L’Impero del “paese eccezionale” prepara la prossima aggressione

di Luciano Lago

A proposito della politica estera condotta da Washington negli ultimi decenni e sulla spiegazione che viene data delle rinnovate tendenze aggressive e belliciste che la governance statunitense ha manifestato sotto la presidenza Trump, esistono varie interpretazioni.

Gli analisti internazionali indipendenti parlano della inarrestabile decadenza del dominio unipolare americano e dei tentativi di ripristinare questo dominio con qualsiasi mezzo da parte degli Stati Uniti. In realtà questo non basta a spiegare la natura e l’ideologia che guida le azioni americane in questa fase storica.
In effetti, volendo andare più a fondo, se si vuole comprendere quale sia la visione del mondo dell’attuale amministrazione USA e dei suoi principali strateghi, risulta significativo prendere in riferimento l’ultimo discorso ufficiale fatto da Mike Pence, vice presidente USA, il quale ha parlato pubblicamente, nel corso della cerimonia della consegna del diploma ai cadetti di West Point, la prestigiosa Accademia Militare statunitense.

Nel suo discorso rivolto ai neo-diplomati di West Point, futuri ufficiali dell’Esercito degli Stati Uniti, il vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence, ha annunciato che presto loro dovranno combattere ” contro i terroristi in Afghanistan e in Iraq “, naturalmente, ma anche ” contro la Corea del Nord, che continua a minacciare la pace “,” contro la Cina, che sfida la nostra presenza nella regione “e” contro la Russia, potenza aggressiva che cerca di ridefinire i confini con la forza “.

Nella sostanza del suo discorso, Pence ha nominato tutti i principali stati sovrani che hanno un contenzioso aperto con Washington, come se questi paesi abbiano qualcosa in comune con le organizzazioni criminali e terroriste che un tempo Washington sosteneva di voler combattere senza tregua dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001.
Si tratta di una visione deformata della realtà che amalgama assieme paesi diversi accomunati da interessi divergenti rispetto alle strategie di dominio USA sul mondo. Una visione paranoica che denota stupidità, minaccia militare sottintesa e neanche velata, oltre ad una forma di arroganza tipica di una elite di potere che crede di arrogarsi il ruolo del guardiano della vita di un imperium planetario. Una dichiarazione questa che combina i difetti simbolici dell’ideologia primatista neocon applicata al resto del mondo.
Pence, imbevuto della sua visione “messianica” di evangelismo, in rappresentanza di una vasta comunità di evangelici che credono nel primatismo americano, nell’insostituibile funzione di Israele, inclusa la ricostruzione del Tempio, lo sviluppo della “grande Israele”, ritiene che la “mission” degli USA sia quella di ristabilire il primato americano e sionista sul mondo, di combattere i rappresentanti del “male assoluto”, ovvero dei paesi che si oppongono a Israele e al dominio unipolare americano, con tutti i loro mezzi militari, incluse le armi nucleari.

Questa è la spiegazione del “paese eccezionale” tipica della mentalità dei neocon statunitensi che circondano il presidente Trump e ne influenzano le scelte.
Certamente i nemici dell’America in questo momento sono tanti e coalizzati fra loro per cui Pence avrebbe fatto bene a nominare quali siano i paesi “amici” ed avrebbe fatto molto prima a definire la situazione. In particolare Pence avrebbe potuto menzionare quale sia la nuova “Santa Alleanza” che gli USA hanno stretto con le potenze che condividono a pieno il loro disegno, Israele e Arabia Saudita, illustrarne i programmi e la peculiarità di questa triade di potenze che vogliono cambiare il mondo a loro somiglianza, purificando quelli che considerano i paesi “impuri” come ad esempio l’Iran, la Siria, il Libano e, l’Iraq sciita, il gruppo essenziale dei paesi ostili ad Israele.
Resta inteso che gli Stati Uniti si arrogano anche il compito di dispensare una giustizia immanente adattata alla propria dimensione eccezionale, una dimensione tale che non pone limiti geografici alla propria giurisdizione esclusiva.
Da questo deriva il concetto dell’extraterritorialità, l’applicazione della giurisdizione propria, quella statunitense a tutto il mondo, mediante sanzioni e provvedimenti di sequestro di beni e di persone che risultino aver violato le leggi americane in qualsiasi parte del mondo si trovino.
Si tratta di una caratteristica propria degli Imperi, una volta superate le norme internazionali e le convenzioni, si applica la legislazione dell’Impero in ogni dove senza remore per coloro che rivendicano una appartenenza diversa. Questo spiega episodi come l’arresto della ceo della Società cinese Huawey e la sua detenzione in Canada, oppure l’estradizione di Julian Assange, un giornalista che aveva rivelato i crimini delle guerre anglo USA. Allo stesso modo si giustificano le sanzioni contro le società europee o di altri paesi che hanno violato l’embargo contro l’Iran, contro la Cina o le sanzioni contro la Russia. Sanzioni decise unilateralmente da Washington in violazione di qualsiasi legge internazionale.

Pence a West Point


Il tutto è accompagnato da una propaganda ossessiva e deviante per cui si fa apparire come “minaccia” tutto quello che non risulta conforme ai dettami dell’impero, dall’espansipone economica cinese, all’importazione del gas dalla Russia in Europa, senza parlare della patologica visione degli strateghi USA che rimproverano alla Russia di aver “avvicinato troppo” i suoi confini alle basi militari USA e all’Iran di avere un comportamento “maligno” per aver difeso la Siria dal terrorismo islamista sostenuto da Washington e da Rijad.
La propaganda di Washington si basa sulla vicinanza e sul controllo del grande apparato dei media, i mega media del sistema occidentale ed atlantista, che fanno da megafono alle tesi americane di minacce alla sicurezza e comportamenti “maligni” dei paesi avversari di Washington. Persino i social media, i giganti della comunicazione come Facebook e Google, provvedono ad estromettere e censurare le pagine dei dissidenti.
La libertà di espressione in Occidente è strettamente delimitata nell’ambito del “Pensiero Unico”, atlantista e globalista, le idee difformi vengono facilmente oscurate. Persino i filosofi portatori di una visione del mondo diversa, come il russo Alexandr Dugin, quando si recano a parlare in qualche sede pubblica, trovano le porte chiuse, come accaduto in Italia, paese colonia dell’Impero, dove a Dugin sono state chiuse le porte in faccia dall’Università di Messina e da altra sede in Friuli.
Se nel passato gli USA e i loro vassalli si ammantavano della “difesa della democrazia e della libertà”, per fornire giustificazione alle loro guerre ed ai loro misfatti, oggi questo non è più necessario e si introduce il concetto di “minaccia per la sicurezza dell’Impero“, motivo sufficiente per interventi miltari, per sobillazione mascherata, per sanzioni ed embargo che provoca enormi sofferenze alle popolazioni oggetto di tali provvedimenti. Così nel caso del Venezuela, dell’Iran e di alri paesi considerati ostili da Washington. Una evidente forma di calpestare i diritti umani introdotta con l’obiettivo del cambio di regime.

US. Navy forces in Mediterranean sea


D’altra parte i milioni di vittime causate delle guerre USA e NATO, dall’Iraq alla Libia, alla Somalia, e all’Afghanistan, hanno dimostrato quale fosse la pretesa “superiorità morale” della democrazia americana e quanto fossero macchiate dal sangue le mani degli “esportatori di democrazia”, come George Bush, Tony Blair, Obama e Donald Trump.
La coincidenza colpisce tra la massiccia propaganda per promuovere la democrazia e i valori dell’occidente con il massacro di massa che ne conseguie, quale sua applicazione pratica. Lo scenario è sempre lo stesso: si inizia con la dichiarazione dei diritti umani e si finisce con i B 52.
La sorte toccata all’Iraq si Saddam Hussein ed alla Libia di Gheddafi, potrebbe adesso ripetersi sotto altre latitudini in Iran o in Venezuela, in Corea del Nord o dovunque la visione paranoica di Pence e dei suoi soci riterrà opportuno scatenare le armi dell’Impero.

1 commento

  • Orazio
    19 Giugno 2019

    Anche il più ignorante lo ha capito… esclusi ovviamente coloro che ne traggono vantaggio

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