIPPO, i premi che questo Governo, di concerto con quelli precedenti, ha assicurato ad un assassino che non ricorda neppure il numero esatto di esseri umani ai quali ha tolto la vita (dai 60 agli 80, così dice, più uno meno – stai a guardare!?)

      Da quanto risulta, si tratta di un vitalizio di 2.500 euro mensili, un’ appartamento in zona protetta, una liquidazione per fine attività, la protezione della famiglia, l’assicurazione di un lavoro, se richiesto, nonché varie ed eventuali altre necessità che dovessero sopraggiungere. Chi, invece, ha denunciato estorsioni derivanti da tali “assicurati”, è stato costretto a chiudere l’attività e vivere, in incognito, come “uccel di bosco”. Ah, dimenticavo una domanda: esiste o no la pena di morte in Italia?

      Per finire una provocazione: La tragedia del Cermis. Non si sono mai riaperte le indagini, nonostante quanto si narra fesse meno probabile delle apparizioni della Madonna – quasi sempre sugli alberi e mai nei fossi – nelle varie località.

      • Arditi, a difesa del confine
        Inserito alle 19:37h, 15 Giugno Rispondi

        la tragedia del Cermis, insieme a quella di Ustica, dimostra che l’Italia non è padrona del proprio territorio, del proprio spazio aereo e di quello marittimo.
        come mai tutto questo ?

        boh, andatelo a chiedere a quelli dell’anpi

        • Sandro
          Inserito alle 23:09h, 15 Giugno Rispondi

          per ARDITI A, DIFESA DEL CONFINE
          Ti capisco. Ma non voglio perdere il “sale” in questioni politiche; non meritano. Voglio solo ricordare un proverbio ed una frase che ambedue riassumono il modo si essere della gente di strada: (le eccezioni sono doverose)
          “il più pulito ha la rogna” questo in generale. In merito agli indigeni dello “stivale” : “Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti.” Winston Churchill

          In merito alla padronanza dell’Italia dei “propri” beni (in comodato d’uso ?), ricordo una frase di un noto politico che, circa la domanda sul fenomeno delle scie bianche (non chimiche, – non cado nella trappola), ha ricordato che l’Italia non ha la giurisdizione dei “propri” cieli. (solo?)

          • Arditi, a difesa del confine
            Inserito alle 02:16h, 16 Giugno

            purtroppo ha ragione e direi che dopo oltre 75 anni dovrebbero essersene accorti un po’ tutti, invece…

      • Filippo
        Inserito alle 07:36h, 16 Giugno Rispondi

        X SANDRO
        nel mio commento volevo solo sottolineare che il ragionamento ” siamo tutti pronti a condannare i colpevoli ma noi ci saremmo comportati alla stessa maniera ” l’autore se lo può ficcare bellamente nel culo.
        Questo è buonismo spicciolo esattamente come quelli che dicono che noi “occidentali ” sottraiamo le risorse ai poveri africani. UN CAZZO! io non sottraggo nulla a nessuno e tutto quello che ho (dal telefonino al prosciutto nel frigo) lo ho guadagnato lavorando ONESTAMENTE e venendo io stesso sfruttato.
        Quelli che sottraggono risorse ai deboli sappiamo bene chi sono , sono pochi , meschini, avidi , e cercano in tutti i modi di condividere i loro peccati.
        CONTINUARE A DIRE CHE TUTTI SIAMO COLPEVOLI EQUIVALE A DIRE CHE NESSUNO E’ COLPEVOLE..
        Io i sassi li tiro eccome anche se ho peccato, perchè il mio peccato non è paragonabile al loro.

        • Sandro
          Inserito alle 10:41h, 16 Giugno Rispondi

          per FILIPPO.

          La tua replica conferma, il altre parole, il mio pensiero. Inoltre “……….. perchè il mio peccato non è paragonabile al loro. “ Questa frase è cruciale e grida una domanda : “sono sicuro di aver peccato e, semmai, di averlo fatto volontariamente?” Ti invito a riflettere su questo punto perché ci sono stati E CI SONO personaggi – non oso chiamarli uomini – che sulla paura della colpa, talvolta trasformatasi in terrore, di coloro che si son sentiti in difetto per aver solo pensato qualcosa che, a giudizio dei suddetti bifolchi (guardiani di buoi), non avrebbero dovuto, hanno creato, a loro esclusivo beneficio, uno degli Stati tra i più ricchi della terra.

          Ora, su un altro tipo di credenza che spacciano per scienza e sulla scia di quella suddetta, altri personaggi, usurpando il brevetto di chi li ha preceduti, vogliono impossessarsi di una gran parte della popolazione mondiale mettendo in minoranza gli ideatori della speculazione sul terrore.

          • Filippo
            Inserito alle 11:34h, 16 Giugno

            x Sandro.
            L’errore fondamentale a mio avviso è quello di mischiare sacro e profano . Il CD “peccato” a cui si riferisce la frase delle pietre da scagliare riguarda la legge divina. Altra cosa è la legge degli uomini e insinuare che tutti siamo assassini a sangue freddo se ci troviamo a scegliere tra profitto personale e vita altrui (come nell’articolo si pretende di sostenere) è STUPIDO , VANEGGIANTE, e fuori luogo a meno che e solo se l’autore non intenda parlare esclusivamente per se stesso.

  • Michele
    Inserito alle 15:53h, 15 Giugno Rispondi

    Gran bell articolo….viviamo in un tempo interessante,…….

  • mauriz
    Inserito alle 01:38h, 16 Giugno Rispondi

    Ringrazio l’autore di aver deciso ad un certo punto di terminare l’articolo. Ho temuto che non finisse più. Scagli la prima pietra chi …. ecc. ecc. Per esempio io non ho mai messo a repentaglio la vita altrui rischiando solo di mio. Quindi posso iniziare a tirare sassi.

  • Giorgio
    Inserito alle 08:31h, 16 Giugno Rispondi

    Cosa sento …… condanniamo comportamenti criminali e poi anche noi tutti facciamo lo stesso …..
    Ma quando mai …… questa è una generalizzazione fuori luogo …..
    Poche chiacchiere …… i responsabili del disastro del Mottarone vanno appesi ad uno dei tralicci ….. e lasciati li a marcire ……..

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