L’importanza di avere un progetto politico

di Adriano Tilgher

Sono anni che sostengo che in Italia non esistono più i politici, ma soltanto degli amministratori, il più delle volte incapaci e spesso anche ladri. La politica è un’altra cosa. Per fare politica bisogna avere una conoscenza precisa della situazione reale, una visione chiara della società che si vuole realizzare ed un ben definito progetto politico per conseguire lo scopo.

Una qualsiasi lotta politica deve avere come obiettivo finale la conquista del potere; per poter, poi, obbiettivamente realizzare o iniziare a realizzare il diverso tipo di società o gli aggiustamenti necessari al miglioramento di quella esistente.

Le forze partitiche oggi in campo hanno, nella migliore delle ipotesi, l’obiettivo di andare al governo, ben sapendo (almeno questo spero lo sappiano) che il governo italiano dal 1945 è senza alcun potere, depauperato sempre più dalle infinite leggi successivamente subite dai nostri governanti, per lo più venduti e talvolta anche ricattati.

L’ultimo slancio di orgoglio nazionale c’è stato al tempo di Craxi, Andreotti e Forlani quando si sono opposti alla privatizzazione di COMIT (Banca Commerciale Italiana) e CREDIT (Credito Italiano), due importanti banche di interesse nazionale, che proprio per questa loro qualifica detenevano il pacchetto di controllo delle azioni di Banca d’Italia, ente di emissione monetaria italiano.

Ci volle l’azione di “mani Pulite” (ispirata e forse anche finanziata dai centri del potere bancario estero), con la complicità ed il tradimento di ben individuati componenti del governo nazionale, per eliminare il trio Craxi, Andreotti e Forlani e, subito dopo, privatizzare le due banche con la conseguenza drammatica di lasciare Banca d’Italia in mani private.

Non mi pare di aver letto, in nessuno statuto, programma, scritto o testo dei partiti sulla piazza, parole che facessero intuire l’esistenza di un progetto politico, i cui elementi caratterizzanti sono: l’individuazione del nemico, la definizione dell’obiettivo finale, la predisposizione di una strategia tesa al conseguimento dell’obiettivo finale, la scelta delle opportune tattiche per conseguire predeterminati obiettivi intermedi, lo studio di un metodo appropriato allo scopo.

La mancanza di un qualsiasi progetto equivale a brancolare nel buio, a non sapere quali scelte appropriate fare per conseguire le varie tappe del proprio percorso, quali alleanze stringere, quali battaglie intraprendere. Tutto è lasciato al caso o, nella migliore delle ipotesi, alla caccia delle occasioni utili a prendere qualche voto in più in quel momento, anche se quel voto ci porta lontano dalla strada che sarebbe stata da intraprendere.

Ecco perché il nemico da battere, il liberismo, che ci ha resi tutti macchine economiche e consumatori globalizzati, sta trionfando, pur essendo in una crisi epocale dovuta ad una sua tremenda fase di transizione. Loro, il nemico, hanno un progetto preciso e stanno realizzando i loro obiettivi, senza nessuna opposizione reale, anzi stanno convincendo tutti che essere schiavi è bello perché non si hanno responsabilità.

E’ bello non avere ruoli, non avere certezze, non sapere se si è maschi o femmine o di un altro genere tra i molteplici della cui esistenza ci hanno convinti, non avere spina dorsale, né carattere, né ambizioni. L’importante è avere la macchina più bella, anzi più di una, il telefonino più accessoriato, il computer più sofisticato, non avere preoccupazioni, non crescere figli e sfogare tutte le proprie pulsioni e gli istinti bestiali, frutto di un osceno concetto di libertà, ed un falso senso di onnipotenza.

Feste dei politici per l’ingresso Italia nell’euro

I nostri sedicenti politici, invece, non hanno neanche la visione complessiva della società che si vuole realizzare, che potrebbe in qualche modo indicare le soluzioni tampone. No! Si accettano passivamente, come ineluttabili, tutte le scelte e gli obiettivi indicati dal nemico, rinunciando a qualsiasi tipo di lotta politica, ma puntando solo al conseguimento di qualche voto in più per sostituire gli schiavi al governo con altre persone, schiave anche loro del pensiero unico.

Noi siamo deboli, non percepiti, irrilevanti ma consapevoli, perché abbiamo un progetto politico e, per questo, nemici ma non schiavi.

A chi darà ragione il Tempo?

Fonte: Il Pensiero Forte. it

3 Commenti

  • giuseppe sartori
    8 Ottobre 2020

    l’analisi di a. tilgher è totalmente condivisibile ma…visti i suoi precedenti politici che vincenzo vinciguerra ha magistralmente analizzato, si richiede un approfondimento molto maggiore.

  • giulio
    8 Ottobre 2020

    ci si lamenta che siamo schiavi però poi se si parla di elezioni americane ci vien detto che è sperabile che vinca Trump perchè meno guerrafondaio degli altri e in italia è meglio mandare al governo salvini perchè meglio dei “comunisti” (che sarebbero i piddini)!
    Questi due demagoghi sarebbero i liberatori?
    Dice bene l’articolista…qui c’è gente serva che pensa solo a prendere qualche voto in più degli altri servi che vogliono sostituire al governo.
    Non c’è uno straccio di opposizione come dio comanderebbe … neppure sulla questione delle mascherine! che pena!
    Che pena!

  • giorgio
    9 Ottobre 2020

    Condivido l’analisi di Tilgher (certo negli anni 70 non l’avrei pensato) e quanto ai suoi trascorsi politici, chi di noi, frequentatori di questo sito, non ha qualche trascorso criticabile (ora nel 2020 con il senno di poi è facile vedere con maggiore lucidità gli anni 70, siamo un popolo di commissari tecnici della nazionale, facile dal divano).
    Per quanto mi riguarda allora (come ora) ero antimperialista, anticapitalista, antiliberista, antiamericano, antisionista, per fare un esempio odiavo Pinochet non in quanto pseudo fascista, ma perchè servo degli imperialisti americani, messo al potere dal duo Nixon – Kissinger, stessa cosa per lo scia di Persia Reza Phalavi, allora osannato da destra e da sinistra e potrei continuare a lungo.
    Non è sulle differenze del passato (da che sponda eravamo contro il sistema) ma sul minimo comune denominatore nel presente che si può – potrebbe – realizzare ciò che propone Tilgher, che poi non è altro che l’abc di una politica minimante seria.
    Cioè conoscere razionalmente la situazione reale, elaborare il modello di società che vogliamo, con chi e con quali mezzi conseguirla …….

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