"Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero". Proverbio Arabo

L’Iran ha identificato il principale organizzatore del caos nel paese: un ex agente della CIA

Mentre i media occidentali si sono coperti di ridicolo scrivendo di “rivolte spontanee” in Iran della popolazione, escono fuori le prove della sobillazione orchestrata da USA, Israele ed Arabia Saudita per suscitare una rivolta interna in Iran e possibilmente determinare uno scenario tipo Siria con infiltrazione di gruppi terroristi armati dall’occidente.

In particolare le autorità iraniane hanno comunicato di aver identificato chi è stato il principale organizzatore del piano di disordini e scontri con la poliiza: si tratta di un cittadino statunitense che opera sotto il nome di Michael Andrea, ex agente antiterrorismo della CIA, lo ha rivelato il giovedì il capo della Procura di Teheran, Mohamad Yafar Montazeri, che si occupa delle indagini.

Nel dettaglio è emerso che questo Andrea, assieme con un ufficiale affiliato al servizio di intelligence di Israele (Mossad), aveva cospirato quattro anni fa contro l’Iran con una operazione finanziata dall’Arabia Saudita.
Il procuratore capo ha specificato che tale piano, denominato come dottrina di Convergenza Conseguente, si basava sulle richieste economiche della gente, incitando in primo luogo le proteste per il costo della vita, per le tariffe dei servizi pubblici e le lamentele dei pensionati. Nonostante questo, ha riferito Montazeri, sono passati poi ad attuare la seconda fase del piano che consisteva nel provocare azioni violente e scontri tra la gente e le forze di polizia, secondo una tecnica ben studiata.
I loro obiettivo era destabilizzare e provocare caos nel paese per poi successivamente facilitare l’entrata di gruppi terroristi dell’ISIS provenienti dall’Iraq e dall’Afghanistan (dove si vanno raggruppando) per creare episodi di attacchi armati.

Iran manifestazione pro governo

Tuttavia la polizia e le forze di sicurezza iraniane hanno trattato con prudenza i rivoltosi protagonisti della violenza e in questo modo si è potuta ristabilire la calma, così come le forze di sicurezza hanno smantellato certi   gruppi interni che collaboravano con gli stranieri per pregiudicare la Repubblica Islamica dell’Iran.

Secondo il titolare iraniano delle indagini, “gli stupidi” messaggi consecutivi che ha pubblicato il presidente USA Donald Trump, in appoggio ai disordini in Iran, ed i conseguente appoggio di Israle, del Regno Unito e di alcuni altri paesi, hanno dimostrato che tutto era stato “completamente organizzato da prima”.

Fonte: Hispan Tv

Traduzione e sitesi: L.Lago

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  1. Salvatore Penzone 3 mesi fa

    Mah, le dinamiche economiche sono sempre quelle dell’odierno neoliberismo: una tendenza all’accentramento della ricchezza che si scontra con la necessità della redistribuzione. Nessun paese ne è esente. Il punto è un altro, e sta nel fatto che queste dinamiche vengono utilizzate dall’Occidente per destabilizzare quelle nazioni che si trovano nel mirino dei loro interessi geopolitici (Israele, soprattutto, ora vede dall’Iran minacciato il suo predominio sull’intera area). Il governo siriano che, considerato dall’Occidente uno dei più democratici, tanto da prendere i complimenti dallo stesso Giorgio Napolitano in visita in Siria dopo che Assad è indotto ad accettare le politiche del FMI, diventa poco dopo il peggiore dei regimi perché si rifiuta di consentire il passaggio dei condotti che dovevano portare il gas del Qatar all’Europa.
    Nelle manifestazioni, che si svolgeranno poi per le conseguenze sociali delle politiche economiche imposte dall’Occidente, verranno infiltrati gruppi di persone provenienti da altri paesi e sguinzagliati i terroristi dell’Isis, di al-Nuṣra e altri. Ahmadinejad considerato ”ultra conservatore” perché difendeva la sovranità nelle scelte di politica economica, faceva politiche di redistribuzione, mentre Rouhani, più disponibile verso il FMI, e che fa parte di quelle 300 persone che detengono il 60% della ricchezza nazionale, è considerato un moderato con cui si può dialogare. Ciò non toglie però, che i conflitti suscitati dalle sue politiche non diventino il viatico per le solite rivoluzioni colorate. Infatti dalle prime notizie arrivate sembra che si sia ripetuto il copione siriano: gruppi di persone che si uniscono alle manifestazioni gridando slogan contro il regime degli ayatollah, che attaccano caserme e sparano sulla folla.
    Il Medioriente ci dà l’esempio più evidente di come il liberismo si dimostri uno strumento per l’attuazione di una “strategia del caos”, tesa alla dissoluzione della sovranità degli stati nazionali, lo dà con le relazioni che storicamente sono intercorse tra gli stati dell’area e gli organismi internazionali che regolano l’economia mondiale, FMI, Banca Mondiale, ecc. e con quello che, in realtà, queste relazioni, hanno promosso
    L’errore da additare ai vari al Assad sta nell’aver ceduto ai diktat o agli adescamenti delle organizzazioni economiche internazionali accettando l’affrancamento dallo Stato e l’apertura al liberismo economico (al-infitah), quel liberismo che ovunque produce disuguaglianza, accentramento della ricchezza nelle mani di pochi e diffusione della povertà. L’errore che Putin imputa a Bashar al Assad è in questo: adesione al liberismo, voluta per favorire e patrocinare gli interessi di una casta affaristica vicina all’entourage della famiglia al potere. Una trappola in cui può cadere chiunque abbia un ruolo istituzionale e interessi economici da promuovere ma non abbia la necessaria esperienza di governo come al Assad quando divenne presidente nel 2000. Inoltre l’apertura al liberismo era già nelle politiche economiche del governo siriano.

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