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L’Italia e gli alieni

di Marcello Veneziani

Ma l’Italia, nel frattempo, dove si è cacciata? Siamo tutti concentrati, con rabbia, angoscia, curiosità e tifo acido, sul governo e l’Europa, sui migranti in mare e le magliette rosse col rolex, l’orco Salvini, il fenomeno Boeri, il livellatore Di Maio, il Renzi furioso e la sinistra rotta come un vaso di Pandora.

Seguiamo ogni giorno lo spettacolo di queste contorsioni, siamo tornati a occuparci di politica come non ci accadeva ormai da tempo, ma per inveire e maledire, come se fossimo in curva sud, allo stadio, all’ultimo stadio.

Ma noi, chi siamo? Dico noi, popolo, nazione, cittadinanza… Siamo agglomerati ringhiosi d’individui, masse d’asporto e magma ribollente di indignazione pubblica a uso privato. Ma non riusciamo a pensarci, a vederci, a essere un popolo, una nazione, una comunità. Anzi, mai come ora siamo uniti solo da ciò che odiamo, facciamo lega solo contro qualcuno, ma non ci sentiamo connazionali.

A unirci sono i migranti e i loro impresari o frenatori; a unirci è la paura e l’odio verso chi governa o chi detiene ancora le chiavi del potere mediatico-giudiziario. A livello internazionale ci unisce più l’antipatia verso Trump e Putin o Macron e la Merkel, che la simpatia verso costoro. Ci sentiamo tutti sotto il tacco di una dittatura infame. Merdogan, per dirla in linguaggio colorito. Ma poi differiscono i colori della dittatura. Governativa. Europea. Economica. Giudiziaria. Plebea. Settaria.

Leggevo l’altro giorno, stupito e quasi commosso, l’appello di Ernesto Galli della Loggia ai giovani perché siano loro a rifare e ripensare l’Italia. Generosissima utopia, pensare che i giovani possano avere la premura di rifare l’Italia. Non sanno nemmeno cosa sia, non l’hanno mai conosciuta, la loro patria è il web, il loro futuro è il mondo, la loro cultura è erasmus, a essere generosi.

A voler essere realisti, dobbiamo amaramente dire che l’Italia del presente è un non luogo abitato da due etnie di alieni ed una, di vecchi rancorosi. Le prime due etnie di alieni sono così costituite. Da una parte ci sono i ragazzi, estranei all’Italia per cause indipendenti della loro volontà, perché nessuno gliel’ha detto che sono italiani, gliel’ha spiegato, gliel’ha fatto capire con l’esempio e con la scuola. Dall’altra ci sono i migranti, che non vengono in Italia ma fuggono da casa loro, cercano non la patria di Dante ma il Bengodi, il paese della cuccagna o del benessere, che si chiama Occidente, Europa, Modernità, Televisione, e da ultimo, forse, Italia. Estranei alla nostra civiltà ma desiderosi dei nostri consumi, estranei alla nostra storia, alla nostra religione, alla nostra cultura, ma conoscitori della nostra tv e del nostro spettacolino quotidiano, più papa, ong e roba varia.

La prima etnia, i giovani, è con la testa fuori dall’Italia, alcuni anche realmente sopratutto se hanno una testa (i cosiddetti cervelli in fuga). I secondi alieni venuti da lontano, disperati, ci vedono come una piazzola di ristoro, un corridoio umanitario, un luogo in cui vestirsi, mangiare, avere il telefonino, lavorare o forse no e magari poi tentare il passaggio in altri paesi più organizzati.

Oltre le due etnie di alieni, ci sono gli alienati, cioè gli autoctoni, detti italiani, che sono ormai contraddistinti dal rancore. Vivono inveendo e comunicano solo per manifestare disprezzo, odio e furore contro gli altri. L’Italia è un paese che ha una lunga consuetudine di guerra civile, di faziosità e lotte di campanile. Ma stavolta è peggio, perché i partigiani in lotta non condividono i sogni ma solo gli incubi, sono uniti dal disprezzo, congiunti dall’odio e dalla paura. Vale per tutti, non solo per i nemici che abbiamo difronte. Vale a destra come a sinistra, se serve ancora questa topografia. Vale al nord come al sud, isole incluse e perfino a Roma. Vale tra gli umanitari che odiano assai più di quanto amino, e vale per i realisti che detestano i migranti e i loro impresari molto più di quanto amino i compatrioti. Ci sono ormai fossati incolmabili o quasi, che non ci permettono più di comunicare senza insultarci a vicenda.

E noi vorremmo, caro Ernesto, rifare l’Italia, ripensare l’Italia? Si lo vogliamo, anzi lo voglio ardentemente, e qui sono costretto a parlare a titolo personale, sapendo che non sono in molti a condividere. Ma ci vuole una forza d’animo, una sublime cecità, e uno sprezzo del ridicolo, prima che del pericolo, per credere ancora in quella cosa lì chiamata Italia. L’assurdo è che ora ci accusiamo di nazionalismo e xenofobia quando siamo semmai xenofili e abbiamo sempre desiderato la patria d’altri.

In un paese colonizzato dall’alto e invaso dal basso, il vero problema è l’italofobia. Non si tratta di odiare gli stranieri, ma più semplicemente di amare l’Italia e la nostra civiltà.

Fonte: Marcello Veneziani

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  1. MONDO FALSO 2 mesi fa

    Non esiste il popolo italiano, ognuno pensa a sé stesso e contano solo i soldi

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    1. atlas 2 mesi fa

      VERISSIMO. L’entità ‘italia’ in realtà è solo un piemonte che si è allargato col terrore e la violenza aggressiva per le complicità anglosassoni dei francesi Savoia e degli inglesi sotto i giudei Rothchild contro gli altri Regni, stato pontificio e popoli italici soprattutto le Due Sicilie e i Duo Siciliani. C’è stato un periodo in cui tutti amavamo ‘l’italia’: quando Benito Mussolini fece il Governo Fascista; ma sono cose ormai di 70anni fa da cui tutti possiamo solo rivitalizzare l’idea Sociale e Nazionale, ma da applicare ognuno al proprio Stato. Se non si risolve questa questione dell’abrogare l’italia e ritornare alle Due Sicilie non vedo nulla di buono all’orizzonte. Da Napolitano i miei Fratelli sono solo i Siciliani per vincoli razziali Mediterranei, civili e culturali, gli altri piemontesizzati facciano ciò che vogliono per il loro bene e che il loro Dio li aiuti, per me sono stranieri, come africani, asiatici, giudei e ameri CANI.

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  2. geometrio 2 mesi fa

    mamma mia come ci siamo ridotti. io non vedo l ora di sapere che mis pompetta è crepata. sono rancoroso.

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  3. PieroValleregia 2 mesi fa

    salve
    analisi spietata ma, in gran parte veritiera; ricordo quando esistevano ancora i partiti le persone che andavano a votare, lo facevano
    contro, mai a favore: voto PCI perchè odio la DC, voto DC perchè non sopporto i comunisti, eccetera.
    E’ inutile girarci intorno, il “buon” 90% degli italiani non nutre sentimenti nazionalisti o patriottici, i pochi che li hanno e che li trasmettono
    a figli e nipoti, vengono additati come il peggiore dei mali
    un saluto
    Piero e famiglia

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  4. Eugenio Orso 2 mesi fa

    Esiste ancora l’Italia?

    Cari saluti

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  5. Brancaleone 2 mesi fa

    Il danno irreversibile fu compiuto quando al Dio Patria e Famiglia di Mussolini fu data la damnatio memoriae. La responsabilita’ fu un po’ di tutti, eccetto ovviamente i fedelissimi. I politici parlarono di paese, mai di Patria, fu abolita la festa del 4 novembre memoria di una vittoria costata milioni di morti e invalidi. Rimase il 25 aprile, giorno della disfatta. Il tricolore solo ad uso mondiali di calcio. Tutto ciò che parlava di italianita’, patriottismo e fierezza della propria Cultura, era accolto nella migliore delle ipotesi con benevoli e sufficienti sorrisini dalle menti superiori. Ora , dopo 70 anni andiamo a chiedere ai giovani di rifare l’Italia. Quelle teste di merda della generazione post fascista hanno una grande responsabilità: i Valori non hanno colore, come tutto e soprattuto vanno curati, spiegati mantenendo il culto della memoria (ebreo docet). Il loro oblio genera quello che siamo: nulla.

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    1. Mardunolbo 2 mesi fa

      Perfetto, Brancaleone, mi associo !

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  6. robyt 2 mesi fa

    con solo odio non si costrusce niente. chiaro e semplice. per questo l’ultima speranza è ormai nel contratto di governo giallo verde. e che possa durare a lungo. non voglio spingermi a dire come un matrimonio per sempre. la speranza però c è.

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  7. songanddanceman 2 mesi fa

    ” Tu sai quanto ci guadagno sugli immigrati? C’hai l’idea ? il traffico di droga rende meno ”
    ( tratto dalle intercettazioni di Buzzi dell’indagine su Mafia Capitale )

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