"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’isolamento brutale: Trump e l’arte di imbrogliare sull’accordo con l’Iran

L’amministrazione di Trump vuole un accordo completamente diverso, o andrà a revocarlo unilateralmente. Le conseguenze che ne deriveranno potrebbero  essere incendiarie.

di  Pepe Escobar

Contrariamente a un giro di sbarramento, la riunione dei Paesi del 5 + 1, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per valutare l’attuazione dell’accordo nucleare iraniano non è andata particolarmente bene, come i diplomatici hanno confermato ad Asia Times.

Il Segretario di Stato americano Rex Tillerson è stato costretto a riconoscere che Teheran sta rispettando l’accordo. Ma ancora una volta ha martellato i nuovi refrain americani – ora risulta che sia l’atteggiamento dell’Iran a non soddisfare le “aspettative”.

Ad un tavolo ristretto, Tillerson, per la prima volta, ha incontrato il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif. Almeno l’atmosfera  non era esplosiva. “Non ci sono state grida”, ha detto in seguito. “Non ci siamo tirate le scarpe a vicenda. Non era affatto con un tono arrabbiato. ”
Il capo della politica estera dell’UE Federica Mogherini – non esattamente la stella più luminosa della stanza – era costretta a sottolineare che non c’era dubbio che l’accordo venisse rispettato. Ha addirittura avvertito, “tutti gli Stati membri sono considerati vincolati alla sua attuazione. La comunità internazionale non può permettersi di smantellare un accordo cui si sta lavorando e producendo risultati”.

La Russia e la Cina non smantelleranno l’accordo – e questa è la finale. E anche i membri dell’Unione europea del P5 + 1 – Francia, Regno Unito e Germania – si adegueranno, come ha confermato Mogherini.

Ormai anche gli orsi arruffati sul fondersi dei ghiacciai artici sanno che il presidente Trump ha aggiunto una sceneggiata, avendo annunciato di aver “deciso”. Nessuno sa cosa ha deciso, nemmeno Tillerson. Eppure, anche il comandante del Comando Strategico degli Stati Uniti, il generale John Hyten, ha ammesso: “i fatti sono che l’Iran sta operando sulla base gli accordi che abbiamo sottoscritto con la JCPOA”.

Quello che è accaduto è che l’Amministrazione  Trump ha cambiato la narrazione da quello che era un accordo tecnico e nucleare a quello che dovrebbe comprende l’attuazione geopolitica iraniana in Siria, in Iraq e Yemen, nonché il suo programma missilistico e le operazioni di cyber atacchi – tutte questioni che Mogherini stessa sottolineava erano “al di fuori del campo di applicazione” del JCPOA (Joint Comprehensive Plan of Action).

Ho seguito i negoziati nucleari a Vienna nel 2015 per Asia Times. Anche allora la delegazione statunitense stava facendo di tutto per includere i missili balistici, cosa che fu respinta da altre parti del negoziato, in particolare dalla Russia e dalla Cina.

Quindi, per tutte le finalità pratiche, l’amministrazione di Trump vuole un accordo completamente diverso, o si revocherà unilateralmente. Tecnicamente, questo significa andare contro una risoluzione delle Nazioni Unite sostenuta dal diritto internazionale.

Allora che dire del “percorso di moderazione”?
Dal pulpito dell’ONU, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha espresso un discorso misurato, elegante, colto e allo stesso tempo mordace, che ha screditato le affermazioni di Trump con i fatti reali. Il tema generale era “il percorso della moderazione”. Una perla particolare: “La moderazione è la sinergia delle idee e non la danza delle spade”. Il contrasto con la bellicosa dottrina manichea di Trump era incisivo.

Rouhani non cessa mai di sottolineare che il JCPOA potrebbe diventare “un nuovo modello per le relazioni internazionali” – un quadro da considerare, per esempio, nel caso dell’ intrattabile Nord Corea (DPRK ). Il cancelliere tedesco Angela Merkel, sulla stessa linea, concorda. Ma ora Rouhani è stato anche costretto a sottolineare che la risposta di Teheran ad un eventuale abrogazione degli Stati Uniti sarà condizionata dal modo in cui gli europei rispondono.

Il nuovo “Re Sole” , il presidente francese Emmanuel Macron, è entrato con ansia nel contensioso, ponendosi come mediatore tra Washington e gli altri membri del P5 + 1. Ma in realtà Macron sta ponendo nuovi “pilastri” – come restrizioni ai missili balistici; un accordo che seguirà dopo il 2025; e una “discussione aperta con l’Iran sulla situazione attuale della regione” – cosa che implica l’approvazione del cambiamento delle regole dell’amministrazione di Trump.

La DPRK (Corea ddel Nord) non si preoccupa nemmeno di prendere in considerazione la negoziazione di trattati con una nazione dalla leadership inaffidabile che rifiuta di rispettare gli impegni multilaterali.
Se Trump deciderà che gli Stati Uniti stanno per uscire dalla JCPOA, Teheran ha dichiarato, a proposito, che rimarrà impegnato, a patto che gli altri membri del P5 + 1 rimarranno – e lo faranno. Il problema sarà quando l’amministrazione di Trump, sostenuta dal Congresso, possa seguire successivamente l’inevitabile percorso di un’ulteriore sbarramento delle sanzioni contro l’Iran – con possibili conseguenze incendiarie.

Quando gli Iraniani festeggiano in piazza l’accordo….

Quello che è chiaro è che né la “RC” – la partnership strategica Russia-Cina – né gli europei isoleranno Teheran. Per “RC”, in particolare, si tratta del destino dell’Iran come paese chiave centrale nell’Interpenetrating “Belt and Road Initiative” (BRI) (corridoio della seta) e nel “North-South Transportation Corridor”, la sua futura piena adesione all’SCO e, possibilmente, a BRICS Plus con la capacità di essere un futuro fornitore di gas naturale per l’Europa. Inoltre, Rouhani ha ripetutamente sottolineato che, qualunque cosa succeda, Teheran non mira mai a costruire un’arma nucleare.

La decisione fatale di Trump in realtà condiziona e caratterizza come affronterà la Corea del Nord. Uscire dalla JCPOA corrisponde a inviare un messaggio inconfondibile a Pyongyang e complicare anche gli sforzi di “RC” per smantellare la situazione. La DPRK non si preoccupa nemmeno di prendere in considerazione la negoziazione con una “nazione inaffidabile” che rifiuta di rispettare gli impegni multilaterali.

E tutto questo tuono e furia dagli Stati Uniti, in ultima analisi, significherà solo una cosa: un’altra guerra multi-trilionaria di dollari, insostenibile nell’Asia sud-occidentale, semplicemente per indulgere ai sogni bagnati di generali aspiranti di poltrone di potere a Washington

Fonte: Asia Times.com

Traduzione Luciano Lago

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