Lo scontro tra la NATO e la Russia appare inevitabile, solo una questione di tempo

di Luciano Lago

Con le ultime dichiarazioni rilasciate dal presidente Joe Biden a proposito della Crimea, gli Stati Uniti hanno dissotterrato l’ascia di guerra nei confronti della Russia calpestando a piedi pari quello che è un interesse essenziale della Russia: la difesa della sua sovranità e del suo territorio.
Biden ha ripreso l’argomento della Crimea affermando falsamente che la penisola è stata invasa dalla Russia e che gli USA sostengono il diritto dell’Ucraina di tornare in possesso della Crimea. Questi in sintesi i concetti espressi nel discorso di Biden. (*)

Queste dichiarazioni bastano ed avanzano per stabilire uno stato di preconflitto con la Russia dal momento che il presidente Putin ha già da molto tempo dichiarato che quella della Crimea, dove la stragrande maggioranza della popolazione si è pronunciata con un referendum per l’autodeterminazione a favore dell’annessione alla madre patria Russa, è una questione chiusa, la Crimea è parte integrante della Federazione Russa.
Biden mente sapendo di mentire: non c’è mai stata una invasione russa della Crimea e la popolazione della penisola ha manifestato liberamente il suo diritto all’autodeterminazione sancito dall’ONU e dai trattati internazionali. Il colpo di stato avvenuto a Kiev nel 2014 ha rovesciato un governo regolarmente eletto ed ha realizzato il cambio di regime voluto da Washington e da alcune capitali europee.

Queste dichiarazioni di Biden, assieme al ricorrente discorso dei plenipotenziari della NATO che si riferiscono di continuo alla “minaccia russa” ed alla necessità del “contenimento”, mettono in chiaro quali siano le intenzioni degli USA e della NATO nei confronto della Russia. Se non bastasse questo, la comparsa di una imponente forza navale della NATO nel Mar Nero, in prossimità delle coste della Crimea, rende evidente che le provocazioni militari della NATO nei confronti di Mosca avranno a breve scadenza uno sbocco in un prossimo conflitto.
Le intenzioni della nuova Amministrazione USA sono fin troppo manifeste e dimostrano l’attitudine aggressiva di Washington diretta contro la Russia, così come anche contro la Cina e l’Iran, i paesi considerati antagonisti che ostacolano l’egemonia unilaterale perseguita dagli USA e la restaurazione dell’Ordine Mondiale Americano, basato sui “valori americani” e sulla leadership statunitense, come ripetono incessantemente nei discorsi ufficiali.
Le autorità russe e il presidente Putin in primis sono ben consapevoli che il “contenimento” della Russia è concentrato sul suo perimetro: Ucraina, Georgia, Moldavia e Asia centrale. Il tentativo fin troppo scoperto degli USA è quello di creare una cintura di paesi ostili in funzione anti russa collegati con la NATO e costellati di basi militari USA.
Questo mentre l’obiettivo finale degli USA resta il cambio di regime a Mosca.
Lo stesso Putin ha parlato esplicitamente di questa aggressività nei confronti della Russia ed ha detto, nel corso di una riunione con il Servizio Federale di Sicurezza, che “…la politica degli USA mira a interrompere il nostro sviluppo, rallentandolo, creando problemi lungo il perimetro esterno, innescando instabilità interna, minando i valori che uniscono la società russa e, in definitiva, indeboliscono la Russia e la pongono sotto controllo esterno, esattamente come vediamo accadere in alcuni paesi dello spazio post-sovietico ”.

Forze USA in Ucraina

La nuova Amministrazione USA ha, come proprio obiettivo primario, il ritorno ad un mondo dominato dagli USA sia a livello economico che militare e politico e, per questo motivo, non può tollerare che ci siano potenze euroasiatiche come la Russia e la Cina a contrastare la sua egemonia o paesi “trasgressori” dell’Ordine Mondiale Americano, come l’Iran, la Siria, il Venezuela o Cuba.
La strategia di contenimento di Washington è dichiarata ed attuata con tutti mezzi possibili, dalle sanzioni economiche, alla propaganda diffamatoria dei media atlantisti e dei social media controllati, alle misure di assedio militare vicino ai confini della Federazione Russa, nell’intento di bloccare l’espansione dell’influenza e della proiezione del potere russo sui paesi vicini e lontani.
Questo dimostra che la Russia è il vero incubo dei primatisti angloamericani: una superpotenza eurasiatica, di fede cristiano ortodossa, che può rappresentare un polo di attrazione per intere regioni dell’Occidente; una superpotenza militare ipersonica e tecnologica che è dotata di capacità diplomatiche ineguagliabili, apprezzate in tutto il Sud del mondo.
La logica che muove la superpotenza USA non è più la stessa dei tempi della “guerra fredda” nell’epoca dei due blocchi, tutto è cambiato. A Washington prevale la corrente neocon evangelica e sionista, gli USA si sentono investiti da una missione di carattere messianico e devono formattare il mondo sulla base delle proprie credenze, costi quello che costi, l’America deve tornare ad essere “il faro del mondo”.

Forze da sbarco USA


La vecchia logica che muoveva le amministrazioni USA nell’epoca della guerra fredda era quella di Yalta, della condivisione e della coesistenza per evitare un conflitto nucleare dagli esiti catastrofici. Era fondamentalmente corretta. Il problema è che ormai alcune basi fondamentali del mondo americano hanno subito un cambiamento qualitativo che ha formato una nuova realtà, a cui questa logica non corrisponde più.
Nel caso qualcuno non se ne sia accorto, in America è avvenuta una rivoluzione globale trans-corporativa postindustriale. Le multinazionali globali hanno rilevato l’istituzione dello Stato e ora stanno rimodellando il sistema sulla base delle proprie priorità. L’apparato militare industriale è sempre al primo posto ma è strettamente collegato ai potentati finanziari di Wall Street.
Le società finanziarie, ovviamente, hanno preso il sopravvento e sono riuscite a gettare le basi di una nuova economia di “capitalismo finanziario senza denaro”, in cui è possibile stampare all’infinito finto denaro dal nulla. Al momento sembra che la leadership del sistema sia in capo alla Fed.

Tuttavia garantire la stabilità del sistema richiede la massima espansione dei suoi confini. Cioè, l’occupazione politica ed economica dell’Unione Europea e di tutte le altre ex zone di dominazione americana, che ancora rimangono incerte. Fra queste zone, il Medio Oriente è letteralmente il secondo della lista in termini di importanza strategica, ma forse il più importante in termini di grado di raggiungibilità.
La nuova élite dominante americana ha bisogno di una nuova guerra per espandere il suo dominio e il suo business e riportare all’ordine gli stati non conformi. Non deve essere però un secondo Vietnam, un Afghanistan o un Iraq, no questo è escluso. Deve essere un conflitto che riporti in primo piano l’egemonia USA sulle zone strategiche.

Forze USA in Siria

Sono due i prossimi teatri di conflitto: Ucraina e Medio Oriente. Entrambi coinvolgono la Russia e per questo possiamo essere certi che il conflitto sarà inevitabile.
Solo questione di tempo ma di tempo non ne avanza molto, gli USA devono agire prima che la Russia e la Cina si fortifichino ancora di più, devono disarmare l’Iran, prima che Teheran entri in possesso dell’arma atomica e riprendere il controllo dell’intero Medio Oriente utilizzando Israele come base avanzata dell’Impero.
Ne consegue che il conflitto, allo stato attuale, appare inevitabile.

Nota: A proposito della Crimea, lo stesso Biden ha dichiarato: “La Russia ha violato il diritto internazionale (sic) … e la sovranità e l’integrità territoriale della vicina Ucraina quando ha invaso la Crimea (sic)”. Ed ha continuato dicendo: “Gli Stati Uniti continuano a stare al fianco dell’Ucraina e dei suoi alleati e partner oggi, come hanno fatto dall’inizio di questo conflitto. In questo cupo anniversario, riaffermiamo una semplice verità: la Crimea è Ucraina”.

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