L’Italia Deve Accettare La Mutevole Realtà In Libia Per Proteggere I Suoi Interessi Energetici


di Paul Antonopoulos

A Roma, tutti gli osservatori sostengono che l’Italia si trova in una posizione debole in Libia, soprattutto perché l’esercito nazionale libico (LNA) guidato dal generale Khalifa Haftar è in procinto di ottenere la liberazione della capitale di Tripoli dalla Fratellanza Musulmana, per quanto riconosciuta dall’ONU- governo affiliato del National Accord (GNA).
La inesistenza dell’Italia sulla scena internazionale la si è vista per la prima volta con l’esclusione del Primo Ministro italiano Giuseppe Conte dal Vertice dei Quattro (Regno Unito, Francia, Turchia e Germania) che si sono incontrati a Londra all’inizio di questo mese per parlare della Libia, ex colonia d’Italia, a margine del Vertice NATO. Non si può negare che sia la Francia che la Turchia siano significativamente più forti sulla scena internazionale dell’Italia. Hanno un peso e un’influenza internazionali molto maggiori perché sono paesi sovrani disposti a usare la forza militare per sostenere i loro interessi,

Nonostante l’Italia abbia un esercito rispettabile, la classe politica non è stata disposta a usare i suoi militari al di fuori di quadri multilaterali, come la NATO, che impedisce all’Italia di definire una linea di azione autonoma. Date le dimensioni della posta in gioco, con la Libia che si trova appena nel sud dell’Italia ed è la fonte dei rifugiati di massa che entrano nel paese europeo, è difficile che Roma non venga coinvolta.

Dopo aver annunciato al Parlamento una maggiore presenza militare italiana nel Mediterraneo orientale il 28 novembre per proteggere i loro interessi collegati nello sfruttamento delle risorse cipriote, la Marina italiana ha inviato la nuova fregata classe Fremm, una nave in grado di sparare anche a un centinaio di chilometri di distanza, nelle acque cipriote che sono rivendicati dalla Turchia. La nave italiana ha partecipato ad alcuni esercizi proprio mentre la pressione turca contro Cipro si stava intensificando, vicino a dove è attiva la compagnia petrolifera e del gas Eni, insieme alla Total francese.

Sebbene l’Italia stia mostrando la sua capacità navale nelle acque cipriote, sfidando l’aggressione turca, la situazione è completamente diversa in Libia poiché Roma è stata dalla parte del GNA, a seguito delle azioni dell’amministrazione Obama e della Turchia. I francesi tuttavia supportano il generale Haftar, che è anche supportato da Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e, più recentemente, dalla Grecia, insieme a volontari della società militare privata russa Wagner.

L’Italia non ha cambiato allineamento anche dopo che il paese vicino e membro della UE-NATO, la Grecia, ha iniziato a sostenere Haftar, rimanendo il governo di Roma ancorato al governo sostenuto dalla Turchia a causa del condizionamento di alcuni interessi convergenti in materia di energia e sicurezza – essenzialmente petrolio e controllo dei flussi migratori illegali. Nonostante Roma disponga di diverse centinaia di soldati dispiegati a Misurata, una città a maggioranza turca, le unità inviate da Roma sono rimaste inerti anche quando l’LNA ha bombardato ripetutamente obiettivi vicino al contingente italiano. Il presidente libico riconosciuto a livello internazionale Fayez al-Sarraj, un libico dello stesso ceppo etnico turco, come gran parte dei vertici dell’GNA, ha quindi capito che non poteva contare sulla protezione italiana. Sarraj si è rivolto naturalmente al presidente turco Recep Tayyip Erdoğan,
Con droni turchi, consiglieri e forze speciali che arrivano in Libia, l’Italia si è limitata a intensificare la ricognizione aerea sulle acque di fronte a Misrata. Questa asimmetria di determinazione sembra indebolire diplomaticamente la posizione italiana. Sarraj ritiene, probabilmente non senza motivo, che possa essere meglio protetto dalla Turchia, anche se questo è altamente improbabile con Haftar a pochi chilometri dal centro di Tripoli.

In queste condizioni, negoziare con Erdoğan piuttosto che con il primo ministro italiano Giuseppe Conte è praticamente inevitabile per la Libia poiché l’Italia rimane alla periferia dell’ultima fiammata nel paese nordafricano. Sebbene l’Impero ottomano perse il controllo della Libia nel 1912, quando l’Italia vinse la guerra italo-turca, oggi è la Turchia che ritorna in una posizione di influenza significativa sulla Libia, piuttosto che l’Italia.

Ankara e Tripoli hanno trasformato i 600 chilometri che separano la costa turca dalla costa libica in una zona economica esclusiva, ignorando l’esistenza di Creta e delle altre isole greche nel Dodecaneso. Ma quel trattato ha gravi ripercussioni nel campo delle politiche energetiche italiane. L’accordo riconosce i diritti esclusivi della Turchia per la prospettiva di gas e petrolio, mettendo a rischio le concessioni offshore di Eni. L’accordo inoltre compromette indirettamente le prospettive di Eni nelle acque di Cipro, bloccando efficacemente la possibile costruzione dei gasdotti necessari per portare il gas sui mercati europei attraverso Israele, Cipro, Grecia e Italia.

Con l’inevitabile successo di Haftar contro il GNA, l’Italia sembra essere la più grande perdente dopo la Turchia per la sua insistenza nell’ignorare la realtà sul campo. Con una significativa assistenza turca al GNA che non dovrebbe arrivare fino al nuovo anno, Haftar è in grado di liberare Tripoli, lasciando Misurata l’unica roccaforte rimasta per le forze filo-turche.
Resta da vedere se l’Italia realizzerà questa realtà nel tempo. Ma con un nuovo ordine che potrebbe essere stabilito in Libia nelle prossime settimane, sarebbe nell’interesse di Roma realizzare questa realtà e stabilire relazioni con Haftar o rischiare di essere bloccato dagli accordi energetici redditizi.

Truppe di Haftar in Libia

Nota: L’inerzia della posizione italiana è facilmente spiegabile: il governo Conte, incapace di avere una sua politica estera, aspetta di ricevere istruzioni da Washington e da Bruxeles, istruzioni che non arrivano se non in forma ambigua. Questo accade mentre truppe italiane sono inutilmente schierate su teatri lontani come Afghanistan e Iraq, curando interessi che sono riconducibili agli USA ma non certo all’Italia.
Quando si ha una politica estera subordinata alla potenza dominante (gli USA) risulta ininfluente la posizione italiana sulla scena internazionale.

Fonte: InfoBRICS

Traduzione: Luciano Lago


5 Commenti

  • atlas
    24 Dicembre 2019

    Roma non è in grado di subordinare a se nemmeno le sue regioni (Due Sicilie e padania), figuriamoci in ambito estero cosa può fare. Continuerà a fare la prostituta all’anglosassone e al giudeo democratico internazionalista

    a meno che non arrivi gesù a natale che risuscita Mussolini come Lazzaro

  • Tiresia Branding
    24 Dicembre 2019

    L’Italia È debole perché non ha più un governo “italiano” dai tempi di quel golpe giustizialista(sic!) chiamato tangentopoli

    • atlas
      24 Dicembre 2019

      e che avresti voluto, andare avanti con quella solfa ? Maglio vederlo in faccia il nemico: BerLuxCohen

      e la massoneria

  • michele
    24 Dicembre 2019

    Tiresia Branding alla faccia di tutti quelli che hanno creduto che un magistrato…..che non sapeva fare un discorso compiuto…..fosse il regista di mani pulite,la regia era ed è in mani straniere…….

  • eusebio
    25 Dicembre 2019

    Quello che sta combinando Erdogan in Libia per noi potrebbe essere ferale, io ho un amico che è stato recentemente ad Atene per lavoro e mi ha raccontato che la situazione economica è catastrofica, i malati negli ospedali muoiono come le mosche e i parenti non li reclamano perchè non hanno i soldi per il funerale, le ragazze si prostituiscono in massa, le ONG del giudeo Soros comprano le case per due soldi per metterci dentro i clandestini islamici, i greci si aspettano una invasione turca da un momento all’altro con sollevazione dei clandestini islamici che decapiteranno in massa gli autoctoni cristiani, intanto Erdogan trasferisce i terroristi qaidisti di Idlib a Tripoli così con la scusa che sono profughi quando Haftar prenderà la città ce li ritroveremo a decine di migliaia a casa nostra e ci taglieranno la testa, mentre i turchi occuperanno l’Albania e poi passeranno in Italia.
    E Putin gli ha venduto pure gli S-400 per impedire ai caccia NATO di bombardare le città turche con le armi nucleari.

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